sabato 12 marzo 2016

Il purgatorio raccontato da chi ci è stato

Che cosa accadrà con il Giudizio universale?



La tradizione liturgica ha esposto fin dall'inizio dei tempi l'esistenza di una condizione in cui le anime si trovano dopo la morte e si purificano per poter raggiungere in seguito la gloria piena. È il Purgatorio, termine che deriva dal latino “purgare” e che è definito nel Catechismo della Chiesa Cattolica come uno stadio intermedio in cui si trovano “coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati” (n. 1030).
Questa purificazione che perfeziona la liberazione è una realtà escatologica, verità di fede proclamata fin dai primi tempi del cristianesimo, affermata da santi, papi e dalla testimonianza della Vergine Maria in alcune delle sue apparizioni.
Un “fuoco d'amore”
Benedetto XVI ha affrontato questo dogma di fede in una catechesi del gennaio 2011 in cui ha precisato che il Purgatorio non è tanto uno “spazio”, ma un “fuoco interiore”, che purifica la persona e la rende capace di contemplare Dio.
In quella occasione, il pontefice si è avvalso delle parole pronunciate secoli prima da Santa Caterina da Genova, che trasmette nella sua opera “Trattato del Purgatorio” una rivelazione particolare; esperienza mistica in cui descrive che “l'anima separata dal corpo, non trovandosi in quella purezza nella quale fu creata, e vedendo in sé l'impedimento che non le può essere levato se non per mezzo del Purgatorio, presto vi si getta dentro”.
Con straordinaria precisione, questa donna vissuta nel XVI secolo descrive questa esperienza che l'ha portata a rinnegare la vita mondana che aveva condotto fino a quel momento, iniziando un apostolato di cura dei malati per amare in loro Cristo. “Non credo esista felicità paragonabile a quella di un'anima del Purgatorio, tranne quella dei santi del Paradiso. E ogni giorno questa gioia aumenta per influsso di Dio nelle anime e tende ad aumentare, perché ogni giorno consuma ciò che impedisce tale influsso”.
Dottrina di fede
La certezza del Purgatorio nasce nella Sacra Scrittura, e in seguito i Dottori della Chiesa – come Sant'Agostino, Gregorio Magno e San Crisostomo – hanno formulato un'estesa e arricchente dottrina di fede. Queste posizioni sul Purgatorio sono state sostenute dai sacri concili di Firenze, del 1439, e di Trento, del 1563, ma sono anche corroborate dalle testimonianze di decine di persone che parlano dell'esistenza di anime che cercano la piena comunione con Dio.
Una di queste preziose testimonianze è quella di Santa Maria Faustina Kowalska, religiosa polacca canonizzata nel 2001 da papa Giovanni Paolo II. Visse la sua vocazione all'inizio degli anni Trenta del Novecento ed è stata testimone di varie apparizioni di Gesù nell'invocazione della Misericordia. È stato lo stesso Figlio di Dio a rivelarle ciò che la santa narra nel suo diario.
Faustina riferisce di aver visitato il Purgatorio guidata dal suo angelo custode: “Mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria 'Stella del Mare'. Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quelle prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: 'La mia Misericordia non vuole questo, ma la giustizia lo esige'”.
L'amico di padre Pio che è stato in Purgatorio
Fra' Daniele Natale era un sacerdote cappuccino che si dedicava alla missione in terre ostili durante la II Guerra Mondiale. Soccorreva i feriti, seppelliva i morti e metteva in salvo gli oggetti liturgici. Svolgeva in questo contesto la sua missione quando nel 1952, nella clinica “Regina Elena”, gli venne diagnosticato un cancro alla milza.
Con questa triste notizia andò da padre Pio, suo amico e guida spirituale, che lo spinse a curarsi. Fra' Daniele si recò a Roma e incontrò lo specialista che gli avevano raccomandato, il dottor Riccardo Moretti. Il medico all'inizio non voleva operarlo, perché era sicuro che il paziente non sarebbe sopravvissuto. Alla fine, tuttavia, spinto da un impulso interiore, decise di ricoverarlo.
