sabato 30 maggio 2015

Santissima Trinità 2015 -- Anno B



DOMENICA DOPO PENTECOSTE  
SANTISSIMA TRINITÀ
Anno B - Solennità
Nella Solennità della Santissima Trinità, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesù risorto appare su un monte ai suoi discepoli e dice:
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”.
Il Vangelo di oggi ci convoca sul monte, con gli undici discepoli, per ricevere dal Signore l’invio alla missione: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). Ma prima di diventare testimoni per gli altri, è necessario che entriamo noi in contatto vivo, esistenziale con Dio, il Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Dio che Cristo ci ha rivelato non è un principio filosofico-teologico da credere, non è il Dio perfettissimo che dal suo freddo isolamento comanda precetti da osservare, non è neppure il “dio” di una religiosità messa a nostro servizio per uscire dai nostri fallimenti, dalle nostre incapacità o dalle nostre paure. Dio è un mistero di relazione, di comunione: un’infinita relazione d’amore, di amore vero, di amore che si dona totalmente. Noi siamo stati creati da questo amore e per amore, “siamo stati creati a immagine della comunione divina” (Evangelii Gaudium, 178), per godere di essa già sin d’ora, anticipata soprattutto nella gioia del banchetto fraterno, e poi per divenire commensali del banchetto eterno in cielo, rivestiti delle bianche vesti della grazia nuziale (cf Ap 7,14). Lasciamoci oggi immergere in questo mistero di comunione: lo Spirito Santo, vincolo d’amore tra Padre e Figlio”, unisca anche noi nello stesso vincolo d’amore. (Pasotti)
*
 MESSALE
Antifona d'Ingresso
Sia benedetto Dio Padre,
e l'unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo:
perché grande è il suo amore per noi.

 
Colletta

O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, f
a' che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l'unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore...

Oppure:

O Dio altissimo, che nelle acque del Battesimo ci hai fatto tutti figli nel tuo unico Figlio, ascolta il grido dello Spirito che in noi ti chiama Padre, e f
a' che obbedendo al comando del Salvatore, diventiamo annunziatori della salvezza offerta a tutti i popoli. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te...

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
  Dt 4, 32-34. 39-40
Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro.
 

Dal libro del Deuteronòmio 
Mosè parlò al popolo dicendo: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita tu, e che rimanesse vivo?
O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?
Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro.
Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».
 

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 32
Beato il popolo scelto dal Signore.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell'amore del Signore è piena la terra.

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

Ecco, l'occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L'anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.


Seconda Lettura
  Rm 8, 14-17
Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: 
«Abbà! Padre!».
 

Dalla let
tera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
 

Canto al Vangelo
  Cf Ap 1,8
Alleluia, alleluia.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo:
a Dio che è, che era e che viene.

Alleluia.

 
    
Vangelo 
 Mt 28, 16-20
Battezzate tutti popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
 

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io so­no con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»
*

“Immersi” nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Commento al Vangelo della Santissima Trinità 2015 -- Anno B


