martedì 3 novembre 2015

Una storia da imparare


Dal divorzio di Lutero a Pio IX: una storia da imparare
di Lorenzo Bertocchi


«Sessantottina e all’inizio fuori dalla Chiesa»; con questo biglietto da visita si presenta l'autrice a una recente presentazione della sua ultima fatica editoriale. É la “nostra” Angela Pellicciari che offre circa 350 pagine di Una storia della Chiesa pubblicate dall'editore toscano Cantagalli. Lo sguardo e la prospettiva per raccontare questa storia è quello di “una salvata”, un lavoro fatto con passione e ragione. A Radio Maria, in cui la Pellicciari conduce da anni una seguitissima trasmissione, lo ha definito un «lavorone» che l’ha occupata per circa due anni. Il libro si può leggere d’un fiato, ma si può anche consultare alla bisogna, per non restare impreparati di fronte all’attualità che incalza. La Pellicciari non si rifugia in un linguaggio per pochi eletti, affronta tutte le questioni e lo fa con la consueta schiettezza. 
Spigolando tra le pagine si scopre che Martin Lutero si appoggiò alle «necessità di coscienza» di Filippo d’Assia per concedergli le seconde nozze con una giovane damigella di corte. Il principe, diceva Lutero, «può col consiglio del suo pastore, prendersi ancora un’altra donna» e ottenere una dispensa per un «matrimonio supplementare». Un autorizzazione concessa come «parere di confessione», insomma, una curiosa e istruttiva questione di “foro interno”, ultimamente salito agli onori delle cronache anche nelle dispute cattoliche. Sullo stesso filone non può mancare la vicenda di Enrico VIII che per la irrefrenabile passione verso Anna Bolena schiera contro la Chiesa e il papato una nazione intera, con tanto di vescovi e università. Le motivazioni addotte da Enrico VIII per l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona «sono inesistenti», e quindi papa Clemente VII non può concedergli le seconde nozze. Per risolvere il problema Enrico VIII pensa bene di emettere un bell'Atto di Supremazia che lo rende capo supremo della chiesa d’Inghilterra anche in materia dottrinale e disciplinare. Così potrà sposare non solo Anna Bolena, ma, in progressiva successione, anche altre cinque donne.
Pellicciari, che tanto ha lavorato per raccontare la vicenda del Risorgimento italiano, scrive belle pagine su questo tema che le è particolarmente congeniale. «Senza il grido “Viva Pio IX”, spacciato per papa liberale, cioè per papa rivoluzionario”», scrive, «la vittoria del Risorgimento non sarebbe stata tanto facile». Perché, in un certo senso, i liberali (e i settari) italiani non potevano non dirsi cattolici, visto lo stretto e ineludibile legame che il popolo aveva con la fede e il papato. Essere direttamente e apertamente anticattolici, come lo erano altri governi protestanti e liberali, in Italia proprio non se lo potevano permettere. Sono noti gli intendimenti espressi nell'Istruzione permanente redatta in ambienti carbonari nel 1819: «che il clero marci sotto la vostra bandiera mai dubitando di seguire quella delle chiavi apostoliche». Questa era la via spuria per conquistare Roma, attraverso la progressiva demolizione della Chiesa dall'interno.
Ogni potere che vuole dominare il mondo deve fare i conti con Roma, scrive la Pellicciari. «A Roma perché Roma è l’urbe e non si può dominare il mondo senza dominare Roma. A Roma perché a Roma c’è il Papa, perché il Papa è la testa della Chiesa e la Chiesa va distrutta». Angela Pellicciari riconosce la grandezza dell’incontro tra Roma e Pietro, perché Dio non trascura gli strumenti preparati dalla sua provvidenza nel perseguimento dei suoi imperscrutabili disegni. E se Roma è ancora Roma, lo deve alla presenza del Papa e alla storia della Chiesa che parla urbi et orbi. Altrimenti rimarrebbero solo le bagatelle di basso lignaggio e i monumenti agli antichi fasti. Per tornare a brillare nel suo pieno splendore Roma dovrebbe guardare alla sua anima. Che è inesorabilmente cattolica e papista, basta leggere Una storia della Chiesa per rendersene conto.

