lunedì 16 febbraio 2026

ANNUNCIO DI QUARESIMA 2026 - 1

 




ANNUNCIO DI QUARESIMA

Roma, Seminario Redemptoris Mater


9 febbraio 2026


Kiko:

Buona sera, buona sera a tutti! Alla battaglia! Sono contento di vedervi!

(Applausi)


Preghiamo

Signore ti ringraziamo per questo incontro, per la tua presenza, per il tuo

amore, per l’amore che hai per noi. Vieni in mezzo a noi, dacci forza e

coraggio per fare la tua volontà. Per Cristo nostro Signore. Amen

− Invocazione allo Spirito Santo

Come sapete siamo stati ricevuti dal Papa insieme agli itineranti

Siamo molto grati al Santo Padre per questa prima udienza agli itineranti.

Abbiamo avuto la convivenza mondiale con i catechisti itineranti delle 138 nazioni

dove sta presente il Cammino e i rettori dei SRM, per riflettere su quello che Dio sta

facendo nelle diverse nazioni e per scambiarci le esperienze e le meraviglie dove

stiamo portando avanti l’evangelizzazione.

Volevamo mettere ai piedi di Pietro tutte le equipe che stanno lavorando nelle

diverse nazioni poiché Il nostro carisma, lo sentiamo unito non soltanto ai nostri

rispettivi vescovi, ma anche con un vincolo particolare al vescovo di Roma. Perciò,

volevamo chiedere la benedizione di Papa Leone, per incoraggiare tutti gli itineranti

che sono a servizio dell’annuncio del vangelo.

La sua parola è stata di conferma e d’incoraggiamento, penso, non solo per gli

itineranti ma anche per tutti i fratelli del Cammino.

Alcune affermazioni del Papa ci hanno colpito, in modo particolare quando ha

detto:

“Avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete

accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia

della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo

la loro crescita spirituale”.

Siamo usciti pieni di gioia, consolati della parola del Papa che ha affermato:

“La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate”, e ci ha

incoraggiato a proseguire con entusiasmo.

Un applauso al Papa!


Ascensión:

Solo per completare quello che ha detto Kiko del Papa: ha già letto parole

bellissime, però anche volevamo dire qualche frase in più.

Perché il Papa, durante il discorso, ha parlato

“del prezioso contributo” del Cammino “per la vita della Chiesa”...

“specialmente per quelli che si sono allontanati”.

E ha detto, sono sue parole:

“voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale, attraverso il quale

riscoprire il significato del Battesimo, perche possano riconoscere il dono di

grazia ricevuto”.

E anche ha parlato, parole fantastiche, dell’evangelizzazione, e anche delle

famiglie itineranti, delle famiglie in missione. Ha detto, in riferimento alle famiglie,

“vorrei esprimere la mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo

l'impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e

partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l'unico

desiderio di annunciare il Vangelo e di essere testimoni dell'amore di Dio”.

E veramente ci sono stati tantissimi applausi, tanti “viva il Papa” e gli itineranti

erano contentissimi, erano felici di questa udienza, eravamo felici.

E anche il Papa si vedeva sorpreso di tanti applausi, di tanta gioia con i nostri

canti. Il Papa si vedeva contento nell'udienza. E alla fine del discorso, ha parlato dei

pericoli che ci sono oggi nella Chiesa. E che certamente noi vogliamo mantenere la

comunione con Pietro, questa comunione con la Chiesa è la cosa più importante che

ci hanno trasmesso Kiko e Carmen. Sempre, ci sono pericoli per tutti, noi vediamo

che dobbiamo essere attenti.

Però, in mezzo a tutto questo, quello che ci ha colpito veramente è vedere un

Papa missionario, che era contento in mezzo agli itineranti, e che ha detto proprio,

“il vostro anelito missionario, ...che deve sempre animare tutta la Chiesa:

annunziare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano conoscere Cristo”.

