lunedì 31 dicembre 2012

Buon anno 2013!




Vedi:

02 Gen 2011
TE DEUM. Do. C. Noi ti lodiamo, Dio,. Sol. ti proclamiamo Signore. La-. O eterno Padre,. Mi. tutta la terra ti adora. Do Fa. C.+A. A TE CANTANO GLI ANGELI |. Sol |. E TUTTE LE POTENZE DEI CIELI |. La- |. SANTO, SANTO ...
05 Gen 2011
Luce delle genti · Una stella sorge da Giacobbe... canto: Te Deum in spagnolo · canto: Ave Maria. Canto: Gloria! Gloria! Gloria! - ESP. Quello che abbiamo udito, veduto, toccato... In principio era il Verbo. Per un'altra strada ...


L'unica Via: la Parola di Dio fatta carne in Gesù


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Di seguito i testi della liturgia di oggi 31 DICEMBRE
SETTIMO GIORNO DELL'OTTAVA DI NATALE

con un commento. 
     
Antifona d'Ingresso   Cf Is 9,5
È nato per noi un bambino,
un figlio ci è stato donato:
egli avrà sulle spalle il dominio,
consigliere ammirabile sarà il suo nome.

 


Colletta

Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l'inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra del Cristo, che compendia in sé la salvezza del mondo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e
 regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
  1 Gv 2, 18-21

Avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete la conoscenza.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.
Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri.
Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.
 

Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 95

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Canto al Vangelo
   Gv 1,14.12
  
Alleluia, alleluia.

Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.
A quanti lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio.
Alleluia.
Vangelo   Gv 1, 1-18
Il Verbo si fece carne.


Dal vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato. Parola del Signore.




Lettura
Giovanni nella prima lettura ci dice che questa è l’ultima ora, quella decisiva in cui si vede chi davvero è fedele a Dio e chi no. Molti si scandalizzano del mistero dell’Incarnazione: come può Dio scegliere di condividere appieno la nostra condizione umana? Oggi l’uomo vuole togliere di mezzo il Dio Creatore e Salvatore. Il Vangelo ci ripropone tutta la nostra fede nel Dio che è principio e fine di tutto, nel Verbo eterno che si fa carne per rendere figli di Dio quanti lo accolgono.
Meditazione
Il pensiero dominante, che oggi accompagna la maggioranza delle persone, è la fine dell’anno; un giorno e soprattutto una notte da festeggiare con riti diversi, ma con la costante di voler rigettare tutti i mali passati e propiziare il futuro. È sorprendente costatare come la liturgia che la Chiesa ci propone per questo giorno ignori completamente questa realtà. Invece, ci fa ancora una volta riflettere sul prologo del Vangelo di Giovanni, proponendoci le stesse parole con cui inizia anche la Genesi. In principio, prima della creazione, era il Verbo, divino, dinamico e vivo. Era con Dio ed era Dio. Con queste tre brevi affermazioni, eccoci condotti al mistero stesso della Trinità. Parlandoci del suo legame con il Padre, Gesù vuole attirarci a sé per fare di noi i suoi discepoli e figli di Dio. Vuole insegnarci che la nostra vita deve riflettere, nella condizione umana, la vita della Trinità, la vita di Dio stesso, se desideriamo ricevere i suoi doni apportatori di salvezza. Questo Vangelo ci sollecita perciò, a partire dalle nostre artificiose suddivisioni, a guardare al tempo in prospettiva di eternità e a riempirlo di sacro. Il tempo senza Dio diventa un susseguirsi di istanti che consumano e bruciano il tempo perché non vissuto nella verità e nella fecondità. In questa prospettiva comprendiamo meglio l’alternanza della luce e delle tenebre, della cronaca senza significati reali e della storia che diventa sacra. Si tratta in fin dei conti o di accettare Dio come Signore della storia o di abbandonarci ai nostri calcoli umani e alle nostre penose solitudini. Ecco la vera qualifica e la suprema aspirazione a cui dobbiamo tendere ogni giorno, per tutto il tempo che ci è concesso. Tutto ciò che esiste è un’espressione della Parola di Dio, una rivelazione della sua presenza. Sono sufficientemente “contemplativo” per poter ricevere e sperimentare questa presenza universale della Parola di Dio? Cosa significa per me essere chiamato figlio di Dio?
Preghiera
Signore, per mezzo del Verbo che si è fatto carne, immergimi nella luce del tuo Verbo, perché la sua immagine sempre più luminosa cresca in me. Amen.
Agire
Per dire grazie a Dio per le meraviglie operate in me in questo 2012, e per il dono del nuovo anno, che nella sua misericordia mi concede, reciterò con partecipazione la preghiera del Te Deum.

