lunedì 8 febbraio 2016

Buoni da leccare

Francobolli gay firmati Onu
di Tommaso Scandroglio

I filatelici presto li chiameranno i “gronchi gay”. Sono sei francobolli distribuiti dall’Amministrazione Postale delle Nazioni Unite che celebrano – se qualcosa ci fosse da celebrare – la condizione omosessuale e la teoria del gender. Cinque di loro sono di particolare interesse, infatti ritraggono due uomini che si baciano, due donne che fanno lo stesso, una coppia gay con bambino al seguito, una persona metà rossa e metà bianca (il bisessuale) e una donna farfalla che, nell’intenzione dell’artista che li ha concepiti, dovrebbe rappresentare una transessuale, nata bruco (ad esempio maschio) e poi evoluta in farfalla (cioè donna).
L’iniziativa si inserisce nella Campagna Onu “Lgbt Liberi ed Uguali” nata nel 2012 ed è stata sposata dalle Missioni permanenti di Argentina, Australia, Brasile, Cile, El Salvador, Francia, Germania, Israele, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Regno Unito, Uruguay, Stati Uniti, nonché dalla delegazione dell'Unione europea, dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani (Ohchr) e ovviamente dall'Amministrazione postale delle Nazioni Unite (Apnu). Il responsabile di questa campagna, Charles Radcliffe, ha avuto lui l’idea di questi gai francobolli presentati alla stampa il 4 febbraio scorso nell'atrio della sala dell'Assemblea Generale presso la sede delle Nazioni Unite a New York, con contorno di canzoni d’amore intonate dal New York City Gay Men’s Chorus, coro per voci di soli uomini. Durante la presentazione un portavoce dell’Onu ha tenuto un fervorino sulla necessità di combattere le discriminazioni, di essere inclusivi e di superare gli stereotipi. E il primo stereotipo sono proprio discorsi come questi che ormai sono diventati dei cliché. 
L’idea dei francobolli omofili - disponibili nelle lingue inglese, francese e tedesco - è andata subito di traverso a ben 87 Paesi, stanchi di vedere il mondo gay incensato ad ogni piè sospinto. L’appunto che ricorre più di frequente fa riferimento al fatto che in nessun documento ufficiale dell’Onu né tanto meno in nessun trattato le rivendicazioni dei gay vengono definite come diritti, men che meno come diritti fondamentali. In breve ci si domanda da quando l’orgoglio gay è finito nell’agenda ufficiale dell’Onu? Tanto più che la suddetta Campagna per i Lgbt liberi e uguali è stata lanciata dal Segretario Generale Ban Ki-moon per sua iniziativa personale, non ricevendo l’avvallo, doveroso, delle alte sfere dell’Onu. E così Bielorussia, Qatar ed Egitto hanno chiesto chiarimenti a Ban Ki-moon, il quale da par suo si è rifugiato in un inelegante silenzio. 
Ha provato ad abbozzare una risposta Mr. Radcliffe il quale ha affermato che ben 76 Paesi puniscono la sodomia. Un numero che andrebbe verificato. C’è, infatti, il sospetto che finiscano nel computo anche quelle nazioni che ad esempio semplicemente non legittimano i “matrimoni” gay. Radcliffe ha comunque aggiunto che «ogni giorno le Nazioni Unite stanno lavorando per far sì che queste leggi vengano abrogate». E dunque viene da concludere – a beneficio dei distratti – che per l’Onu la persona omosessuale può vantare il possesso di uno status internazionale di favore, quasi fosse un rifugiato politico o un profugo scappato dalla Siria. Sono perciò nati i diritti onusessuali. 
I francobolli gay, come gli annulli gay, non sono una novità. Vengono stampati in molti Paesi ditutto il mondo. La novità sta nel fatto che per la prima volta questi verranno emessi direttamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, organismo rappresentativo di tutti gli stati oggi riconosciuti. All’Onu evidentemente hanno pensato che guerre, carestie, povertà, terrorismo fossero questioni meramente bagatellari rispetto alle (presunte) discriminazioni subite dai signori Lgbt sparsi in tutto il mondo. Gli attivisti naturalmente esultano. Anche la filatelia si tinge d’arcobaleno e viene inquadrata nel mainstream dell’ortodossia gay. Già ci immaginiamo che la corrispondenza tra Cirinnà e Scalfarotto verrà impreziosita dall’uso di questi omobolli. A noi non rimane che una sola consolazione: per fortuna che da anni i francobolli non si devono più leccare.
***Adozioni gay: usano il metodo Barilla anche in pediatria
di Roberto Marchesini