L'intervento si svolse la mattina dopo. Fra' Daniele, pur essendo stato sottoposto ad anestesia, rimase cosciente. Provava un grande dolore, ma non lo manifestava. Al contrario, era contento di poter offrire la propria sofferenza a Gesù. Allo stesso tempo, aveva l'impressione che il dolore che stava soffrendo stesse purificando sempre più la sua anima dai peccati. In un attimo sentì che si stava addormentando. I medici, però, affermarono che dopo l'intervento il paziente era entrato in come ed era rimasto in quello stato per tre ore, dopo le quali era morto. Venne emesso il certificato medico della sua morte e i familiari accorsero per pregare per il defunto. Dopo qualche ora, tuttavia, per lo stupore di tutti coloro che si trovavano lì, tornò improvvisamente in vita.
Tre ore di Purgatorio
Cosa era successo a fra' Daniele in quel lasso di tempo? Dov'era stata la sua anima? Il religioso cappuccino avrebbe raccontato la propria esperienza del Purgatorio in un libro, del quale riportiamo alcuni passaggi:
“Mi presentai dinanzi al trono di Dio. Vedevo Dio, ma non come giudice severo, bensì come Padre affettuoso e pieno di amore. Allora capii che il Signore aveva fatto tutto per amor mio, che si era preso cura di me dal primo all'ultimo istante della mia vita, amandomi come se io fossi l'unica creatura esistente su questa terra. Mi resi anche conto però che, non solo non avevo ricambiato questo immenso amor divino, ma l'avevo del tutto trascurato. Fui condannato a due/tre ore di purgatorio. 'Ma come?, mi chiesi, solo due/tre ore? E poi potrò rimanere per sempre vicino a Dio eterno Amore?'. Feci un salto di gioia e mi sentii come un figlio prediletto. (…) Erano dolori terribili che non si sapeva da dove venissero, però si provavano intensamente. I sensi che più avevano offeso Dio in questo mondo: gli occhi, la lingua… provavano maggior dolore ed era una cosa da non credere perché laggiù nel purgatorio, uno si sente come se avesse il corpo e conosce/riconosce gli altri come avviene nel mondo”.
“Intanto, non erano passati che pochi momenti di quelle pene e già mi sembrava che fosse un'eternità. Quello che più fa soffrire nel purgatorio non è tanto il fuoco, pur tanto intenso, ma quel sentirsi lontani da Dio, e quel che più addolora è di aver avuto tutti i mezzi a disposizione per la salvezza e di non averne saputo approfittare. Pensai allora di andare da un confratello del mio convento per chiedergli di pregare per me che ero nel purgatorio. Quel confratello rimase meravigliato perché sentiva la mia voce, ma non vedeva la mia persona, e chiese: 'Dove sei? perché non ti vedo?'. Io insistevo e, vedendo che non avevo altro mezzo per raggiungerlo, cercai di toccarlo; ma le mie braccia si incrociavano senza toccarsi. Solo allora mi resi conto di essere senza corpo. Mi accontentai di insistere perché pregasse molto per me e me ne andai. 'Ma come? – dicevo a me stesso – non dovevano essere solo due/tre ore di purgatorio?… e sono trascorsi già trecento anni?'. Almeno così mi sembrava. Ad un tratto mi apparve la Beata Vergine Maria e la scongiurai, la implorai dicendole: 'O santissima vergine Maria, madre di Dio, ottienimi dal Signore la grazia di tornare sulla terra per vivere ed agire solo per amore di Dio!'. Mi accorsi anche della presenza di Padre Pio e supplicai anche lui: 'Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Iddio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il purgatorio sulla terra'. Poi non vidi più nulla, ma mi resi conto che il Padre parlava alla Madonna. Dopo pochi istanti mi apparve di nuovo la Beata Vergine Maria (…) Ella chinò il capo e mi sorrise. In quel preciso momento ripresi possesso del mio corpo, aprii gli occhi e stesi le braccia. Poi, con un movi­mento brusco, mi liberai del lenzuolo che mi copriva. (…) Subito dopo, quelli che mi vegliavano e pregavano, spaventatissimi, si precipitarono fuori dalla sala per andare in cerca di infermieri e di dottori. In pochi minuti la clinica era in subbuglio. Credevano tutti che io fossi un fantasma”.