Festa della Famiglia 2012: il Kerygma di Kiko Arguello




Pubblicato in data 30/dic/2012

Una novità del Family Day di quest’anno a Madrid (il sesto) è stata la predicazione kerygmatica di Kiko Arguello , fondatore del Cammino Neocatecumenale , davanti della grande folla in Plaza de Colón della capitale spagnola. Kiko ha esordito lodando Dio, chiedendo l’aiuto dello Spirito Santo e cantando il suo canto “Io vengo a riunir”, ispirato sulle parole del profeta Isaia. Ha detto che le bandiere dei fratelli che sono qui dalla Polonia, dalla Croazia, dalla Bosnia e dalla Francia, realizzano ciò che il canto annuncia, “le nazioni verranno e vedranno la mia gloria, dice il Signore.” Kiko ha cantato con una voce migliore e con un umore diverso rispetto agli anni precedenti, sicuramente entusiasta per avere la possibilità di poter predicare il kerygma, l’annuncio della salvezza di Dio. Si muoveva per il palco “per il calore”, ha detto della folla che lo ha sostenuto con ironia e buon umore a discapito della temperature di congelamento e del cielo grigio.

La predicazione, è iniziata da un’idea di Benedetto XVI: la crisi della famiglia è una conseguenza della crisi della fede. La conclusione è chiara:Per aiutare le famiglie, dobbiamo rafforzare la fede.
“Cristo è morto per tutti, affinché non vivano più per se stessi. Superato il vecchio, tutto è nuovo, Cristo ci ha dato il ministero della riconciliazione. Riconciliati con Dio!,  ha esortato, in seguito alle lettere di San Paolo.
“Cristo ha dato la sua vita per tutti per ricevere la vita immortale, la vita eterna. Cristo è Dio, e l’amore di Cristo è ciò che mantiene l’universo. Dio vuole che noi viviamo in quella verità, in Cristo crocifisso. Dio vuole darci l’amore che libera “, ha detto. ”Per aiutare le famiglie è necessario rafforzare la loro fede, e la fede viene dall’udire, ascoltare “, ha detto con entusiasmo.
Il kerigma è l’annuncio che Cristo ci salva dal peccato e dalla morte, e Kiko ha voluto spiegare dall’inizio: Eva, il serpente e il peccato originale. Eva sapeva già bene, e il serpente la tentò offrendo anche conoscere il male. ”Sarete come Dio, conoscerai il bene e il male, sarai saggio, è falso che morirai se si mangia dell’Albero del Bene e del Male,” il serpente ha detto, che come Kiko insisteva, era un angelo caduto.  Il Serpente mentiva perché, dopo aver mangiato dall’albero, l’uomo cominciò a morire e muore anche oggi. Questo è il  peccato originale. E una conseguenza di ciò, è che l’uomo di oggi vive solo per se stesso. Kierkegaard parla della morte ontica, la morte del nostro essere, profonda “, ha continuato Kiko .
Anche se non menzionata Calderón de la Barca, Kiko ha sollevato un’interessante analogia con “Il teatro del mondo”, il grande drammaturgo. La vita a fronte di un gioco, in cui Dio, il regista, dà a tutti un ruolo, un ruolo, un’identità. ”Ma se Dio non esiste, che cosa sono io? Se non c’è un direttore nell’opera, io non ho un personaggio, non ho alcun copione! E così va il mondo: Divorzio, adulterio, fornicazione, in tv, nei film, divorzio rapido, guerre,  aborti, droga, omicidi, atrocità di Auschwitz a pochi anni fa … perché l’uomo ha rifiutato Dio.
Di fronte a questa altra donna (indicando la madonna) è cresciuto un altro angelo: l’Arcangelo Gabriele e Maria . ”Egli dà la buona notizia, lei accetta, e poi lo Spirito Santo mette Cristo in lei.” Allo stesso modo, ha detto, chi ha sentito la buona notizia, il kerygma,  dice di sì, vedrà come lo Spirito Santo farà gestare Cristo nel loro cuore.
“Io Parlo, tu ascolti, e non importa se mi attaccano. Annuncio che Cristo ha dato se stesso ed è morto per te e per me in modo che possiamo ricevere il perdono dei peccati e la vita eterna “.
“Dio ti ama anche se sei un mascalzone e un bugiardo. Dio ha mandato suo figlio per salvarti con la sua Resurrezione, perché Cristo è risorto. Quindi, se siete persi, se ora accetti Cristo e il suo sacrificio per voi puoi ottenere, ora, il perdono dei peccati. E questo è ciò che annunceremo nella missione a Madrid, per esempio, perché Dio ha voluto salvare il mondo attraverso questo annuncio.
Kiko ha ammesso che le persone vivono spesso distratti e con “le orecchie tappate”, e chiede pertanto degli atti di “un nuovo amore che fa aprire le loro orecchie”. ”Con la nuova evangelizzazione non siamo contro nessuno, ma il Signore ci chiama ad aiutare tutti gli uomini. E così la morte non è più triste, i funerali cristiani sono una festa, è il dies natalis, il giorno della nascita a nuova vita e il cimitero è dove si dorme in attesa della seconda venuta “, ha concluso. Kiko spiegando anche che “questo l’intero kerygma è pobblicato in un libro pubblicato da poco “. (El Kerygma, nelle baracche con i poveri, Ed. BuenasLetras).
Poi l’orchestra del Cammino Neocatecumenale ha interpretato due pezzi della sua sinfonia sulla sofferenza degli innocenti: “La Spada” e “Resurrexit”. (Fonte:camineo.info)
13TV

Cardinal Piacenza: Sulla "maternità spirituale"



