
Enciclica Patriarcale e Sinodale sulla convocazione del Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa
Sacra Archidiocesi Ortodossa d'Italia e di Malta
(Bartolomeo) La nostra Santa Chiesa Ortodossa, “rivestita di porpora e bisso” dal sangue dei suoi martiri, dalle lacrime dei suoi beati, dalle lotte e dai sacrifici dei confessori della sua fede, festeggia oggi il giorno del suo onomastico. Correttamente e giustamente è chiamata ed è istituita come “Domenica dell’Ortodossia”, giorno durante il quale, dopo un periodo di un secolo di dure lotte, la verità è rifusa e si è imposta sulla menzogna attraverso la venerazione, in quanto foriera della personale presenza e della divina grazia delle sante icone del Figlio e Logos di Dio incarnato e dei suoi Santi. (...)
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Nel suo messaggio Bartolomeo si sofferma sul significato del tradizionale digiuno quaresimale. «Attraverso la conversione e le lacrime di purificazione — ricorda il patriarca ortodosso — rivestiamo di nuovo la bellezza primordiale e la veste tessuta da Dio, che abbiamo perduto con la caduta, avendo indossato “la veste della vergogna, così come le foglie di fico”». Tuttavia, aggiunge, «non si deve dimenticare il vero spirito del digiuno e della continenza, che le rende gradite al Signore, come insegna il fratello del Signore, l’apostolo Giacomo, che dice: “Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nella loro afflizione e conservarsi puri dal mondo” (1, 27). Perché non otterremo la grazia, che il digiuno e la continenza offrono in abbondanza, semplicemente attraverso l’astinenza e astensione dai cibi materiali: “Se voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo l’umile con pugni, a quale scopo digiunate?” si domanda il profeta Isaia (58, 4)». Di qui il pressante invito a non trascurare le emergenze del tempo presente: «Particolarmente oggi — rileva Bartolomeo — la crisi economica, i profughi e le molteplici difficoltà che universalmente si presentano, specialmente per alcuni popoli e Paesi, offrono a noi ortodossi la possibilità di coltivare l’autentico spirito del digiuno, abbinando l’astinenza dai cibi a opere filantropiche e di solidarietà verso quei nostri fratelli che hanno un bisogno immediato, che soffrono, i bisognosi e gli indigenti, i senzatetto e i profughi, quelli che non hanno “dove poggiare il capo” (Matteo, 8, 20), coloro i quali sono obbligati dalle dure circostanze della guerra, delle tentazioni e delle afflizioni ad abbandonare i focolari domestici e a spostarsi in mezzo a pericoli, afflizioni e fatiche».
L'Osservatore Romano