sabato 5 marzo 2016

Il Popolo della Famiglia, il partito del NO e quello del SI.


Il partito è incoerente con l'anima movimentista
di Peppino Zola

Vorrei rispondere al quesito posto dal direttore (de "La nuova bussola quotidiana, ndr) circa il Comitato Difendiamo i nostri Figli che ha indetto, con grande successo, i due clamorosi raduni di famiglie di giugno e gennaio. Cascioli chiede se tale comitato debba continuare la sua attività rafforzando la sua natura di “movimento” oppure se possa o debba trasformarsi in una forza politica che dia rappresentanza al grande popolo visto a Roma nelle due citate occasioni. 
Dico subito e senza esitazioni che il mio parere è assolutamente contrario alla costituzione di un partito e indico alcuni motivi di tale mio punto di vista. 
1) Di fronte alla situazione complessiva determinata dalla cultura imperante del “pensiero unico” e del “politicamente corretto”, situazione che sta invadendo ogni aspetto e ogni settore della vita delle singole persone e dell’intera società, la vera emergenza è quella di rendere ancora più forte, capillare e intensa la nostra opera culturale ed educativa, con lo scopo di dare una vera base solida al quel fantastico popolo che abbiamo visto a Roma.
Questa azione culturale ed educativa è resa ancora più necessaria anche dalle attuali incertezze che serpeggiano in quello che chiamiamo “mondo cattolico”. Senza una forte base culturale, quel popolo non reggerebbe alle prove che l’attuale trend culturale (soverchiante per mezzi e strumenti mediatici) ci propone ogni giorno e rischierebbe di sfaldarsi molto velocemente. Se amiamo veramente quel popolo, gli dobbiamo innanzitutto questo impegno, che peraltro gli stessi promotori di una eventuale partito politico hanno ammirevolmente svolto in questi anni. Vedo in loro una sorprendente incoerenza,  quando pensano ad un partito politico. Il problema, quindi, è quello di fare in modo che si rafforzi il “movimento” messo in atto con i due Family Day. Ogni altra azione sarebbe, in questo momento, inopportuna e intempestiva.
2) L’operazione “politica” svilirebbe irreparabilmente l’immagine di gratuita dedizione che il Comitato difendiamo i nostri figli ha acquisito con le sue miracolose iniziative. Verrebbe sprecato tutto il patrimonio di credibilità che noi tutti abbiamo acquisito in questi anni: ci indeboliremmo invece che rafforzarci. Sento che chi non ci vuole troppo bene già sta dicendo maliziosamente “adesso capiamo perchè hanno fatto tutto questo casino”. Mantenere pura la direzione movimentista renderebbe, insomma, più credibile la nostra testimonianza e il nostro impegno.
3) La scelta partitica è altamente irrealistica, se non altro perché pensa ingenuamente che i numeri fantastici visti a Roma si possano tramutare automaticamente in voti e in consenso ad un partito. Il voto politico tiene conto di tali e tante variabili (culturali, storiche, personali, locali) che la trasposizione in cui si spera è, in effetti, totalmente incerta, anche perchè un partito politico deve dotarsi di un programma molto complesso e vasto, su cui diventa complicato acquisire un consenso. A meno che non si faccia una scelta monotematica, che, però, farebbe la fine di altre esperienze già attuate, in modo peraltro nobile, negli anni passati.
4) Il non realismo a cui ho sopra accennato aumenta se si pensa all’enorme problema economico che comporta la creazione di un nuovo partito. Per quanto detto prima, sarebbe molto più saggio investire risorse in cultura ed educazione e non in politica, con la quale, peraltro, occorre continuare uno stringente rapporto da parte del comitato.
Detto questo, non è da escludere, in astratto, che un reale e forte movimento possa,  nel tempo, produrre anche una formazione politica. Ma escludo categoricamente che questo tempo sia già arrivato. La Cirinnà ha vinto perchè aveva dietro di sè una cultura venuta da lontano, nella distrazione generale del mondo cattolico. Non possiamo sperare di controbilanciare questa cultura con la presenza di uno o due deputati. Dobbiamo avere il coraggio di ripartire dalla cultura, come del resto abbiamo ricominciato a fare in questi anni. Il problema, dunque , è che il Comitato si mantenga fedele alla sua natura movimentista, senza tradirla con azioni diversive. 
Un’ultima osservazione: è evidente che se dovesse attuarsi la sciagurata scelta politica, i promotori dovrebbero lasciare subito il Comitato che li ha resi famosi. Sarebbe chiara l’incompatibilità.
***Una scelta intelligente, anche la Lega esordì con un tema "forte"
di Francesco Agnoli