Di seguito il testo della lettera indirizzata dal cardinale Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il  Clero, a tutte "le Mamme dei Sacerdoti e dei Seminaristi ed a quante esercitano verso di loro il dono della maternità spirituale". La lettera è pubblicata in occasione della Solennità della Madre di Dio, in programma il prossimo 1 gennaio 2013.
***
«Causa nostrae Letitiae – Causa della nostra Gioia»!
Il Popolo cristiano ha sempre venerato, con profonda gratitudine, la Beata Vergine Maria, contemplando in Lei la Causa di ogni nostra vera Gioia.
Infatti, accogliendo la Parola Eterna nel suo grembo immacolato, Maria Santissima ha dato alla luce il Sommo ed Eterno Sacerdote, Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. In Lui, Dio stesso è venuto incontro all’uomo, l’ha sollevato dal peccato e gli ha donato la Vita eterna, cioè la Sua stessa Vita. Aderendo alla Volontà di Dio, perciò, Maria ha partecipato, in modo unico ed irripetibile, al mistero della nostra redenzione, divenendo, in tal modo, Madre di Dio, Porta del Cielo e Causa della nostra Gioia.
In modo analogo, la Chiesa tutta guarda, con ammirazione e profonda gratitudine, a tutte le mamme dei Sacerdoti e di quanti, ricevuta quest’altissima Vocazione, hanno intrapreso il cammino di formazione, ed è con profonda gioia che mi rivolgo a loro.
I figli, che esse hanno accolto ed educato, infatti, sono stati scelti da Cristo fin dall’eternità, per divenire Suoi “amici prediletti” e, così, vivo ed indispensabile strumento della Sua Presenza nel mondo. Per mezzo del Sacramento dell’Ordine la vita dei sacerdoti viene definitivamente presa da Gesù e immersa in Lui, cosicché, in loro, è Gesù stesso che passa e opera tra gli uomini.
Questo mistero è talmente grande, che il sacerdote viene anche chiamato “alter Christus” – “un altro Cristo”. La sua povera umanità, infatti, elevata, per la potenza dello Spirito Santo, ad una nuova e più alta unione con la Persona di Gesù, è ora luogo dell’Incontro con il Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per noi. Quando ogni sacerdote insegna la fede della Chiesa, infatti, è Cristo che, in lui, parla al Popolo; quando, prudentemente, guida i fedeli a lui affidati, è Cristo che pasce le proprie pecorelle; quando celebra i Sacramenti, in modo eminente la Santissima Eucaristia, è Cristo stesso, che, attraverso i suoi ministri, opera la Salvezza dell’uomo e si rende realmente presente nel mondo.
La vocazione sacerdotale, normalmente, ha nella famiglia, nell’amore dei genitori e nella prima educazione alla fede, quel terreno fertile nel quale la disponibilità alla volontà di Dio può radicarsi e trarre l’indispensabile nutrimento. Nel contempo, ogni vocazione rappresenta, anche per la stessa famiglia in cui sorge, un’irriducibile novità, che sfugge ai parametri umani e chiama tutti, sempre, a conversione.
In questa novità, che Cristo opera nella vita di coloro che ha scelto e chiamato, tutti i familiari – e le persone più vicine – sono coinvolti, ma è certamente unica e speciale la partecipazione che è data di vivere alla mamma del sacerdote. Uniche e speciali sono, infatti, le consolazioni spirituali, che le derivano dall’aver portato in grembo chi è divenuto ministro di Cristo. Ogni madre, infatti, non può che gioire nel vedere la vita del proprio figlio, non solo compiuta, ma investita di una specialissima predilezione divina che abbraccia e trasforma per l’eternità.