Veramente siamo grati per l'udienza, perché ci siamo sentiti amati dalla

Chiesa, e abbiamo chiesto questa prima udienza per gli itineranti, come ha detto Kiko,

e subito il Papa ce l'ha concessa. Adesso Mario dirà qualcosa in più.


Padre Mario:

Bene cari fratelli, siamo reduci da una lunga influenza invernale, da prima di

Natale ne stiamo uscendo adesso, allora capite la precarietà.

Noi vorremmo sottolineare l'importanza del Cammino Neocatecumenale come

un cammino di INIZIAZIONE ALLA FEDE.

Nel contesto della catechesi capirete che sto dicendo cose note, ma è sempre

importante ricordarle. Sapete che nell'anno Liturgico A la Quaresima ci aiuta a

rivivere il catecumenato, i vari Vangeli delle domeniche corrispondono alle diverse

tappe del Catecumenato: “Tentazioni”, “Trasfigurazione”, “Samaritana”, l'Acqua

viva, c'è la “Guarigione del cieco nato”, c'è la risurrezione di “Lazzaro”, perché una

volta si viveva il catecumenato durante la Quaresima come cammino di conversione

in preparazione alla Pasqua. E questo nella Chiesa lo celebriamo ogni tre anni.

Siamo grati a Papa Leone XIV, perché ha voluto accogliere le équipes

Itineranti e le famiglie in missione a casa Sua, nel Palazzo Apostolico, come, per

molti anni, ha fatto Giovanni Paolo II. Ci siamo sentiti di nuovo inviati dal Santo

Padre alla missione itinerante, come ha fatto Giovanni Paolo II nel 1984, quando ci

ha detto che: “la Chiesa deve essere itinerante e sempre camminare; non è solamente

una Chiesa già sistemata, organizzata, strutturata, ma una Chiesa in cammino verso

le persone, verso le comunità, verso i popoli, verso i credenti, verso i non credenti”.

Questo tempo di quaresima ci aiuta molto, in questo senso, perché la

quaresima è un’immagine del catecumenato, che è un cammino di salvezza e di

gestazione alla fede che Dio, per primo, attua per il Suo popolo. Come sappiamo,

nella Chiesa primitiva, dopo l’annuncio del Kerigma, seguiva un tempo di

catecumenato e il Vaticano II (in Sacrosanctum Concilium), a fronte della

secolarizzazione e della crisi di fede, lo ha ristabilito per tutta la Chiesa: ecco allora

che il Cammino è una delle modalità di annuncio del kerigma, che è seguita da un

catecumenato post-battesimale.

Noi tutti siamo in questo Cammino e la quaresima ci chiama a vivere un tempo

di conversione, in cammino con la nostra comunità verso la Pasqua. Cioè il Signore,

per sostenerci nel portare questa Parola di Salvezza agli uomini, ci ha fatto dono di

una comunità e di un Cammino di conversione, di modo che possiamo ricevere noi

stessi un alimento per la nostra fede.

In questo senso, è vero quanto ci ha detto Papa Leone , che per “portare avanti

la missione” che il Signore ci ha affidato, dobbiamo avere, noi per primi, una

“vigilanza interiore e una sapiente capacità critica”: è molto importante che facciamo

bene il Cammino e che vogliamo bene ai nostri catechisti; del resto, anche Giovanni

Paolo II, quando ha accolto gli itineranti che tornavano dalla missione 2 a 2 ci ha

detto che: “Voi siete itineranti, ma questo itinerare vuol dire che Gesù fa il suo

itinerario dentro di voi, soprattutto, e poi fa il suo itinerario insieme con voi verso gli

altri”.

È importante che i fratelli del Cammino sappiano che – attraverso

l’approvazione dello Statuto - il Cammino neocatecumenale è stato ufficialmente

riconosciuto dalla Chiesa non come una “associazione di fedeli” ma come “una

modalità di iniziazione cristiana” offerta al Vescovo, che ha le sue radici nel

battesimo.