Per celebrare la Santissima Trinità la Chiesa ci “fa discepoli” dicendoci: “Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te”, apri cioè i libri di storia e chiedi alle vicende che in esse vi sono descritte se “vi fu mai cosa grande come questa”. Chiedi in giro se oggi, nel mondo, si è udita una “cosa simile a questa”.
Anche in occasione di questa Solennità, infatti, la Chiesa, non spiega teoricamente un dogma, ma annuncia un fatto concreto, visibile, sperimentabile: Dio esiste, ed è “Padre, Figlio e Spirito Santo”. E’ questa la cosa inaudita, che non leggerai su nessun giornale e non sentirai in nessun telegiornale.
E perché, invece, la Chiesa lo può annunciare “andando e ammaestrando tutte le nazioni”? Perché è testimone che “Dio è venuto a scegliersi una nazione in mezzo alle altre con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori”.
La Chiesa ha cioè sperimentato che Dio ha scelto un pugno di uomini tra i più poveri e deboli, un resto di “schiavi” per liberarli dalle catene del demonio che soggioga tutte le nazioni della terra, e farne dei “figli di Dio” riuniti in una nazione santa.
Questi suoi figli hanno visto “sotto i loro occhi” il “potere” che veniva dal “Cielo”, ovvero più forte della morte, che il Padre ha dato al suo Figlio “sulla terra”; hanno “udito la voce di Dio parlare dal fuoco” e sono “rimasti vivi”, sperimentando cioè l’ardere dello Spirito Santo bruciare ogni peccato, e scrivere nel loro cuore “le Leggi e i comandi” che nessun uomo con le sue forze è in grado di compiere.
Celebrando la Santissima Trinità dunque, la Chiesa narra e canta i memoriali dell’amore di Dio, professando con gratitudine e coraggio la sua fede. Non a caso, infatti, il Credo che recitiamo dopo la proclamazione della Parola di Dio e prima della liturgia eucaristica segue una divisione Trinitaria.
E’ questo credo che unisce la Parola predicata, ascoltata e accolta al suo compimento sull’altare. E’ la fede della Chiesa che ci fa passare dalla Parola del Padre alla sua Incarnazione nel Figlio sino al compimento del suo Mistero Pasquale nello Spirito Santo che trasforma, come le specie eucaristiche, la nostra vita.
Noi crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo perché siamo stati “battezzati” in loro, “immersi” cioè nell’amore del Padre che non ci ha mai giudicati ma ha provveduto con pazienza e fedeltà alla nostra vita; nell’amore del Figlio che si è fatto uomo come noi per entrare nella morte che, impaurendoci, ci ha tenuti schiavi, e risorgere insieme a noi da tutte le situazioni di peccato che ci impedivano di amare; nell’amore dello Spirito Santo che ci è stato donato e ha fatto di noi i “figli adottivi di Dio per mezzo del quale gridiamo a Dio “Abbà, Padre!”.
Per questo, dopo aver celebrato il Tempo Pasquale, compimento della missione di Gesù che ci ha salvati, siamo chiamati oggi ad “andare” anche noi “in Galilea, sul Monte che Gesù ha fissato” alla sua Chiesa, quello dove aveva annunciato le Beatitudini e profetizzato l’uomo nuovo che vive “guidato dallo Spirito Santo” secondo le parole del Discorso detto appunto della Montagna. Siamo cioè chiamati ad accogliere in noi il suo compimento per uscire in missione e testimoniarlo al mondo.
E’ vero che alcuni di noi stanno ancora “dubitando”… E’ davvero impossibile per l’uomo che guarda a se stesso “partecipare alle sofferenze di Cristo per partecipare alla sua gloria”.
Insomma, questo blocco granitico di orgoglio e superbia, questo pallone gonfiato dall’ipocrisia che sono io può davvero “ereditare” da Dio la stessa vita eterna che ha “ereditato” Cristo?
Si fratelli, tu ed io, così come siamo oggi possiamo diventare “figli di Dio”. O pensate che tra gli “undici discepoli” Gesù abbia scartato per inidoneità quelli che “dubitavano”? Certo che non li ha scartati, Lui conosce tutti quelli che ha “scelto”. Non a caso quella mattina erano “undici”: Giuda, infatti, chiuso nella superbia che gli aveva impedito di abbandonarsi alla misericordia di Dio, si era autoescluso uccidendosi.
Ed è stato un segno profetico: per salire sul Monte e obbedire a Gesù dobbiamo dare morte al nostro uomo vecchio che dispera della salvezza e non crede al perdono e alla possibilità di cambiare vita nelle acque di misericordia che ci attendono nel grembo della Chiesa.
Esso è il segno del cuore di Dio dove possiamo conoscere l’amore trinitario e credere in Essa, per “sapere oggi e conservare bene nel nostro cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra, e che non ve n’è altro”.
Non c’è altro luogo dove imparare a credere al Mistero della Trinità che la comunità cristiana. In essa Gesù “si avvicina” con la Parola, i sacramenti e la carne dei fratelli, per essere “con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”: ciò significa che potremo sperimentare “il potere che gli è stato dato in Cielo” dove è entrato vittorioso sulla morte” in ogni circostanza che vivremo “in terra”.
Per “andare e ammaestrare tutte le nazioni” occorre, infatti, avere l’esperienza di essere “usciti dall’Egitto”, perché è lì che Dio viene “tutti i giorni” a “scegliere” ciascuno di noi.
Coraggio allora, perché siamo stati scelti per rivelare alle nazioni l’amore della Trinità, la possibilità offerta da Dio ad ogni uomo di essere “battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” perché tutti, nessuno escluso, consegnino al loro amore i propri peccati e rinascere senza paura come figli di Dio!
Ma per “ammaestrare” le nazioni abbiamo bisogno di ascoltare noi per primi il Maestro che insegna “tutti i giorni” nella Chiesa; e in essa sperimentare i “prodigi” che il Padre compie in noi per entrare con il Figlio nelle “battaglie” contro il demonio, il mondo e la carne e lasciarci guidare dal “braccio teso” e dalla “mano potente” dello Spirito Santo per discernere, in tutto, “i comandi e le leggi” che siamo chiamati ad osservare.
Solo così saremo “felici noi e i nostri figli dopo di noi, restando a lungo nella terra” che è la comunità cristiana, dove gustare le primizia della vita che “il Signore nostro Dio ci darà per sempre”. Fratelli, il mondo che per essere felice si sta degradando nelle caricature più turpi e tragiche dell’amore che feriscono tanti figli innocenti di matrimoni improbibili, sarà “ammaestrato” solo se vedrà realizzarsi in noi la “felicità” di una vita piena nell’amore autentico, cioè libero e gratuito, trasmessa anche ai nostri figli. 