Se apparentemente, in virtù della vocazione e dell’ordinazione, si produce un’inaspettata “distanza”, rispetto alla vita del figlio, misteriosamente più radicale di ogni altra separazione naturale, in realtà la bimillenaria esperienza della Chiesa insegna che la madre “riceve” il figlio sacerdote in un modo del tutto nuovo e inatteso, tanto da essere chiamata a riconoscere nel frutto del proprio grembo, per volontà di Dio, un “padre”, chiamato a generare ed accompagnare alla vita eterna una moltitudine di fratelli. Ogni madre di un sacerdote è misteriosamente “figlia del suo figlio”. Verso di lui potrà, allora, esercitare anche una nuova “maternità”, nella discreta, ma efficacissima ed inestimabilmente preziosa, vicinanza della preghiera e nell’offerta della propria esistenza per il ministero del figlio.
Questa nuova “paternità”, alla quale il Seminarista si prepara, che al Sacerdote è donata e della quale tutto il Popolo Santo di Dio beneficia, ha bisogno di essere accompagnata dalla preghiera assidua e dal personale sacrificio, perché la libertà nell’aderire alla volontà divina sia continuamente rinnovata e irrobustita, perché i Sacerdoti non si stanchino mai, nella quotidiana battaglia della fede e uniscano, sempre più totalmente, la propria vita al Sacrificio di Cristo Signore.
Tale opera di autentico sostegno, sempre necessaria nella vita della Chiesa, appare oggi quanto mai urgente, soprattutto nel nostro Occidente secolarizzato, che attende e domanda un nuovo e radicale annuncio di Cristo e le mamme dei sacerdoti e dei seminaristi rappresentano un vero e proprio “esercito” che, dalla terra innalza al Cielo preghiere ed offerte e, ancor più numeroso, dal Cielo intercede perché ogni grazia sia riversata sulla vita dei sacri pastori.
Per questa ragione, desidero con tutto il cuore incoraggiare e rivolgere un particolarissimo ringraziamento a tutte le mamme dei sacerdoti e dei seminaristi e - insieme ad esse - a tutte le donne, consacrate e laiche, che hanno accolto, anche per l’invito loro rivolto durante l’Anno Sacerdotale, il dono della Maternità spirituale nei confronti dei chiamati al ministero sacerdotale, offrendo la propria vita, la preghiera, le proprie sofferenze e le fatiche, come pure le proprie gioie, per la fedeltà e santificazione dei ministri di Dio, divenendo così partecipi, a titolo speciale, della maternità della Santa Chiesa, che ha il suo modello ed il suo compimento nella divina maternità di Maria Santissima.
Uno speciale ringraziamento, infine, si elevi fino al Cielo, a quelle Madri, che, già chiamate da questa vita, contemplano ora pienamente lo splendore del Sacerdozio di Cristo, del quale i loro figli sono divenuti partecipi, e per essi intercedono, in modo unico e, misteriosamente, molto più efficace.
Unitamente ai più sentiti auguri per un Nuovo Anno di grazia, di cuore imparto a tutte ed a ciascuna la più affettuosa benedizione, implorando per voi dalla Beata Vergine Maria, Madre di Dio e dei Sacerdoti, il dono di una sempre più radicale immedesimazione con Lei, discepola perfetta e Figlia del suo Figlio.