Di fronte alla nascita di un nuovo partito Il Popolo della famiglia, si possono fare mille considerazioni, sull’opportunità o meno di questa scelta, sui tempi, i modi scelti eccetera. Siamo però di fronte all’opinabile, non ad un dogma di qualche genere. Amato ed Adinolfi hanno scelto di scendere in politica, anche perché moltissimi, da tempo, lo chiedono.
Dovevano farlo con il consenso del Comitato? Può darsi, ma a parere di chi scrive che il Comitato in quanto tale non c’entri, è invece un bene. Il popolo della famiglia non è il partito del Family day, ma un partito che nasce dal Family day. Il portavoce, per esempio, non ne fa parte. Il Family day rimane qualcosa di più grande, di più vasto, all’interno del quale si ritrovano persone che vogliono fare anzitutto una battaglia culturale, persone molto lontane dagli interessi politici, persone che alle prossime elezioni voteranno non Pd, né M5S né Sel di Vendola, ma Quagliariello-Giovanardi-Roccella-Malan, oppure Lega, oppure Fratelli d’Italia. Oppure, appunto, Il popolo della famiglia.
La scelta di Amato ed Adinolfi di correre anzitutto alle amministrative è anch’essa opinabile, però, a mio giudizio, intelligente: partire dalle politiche significa rischiare un flop terribile, con danni per tutto il movimento. Partire da elezioni locali, avendo lì dei buoni cavalli, invece, può essere un segnale. Lega e M5S sono nati così, piano piano, prendendo qualche comune… e poi…
Quanto al nome scelto, tre annotazioni. Le prime due, critiche: quel nome rischia di coinvolgere il Family day nel suo complesso; quel nome riporta ad una lista di scopo, e le liste di scopo sono fallimentari. Tutto vero, però, e qui sta la terza annotazione, per partire occorre un unico tema, semplice e comprensibile, che mobiliti. La Lega esordì con il federalismo, M5S come movimento contro la corruzione… Dunque: le tematiche con il tempo si possono allargare, e persino il nome si può cambiare. Lasciamo tempo al tempo.
Prima conclusione: tanti auguri alla nuova avventura; nasce da gente che si è battuta e si batte con coraggio e generosità. Da gente intelligente che non presume di trovare l’accordo di tutti e che non si intesta il Family day come un possesso personale.
Quanto a Massimo Gandolfini, portavoce del Family day, Toni Brandi, di Pro vita, La manif… e altre componenti del comitato, il loro parere è chiaro: non sono proprio in linea con la scelta. Bene così: ci vuole qualcuno super partes, che incalzi e giudichi da fuori, con la libertà del non essere dentro la politica. Abbiamo visto in passato quanto sia dannoso che il presidente del MpV o di Scienza & Vita vada poi in Parlamento, avvilendo così il movimento. 
A questo punto, però, c’è comunque un tema che può continuare ad unire anche chi ha ormai preso strade diverse. Il tema è imposto dall’urgenza, dai fatti. Renzi prepara l’approvazione del Cirinnà alla Camera, più eutanasia, stravolgimento delle adozioni e compimento del matrimonio gay? Non lo si può fermare alle amministrative, e neppure tra alcuni anni. Occorre lavorare ora.
Renzi tema una cosa sola: il referendum confermativo di ottobre sulle riforme costituzionali. Riforme pessime, antidemocratiche, come il suo atteggiamento di questi due anni. In una sola occasione il premier ha risposto a Gandolfini: per dirgli che il referendum non c’entra nulla con la Cirinnà. Lui spiega sempre tutto a tutti. Invece c’entra eccome.
Per questo da oggi tutti a testa bassa per questo obiettivo: per il no al referendum di ottobre. Lì si gioca una grande partita, che riguarda il futuro del paese, ma anche l’immediato presente. Possiamo combatterla con il Popolo della FamigliaIdeaLega...e in questo caso anche con settori della sinistra.
Divisi, dunque, ma anche uniti. Si possono avere obiettivi diversi, visioni diverse, ma l’importante è mantenere alto l’ideale, non dividersi quando non è necessario, fare assieme quella strada che si può fare assieme.