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SS. Trinità di Rublev


Quel Dio in tre persone fondamento della realtà
di Angelo Busetto

Pur se lo diceva Kant, si tratta di un’affermazione sbagliata: “Dal dogma della Trinità, preso alla lettera, non si potrebbe assolutamente ricavare nulla per la prassi, anche nel caso in cui si credesse di capire… Che dobbiamo onorare tre o dieci persone della divinità, non si può trarre da questa differenza, alcuna regola diversa per la condotta della vita”.

L’onda lunga del grande protagonista dell’illuminismo ha percorso i secoli travolgendo l’arida formula del catechismo che proclamava ‘un solo Dio, essere perfettissimo’. A Kant avrebbe potuto rispondere già Origene, il più grande erudito dei primi secoli cristiani: “La formula battesimale trinitaria è la triplice fune che non si spezza, alla quale è sospesa tutta la Chiesa, che in essa ha il suo sostegno”.

Per grazia, continuiamo a credere in un solo Dio in tre persone, fondamento della realtà e principio di ogni persona e dell’intera società. Sarà significativo ricordare che nei secoli delle controversie trinitarie, imperatori e capi ‘cristianizzati’ appoggiavano l’arianesimo. Perché? L’arianesimo, eliminando la divinità di Gesù Figlio di Dio e abolendo la struttura trinitaria, faceva del Dio solitario il patron del potere assoluto.     
Dalla Trinità trae origine la struttura della persona, costituita di intelligenza e amore perché creata ‘a immagine e somiglianza’ del Dio trinitario, come ricorda Sant’Agostino. La Trinità è il fondamento di ogni relazione esistente al mondo. L’unico Dio non è un sasso, ma una catena montuosa di conoscenza e amore: il Padre trova la propria immagine nel Figlio Unigenito e lo ama nel flusso infinito dello Spirito Santo. San Giovanni Damasceno immagina le relazioni delle tre persone divine come una danza di amore, quasi al modo dei danzatori di Matisse; un circolo fantastico di persone che ‘danzano in cerchio’, trattenendosi nel vincolo della conoscenza e dell’amore; talmente unite da costituire un Dio solo; talmente diverse da proiettarsi l’una verso l’altra in un vortice di conoscenza e di amore.

Tutta la realtà creata sgorga dalla sovrabbondanza divina, come libero dono del ‘Signore che dà la vita’. L’intero universo è intrecciato di relazioni che si svolgono a vari piani, da quello chimico-fisico a quello umano e spirituale; dal turbinio della vita dell’atomo all’espansione indefinita delle galassie. Assai più nella fioritura della persona e del suo destino, nella comunione interpersonale che ci immerge nel mare dell’amore e della sapienza divina: amicizia e amore,  famiglia e comunità, in un cerchio che si dilata senza confine.