domenica 30 dicembre 2012

Donne uccise: cosa fare?


Tutti impegnati a bastonare don Piero Corsi per l’articolo sulla violenza alle donne appeso nella bacheca della propria parrocchia a Lerici, non si è prestata molta attenzione a un aspetto molto serio relativo al modo di presentare le notizie sulle uccisioni di donne. In effetti recentemente la cronaca ci ha dato molte notizie di donne uccise da mariti o conviventi, e il succedersi di tali fatti non può lasciare indifferenti.

Però anzitutto è importante comprendere bene il fenomeno. Contrariamente a quanto si sarebbe portati a pensare, gli omicidi nei confronti delle donne sono in diminuzione, almeno a quanto affermano i dati dell’Istat: in questo 2012 le vittime femminili alla fine supereranno di poco le 120 unità, ma nel 2010 erano state uccise 156 donne, 172 nel 2009 e ben 192 nel 2003, che rappresenta il picco degli ultimi dieci anni. Rispetto al totale degli omicidi le vittime donne rappresentano circa il 30%. Sia ben chiaro, anche un solo omicidio sarebbe già troppo e intollerabile, però è bene guardare la realtà per quello che è. Proprio per questo il dato più interessante – e inquietante - per il nostro discorso è che, per le donne, è aumentato notevolmente il tasso di omicidi cosiddetti di prossimità, ovvero che avvengono in ambito familiare o sentimentale. Nel 2002 per la prima volta le vittime di mariti, conviventi o amanti hanno superato quelle causate dalla criminalità organizzata, e oggi tale tasso ha superato il 70%. 

La famiglia è dunque più pericolosa della malavita? Rispondere in modo corretto a questa domanda è fondamentale se si vuole davvero affrontare in modo giusto il problema. In effetti, ad ascoltare i tg e leggere i giornali si ha proprio questa impressione: si parla sempre di omicidi in famiglia, e la famiglia è sempre sotto accusa. Ma se si ha la pazienza di andare oltre i titoli si scopre che gli omicidi non sono generati dalla famiglia, ma dalla crisi della famiglia. Come ha spiegato l’anno scorso il presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani, alla presentazione del rapporto Eurispes: «Nelle coppie l’80% degli omicidi avviene nelle fasi in cui la relazione sta finendo o quando è appena finita. Nell’85% dei casi, l’omicida è l’uomo, sia perché di solito sono le donne a lasciare sia perché per l’uomo è più difficile accettare di essere lasciato. A volte poi ci sono questioni di “onore”, specie nei piccoli paesi, oppure economiche, come la perdita della casa, ma anche di affetto, come le difficoltà per vedere i figli». 