Il 27 gennaio la Società Italiana di Pediatria pubblica un comunicato sulla cosiddetta stepchild adoption firmato dal presidente professor Giovanni Corsello.
Il comunicato, che appare equilibrato scientificamente solido, afferma: “Il dibattito di queste settimane sul DDL Cirinnà sulle unioni civili e sulla stepchild adoption che approderà domani in Senato si è mantenuto prevalentemente su una sfera esclusivamente politica ed ideologica. Come pediatri riteniamo invece che la discussione dovrebbe comprendere anche i profili clinici e psicologici del bambino e dell’adolescente. Non è infatti scontato che avere due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva. La maturazione psicologica di un bambino si svolge lungo un percorso correlato con la qualità dei legami affettivi all’interno della famiglia e con i coetanei. La qualità delle relazioni umane e interpersonali, nonché il livello di stabilità emotiva e la sicurezza sociale di un bambino, sono conseguenze di una maturazione psicoaffettiva armonica. Studi e ricerche cliniche hanno messo in evidenza che questi processi possono rivelarsi incerti e indeboliti da una convivenza all’interno di una famiglia conflittuale, ma anche da una famiglia in cui il nucleo genitoriale non ha il padre e la madre come modelli di riferimento. Quando si fanno scelte su temi di così grande rilievo sociale, che incidono sui diritti dei bambini a crescere in sistemi protetti e sicuri, non possono essere considerati solo i diritti della coppia o dei partner, ma va valutato l’interesse superiore del bambino, nello spirito di quanto stabilito dalla Dichiarazione dei Diritti del bambino e dalla successiva Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia”.
Ciò che scrive il professor Corsello è condivisibile soprattutto quando afferma che “Non è [...] scontato che avere due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva”. Una rassegna di ricerche sull'omogenitorialità ha infatti dimostrato che l'affermazione “Non c'è alcuna differenza” [tra i bambini cresciuti in famiglie naturali e quelli cresciuti in famiglie omogenitoriali] non è fondata scientificamente.
Nessuno reagisce fino al 3 febbraio, quando Repubblica intervista il professor Corsello che, spiegando il senso del comunicato, afferma: “Non è la stessa cosa avere due genitori eterosessuali o omosessuali e questa diversità il bambino la percepisce, o meglio la potrebbe percepire, quando si relaziona coi suoi coetanei. Questa diversità potrebbe generare una conflittualità nel bambino e avere ricadute negative nel suo sviluppo. È questo l'aspetto a cui mi riferisco quando parlo di ricerche e studi: come l'equilibrio della famiglia e la percezione che il bambino ne ha all'esterno, quando si relaziona coi coetanei, influenza la sua crescita psicologica. Ci tengo però a chiarire che non è sempre così, non è una posizione ideologica. È una sollecitazione a chi fa le leggi a tenere conto di ogni singola situazione”. Probabilmente l'intento del professore – che fa riferimento ad un clima sociale ostile all'omogenitorialità – era quello di ammorbidire la precedente dichiarazione, ma la frase “Non è la stessa cosa avere due genitori eterosessuali o omosessuali” è ancora più esplosiva del comunicato della Società Italiana di Pediatria.
Il giorno dopo, misteriosamente, le parole del professor Corsello cambiano. Il problema diventano “instabilità e conflittualità in famiglia” e questo vale sia per le famiglie etero che omosessuali. Questa versione appare probabilmente più accettabile e resta quella attualmente leggibile sul sito di Repubblica. In seguito, però, sollecitato da un utente Facebook, il professor Corsello fa una completa retromarcia affermando che “la norma che sana e rende legittime le situazioni di fatto di minori con due genitori dello stesso sesso è da considerare con favore”.
Come commentare l'accaduto? Abbiamo il presidente della Società Italiana di pediatria che, sulla scorta della letteratura scientifica, afferma che non si può affermare che “non c'è nessuna differenza” tra crescere in una famiglia naturale ed una omogenitoriale. Abbiamo poi l'applicazione del "metodo Barilla", che non consiste nel discutere, confutare, argomentare, ma nel costringere il poveraccio ad una completa ritrattazione fino allo schieramento a favore del DDL.
Ma la questione è ancora più interessante. La vulgata corrente è più o meno questa: la morale tradizionale è fondata sulla metafisica; tuttavia, non è la metafisica lo strumento per fondare la morale, bensì la scienza; e la scienza ci dice che la morale tradizionale è falsa.
Allora i difensori della morale tradizionale abbandonano la metafisica e si mettono a dibattere contro gli avversari ad un livello scientifico. In questo modo i primi hanno perso in partenza, perché non è possibile fondare una morale sulla scienza. La scienza ci dice come stanno le cose, non come dovrebbero stare (che è, invece, il compito proprio della metafisica). Ad un certo punto, però, la scienza conferma la morale tradizionale (nel caso Corsello come nella vicenda ISTAT) e allora diventa carta straccia. Improvvisamente si scopre che esiste una legge superiore (metafisica, a questo punto) che afferma la positività del riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali e della stepchild adoption a dispetto di quanto dice la scienza. Si scopre che la scienza è solo un paravento che copre una battaglia, in realtà, sulla metafisica.
L'aveva detto Nietzsche, una vera autorità nella lotta contro la metafisica: lo scientismo positivista era un vicolo cieco, non una vera e propria tappa nella marcia verso la distruzione della metafisica. La scienza era troppo apollinea e per nulla dionisiaca, e Comte un ingenuo che aveva realmente creduto nella scienza come strumento di conoscenza e progresso. Lo scientismo, insomma, era solo una trappola per allocchi.
E allocchi mi paiono davvero i sostenitori della legge morale naturale. Pensano davvero che il processo rivoluzionario si possa fermare snocciolando dati e ricerche; ingenuamente credono che i loro avversari siano in buona fede, che abbiamo davvero abbracciato la scienza come strumento di conoscenza e progresso. Pensano davvero che la bontà o la malvagità di qualcosa si possa misurare dalle sue conseguenze: se la scienza dimostra che le unioni omosessuali danneggiano il matrimonio, allora è giusto opporvisi; se la ricerca scopre che la stepchild adoption danneggia i bambini, allora è giusto opporvisi. In caso contrario no? Eppure la metafisica ci insegna che una azione è buona o malvagia in sé, indipendentemente dalle sue conseguenze; che il fine non giustifica mai i mezzi...
Che strano: gli avversari della metafisica sono più metafisici dei sostenitori della metafisica. Viviamo davvero strani giorni...