E’ la grande opera del Figlio di Dio che si fa uomo portando a compimento la ‘immagine divina’ per la singola persona e l’intera umanità. Lo smarrimento della ‘fede trinitaria’ non immiserisce soltanto la nostra conoscenza di Dio, ma inaridisce la conoscenza dell’uomo e appiattisce lo slancio della vita in formule di uguaglianza che spengono ogni originalità. Il respiro trinitario allarga il panorama della conoscenza e dell’amore, accoglie e valorizza la differenza nel circolo dell’unità, apre alla primavera di una vita ‘che sempre sgorga e sempre rifluisce’.

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L’ospitalità e la Trinità

Una meditazione sull’epifania di Mamre
di Robert Cheaib

L’ospitalità è un esercizio sublime dell’amore, che è compimento della legge (cf. Rm 13,10), ed è uno specchio dell’essenza stessa di Dio che è amore (cf. 1Gv 4,8). Nell’esercizio dell’amore ospitale, noi dimoriamo in Dio e Dio dimora in noi (cf. 1Gv 4,16). Per questo «nella virtù di carità la vita dell’uomo in qualche modo si identifica di fatto alla vita divina e l’uomo stesso diviene simile a Dio… Abramo vede Dio, perché è simile a Lui. È precisamente il suo amore puro e generoso per gli uomini che gli fa riconoscere sotto il loro aspetto, il suo Dio».
L’ospitalità dell’amore fa parte della realtà stessa di Dio. «Dio è in sé e per se stesso: ospite e antagonista, padre e figlio, spazio di avversità e di ospitalità». La differenza nel Dio Tri-uno non conduce all’in-differenza, ma alla circumincessio e alla “danza”; non conduce all’ostilità ma all’ospitalità. L’Altro non suscita in Dio allergia, ma piuttosto allegria, diventa l’allegria stessa: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). In Dio, l’alterità non è semplicemente tollerata, ma è generata (il Figlio); l’altro non incupisce l’orizzonte, ma lo costituisce, diventa il Soffio e il respiro della relazione d’amore (lo Spirito Santo).
L’ospitalità manifesta la Trinità, ma la Tradizione cristiana antica ha voluto andare ancora oltre parlando di epifania trinitaria nell’ospitalità di Abramo a Mamre (cf. Gen 18). Lo stesso Ambrogio commenta l’inizio del racconto così: «E volgendo lo sguardo – è detto – vide, ed ecco tre uomini stavano in piedi davanti a lui. E, appena li vide, corse loro incontro. Osserva in primo luogo il mistero della fede: gli apparve Dio ed egli vide tre persone. Colui al quale Dio si manifesta vede la Trinità (cuius Deus refulget Trinitatem videt): non accoglie il Padre senza il Figlio né professa il Figlio senza lo Spirito Santo». In un altro testo il santo di Milano scrive: «Abramo vide la Trinità sotto figura…accorgendosi di tre persone e adorandone una sola. Vede tre, ma venera l’unità».
L’ospitalità è una categoria che riassume l’esperienza religiosa, quella cristiana in particolare. Ha inizio con l’accoglienza dell’anelito di Dio che c’è in noi, il “cuore inquieto” che richiama l’Amato. Prosegue con tutta l’esperienza di ospitalità reciproca tra l’uomo e Dio attestato nella Scrittura, culminando, infine, nell’accoglienza del Dio-Ospite-Ostia.
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Il presente articolo è estratto dal libro Alla presenza di Dio. Per una spiritualità incarnata, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2015.

Io posso perdonare perchè Dio perdona.



Folgorante la risposta ai giornalisti del fratello di Corazon, la donna falciata ieri a Roma da un'auto in fuga. Un intero trattato di Teologia in una frase. Che lezione! 