Questo è il punto centrale: la criminalizzazione dell’ambito familiare è infatti funzionale a chi vuole distruggere definitivamente la famiglia, tanto è vero che poi si invocano misure e provvedimenti che difendano l’individuo – in questo caso è la donna, ma lo schema funziona anche per i figli – dalla famiglia. Così che l'individuo si trova a dipendere totalmente dallo Stato. Peraltro non è una strategia solo italiana, sono ormai più di venti anni che a livello internazionale le solite lobby anti-famiglia ci provano, e già alla Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo svoltasi al Cairo nel 1994 nel documento finale l’individuo prendeva il sopravvento sulla famiglia come cellula fondamentale della società. Ma se si imbocca questa strada – come si sta facendo - si pongono le premesse per un aumento delle violenze.

Se il problema – come è evidente dai dati - nasce invece dalla crisi della famiglia, dalle separazioni e dai divorzi che – contrariamente a quello che ci vogliono far credere le fiction tv – provocano grandi sofferenze, allora l’unica strada per combattere il fenomeno degli omicidi di prossimità è rafforzare la famiglia, sostenerla, aiutare in tutti i modi ad avere relazioni più stabili e durature. 

In questa prospettiva va assolutamente rigettato il divorzio breve – e si dovrebbe dire il divorzio e basta -; non ci può essere spazio per il riconoscimento delle unioni di fatto, figurarsi quelle gay; la conciliazione famiglia-lavoro deve essere a vantaggio della prima; va promossa una riforma fiscale che prenda in considerazione il reddito familiare; va rafforzato in tutti i modi il diritto-dovere dei genitori ad educare i figli. E per quel che riguarda la Chiesa, bisognerebbe prestare maggiore attenzione ai contenuti dei corsi di preparazione al matrimonio, che spesso sono una patetica riproposizione di buoni sentimenti e luoghi comuni.

Tutto il resto è solo ideologia e sottomissione al politicamente corretto. E a questo proposito ci si lasci spendere solo due parole sul caso di Lerici. Come pare evidente da quanto scritto sopra, il contenuto dell’articolo appeso dal parroco è come minimo fuori tema, senza considerare che suona come una inaccettabile giustificazione della violenza. Forse spinto anche dalle pesanti pressioni esterne, il fuoco “amico” sul parroco è stato comunque impressionante: sono intervenuti in rapida sequenza, e con parole pesanti, il suo vescovo, il presidente dei vescovi italiani e il neo-presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. 

Poi accade che un gruppo di dimostranti esagitati che vogliono contestare don Corsi, fanno irruzione in chiesa interrompendo la messa e soltanto l’intervento dei carabinieri riporta la calma. Ripeto: irruzione in chiesa e interruzione della messa. Silenzio da parte di tutte le autorità ecclesiali. Qualche settimana prima, 8 dicembre, in un’altra parte della Liguria un prete (don Gallo) fa cantare Bella Ciao come canto finale della messa. E ancora silenzio.

C’è qualcuno che ci può spiegare la gerarchia della “gravità” e “tristezza” dei fatti? (R. Cascioli)
Fonte: La nuova bussola quotidiana

La scienziata dal sorriso dolce




Oggi, 30 dicembre 2012, nel primo pomeriggio, è venuta a mancare il Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, durante il trasporto in ambulanza fra la sua abitazione e presso la clinica Villa Margherita di Roma.
La scienziata era nata a Torino il 22 aprile 1909 e a 103 anni era ancora attiva e piena di interessi.
Era nata in una famiglia di ebrei sefarditi (vale a dire i discendenti di quelli espulsi da Isabella di Castiglia) da Adamo Levi, ingegnere, ed Adele Montalcini. Aveva avuto un fratello, lo scultore Gino, morto nel 1974, e due sorelle, Anna e Paola, venutele a mancare ambedue nel 2000.
Era stata compagna d’Università di altri due Premi Nobel, Salvator Luria e Renato Dulbecco.
Il primo agosto del 2001 era stata nominata Senatrice a vita.