Al mattino seguente, fra' Daniele si alzò da solo dal letto e si sedette in poltrona. Erano le sette. I medici passavano in genere per le visite verso le nove, ma quel giorno il dottor Moretti, lo stesso che aveva stilato il certificato di morte di fra' Daniele, era arrivato prima in ospedale. Si mise davanti a lui e con le lacrime agli occhi gli disse: “Sì, adesso credo: credo in Dio, credo nella Chiesa, credo in Padre Pio…”.
Fra' Daniele ha avuto l'occasione di condividere il volto di Cristo sofferente per più di quarant'anni, fino al 6 luglio 1994, quando è morto all'età di 75 anni nell'infermeria del convento dei frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. Nel 2012 si è aperta la sua causa di beatificazione, e oggi è considerato Servo di Dio.
[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Le mie amiche, le anime del Purgatorio

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di CLAUDIO DE CASTRO
Alcuni anni fa frequentavo un sito cattolico su Internet, e vi ho conosciuto persone molto interessanti. Una sera ho suggerito: “Perché non ci raccontiamo qualche esperienza che ci ha segnato?”
Ciascuno ha iniziato a raccontare la propria storia. Varie mi hanno colpito, ma non ne dimenticherò mai una in particolare.
“Oggi sono andata alla Prima Comunione di mio figlio. Mi avevano detto che avrei potuto chiedere un’indulgenza plenaria, e quando lui si è comunicato me ne sono ricordata. Fiduciosa, ho elevato una preghiera a Dio e l’ho supplicato per ottenere un’indulgenza per l’anima del Purgatorio che fosse più bisognosa della sua misericordia divina. Ho offerto tutte le grazie di quella Comunione e ho pregato per le intenzioni del papa.
Tra gli abbracci, le fotografie e tutto il resto, ho finito per dimenticarmene. Tornando a casa, ho aperto la porta ed entrando mi sono sentita avvolta da una brezza dolce, e ho sentito una voce, come se mi sussurrasse all’orecchio: ‘Grazie!’”.
Quando ero bambino e tutti mi parlavano del Purgatorio, immaginavo un luogo spaventoso e avevo paura; le anime che erano lì mi impaurivano molto.
Crescendo ho capito quanto sbagliassi. Ho compreso che il Purgatorio è un gesto di misericordia di Dio, e ora considero le anime del Purgatorio mie amiche. Devo loro molti favori.
Mia moglie dice sempre che è bene essere grati. Offro preghiere per le anime del Purgatorio, supplicando Dio di portarle in Paradiso. E ne parlo con tutti quando si presenta l’opportunità.
Non sappiamo quanti nostri familiari si trovino lì. Con le nostre preghiere e le nostre offerte possiamo aiutarli. Chiedono il nostro aiuto, e non possiamo voltare loro le spalle. Grate, queste anime ci aiuteranno in mille modi. Quando ne avremo bisogno verranno in nostro aiuto.
Alcuni anni fa sono stato in Costa Rica. Mia zia Elsa ci ha invitati ad andare a prendere un caffè. Il marito Raul era presente e ci ha raccontato una storia incredibile.
“È iniziato tutto qualche mese fa. La mia sveglia sembrava difettosa e ha iniziato ad accendere la luce da sola. Sempre alla stessa ora, alle tre del mattino. Per via della mia età, quando mi sveglio ho difficoltà a riaddormentarmi. Una notte, stanco, ho detto:
‘Ma che diavolo sta succedendo? Che ho fatto per meritare una cosa del genere?’
Ho sentito chiaramente una voce di donna che rispondeva:
‘Non hai fatto niente di sbagliato. Sono io che sto soffrendo’”.
Sapendo che la Messa è una preghiera perfetta, mio zio Raul ha fatto offrire alcune Messe per quell’anima tribolata. La sveglia non ha più acceso la luce alle tre del mattino.
Stasera ricordati delle tue amiche, delle anime benedette del Purgatorio. Hanno bisogno delle tue preghiere. Prega per loro, soprattutto quanto ti svegli di notte. Offri piccoli sacrifici. Non dimenticarti mai di loro. E ricordati che saranno i tuoi intercessori quando arriverai in cielo!
[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]