
(Guido Costa) C'è veramente qualcosa di nuovo da studiare nel rapporto tra Paolo VI e Chiara Lubich, messo al centro di un convegno che si è tenuto a Brescia nella scorsa fine settimana in occasione dell' ottavo anniversario della morte della fondatrice del Movimento dei Focolari. A raccontare questa novità è un libro, Paolo VI e Chiara Lubich. La profezia di una Chiesa che si fa dialogo ( Edizioni Studium), che ha iniziato a indagarne qualche aspetto attraverso i materiali di una lunga corrispondenza consegnati dal Centro Chiara Lubich di Roma e all' Istituto internazionale di documentazione intitolato al Papa bresciano.
Un carteggio che sopra ogni altra cosa mette in luce la loro comune profetica tensione al dialogo, ma anche la carica evangelizzatrice della Chiesa che pone in relazione il profilo petrino e quello mariano, le aperture ecumeniche in cui i Focolari si sono fatti strumento delle intuizioni del Papa, la predilezione educativa e la fiducia nei giovani che hanno accomunato il bresciano Montini e la trentina Lubich. Ed è da qui, da questa passione per le nuove generazioni che monsignor Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l' educazione cattolica, ha sviluppato la relazione d' apertura del convegno, sottolineando la speranza generosa che ha contraddistinto l' attenzione ai giovani del magistero montiniano e la concretezza della risposta che il Movimento ha saputo affiancare in termini di formazione della "generazione nuova", umana e di fede. Dovere educativo, cammino ecumenico e ruolo del laicato: questioni di straordinaria attualità che hanno fatto del convegno - ha commentato Lucia Abignente, responsabile del settore storia del Centro Chiara Lubich - non una commemorazione ma una presa di coscienza di quanto il cammino da loro vissuto e la profezia del loro messaggio parli ancora al nostro presente. L' uno e l' altro, apertura al mondo e dialogo, hanno bisogno di una attualizzazione che chiama a responsabilità cattolici e uomini di buona volontà. In una società frammentata dagli egoismi e consumata dalle contrapposizioni occorre costruire unità - il carisma che Chiara Lubich ha ricevuto e trasmesso con la sua vita - riscoprendo il movente ideale che è all' origine del protagonismo laicale del dopo Concilio. La chiave è nella reciprocità - ha suggerito Franco Monaco, politico e giornalista, allievo spirituale e collaboratore per il sociale del cardinale Carlo Maria Martini - metodo e sostanza di rapporti interpersonali profondamente rinnovati dalla convinzione che Dio continua ad agire nella storia degli uomini, se gli uomini lo vogliono. Paolo VI e Chiara Lubich sono stati cittadini del mondo, anticipando - ha osservato Alberto Lo Presti, docente di teoria politica nel-l' Istituto universitario "Sophia" - le sfide dei nuovi paradigmi di relazione della società di oggi: ascolto, accoglienza, promozione, condivisione, integrazione. Sono eredità sicuramente impegnative quelle di Montini e della Lubich, richiami ai contenuti prima che alle strutture, ad una visione prima che a dei modelli organizzativi. Lo ha ricordato (Focolari) don Angelo Maffeis, presidente dell' Istituto Paolo VI, tornando alla preoccupazione del Papa bresciano per i giovani, per i quali sollecitava un contenuto di idee da trasformare in sentimenti e passioni. Valeva ieri, vale ancora di più oggi. Vale per i giovani, vale per tutti. Lunedì prossimo sarà l' ottavo anniversario della morte di Chiara Lubich. Lo stesso giorno, al Santuario del Divino Amore di Roma, alle 18.30, verrà celebrata una Messa presieduta dal cardinale João Braz de Aviz. In contemporanea, si terranno eventi in tutto il mondo per ricordare la fondatrice dei Focolari. Sabato 12 a Castel Gandolfo, in occasione del 20° anniversario del conferimento del Premio Unesco per l' educazione alla pace alla Lubich - e sempre per l' anniversario della sua morte - si svolgerà l' evento "La cultura del dialogo come fattore di pace", con un concerto della band internazionale Gen Verde. Interverrà la presidente dei Focolari, Maria Voce, e a seguire saranno presentate alcune testimonianze sul dialogo come fattore di pace.
Avvenire