Appuntamento per la Veglia di Capodanno

Domani, nella notte di Capodanno, si svolgerà in Piazza San Pietro la tradizionale veglia di preghiera per la pace nelle famiglie e tra le nazioni. L’evento è organizzato dal Movimento dell’Amore Familiare. L'appuntamento è alle 23.15 in Piazza San Pietro davanti al Presepe. A don Stefano Tardani, fondatore del Movimento, Federico Piana ha chiesto cosa ci ricorda oggi la Festa della Santa Famiglia:

R. – La Santa Famiglia ci ricorda la preziosità di ogni famiglia umana: quella piccola come quella grande, che unisce i popoli nella pace e nella lode a Dio. La famiglia è un’opera di Dio e Dio è venuto e si è fatto uomo scegliendo proprio di mostrarsi al mondo attraverso una famiglia.

D. – Cosa ci insegna oggi la Santa Famiglia?

R. - Ci insegna a capire Dio e il suo progetto, a pregare Dio con fede e a confidare in Lui. La Santa Famiglia di Nazareth ci insegna il grande ruolo dei laici, che lavorano e collaborano con Gesù per costruire il suo regno di pace e di verità, di amore e di misericordia. E per costruirlo in questa nostra società difficile, occorre veramente il dono della fede e un grande amore. Accogliendo l’amore umano e la vita umana nei bambini, la Santa Famiglia ci insegna ad accogliere Gesù Bambino, cioè il mistero di Dio in mezzo a noi, il mistero di Dio che si fa uomo per noi, in mezzo a noi. Allora la sua presenza e la sua volontà ci insegnano ad accogliere ed a riconoscere nell’amore coniugale e familiare, come nei bambini e nei piccoli fin dal loro concepimento; ci insegna a cogliere la sua presenza nei poveri e negli ammalati, nelle realtà anche piccole che potrebbero sfuggire a quell’interesse dell’ambizione o del benessere. Ci insegna l’attenzione per tutti coloro che hanno bisogno di noi. E oggi, direi che proprio la famiglia è la più bisognosa di cure: all’interno, per i mali che la feriscono e all’esterno per il problema della casa, del lavoro, delle economie familiari e anche per le politiche che non l’aiutano. Dio ci chiama a costruire famiglie belle, sane e sante; chiama il popolo della vita e le famiglie attorno a sé …

D. – Come possiamo noi far sì che la nostra famiglia sia sempre più simile alla Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe?

R. – Innanzitutto, aprire gli occhi sul mistero della vita: la vita non è un susseguirsi di eventi, di fatti che avvengono senza senso, senza una loro logica. Dio Padre ci ha mostrato il significato e il progetto che ha per questa umanità, che più si allontana da Dio e più sbanda. Abbiamo la responsabilità di accogliere la sapienza che Dio ci mostra in Gesù, Messia, Salvatore e Redentore dell’umanità. Abbiamo la responsabilità e il dono di vivere la sua potenza di amore.

D. – E proprio per aiutare la famiglia con la preghiera e sostenerla invocando il Signore, il Movimento per l’Amore Familiare ha organizzato per domani una veglia in Piazza San Pietro:

R. – Quest’anno, per il decimo anno, la Veglia di preghiera per l’unità e la pace nelle nostre famiglie e tra le nazioni, a Piazza San Pietro, lunedì 31 dicembre, nella notte di Capodanno, dalle ore 23.15 alle 7.00: per tutta la notte, ci sono famiglie che accolgono persone che vengono, amici con i loro familiari, per offrire alla Santa Famiglia le loro intenzioni, le loro preghiere, le loro aspirazioni con una preghiera, e accendendo un lumino proprio davanti al Santo Presepe in Piazza San Pietro.
Fonte: Radio Vaticana

VEGLIA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ E LA PACE NELLE NOSTRE FAMIGLIE E TRA LE NAZIONI 
31/12/2012 dalle ore 23.15 
Roma - Piazza S. Pietro, per tutta la notte 
Milano - Basilica di S.Lorenzo Maggiore, fino alle ore 2.00 
L'Aquila - Parrocchia di S.Sisto, fino alle ore 2.00 
(dettagli)