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Strappata all'abisso. Così Milly sconfisse il male di vivere
di Rino Cammilleri

Diversi anni fa io e Vittorio Messori andammo insieme alla sede della Mondadori a Segrate, lui per firmare il contratto del suo libro sull’Opus Dei, io per i miei due Elogi (dell’Inquisizione e del Sillabo). Contenti per quei nuovi lavori di apologetica che avrebbero visto la luce con il maggior editore italiano, salutammo l’allora neo-convertito Leonardo Mondadori (contento pure lui) e uscimmo. 
Tanta acqua è passata, da allora, sotto ai ponti: Leonardo è morto, l’apologetica pure, ma quel lontano giorno si è misteriosamente ripresentato alla ribalta della nostra esistenza, come dirò. Uscimmo che era scuro e salimmo in auto per tornare a Milano. Una ragazza minuta, vivace e carina ci chiese un passaggio: era una giornalista di Panorama che aveva perso l’ultimo bus-navetta. La accompagnammo alla stazione dopo un tragitto allegro e chiacchierino. Pochi mesi fa, Messori mi chiese se mi ricordavo di quel remoto, e brevissimo, episodio. Dovetti raschiare la mia memoria prima di farlo tornare a galla. Sì, ricordavo, vagamente. Facciamola breve: quella ragazza era Mariella Amalia Gualteroni, detta Milly, già firma, anche, di VogueCosmopolitan e Chi. La quale oggi esce con un libro autobiografico e coraggiosissimo, Strappata all’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede (Ares). 
Sì, perché non è da tutti squadernare le proprie miserie coram populo, e raccontare una vita di amanti e convivenze, un matrimonio fallito, tre tentativi di suicidio e, alle spalle, una famiglia segnata da due suicidi riusciti. Ma soprattutto, la malattia depressiva e il calvario di psichiatri e psicofarmaci. Infatti, quantunque si tratti di un male diffusissimo, chi lo ha se ne vergogna. Et pour cause: se dite agli altri che ne soffrite, è sicuro che vi fate il vuoto attorno. Il mondo odierno vuole allegria ed efficienza. Così, dopo le pacche sulle spalle e i consigli di «tirarsi su», anche i meglio disposti si defilano. Già, perché perfino abbracciare un lebbroso è più facile che avere a che fare con un depresso grave. Ma per fortuna Dio è più buono anche di quelli che si credono più buoni di Lui (oggi abbondano); così, la viacrucis di Milly è contrappuntata da “coincidenze” misteriose che, come le briciole di Pollicino, passo passo la riportano a casa. 
Segnalare un libro che merita di essere letto comporta una selezione, non un riassunto; perciò adesso sarò stringato. Nata in una zona d’Italia ad alto tasso di suicidi, Milly è presto segnata da due lutti del genere. Infatti, come ben sanno i cronisti, il suicidio è contagioso: dài notizia di uno e, nei giorni seguenti, altri ne imitano le modalità. Il suicidio è un atto di disperazione, certo, ma anche di supremo egoismo, giacché se ne frega se chi resta ne sarà segnato per sempre. Come nel caso di Milly. L’episodio più esilarante (non me ne voglia l’autrice, ma in certi casi non sai se piangere o ridere): Milly, agnostica politicamente corretta, riceve da un’amica il consiglio di rivolgersi a un prete-operaio, più “aperto” secondo la vulgata del tempo. 
Lui può riceverla solo di primo mattino, mentre indossa la tuta per andare in fabbrica. Lei gli confessa di sentirsi attratta dal suicidio. Lui apre un cassetto, cava una pistola e gliela mette davanti: faccia pure, ma lui non ha tempo, deve andare a lavorare. Milly, via via, ci prova in modi strampalati, vuol simulare una morte accidentale per non far subire a sua madre il terzo suicidio in famiglia. Ma ogni volta, ecco un’esperienza straordinaria: un tau che le compare sulla fronte (poi legge che san Francesco ne aveva uno uguale), una foto sul cellulare in cui spunta la sagoma della Madonna (identica a quella vista durante un reportage su una veggente), una teoria di figure demoniache che compaiono dal nulla… 
E Milly comincia a porsi le Domande, quelle che ognuno dovrebbe porsi ma i più non si pongono (ed è qui il grande mistero): «Perché tali e tante e continue frustrazioni al nostro bisogno di amore? Perché vogliamo amare e, invece, odiamo e siamo odiati? Perché ci sentiamo immortali e, invece, un giorno saremo sepolti nella terra e divorati dai vermi?». Milly, seguendo le famose briciole, si converte e inizia un percorso non facile (risalire dall’abisso non lo è mai), ma adesso la speranza ha preso il posto della disperazione tetra; la certezza, del dubbio angoscioso; la luce, del buio fitto. Leggetelo, questo libro, e fatelo leggere. 

Milly GualteroniStrappata all’abisso. Dagli psicofarmaci alla fede, Ares (info@ares.mi.it), pp. 216.