sabato 12 marzo 2016

Ecco l’ottava (e prima) opera di Misericordia


La donna adultera del Vangelo

di Angelo Busetto
Le opere di misericordia nell’anno dei Giubileo sono ruscelli che diventano torrenti e si apprestano a diventare fiumi. Tanti i richiami verbali, abbondanti come la pioggia invocata e finalmente venuta a sbattere sulle nostre giornate quaresimali. Le comunità,  entrando per la Porta Santa della Cattedrale, vengono richiamate a dare un contributo per l’impianto di un Emporio destinato ad ospitare il via vai dei viveri dai supermercati alle tavole delle famiglie in precarie condizioni; le parrocchie invitano famiglie e ragazzi del catechismo a riempire la cesta dell’offertorio della messa almeno una volta al mese; qua e là vengono presentate testimonianze della Caritas, del Banco Alimentare, di gruppi di volontariato.
«Se offrirai il tuo pane all’affamato…», dice il profeta Isaia (58,7). Non è solo questione di pane e di cibo, di viveri e di bevande. Le storie che si incontrano e quelle che vengono raccontate, narrano di un bisogno che non prende solo lo stomaco, ma attraversa l’anima. Le persone che i volontari incontrano sulla soglia della loro casa, o quanti vengono a bussare alla tua porta o si prenotano puntuali al punto di distribuzione dei viveri, non hanno bisogno soltanto del “pacco”. La richiesta del cibo spesso è solo un pretesto, o piuttosto l’occasione per ricevere uno sguardo, scambiare una parola, mendicare un saluto. Che cosa domanda un uomo a un altro uomo? Che cosa gli può dare?
Nei miracoli che il Vangelo racconta, Gesù non sbriga la faccenda attraverso la guarigione o ladistribuzione del pane. Lui sa che cosa c’è nel cuore di ogni uomo e che cosa domanda. La sete della samaritana va oltre il pozzo, la fame della folla rivela lo squarcio di una domanda di vita, gli occhi spenti del cieco si aprono a seguire il Maestro, e il paralitico ha bisogno ben più che di raddrizzare le gambe. Gesù compie miracoli che raggiungono l’anima. Zaccheo è guarito con un pranzo che scandalizza i benpensanti;  la donna adultera viene salvata dal linciaggio attraverso uno sguardo. La parola di Gesù incide il cuore dei facili accusatori: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra»; quindi Gesù rialza la donna dalla polvere della terra: «Donna, nessuno ti condanna? Neanch’io ti condanno».
L’opera di misericordia più grande è la liberazione dal giudizio di condanna. La fretta dei giornali che sbattono in pagina uomini e donne feriti dal male prima che venga confermata la loro colpevolezza, è una forca che uccide. Nella nostra epoca individualista e giustizialista, il male sembra esistere solo quando possiamo imputarlo agli altri; si tenta di salvarsi in anticipo, condannando in fretta corrotti e peccatori. Leggendo il Vangelo, si scopre che Gesù ha praticato un’ottava opera di misericordia, quella di abbracciare e rialzare i peccatori.