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La lezione del fratello di Corazon

Non ho mai apprezzato il fatto che ai parenti stretti della vittima appena uccisa si faccia la domanda se perdonano l’assassino. Bisogna avere rispetto per le persone e per le situazioni. E ci sono situazioni nelle quali il perdono è l’ultima cosa che viene in mente, anche per chi ha fede. Proprio per questo spiccano le parole e la testimonianza del fratello di Corazón “Corina” Abordo, la madre filippina falciata qualche giorno fa dall’auto guidata dal giovane rom nelle vie del quartiere Boccea.
Sono parole che spiccano per la naturalezza con cui sono state pronunciate, per la grande fede che lasciano trasparire, per l’insegnamento che ci arriva. «Il nostro cuore è troppo spezzato. Io posso perdonare perché Dio perdona…». Certo, chiede giustizia il fratello di Corazón, ma dice di poter perdonare chi gli ha assassinato la sorella. E a chi gli chiede conto, durante la veglia in piazza del Campidoglio, del razzismo contenuto in certi messaggi riguardanti i rom, il fratello della vittima dice: «Non c’è più rabbia, né odio. Anche loro sono umani».
Una grande e semplice lezione di cristianesimo sul modo di guardare e trattare gli immigratiche ci arriva da un immigrato ormai da lungo tempo diventato cittadino italiano. Non era tenuto a dire queste parole, tutti avremmo capito se avesse usato altri toni e altri argomenti, quei toni e quegli argomenti che suonano barbari in bocca a politici in cerca di visibilità e di voti, ma che si giustificano in chi ha perso un familiare in un modo così insensato. Proprio per questo la semplice testimonianza del fratello di Corazón è una boccata d’ossigeno.
Tornielli

Udienza di Papa Francesco ai partecipanti all’Incontro promosso dall’Associazione Scienza & Vita.



Il  tweet di Papa Francesco: "Signore, donaci la grazia dello stupore dell’incontro con Te." (30 maggio 2015)

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Udienza di Papa Francesco ai partecipanti all’Incontro promosso dall’Associazione Scienza & Vita. "L’amore di Cristo ci spinge (cfr 2 Cor 5,14) a farci servitori dei piccoli e degli anziani, di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita"

Sala stampa della Santa Sede
Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Convegno promosso dall’Associazione Scienza & Vita che si è svolto ieri a Roma presso il centro congressi Tv2000 in Via Aurelia, sul tema “Quale scienza per quale vita?”. Riportiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:
Cari fratelli e sorelle,
vi accolgo in occasione del decennale di fondazione della vostra Associazione, e vi ringrazio per questo incontro e per il vostro impegno. Ringrazio in particolare la Signora Presidente per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi.
Il vostro servizio a favore della persona umana è importante e incoraggiante. Infatti la tutela e la promozione della vita rappresentano un compito fondamentale, tanto più in una società segnata dalla logica negativa dello scarto. Per questo, vedo la vostra Associazione come delle mani che si tendono verso altre mani e sostengono la vita.
È un sfida impegnativa, nella quale vi guidano gli atteggiamenti dell’apertura, dell’attenzione, della prossimità all’uomo nella sua situazione concreta. Questo è molto buono. Le mani che si stringono non garantiscono solo solidità ed equilibrio, ma trasmettono anche calore umano.
Per tutelare la persona voi ponete al centro due azioni essenziali: uscire per incontrare e incontrare per sorreggere. Il dinamismo comune di questo movimento va dal centro verso le periferie. Al centro c’è Cristo. E da questa centralità vi orientate verso le diverse condizioni della vita umana.
L’amore di Cristo ci spinge (cfr 2 Cor 5,14) a farci servitori dei piccoli e degli anziani, di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita. L’esistenza della persona umana, a cui voi dedicate la vostra sollecitudine, è anche il vostro principio costitutivo; è la vita nella sua insondabile profondità che origina e accompagna tutto il cammino scientifico; è il miracolo della vita che sempre mette in crisi qualche forma di presunzione scientifica, restituendo il primato alla meraviglia e alla bellezza. Così Cristo, che è la luce dell’uomo e del mondo, illumina la strada perché la scienza sia sempre un sapere a servizio della vita. Quando viene meno questa luce, quando il sapere dimentica il contatto con la vita, diventa sterile. Per questo, vi invito a mantenere alto lo sguardo sulla sacralità di ogni persona umana, perché la scienza sia veramente al servizio dell’uomo, e non l’uomo al servizio della scienza.
La riflessione scientifica utilizza la lente d’ingrandimento per soffermarsi ad analizzare determinati particolari. E grazie anche a questa capacità di analisi noi ribadiamo che una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Vorrei, però, che andassimo oltre, e che pensassimo con attenzione al tempo che unisce l’inizio con la fine. Pertanto, riconoscendo il valore inestimabile della vita umana, dobbiamo anche riflettere sull’uso che ne facciamo. La vita è innanzitutto dono. Ma questa realtà genera speranza e futuro se viene vivificata da legami fecondi, da relazioni familiari e sociali che aprono nuove prospettive.
Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici. Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana. È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente.
Cari amici, vi incoraggio a rilanciare una rinnovata cultura della vita, che sappia instaurare reti di fiducia e reciprocità e sappia offrire orizzonti di pace, di misericordia e di comunione. Non abbiate paura di intraprendere un dialogo fecondo con tutto il mondo della scienza, anche con coloro che, pur non professandosi credenti, restano aperti al mistero della vita umana.
Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca. E, per favore, non dimenticate di pregare per me! Grazie.

