
Nuovo tweet del Papa: "Il Padre è veramente “ricco di misericordia” e la estende con abbondanza su quanti ricorrono a Lui con cuore sincero." (15 marzo 2016)
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Concistoro per il voto su alcune Cause di Canonizzazione
Sala stampa della Santa Sede
Questa mattina, alle ore 10, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Terza, il Santo Padre Francesco ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
GIUSEPPE SÁNCHEZ DEL RÍO;
STANISLAO DI GESÙ MARIA (al secolo: Giovanni Papczyński);
GIUSEPPE GABRIELE DEL ROSARIO BROCHERO;
MARIA ELISABETTA HESSELBLAD;
TERESA DI CALCUTTA (al secolo: Agnese Gonxha Bojaxhiu).
Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati siano iscritti nell’Albo dei Santi nelle seguenti date:
domenica 5 giugno 2016: Stanislao di Gesù Maria; Maria Elisabetta Hesselblad;
domenica 4 settembre 2016: Teresa di Calcutta;
domenica 16 ottobre 2016: Giuseppe Sánchez del Río; Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero.
GIUSEPPE SÁNCHEZ DEL RÍO;
STANISLAO DI GESÙ MARIA (al secolo: Giovanni Papczyński);
GIUSEPPE GABRIELE DEL ROSARIO BROCHERO;
MARIA ELISABETTA HESSELBLAD;
TERESA DI CALCUTTA (al secolo: Agnese Gonxha Bojaxhiu).
Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati siano iscritti nell’Albo dei Santi nelle seguenti date:
domenica 5 giugno 2016: Stanislao di Gesù Maria; Maria Elisabetta Hesselblad;
domenica 4 settembre 2016: Teresa di Calcutta;
domenica 16 ottobre 2016: Giuseppe Sánchez del Río; Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero.
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Discorso di Madre Teresa di Calcutta in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace. 11 dicembre 1979
(Video)
Poiché ci troviamo qui riuniti insieme penso che sa rebbe bello per ringraziare Dio per il Premio Nobel per la Pace che pregassimo con una preghiera di San Fra ncesco d’Assisi che mi sorprende sempre molto. Noi diciamo questa preghiera ogni giorno dopo la Santa Comunione, perché è molto adatta a ciascuno di noi, e penso sempre che quattro, cinquecento anni fa qua ndo San Francesco d’Assisi compose questa preghiera dovevano avere le stesse difficoltà che a bbiamo oggi, visto che compose una preghiera così adatta anche a noi. Penso che alcuni di voi ce l’abbiano già, dunque pr egheremo insieme. Ringraziamo Dio per l’opportunità che abbiamo tutti insieme oggi, per questo dono di pace che ci ricorda che siamo stati creati per vive re quella pace, e Gesù si fece uomo per portare questa buona notizia ai poveri.
Egli essendo Dio è divent ato uomo in tutto eccetto che nel peccato, e ha proclam ato molto chiaramente di essere venuto per portare questa buona notizia. La notizia era pace a tutti g li uomini di buona volontà e questo è qualcosa che tutti vogliamo, la pace del cuore, e Dio ha amato il mond o tanto da dare suo Figlio - è stato un dono - è co me dire che a Dio ha fatto male dare, perché ha amato tanto il mondo da dare suo Figlio, e lo dette alla Vergine Maria, e Lei allora che cosa fece? Appena a rrivò nella sua vita, fu subito ansiosa di darne la buona notizia, e appena entrò nella casa di sua cug ina, il bambino - il bambino non ancora nato - il bambino nel grembo di Elisabetta, sussultò di gioia . Era un piccolo bambino non ancora nato, fu il pri mo messaggero di pace. Riconobbe il Principe della Pace, riconobbe che Cri sto era venuto a portare una buona notizia per me e per te. E se non fosse abbastanza - se non fosse ab bastanza diventare uomo - Egli morì sulla Croce per mostrare quell’amore più grande, e morì per voi e p er me e per quel lebbroso e per quell’uomo che muor e di fame e per quella persona nuda nelle strade non solo di Calcutta ma dell’Africa, e New York, e Lond ra, e Oslo - e insistette che ci amassimo gli uni gli a ltri come Lui ci ha amato. Lo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho ama to, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”, e tanto più forte il Padre lo ha amato, tanto da donarcelo, e quanto ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza per noi dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. San Giovanni dice che sei un bugiardo se dici di amare Dio e non il prossimo . Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il pros simo che vedi, che tocchi, con cui vivi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per es sere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male. E p er essere sicuro che ricordassimo il suo grande amo re si fece pane della vita per soddisfare la nostra fa me del suo amore. La nostra fame di Dio, perché sia mo stati creati per questo amore. Siamo stati creati a sua immagine. Siamo stati creati per amare ed esse re amati, ed Egli si è fatto uomo per permettere a noi di amare come Lui ci ha amato. Egli è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uo mo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a me”. Affamato del nostro amore, e questa è la fame dei n ostri poveri. Questa è la fame che voi e io dobbiam o trovare, potrebbe stare nella nostra stessa casa. N on dimentico mai l’opportunità che ebbi di visitare una casa dove tenevano tutti questi anziani genitori di figli e figlie che li avevano semplicemente messi in un istituto e forse dimenticati. Sono andata là, ho visto che in quella casa avevano tutto, cose bellissime, ma tutti guardavano verso la porta. E non ne ho visto uno con il sorriso in facc ia. Mi sono rivolta alla Sorella e le ho domandato: come mai? Com’è che persone che hanno tutto qui, perché guardano tutti verso la porta, perché non sorridono ? Sono così abituata a vedere il sorriso nella nostra gente, anche i morenti sorridono, e lei disse: que sto accade quasi tutti i giorni, aspettano, sperano che un figlio o una figlia venga a trovarli. Sono feri ti perché sono dimenticati – e vedete, è qui che viene l’amor e. Come la povertà arriva proprio a casa nostra, do ve trascuriamo di amarci. Forse nella nostra famiglia abbiamo qualcuno che si sente solo, che si sente malato, che è preoccupato, e questi sono giorni dif ficili per tutti. Ci siamo, ci siamo per accoglierl i, c’è la madre ad accogliere il figlio? Sono stata sorpresa di vedere in occidente tanti ragazzi e ragazze dars i alle droghe, e ho cercato di capire perché, perché succe de questo, e la risposta è: perché non hanno nessun o nella loro famiglia che li accolga. Padre e madre s ono così occupati da non averne il tempo. I genitor i giovani sono in qualche ufficio e il figlio va in s trada e rimane coinvolto in qualcosa. Stiamo parlan do di pace. Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace o ggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molt o chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò.Ti ho inciso su l palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della s ua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è s tato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello c he mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo , il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fa tto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma ch e cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto , molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutr izione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Pe rché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino , cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccide re me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’ann o dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizi o dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho dett o: Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato? Vi darò qualcosa di impressionante. Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salva to migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tut te le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”. Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempr e qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: “Noi ci prenderemo cura di voi, pre nderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino”. E abbiamo un’enorme domanda da parte di f amiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio. Stiamo anche facendo un’altra cosa molto be lla. Stiamo insegnando ai nostri mendicanti, ai nos tri lebbrosi, agli abitanti degli slum, alla nostra gen te sulla strada, i metodi naturali di pianificazion e familiare. E solo in Calcutta in sei anni, nella sola Calcutta , abbiamo avuto 61.273 bambini in meno da famiglie che li avrebbero avuti, ma perché praticano questo meto do naturale di astinenza, di auto-controllo, con am ore reciproco. Insegniamo loro il metodo della temperat ura che è molto bello, molto semplice, e la nostra povera gente capisce. E sapete che cosa mi hanno de tto? “La nostra famiglia è sana, la nostra famiglia è unita, e possiamo avere un bambino ogni volta che v ogliamo”. Così chiaro, quelle persone nelle strade, quei mendicanti, e io penso che se la nostra gente può farlo tanto più potete voi e tutti gli altri ch e potete conoscere i metodi e i mezzi senza distruggere la v ita che Dio ha creato in noi. I poveri sono grandi persone. Possono insegnarci molte cose belle. L’alt ro giorno uno di loro è venuto a ringraziare e ha d etto: “Voi che avete fatto voto di castità siete le perso ne migliori per insegnarci la pianificazione famili are”. Perché non è altro che auto-controllo per amore rec iproco. E penso che abbiano detto una frase molto bella. E queste sono persone che magari non hanno n iente da mangiare, magari non hanno dove vivere, ma sono grandi persone. I poveri sono persone merav igliose. Una sera siamo uscite e abbiamo raccolto quattro persone per la strada. Una di loro era in c ondizioni terribili e ho detto alle Sorelle: “Prend etevi cura degli altri tre, io mi occupo di questa che se mbrava stare peggio”. Ho fatto per lei tutto quello che il mio amore poteva fare. L’ho messa a letto, e c’era un tale meraviglioso sorriso sulla sua faccia. Ha p reso la mia mano e ha detto solo una parola: “Grazie”, e d è morta. Non ho potuto non esaminare la mia coscienza di fronte a lei, e mi sono chiesta cosa a vrei detto al suo posto. E la mia risposta è stata molto semplice. Avrei provato ad attirare un po’ di atten zione su di me, avrei detto che ho fame, che sto morendo, che ho freddo, dolore, o altro, ma lei mi ha dato molto di più. Mi ha dato il suo amore riconoscente. Ed è morta con il sorriso sul volto. Come quell’uomo che abbiamo raccolto dal canale, me zzo mangiato dai vermi, e l’abbiamo portato a casa. “Ho vissuto come un animale per strada, ma st o per morire come un Angelo, amato e curato”. Ed è stato così meraviglioso vedere la grandezza di quel l’uomo che poteva parlare così, poteva morire senza accusare nessuno, senza maledire nessuno, senza far e paragoni. Come un Angelo. Questa è la grandezza della nostra gente. Ed è per questo che noi crediam o che Gesù disse: “Ero affamato, ero nudo, ero senz a casa, ero rifiutato, non amato, non curato, e l’ave te fatto a me”. Credo che noi non siamo veri operat ori sociali. Forse svolgiamo un lavoro sociale agli occ hi della gente, ma in realtà siamo contemplative ne l cuore del mondo. Perché tocchiamo il Corpo di Crist o ventiquattro ore al giorno. Abbiamo ventiquattro ore di questa presenza, e così voi e io. Anche voi provate a portare questa presenza di Dio nella vost ra famiglia, perché la famiglia che prega insieme sta insieme. E io penso che noi nella nostra famiglia n on abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quel la gioia, quella forza della presenza di ciascuno i n casa. E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo. C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta mise ria, e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrific io iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, m a quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Sta a Dio Onnipotente. Quanto facciamo non ha impor tanza, perché Lui è infinito, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo. Quanto facciamo a Lui nella persona che stiamo servendo. Qualche tempo fa a Calcutta avemmo grande difficolt à ad ottenere dello zucchero, e non so come i bambini lo seppero, e un bambino di quattro anni, u n bambino Hindu, andò a casa e disse