Il giorno della Consegna dello Statuto del Cammino Neocatecumenale,

nell’Aula Magna del Pontificio Consiglio per i Laici, il 28 giugno 2002 l’allora

Prefetto Cardinal Stafford, ci ha ricordato: Certamente tutti voi ricorderete con gioia

l’indimenticabile udienza concessavi dal Santo Padre il 24 gennaio 1997, dopo il

raduno del monte Sinai dopo 30 anni di vita del Cammino. In quell’occasione, Papa

Giovanni Paolo II ebbe a dire che la stesura dello statuto del Cammino

“è un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale

riconoscimento giuridico da parte della Chiesa, dando a voi un’ulteriore

garanzia dell’autenticità del vostro carisma”.

mentre incoraggiava a portare avanti questo lavoro sotto la guida del Pontificio

Consiglio per i Laici.

I primi 5 anni di incontri, da parte della nostra commissione, in dialogo

ufficiale con una commissione del Consiglio per i laici, sono stati di una sofferta

preparazione, perché all’epoca non esistevano altre realtà che avevano le

caratteristiche del Cammino. L’allora Segretario del Consiglio si era proposto di

approvare il Cammino Neocatecumenale come una ASSOCIAZIONE LAICALE,

dato che gli Iniziatori, Kiko e Carmen, erano laici e il Diritto Canonico non offriva

molte alternative.

Le Associazioni sono gruppi di fedeli che si “associano” per alcuni scopi

specifici o per una spiritualità particolare che valorizza il contributo attivo del laicato,

come Azione cattolica, Comunione liberazione, movimento dei Focolari, dei

Carismatici, degli Scout ecc. Ma il Cammino non consiste in questo.


Grazie alla Vergine Maria, nel giorno della Madonna di Lourdes, mentre la

nostra commissione degli Statuti, composta da Kiko e Carmen, con l’aiuto di Mons.

Arrieta, era riunita nella sala professori del Redemptoris Mater di Roma, ci ha

ispirato, che trattandosi del Cammino, come Iniziazione cristiana valida per la società

di oggi, di cercare una formula di riconoscimento canonico per quello che è, e per

quello che fa.

Pertanto, il Cammino non è nato per volontà di un gruppo di persone, che si

sono proposte di offrire un cammino di iniziazione cristiana, ma per il mandato della

Vergine Maria a Kiko Argüello, nel giorno dell’Immacolata del 1959:

“Bisogna fare Comunità come la Famiglia di Nazaret, che vivano in umiltà,

semplicità e Lode. L’altro è Cristo”.

Da questo Mandato, poi assieme a Carmen, e dopo le esperienze tra i baraccati

di Madrid, con l’approvazione del Vescovo di Madrid, Mons. Casimiro Morcillo il

Signore, lo ha trasformato in

“una modalità di iniziazione cristiana, valida per la società di oggi”,

come ha confermato il Papa Giovanni Paolo II nell’anno 1990.

Il Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium n. 64“ ha

affermato: “Si ristabilisca il catecumenato degli adulti, diviso in più tappe”, ... da

attuarsi a giudizio dell’ordinario del luogo, in modo che il tempo del catecumenato,

destinato ad una conveniente istruzione, possa essere santificato con riti sacri da

celebrarsi in tempi successivi. Da questo si può concludere che il Cammino si è esteso

per la predicazione degli iniziatori Kiko e Carmen, con la benedizione dell’allora

Arcivescovo di Madrid, e poi del Cardinal dell’Acqua a Roma, e del Cardinal Florit

a Firenze.

Il Cammino è dunque una restaurazione dell’antico cammino catecumenale

per tappe, come il Concilio stesso ha voluto che fosse ripristinato di fronte alla

secolarizzazione del mondo di oggi.