Let there be love shared among us



Let there be love shared among us
Let there be love shared among us
Let there be love in our eyes
May now Your love sweep this nation.
Cause us oh Lord to arise
Give us a fresh understanding
Of brotherly love that is real,
Let there be love shared among us,
Let there be love

Let there be hope shared among us
Let there be hope in our eyes
May now Your hope sweep this nation.
Cause us oh Lord to arise
Give us a fresh understanding
Of brotherly love that is real,
Let there be hope shared among us,
Let there be hope.

Let there be joy shared among us
Let there be joy in our eyes
May now Your joy sweep this nation.
Cause us oh Lord to arise
Give us a fresh understanding
Of brotherly love that is real,
Let there be joy shared among us,
Let there be joy.

Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Torino (21-22 giugno 2015) - Programma



Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Torino (21-22 giugno 2015) - Programma
Sala stampa della Santa Sede

Domenica 21 giugno

ore 6,30
Partenza in auto dal Vaticano per l’aeroporto di Ciampino
ore 7,00
Decollo dall’aeroporto di Ciampino per Torino Caselle
ore 8,00
Arrivo all’aeroporto di Torino Caselle
Il Santo Padre è accolto da:
- S. E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
- On. Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte
- Dottoressa Paola Basilone, Prefetto di Torino
- On. Piero Fassino, Sindaco di Torino
Trasferimento in auto a Piazzetta Reale. A piazza Rebaudengo il Santo Padre sale sull’auto scoperta
ore 8,30
Piazzetta Reale: Incontro con il mondo del lavoro
Saluti di un’Operaia, di un Agricoltore e di un Imprenditore
Discorso del Santo Padre
Terminato l’incontro, il Santo Padre entra a piedi nella Cattedrale
ore 9,15
In Cattedrale: Preghiera davanti alla Sindone e breve sosta davanti all’altare del Beato Pier Giorgio Frassati
Sono presenti: suore di clausura e sacerdoti ospiti delle case del Clero della Diocesi, il Capitolo dei canonici, la Commissione Sindone, alcuni parenti
del Beato Piergiorgio Frassati, il Cardinale Poletto e i vescovi della Conferenza Episcopale Piemontese e Valdostana
ore 10,00
Il Santo Padre lascia la Cattedrale e si reca in Piazza Vittorio
ore 10,45
Piazza Vittorio: Concelebrazione eucaristica
Omelia
Angelus
Ringraziamento di S. E. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino
Al termine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre raggiunge in auto l’Arcivescovado
Lungo via dell’Arcivescovado sono schierati, al passaggio del Santo Padre, i Militari dell’attigua Scuola di Formazione
ore 13,00
In Arcivescovado: pranzo con i Giovani detenuti del Carcere minorile “Ferrante Aporti”, alcuni immigrati e senza fissa dimora e una famiglia Rom
ore 14,30
Il Santo Padre lascia l’Arcivescovado e si reca al Santuario della Consolata
ore 14,40
Santuario della Consolata: Visita e preghiera in privato
Nel santuario sono presenti i sacerdoti ospiti della Casa
ore 14,45
Il Santo Padre esce dal Santuario e si trasferisce alla Basilica di Maria Ausiliatrice
ore 15,00
Basilica di Maria Ausiliatrice: Incontro con i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice
Sul piazzale antistante la Basilica il Santo Padre saluta i giovani educatori e animatori degli oratori
Saluti di Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, e di Suor Yvonne Reungoat, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Discorso del Santo Padre