ai suoi genito ri: “Non mangerò zucchero per tre giorni, darò il mio z ucchero a Madre Teresa per i suoi bambini”. Dopo tr e giorni suo padre e sua madre lo portarono alla nost ra casa. Non li avevo mai incontrati prima, e quest o piccolo riusciva a malapena pronunciare il mio nome , me sapeva esattamente che cosa era venuto a fare. Sapeva che voleva condividere il suo amore. E quest o è perché ho ricevuto tanto amore da voi tutti. Da l momento che sono arrivata qui sono stata sempliceme nte circondata da amore, da vero amore comprensivo. Si percepiva come se ciascuno in India , ciascuno in Africa fosse qualcuno molto speciale per voi. E mi sono sentita proprio a casa dicevo al la Sorella oggi. Mi sento in Convento con le Sorell e come se fossi a Calcutta con le mie Sorelle. Così c ompletamente a casa qui, proprio qui. E così sono qui a parlarvi. Voglio che voi troviate il povero qui, innanzitutto proprio a casa vostra. E cominciate ad amare qui. Siate questa buona notizia per la vostra gente. E informatevi sul vostro vici no di casa. Sapete chi sono? Ho avuto un’esperienza veramente straordinaria con una famiglia Hindu che aveva otto bambini. Un signore venne alla nostra casa e disse: “Madre Tere sa, c’è una famiglia con otto bambini, non mangiano da tanto tempo. Faccia qualcosa”. Così ho preso del riso e sono andata immediatamente. E ho visto i bambini, i loro occhi luccicanti per la fame. Non s o se abbiate mai visto la fame. Ma io l’ho vista mo lto spesso. E lei prese il riso, lo divise, e uscì. Qua ndo fu tornata le chiesi: “Dove sei andata, che hai fatto?” Lei mi dette una risposta molto semplice: “Anche lo ro hanno fame”. Quel che mi colpì di più fu che lei sapeva chi sono loro, una famiglia musulmana. Lei l o sapeva. Non portai più del riso quella sera perch é volevo che godessero la gioia della condivisione. M a c’erano quei bambini, che irradiavano gioia, condividendo la gioia con la loro madre perché lei aveva amore da dare. E vedete è qui che comincia l’amore: a casa... Sono molto grata per quello che ho ricevuto. È stat a un’esperienza enorme e torno in India, tornerò la prossima settimana, il 15 spero, e potrò portare il vostro amore. E so bene che non avete dato del vos tro superfluo, ma avete dato fino a farvi male. Oggi i piccoli bambini hanno, ero così sorpresa, c’è così tanta gioia per i bambini che hanno fame. Che i bambini c ome loro avranno bisogno di amore e cura e tenerezza, come ne hanno tanto dai loro genitori. C osì ringraziamo Dio che abbiamo avuto questa opportunità di conoscerci, e questa conoscenza reci proca ci ha portati così vicini. E potremo aiutare non solo i bambini indiani e africani ma potremo aiutar e i bambini del mondo intero, perché come sapete le nostre Sorelle stanno in tutto il mondo. E con ques to premio che ho ricevuto come premio di pace, proverò a fare una casa per molti che non hanno una casa. Perché credo che l’amore cominci a casa, e s e possiamo creare una casa per i poveri, penso che se mpre più amore si diffonderà. E potremo mediante questo amore comprensivo portare pace, essere la bu ona notizia per i poveri. I poveri della nostra fam iglia per primi, nel nostro paese e nel mondo. Per poter fare questo, le nostre Sorelle, le nostre vite devo no essere intessute di preghiera. Devono essere intessute di Cristo per poter capire, essere capaci di condividere. Perché oggi c’è così tanto dolore. Sento che la Passione di Cristo viene rivis suta ovunque di nuovo. Siamo noi là a condividere questa Passione, a condividere questo dolore della gente. In tutto il mondo, non solo nei paesi poveri , ma ho trovato la povertà dell’occidente tanto più diff icile da eliminare. Quando prendo una persona dalla strada, affamata, le do un piatto di riso, un pezzo di pane, l’ho soddisfatta. Ho rimosso quella fame. Ma una persona che è zittita, che si sente indesiderat a, non amata, spaventata, la persona che è stata ge ttata fuori dalla società, quella povertà è così dolorosa e diffusa, e la trovo molto difficile. Le nostre S orelle stanno lavorando per questo tipo di persone nell’oc cidente. Allora dovete