martedì 2 agosto 2011

Brani dal "Trattato sui misteri" (S. Ambrogio)




Quella di leggere e meditare la Scrittura è una esigenza così naturale che i Padri e tutta la Tradizione della Chiesa, orientale e occidentale, la danno sempre per presupposta. Non si può capire nulla senza conoscere la Bibbia, senza pregare con i Salmi, senza supplicare con le stesse parole del cieco di Gerico o della donna cananea o della samaritana, non si può assolutamente avere luce sulla propria storia senza decifrare le parabole del Signore. Nulla quaestio in merito a ciò. E' quello che ripete s. Ambrogio in questo brano tratto dalle sue "Lettere".

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Dalle “Lettere” di Sant’Ambrogio, vescovo.

Vi è un fiume che si riversa sui suoi santi come un torrente. Chiunque abbia ricevuto dalla
pienezza di questo fiume, come l’evangelista Giovanni, come Pietro e Paolo, alza la sua voce; e
come gli apostoli hanno diffuso la voce della predicazione evangelica con festoso annunzio fino ai
confini della terra, così anche questo fiume incomincia ad annunziare il Signore. Ricevilo dunque
da Cristo, perché anche la tua voce si faccia sentire. Raccogli l’acqua di Cristo, quell’acqua che
loda il Signore. Raccogli da più luoghi l’acqua che lasciano cadere le nubi dei profeti. Chi raccoglie
acqua dalle montagne e la convoglia verso di sé, o attinge alle sorgenti, lui pure, come le nubi, la
riversa su altri. Riempine dunque il fondo della tua anima, perché il tuo terreno sia innaffiato e
irrigato da proprie sorgenti. Si riempie chi legge molto e penetra il senso di ciò che legge; e chi si è
riempito può irrigare altri. La Scrittura dice: ‘’Se le nubi sono piene di acqua, la rovesciano sopra la
terra’’. (Qo 11,3).




La conoscenza della Scrittura era considerata una pre-condizione per accedere ai misteri, cioè ai sacramenti. Ciò risulta chiaramente dalle catechesi che i Padri davano ai "neofiti" appunto DOPO aver ricevuto i sacramenti della iniziazione cristiana. I brani che seguono (passati nei giorni scorsi nell'Ufficio delle Letture secondo il rito monastico) sono come perle che traggo dal "Trattato sui Misteri" di sant' Ambrogio, vescovo e "padre" spirituale di Agostino... Da incorniciare.

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1. Inizio del trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo
(Nn. 1-7; SC 25 bis, 156-158)
Catechesi dei riti pre-battesimali
Ogni giorno abbiamo tenuto un discorso su temi morali mentre si leggevano o le gesta dei patriarchi
o gli insegnamenti dei Proverbi, perché, modellati e ammaestrati da essi, vi abituaste a entrare nelle
vie degli antichi, a percorrere la loro strada e a obbedire agli oracoli divini, cosicché rinnovati dal
battesimo teneste quella condotta che si addice ai battezzati. Ora è venuto il tempo di parlare dei
misteri e di spiegare la natura dei sacramenti. Se lo avessi fatto prima del battesimo ai non iniziati,
avrei piuttosto tradito che spiegato questa dottrina. C'è anche da aggiungere che la luce dei misteri
riesce più penetrante se colpisce di sorpresa, anziché arrivare dopo le prime avvisaglie di qualche
sommaria trattazione previa. Aprite dunque gli orecchi e gustate le armonie della vita eterna infuse
in voi dal dono dei sacramenti. Ve lo abbiamo significato, quando celebrando il mistero
dell'apertura degli orecchi vi dicevamo: «Effatà, cioè: Apriti!» (Mc 7, 34), perché ciascuno di voi,
che stava per accostarsi alla grazia, capisse su che cosa sarebbe stato interrogato e si ricordasse che
cosa dovesse rispondere. Cristo, nel vangelo, come leggiamo, ha celebrato questo mistero quando
ha curato il sordomuto. Successivamente ti è stato spalancato il Santo dei Santi, sei entrato nel
sacrario della rigenerazione. Ricorda ciò che ti è stato domandato, rifletti su ciò che hai riposto. Hai
rinunziato al diavolo e alle sue opere, al mondo, alla sua dissolutezza e ai suoi piaceri. La tua parola
è custodita non in una tomba di morti, bensì nel libro dei viventi. Presso il fonte tu hai visto il levita,
hai visto il sacerdote, hai visto il sommo sacerdote. Non badare all'esterno della persona, ma al
carisma del ministero sacro. E` alla presenza di angeli che tu hai parlato, com'è scritto: Le labbra del
sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l'istruzione, perché egli è l'angelo
del Signore degli eserciti (cfr. Ml 2, 7). Non si può sbagliare, non si può negare. E' un angelo colui
che annunzia il regno di Cristo, colui che annunzia la vita eterna. Devi giudicarlo non
dall'apparenza, ma dalla funzione. Rifletti a ciò che ti ha dato, pondera l'importanza del suo
compito, riconosci che cosa egli fa. Entrato dunque per vedere il tuo avversario, al quale si suppone
che tu abbia rinunziato con la bocca, ti volgi verso l'oriente: perché chi rinunzia al diavolo si rivolge
verso Cristo, lo guarda diritto in faccia.


2. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo (Nn. 8-11; SC 25 bis, 158-160) Rinasciamo dall'acqua e dallo Spirito Santo
Che cosa hai visto nel battistero? L'acqua certamente, ma non essa sola: là c'erano i leviti che
servivano e il sommo sacerdote che interrogava e consacrava. Prima di ogni altra cosa l'Apostolo ti
ha insegnato che non dobbiamo «fissare lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili,
perché le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili invece sono eterne» (2 Cor 4, 18). E
altrove tu leggi che «dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere
contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità» (Rm
1, 20) è riconosciuta attraverso le sue opere. Per questo il Signore stesso dice: «Anche se non volete
credere a me, credete almeno alle opere» (Gv 10, 38). Credi dunque che là vi è la presenza della
divinità. Crederesti, infatti, alla sua azione e non crederesti alla sua presenza? Come potrebbe
seguirne l'azione, se prima non precedesse la presenza?
Considera, del resto, come questo mistero è antico e prefigurato fin dall'origine stessa del mondo.
In principio, quando Dio fece il cielo e la terra «lo Spirito», dice il testo, «aleggiava sulle acque»
(Gn 1, 2). Forse non agiva quello che aleggiava? Riconosci che era in azione quando si costruiva il
mondo, mentre il profeta ti dice: «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua
bocca ogni loro schiera» (Sal 32, 6). Sulla testimonianza profetica sono appoggiate ambedue le
cose: che aleggiava e che operava. Che aleggiasse lo dice Mosè, che operasse lo attesta Davide.
Ecco un'altra testimonianza. Ogni uomo era corrotto a causa dei suoi peccati. E soggiunge: «Il mio
spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne» (Gn 6, 3). Con ciò Dio dimostra che con
l'immondezza della carne e con la macchia di una colpa assai grave la grazia spirituale si allontana.
Così Dio, volendo ristabilire quello che aveva dato, fece venire il diluvio e ingiunse a Noè, giusto,
di salire nell'arca. Cessando il diluvio prima mandò fuori il corvo, in un secondo tempo fece uscire
la colomba, la quale, a quanto si legge, ritornò con un ramo d'olivo. Tu vedi l'acqua, tu vedi l'arca,
tu osservi la colomba, e dubiti del mistero? L'acqua è quella nella quale viene immersa la carne
perché sia lavato ogni suo peccato. In essa è sepolta ogni vergogna. Il legno è quello al quale fu
affisso il Signore Gesù quando pativa per noi. La colomba è quella nella cui figura discese lo Spirito
Santo, come hai imparato nel Nuovo Testamento: lo Spirito Santo che ti ispira pace nell'anima e
tranquillità alla mente.

3. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo (Nn. 19-21. 24. 26-38; SC 25 bis, 164-170)
L'acqua non purifica senza lo Spirito Santo
Ti è stato detto antecedentemente di non credere solo a ciò che vedi perché non abbia a dire: E'
forse questo quel grande mistero che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore
d'uomo? (cfr. 1 Cor 2, 9). Vedo le acque che vedevo ogni giorno. Queste acque nelle quali spesso
mi sono immerso senza mondarmi, sono proprio esse che devono mondarmi? Da questo impara che
l'acqua non monda senza lo Spirito.
E' per questo che tu hai letto che nel battesimo tre testimoni sono concordi (cfr. 1 Gv 5, 8): l'acqua,
il sangue e lo Spirito, perché se di essi ne togli uno solo, non c'è più il sacramento del battesimo. Di
fatto, che cos'è l'acqua senza lo croce di Cristo, se non una cosa ordinaria senza nessuna efficacia
sacramentale? D'altra parte, senza acqua non vi è mistero di rigenerazione, perché «se uno non
nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5). Anche un catecumeno
crede nella croce del Signore Gesù con la quale è segnato anche lui, ma se non sarà stato battezzato
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo non può ricevere la remissione dei peccati e
neppure attingere il dono della grazia spirituale.
Perciò quel Siro si immerse nell'acqua sette volte sotto la Legge, ma tu sei stato battezzato nel
nome della Trinità. Hai confessato il Padre ricordati ciò che hai fatto, hai confessato il Figlio, hai
confessato lo Spirito. Segui l'ordine delle cose. In questa fede sei morto al mondo, sei risorto a Dio
e, quasi sepolto in quell'elemento del mondo cioè nell'acqua battesimale, sei morto al peccato, sei
risorto alla vita eterna. Credi dunque che le acque non sono inefficaci.
Così quel paralitico della piscina Probatica attendeva un uomo. E quale uomo se non il Signore
Gesù, nato dalla Vergine Maria? Alla sua venuta avrebbe operato la liberazione, non più mediante
la sua ombra, ma con la realtà della sua presenza. Non più di uno solo, ma di tutti.
Era dunque lui di cui si aspettava la venuta, lui del quale Dio Padre disse a Giovanni Battista:
«L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo» (Gv
1, 33). Era colui del quale Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come
una colomba dal cielo e posarsi su di lui» (Gv 1, 32). E qui per quale ragione lo Spirito discese in
forma di colomba se non perché tu vedessi, perché tu conoscessi che anche quella colomba, che il
giusto Noè fece uscire dall'arca, era figura di questa colomba, cioè perché tu riconoscessi la figura
del sacramento?
E perché dubitare ancora dopo che nel vangelo te lo proclama chiaramente il Padre dicendo:
«Questi è il Figlio mio nel quale mi sono compiaciuto?» (Mt 3, 17). Te lo proclama il Figlio sul
quale lo Spirito Santo si è mostrato in forma di colomba. Te lo proclama lo Spirito Santo che è
sceso in forma di colomba. Te lo proclama Davide: «Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria
scatena il tuono, il Signore, sull'immensità della acque» (Sal 28, 3). La Scrittura stessa ti attesta che
alle preghiere di Gedeone il fuoco discese dal cielo (Gdc 6, 17-21) e a quelle di Elia fu mandato il
fuoco che consacrò il sacrificio (1 Re 18, 38).
Non fare attenzione ai meriti delle persone ma al ministero dei sacerdoti. Che se guardi ai meriti,
come stimi Elia, così terrai conto anche dei meriti di Pietro e di Paolo, i quali ci hanno trasmesso
questo mistero ricevuto dal Signore Gesù. A quelli era mandato un fuoco visibile perché credessero,
invece in noi, che crediamo, agisce un fuoco invisibile; a loro in figura, a noi per proclamazione. Il
Signore Gesù disse: Dove sono due o tre, là sono anch'io (cfr. Mt 18, 20). Credo perciò che quando
è invocato dalle preghiere dei sacerdoti è presente. Quanto più non si degnerà di accordare la sua
presenza dov'è la Chiesa, dove sono i misteri?
Sei sceso dunque nel fonte battesimale. Ricordati che cosa hai risposto: che credi nel Padre, che
credi nel Figlio, che credi nello Spirito Santo. Non hai detto: Credo in un maggiore, in un minore, in
un ultimo, ma, con l'impegno della tua parola, ti sei obbligato a credere nel Figlio come credi nel
Padre, a credere nello Spirito Santo come credi nel Figlio, e, se una differenza fai, è che, trattandosi
della morte in croce, la credi solo di Gesù Cristo.

4. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo (Nn. 12-16. 19; SC 25 bis, 162-164) Tutte queste cose accaddero loro come figura
L'Apostolo ti insegna «che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti
furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare» (1 Cor 10, 1-2). Inoltre anche Mosè
stesso dice nel suo cantico: «Soffiasti con il tuo alito: il mare li coprì» (Es 15, 10). Tu scorgi che già
in quel passaggio degli Ebrei, nel quale gli Egiziani perirono e gli Ebrei si salvarono, vi era certo la
figura del battesimo. Che altro infatti ci viene insegnato ogni giorno in questo sacramento se non
che la colpa è sommersa e l'errore distrutto, mentre la pietà e l'innocenza passano oltre intatte? Tu
senti che i nostri padri furono sotto la nuvola, e certo sotto una buona nuvola, se essa rinfrescò gli
ardori delle passioni. Una buona nuvola davvero! Essa copre con la sua ombra coloro che sono
visitati dallo Spirito Santo. Poi si posò sulla Vergine Maria e la potenza dell'Altissimo stese la sua
ombra su di lei quando generò la redenzione per il genere umano. Se dunque lo Spirito era presente
nella figura, non lo sarà nella verità quando la Scrittura ti dice che «la legge fu data per mezzo di
Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo»? (Gv 1, 17). Mara era una sorgente
amara, Mosè vi getto dentro un legno e diventò dolce. Così l'acqua senza la predicazione della croce
del Signore non serve a nulla per la salvezza. Ma quando è stata consacrata dal mistero della croce
che salva, allora è disposta per servire da bagno spirituale e da coppa di salvezza. Perciò come
Mosè, vale a dire il profeta, gettò un legno in quella sorgente, così il sacerdote pronunzia su questo
fonte una formula di esaltazione della croce del Signore e l'acqua si fa dolce per conferire la grazia.
Non credere, dunque, solamente agli occhi del corpo. Si vede meglio quello che è invisibile, perché
quello che si vede con gli occhi del corpo è temporale; invece quello che non si vede è eterno. E
l'eterno si percepisce meglio con lo spirito e con l'intelligenza che con gli occhi. Del resto, ti
ammaestri la lettura, che noi abbiamo fatto da poco, del libro dei Re. Naaman era Siro, aveva le
lebbra e nessuno poteva mondarlo. Allora una ragazza prigioniera di guerra disse che in Israele vi
era un profeta capace di sanarlo dal contagio della lebbra. Avendo preso, come dice il testo, oro e
argento si recò dal re di Israele. Questi, appreso il motivo della sua venuta, si stracciò le vesti
dicendo che era piuttosto una provocazione il domandargli ciò che non rientrava nel suo potere di
re. Ma Eliseo ingiunse al re di mandargli il Siro perché questi avesse a conoscere che c'era un Dio
in Israele. E quando arrivò gli ordinò di immergersi sette volte nel fiume Giordano. Allora egli
cominciò a pensare che i fiumi della sua patria avevano acque migliori nelle quali si era immerso
spesse volte, ma senza venire mai mondato dalla lebbra, e, trattenuto da questo fatto, non obbediva
ai comandi del profeta. Tuttavia dietro le istanze e le pressioni dei suoi servi, cedette e si immerse.
Mondato subito, egli comprese che l'essere uno mondato istantaneamente non è opera dell'acqua,
ma della grazia. Fu prima di essere sanato che dubitò. Tu invece sei già stato sanato e perciò non
devi dubitare.


5. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo
Catechesi sui riti postbattesimali

Uscito dal fonte battesimale tu sei salito dal sacerdote. Pensa a ciò che è avvenuto dopo. non forse ciò che dice Davide: «E' come olio profumato sul capo, che scende sulla barba di Aronne»? (Sal 132, 2). E' l'unguento del quale Salomone dice così: «Profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano» (Ct 1, 3) e ti hanno attratto a sé. Quante anime rinnovate oggi ti hanno amato, o Signore Gesù, e hanno detto: Attiraci dietro a te, noi correremo dietro la fragranza delle tue vesti (cfr. Ct 1, 4). Esse volevano sentire la fragranza della risurrezione del Signore. Cerca di capire me questo avvenga «Poiché il saggio ha gli occhi in fronte» (Qo 2, 14). Per questo scende sulla barba di Aronne, perché tu diventi «stirpe eletta», sacerdotale, preziosa (1 Pt 2, 9). Noi tutti, infatti, siamo unti con la grazia spirituale per formare il regno di Dio e il suo sacerdozio.
In seguito hai ricevuto le vesti bianche come segno che ti sei spogliato dell'involucro dei peccati e ti sei rivestito delle caste vesti dell'innocenza delle quali il Profeta dice: «Purificami con issopo e sarò modo; lavami e sarò più bianco della neve» (Sal 50, 9). Infatti chi è battezzato, appare purificato, sia secondo la legge, sia secondo il vangelo. Secondo la legge, perché Mosè aspergeva il sangue dell'agnello con un mazzetto di issopo. Secondo il vangelo, perché proprio il vangelo dice che, mentre Cristo mostrava la gloria della sua risurrezione, le sue vesti erano candide come neve. Colui al quale viene rimessa la colpa diventa bianco «più della neve». Così il Signore dice per mezzo di Isaia: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve» (Is 1, 18).
La Chiesa, con queste vesti che ha indossato «mediante un lavacro di rigenerazione» (Tt 3, 5) dice con le parole del Cantico: Nera sono, ma bella, o figlie di Gerusalemme (cfr. Ct 1, 5). Nera a cagione della fragilità dell'umana condizione, bella per la grazia. Nera perché formata da peccatori, bella per il sacramento della fede. Scorgendo queste vesti, le figlie di Gerusalemme esclameranno stupefatte: Chi è costei che sale tutta vestita di bianco? Era nera, come mai d`un tratto è divenuta bianca?
Cristo, vedendo in vesti candide la sua Chiesa - per la quale egli, come leggi nel libro del profeta Zaccaria, aveva indossato le sue vesti immonde (cfr. Zc 3, 3) - ossia vedendo l'anima monda e lavata nel lavacro della rigenerazione, dice: «Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe» (Ct 4, 1). E nella figura della colomba lo Spirito Santo è disceso dal cielo.
Ricordati così che hai ricevuto il sigillo spirituale «spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di pietà, spirito di timore del Signore» (Is 11, 2), e conserva quello che hai ricevuto. Dio Padre ti ha marcato di un segno, Cristo Signore ti ha confermato e, come hai appreso dalla lettura dell'Apostolo, ha impresso nel tuo cuore, come sigillo lo Spirito (cfr. 2 Cor 1, 22).



6.Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo (Nn. 43. 47. 49; SC 25 bis, 178-180. 182)
Sull'Eucaristia ai neofiti


