di Costanza Miriano
Amo il cardinal Robert Sarah. Lo amo da quando l’ho intervistato per Rai Vaticano, e non sapevo assolutamente niente di lui, neanche che fosse africano. Sentito il nome, mi stavo preparando a parlare inglese con un americanone rubizzo, finché non ho fatto qualche ricerca su di lui e ho scoperto che mi potevo rilassare (parla italiano). Lo amo per ogni parola che ha detto in quell’occasione (era stato appena fatto Cardinale), per la sua umiltà e per quella del giovane sacerdote che lo accompagnava. Ho deciso che sarebbe stato un amore per sempre quando gli ho chiesto quale fosse la sua preghiera del cuore, e lui mi ha risposto che il rosario è come una di quelle fasce con cui le mamme si tengono i bambini attaccati al corpo. Il rosario ci tiene attaccati alla Madonna, stretti stretti.
Come ogni innamorata sono un po’ gelosa di lui, ma ho scoperto che siamo in tanti ad averlo nel cuore (anche mio marito, è un menage a trois…), e quindi è inutile ormai che cerchi di tenerlo tutto per me, quindi vorrei invitarvi a venire a conoscerlo aChiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella, in Corso Vittorio Emanuele) martedì prossimo, il 24 alle 21. Lo so, è un giorno feriale e quindi venire da fuori è complicato, ma ci sarà qualcuno che lo farà, e credo che valga anche la pena di un lungo viaggio: il Cardinale non è un presenzialista, e non va in giro per parrocchie o presentazioni di libri (come qualcuna di mia conoscenza). La sua è una uscita rara, e speciale.
Se venite, state pronti a essere trapassati nel cuore dalle sue parole, che sono di quelle che non ammettono ambiguità. Non per niente il libro di cui verrà a parlare è “Dio o niente”: non gli piacciono i tipi tiepidi, perché lui per primo non è un tipo tiepido. La sua è una fede seria, non è roba per borghesi occidentali. La sua non è una fede in cui Gesù è una ciliegina sulla torta, una decorazione a una vita che starebbe in piedi più o meno uguale anche se Dio non ci fosse. La sua è una fede che ti costringe a scommettere tutto. È una fede che mi ricorda la storia messa in rete ieri da don Antonello Iapicca:
Un uomo alla ricerca di Dio chiese a un cristiano:
“Come posso trovare Dio?”.
Il cristiano replicò: “Ora te lo mostro”.
Lo portò sulla riva del mare
e immerse la faccia dell’altro nell’acqua per tre volte.
Poi gli chiese:
“Cosa desideravi più di ogni altra cosa quando la tua faccia era nell’acqua?”.
“L’aria”, replicò l’uomo che cercava Dio.
“Quando desidererai Dio come hai desiderato l’aria, lo troverai”, disse il cristiano. (Un Padre del deserto).
Quella di cui parla Sarah è una fede in cui Dio è il respiro, è ciò su cui scommetti tutto, anche quando tutto significa giocarsi ciò che si ha di più caro, la vita, rischiare, mettere gli ultimi spicci necessari a vivere come la vecchietta che Gesù nota nel tempio.
“La prima cosa che un credente deve sperimentare è la croce – ha detto qualche giorno fa alla Pontificia Università della Santa Croce – se uno non ha portato la croce fisicamente non può sapere cosa vuol dire essere figlio di Dio. Io non voglio sapere niente se non Cristo crocifisso; perdere la sofferenza è perdere la fede. Io ho piantato la mia vita su tre cose: Crux, Hostia et Virgo. La Croce, l’Ostia e Maria”. In quell’occasione – credo che la sua firma sul libro sia il primo autografo che ho chiesto, anche se forse la memoria potrebbe avermi indotta a cancellare imbarazzanti ricordi su qualche cantante o calciatore, e di certo ne ho chiesti a Totti e Buffon, ma per i miei figli quindi non vale – Sarah ha anche parlato del disastro della liturgia nelle nostre chiese (ho applaudito da sola in mezzo alla sala, credo di aver fatto anche una figuraccia), della gente che fa le foto in chiesa, sacerdoti compresi, dimenticando che lì c’è Dio in persona, dei parroci che non fanno catechismo ai bambini, del fatto che “non sa cosa si intenda” con ruolo dei laici: “per me uno deve essere ipse christus, un altro Cristo, tutto il resto viene da sé, perché noi non è che abbiamo un ruolo, noi dobbiamo essere. Essere sale e luce”.
Infine, il momento in cui volevo fare la ola è stato quando una persona in platea gli ha chiesto se anche il mondo possa essere considerato anch’esso “sacramento di Dio”, segno della sua presenza: “è una bella immagine, ma io non so… Non so. Teniamoci a quello che insegna la dottrina. La dottrina, sempre, seguiamola”. Non so se a Chiesa Nuova sarà possibile baciarlo in fronte, io comunque mi metto in fila.
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