pregare per noi affinché sia mo capaci di essere questa buona notizia, ma non possi amo farlo senza di voi, lo dovete fare qui nel vost ro paese. Dovete arrivare a conoscere i poveri, magari la gen te qui ha beni materiali, tutto, ma penso che se no i tutti cerchiamo nelle nostre case, quanto troviamo diffic ile a volte sia sorriderci reciprocamente, e che il sorriso è l’inizio dell’amore. E così incontriamoci sempre con un sorriso, perché il sorriso è l’inizi o dell’amore, e quando cominciamo ad amarci è natural e voler fare qualcosa. Così pregate per le nostre Sorelle e per me e per i nostri Fratelli, e per i n ostri Collaboratori che sono sparsi nel mondo. Essi possono rimanere fedeli al dono di Dio, amarlo e se rvirlo nei poveri insieme con voi. Quello che abbia mo fatto non avremmo potuto farlo se voi non lo aveste condiviso con le vostre preghiere, i vostri doni, questo continuo dare. Ma non voglio che mi diate de l vostro superfluo, voglio che mi diate finché vi f a male. L’altro giorno ho ricevuto 15 dollari da un u omo che è stato sdraiato per venti anni, e l’unica parte che poteva muovere è la mano destra. E l’unica cosa di cui gode è fumare. E mi ha detto: non fumo per una settimana, e ti mando questi soldi. Deve essere stato un sacrificio terribile per lui, ma guardate quanto è bello, come ha condiviso, e co n quei soldi ho comprato del pane e l’ho dato a quelli che sono affamati con gioia da tutte e due le parti, l ui stava dando e i poveri stavano ricevendo. Questo è un don o di Dio per noi poter condividere il nostro amore con gli altri. E fate come se fosse per Gesù. Amiam oci gli uni gli altri come Egli ci ha amato. Amiamo Lui con amore indiviso. E la gioia di amare Lui e a marci gli uni gli altri, diamo ora, che Natale è co sì vicino. Conserviamo la gioia di amare Gesù nei nost ri cuori. E condividiamo questa gioia con tutti que lli con cui veniamo in contatto. E questa gioia radiosa è vera, perché non abbiamo motivo di non essere felici perché non abbiamo Cristo con noi. Cristo ne i nostri cuori, Cristo nel povero che incontriamo, Cristo nel sorriso che diamo e nel sorriso che rice viamo. Facciamone un impegno: che nessun bambino sia indesiderato, e anche che ci accogliamo con un sorriso, specialmente quando è difficile sorridere. Non dimentico mai qualche tempo fa circa quattordic i professori vennero dagli Stati Uniti da diverse università. E vennero a Calcutta nella nostra casa. Stavano parlando e dicevano di essere stati alla c asa per i morenti. Abbiamo una casa per i morenti a Calcutt a, dove abbiamo raccolto più di 36.000 persone solo dalle strade di Calcutta, e di questo grande numero più di 18.000 hanno avuto una bella morte. Sono semplicemente andati a casa da Dio; e sono venuti n ella nostra casa e abbiamo parlato di amore, di compassione, e poi uno di loro mi ha chiesto: “Madr e, per favore ci dica qualcosa che possiamo ricordare”. E ho detto loro: “Sorridetevi gli uni g li altri, dedicatevi del tempo nelle vostre famigli e. Sorridetevi”. E un altro mi ha chiesto: “Sei sposata?”, e ho dett o: “Sì”, e trovo a volte molto difficile sorridere a Gesù perché può essere molto esigente a volte. Questo è qualcosa di vero, ed è là che viene l’amore, quando è esigente, e tuttavia possiamo darlo a Lui con gioia . Come ho detto oggi, ho detto che se non vado in C ielo per qualcos’altro andrò in Cielo per tutta la pubbl icità, perché mi ha purificata e sacrificata e resa veramente pronta ad andare in Cielo. Penso che ques to sia qualcosa, che dobbiamo vivere la nostra vita in modo bello. Abbiamo Gesù con noi e Lui ci ama. Se p otessimo solo ricordarci che Gesù mi ama, e ho l’opportunità di amare gli altri come Lui ama me, n on nelle grandi cose, ma nelle piccole cose con gra nde amore, allora la Norvegia diventerebbe un nido d’am ore. E quanto bello sarà che da qui sia stato dato un centro per la pace. Che da qui esca la gioia per la vita dei bambini non nati. Se diventate una luce bruciante nel mondo della pace, allora veramente il Nobel per la pace è un dono per il popolo norveges e. Dio vi benedica! Oslo, 11 dicembre 1079.