Così lavata e ricca di tale abbigliamento, la schiera dei neofiti avanza verso gli altari di Cristo dicendo: «Verrò all'altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo» (Sal 42, 4). Infatti, deposte le spoglie dell'antico errore, e rinnovata nella giovinezza dell'aquila (cfr. Sal 102, 5), s`'affretta ad accorrere a quel banchetto celeste. Viene dunque, e vedendo il sacro altare tutto adorno, esclama: «Davanti a me tu prepari una mensa» (Sal 22, 5). Davide così fa parlare ciascuna delle nuove reclute: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce». E più avanti: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca» (Sal 22, 1-5).
E' mirabile che Dio abbia fatto piovere la manna per i padri e che si nutrissero con un alimento quotidiano disceso dal cielo. Per cui fu detto: «L'uomo mangiò il pane degli angeli» (Sal 77, 25). Ma quelli che mangiarono quel pane «morirono tutti» nel deserto; invece questo alimento che tu ricevi, questo «pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6, 51) somministra il sostentamento della vita eterna, e chiunque ne avrà mangiato «non morirà in eterno» (Gv 11, 26) perché è il corpo di Cristo.
Ora fa' attenzione se sia più eccellente il pane degli angeli mangiato dagli Ebrei nel deserto o la carne di Cristo la quale è indubbiamente un corpo che dà la vita. Quella manna veniva dal cielo, questo corpo è al di sopra del cielo. Quella era del cielo, questo del Signore dei cieli. Quella, se si conservava per il giorno seguente, si guastava. Questo è alieno da ogni corruzione. Chiunque lo gusta con sacra riverenza non potrà soggiacere alla corruzione. Per gli Ebrei scaturì acqua dalla rupe, per te sangue del Cristo. L'acqua dissetò loro per un momento, te, invece, il sangue lava per sempre. Il giudeo beve e ha sete, tu quando avrai bevuto non potrai aver mai più sete. Quell'evento era figura, questo è verità.
Se quello che tu ammiri è ombra, quanto grande è la realtà presente di cui tu ammiri l'ombra! Senti come è ombra quello che si verificò presso i padri: «Bevevano», dice, «da una roccia che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio, per noi» (1 Cor 10, 4-6). Hai conosciuto ciò che vale di più: è migliore la luce dell'ombra, migliore la verità della figura, migliore il corpo del Creatore della manna del cielo.


7. Dal trattato «Sui misteri» di sant'Ambrogio, vescovo (nn. 52-54. 58)
Il sacramento che ricevi si compie con la parola di Cristo

Noi costatiamo cha la grazia ha maggiore efficacia della natura, ma la grazia della benedizione profetica è ancora superiore. Se poi la parola del profeta, cioè di un uomo, ha avuto tanta forza da cambiare la natura, che dire della benedizione data da Dio stesso, dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacchè questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo. Che se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far scendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà capace di cambiare la natura degli elementi? A proposito delle creature di tutto l'universo tu hai detto: "Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste" (Sal. 32, 9). La parola di Cristo dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cos eun'esistenza che cambiarle in altre.
Ma perchè servirci di argomentazioni? Serviamoci dei suoi esempi e proviamo la veritàdel mistero con il mistero stesso della incarnazione. Forse che fu seguito il corso ordinario della natura quando Gesù Signore nacque da Maria? Se cerchiamo l'ordine della natura, la donna suole generare dall'unione con l'uomo. E' chiaro dunque che la Vergine ha generato al di fuori dell'ordine della natura. Ebbene, quello che noi ripresentiamo è il corpo nato dalla Vergine. Perchè cerchi qui il corso della natura nel corpo di Cristo, mentre lo stesso Signore Gesù Cristo è stato generato dalla Vergine all'infuori del corso della natura? E' la vera carne di Cristo che fu crocifissa, che fu sepolta. E' dunque veramente il sacramento della sua carne. Lo stesso Signore Gesù proclama: "Questo è il mio corpo". Prima della benedizione delle parole celesti, il termine indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici: "Amen!", cioè, "E' così". Ciò che pronunzia la bocca, lo affermi lo Spirito. Ciò che enunzia la parola, lo senta il cuore.
Anche la Chiesa, vedendo una grazia così grande, esorta i suoi figli, esorta i suoi intimi ad accorrere ai sacramenti dicendo: "Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari" (Ct. 5, 1). Quello poi che mangiamo, quello che beviamo, lo Spirito Santo te lo ha specificato altrove per mezzo del profeta dicendo: "Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che inlui si rifugia" (Sal. 33, 9). In quel sacramento c'è Cristo, perchè è il corpo di Cristo. Non è dunque un cibo corporale, ma un nutrimento spirituale. Onde anche l'apostolo, della sua figura, dice: "I nostri padri tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale" (1Cor. 10, 3). Infatti il corpo di Dio è un corpo spirituale, il corpo di Cristo è il corpo dello spirito divino, perchè Cristo è spirito, come leggiamo: "Cristo Signore è spirito davanti al nostro volto" (cf. Lam.4, 20). Questo nutrimento rinsalda il nostro cuore e questa bevanda "allieta il cuore dell'uomo" (Sal. 103, 15), come ha ricordato il profeta.