Per questo, i fratelli prendono parte al Cammino neocatecumenale aderendovi

liberamente, dopo avere ascoltato quasi due mesi di catechesi, allo stesso modo di

coloro che ascoltarono l’annuncio di Pietro e sì sentirono il cuore trafitto e alla loro

domanda all’apostolo che cosa dobbiamo fare? Pietro rispose: “fatevi battezzare”.

Per secoli è mancato nella chiesa il Catecumenato per tappe, fiorito nei primi

secoli di persecuzione della Chiesa e che poi, a poco a poco, è decaduto per l’entrata

delle masse. Questo ha costretto la Chiesa ad evangelizzare con un linguaggio

comprensibile per portare a Cristo. Il cuore del catecumenato si è poi mantenuto come

iniziazione progressiva nella vita monastica nelle diverse tappe che precedono, come

un nuovo battesimo, la professione perpetua dei voti di povertà castità e obbedienza.

Il Cammino offre un catecumenato così come riproposto dal Concilio Vaticano II ed

elaborato poi dall’OICA (Ordo Initiationis Christianae Adultorum, Rito di

Iniziazione Cristiana per adulti), valido non solo per i pagani che si convertono, ma

anche per i battezzati – il cui seme di vita eterna è rimasto inerte - registrato solo sul

registro della parrocchia.


Ad essi viene offerta un’autentica iniziazione cristiana fondata sulla libera

adesione di ciascuno nel periodo delle catechesi, in cui la predicazione viene sigillata

anche dal sacramento della riconciliazione, dalla celebrazione della parola di Dio e

dalla celebrazione della eucaristia, che costituiscono l’essenza, il tripode da cui

attingere la vita della grazia perché si possa sviluppare, per opera dello Spirito Santo,

nella chiesa e nella comunità attraverso le varie tappe della iniziazione.

Nella Chiesa primitiva – e anche nel neo-catecumenato – i progressi della vita

spirituale, non sono frutto di una costrizione o di una esigenza.

A questa luce si comprende che la missione della equipe, in cui è sempre

presente il Parroco o un Presbitero di sua fiducia, di discernere lo sviluppo dello

Spirito Santo, che si può verificare, per passare da una tappa all’altra, in relazione al

denaro, lavoro e affetti. Come afferma il Rito di Iniziazione Cristiana per adulti,

coloro che formano l'equipe dei catechisti, per passare da una tappa all'altra, hanno in

coscienza il dovere di verificare il cambiamento di vita; perché come dice il Signore:

“Diffidate dei falsi profeti, che appaiono coperti di pelli di pecora, ma dentro

sono lupi affamati. Dai loro frutti li riconoscerete. L'uva viene raccolta dalle spine o

i fichi dai cardi? Così, ogni albero buono produce buoni frutti e ogni albero cattivo

produce frutti cattivi."

Perché come dice Gesù Cristo io sono la vite voi siete i tralci, chi rimane unito

a me (questo vuol dire a tutto il corpo di Cristo, che è la chiesa) porta frutto, chi invece

si stacca da me secca ed è destinato al fuoco eterno. Nella vita dell’uomo nuovo che

appare in noi, che da frutti di vita eterna senza sforzo, cioè, AGERE SEQUITUR

ESSE: il Cristiano fa opere di vita eterna, come frutto della grazia in lui.

Sotto questa luce si comprende che la missione dei catechisti è quella di

accompagnare i fedeli e di discernere il cambiamento di vita sotto l’azione dello

Spirito Santo, in loro, attraverso le varie tappe. Arrivare ad amare nella dimensione

della Croce, il comandamento lasciato agli Apostoli nella Lavanda dei Piedi,

“Amatevi come io vi ho amato” non può essere frutto del nostro sforzo, ma di una

nuova creazione: cioè nella partecipazione alla vita divina, all’Amore di Dio che ci

ha amati per primo, quando eravamo suoi nemici.


− Canto: “Shemà Israel”