ore 16,00
Il Santo Padre raggiunge in auto il Cottolengo
Chiesa del Cottolengo: Incontro con gli Ammalati e i Disabili
Saluti di Don Lino Piano, Padre della Piccola Casa e di un Ammalato
Discorso del Santo Padre
ore 17,30
Terminato l’incontro con gli Ammalati, il Santo Padre lascia il Cottolengo e si reca in auto in Piazza Vittorio
ore 18,00
Piazza Vittorio: Incontro con i Ragazzi e i Giovani
Saluti e domande di alcuni giovani
Discorso del Santo Padre
Concluso l’incontro con i Giovani, il Santo Padre rientra in Arcivescovado
ore 19,30
In Arcivescovado: cena e riposo
Lunedì 22 giugno
ore 8,45
Il Santo Padre lascia l’Arcivescovado e si trasferisce in auto al Tempio Valdese, in Corso Vittorio Emanuele II
ore 9,00
All’ingresso del Tempio il Santo Padre è accolto da:
- Pastore Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese
- Presidente del Concistoro della Chiesa Evangelica Valdese
- Pastore Paolo Ribet
Nel Tempio:
Saluto del Pastore Paolo Ribet
Saluto del Pastore Eugenio Bernardini
Discorso del Santo Padre
Canto Corale, e preghiera del Padre Nostro
Terminato l’incontro, il Santo Padre si trasferisce nel salone attiguo per incontrare una Delegazione e scambio di doni
ore 10,15
Il Santo Padre lascia la chiesa Valdese e rientra in Arcivescovado
In forma strettamente privata, il Santo Padre incontra alcuni Suoi Famigliari; celebra per loro la Santa Messa nella Cappella dell’Arcivescovado e pranza con loro in Arcivescovado
ore 16,30
Prima di lasciare l’Arcivescovado, il Santo Padre incontra brevemente i membri del Comitato dell’Ostensione, gli organizzatori e i sostenitori della visita
ore 17,00
Il Santo Padre parte in auto dall’Arcivescovado e raggiunge l’aeroporto di Torino Caselle. Lungo il percorso il Santo Padre viene salutato dai giovani dell’Estate Ragazzi
ore 17,30
Decollo da Torino Caselle.
ore 18,30
Atterraggio all’aeroporto di Ciampino

Immediato trasferimento in auto in Vaticano

Celentano, Salvini e le nozze gay



"Sto cominciando a pensare a Salvini". Adriano Celentano, sul suo blog "Il mondo Adriano", chiude così un suo intervento scritto sulla vicenda dell'auto che ha travolto nove passanti a Roma, uccidendo una donna.
Ciao GrillòRenzi! Mentre voi ve la battete sul tavolo dei “VOTI”, nel frattempo a Roma c’è un’ auto che sfreccia a 180 km all’ora e, con noncuranza travolge 9 passanti, trascinandosi per 50 metri una giovane donna che poi MUORE. Otto i feriti di cui quattro in modo grave. Ma voi, così concentrati nella lotta a chi arriva primo, vi dimenticate di parlare del problema “non più importante” ma VITALE che è la CERTEZZA della PENA. Perché la gente dovrebbe consumare di più se ha paura anche a uscire di casa? E chi se ne frega degli 80 Euro o del diritto di cittadinanza se poi arriva una macchina e ti travolge. Poveri illusi, la tanto invocata “crescita” di cui parlano gli economisti e l’accecata massa politica, non ci sarà mai. Nessuno ha capito che il famoso aumento dei consumi e’ strettamente legato a un disegno artistico che può scaturire solo attraverso il sorriso dei cittadini. Ma se i cittadini hanno paura e si sentono abbandonati, non sorridono. E se non sorridono, non consumano. Quindi?… Sto cominciando a pensare a Salvini.

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Matteo Salvini contro le nozze gay: "Non chiamiamoli matrimoni. Quello prevede un uomo, una donna e dei figli" 

 "Rispetto le scelte di vita di chiunque ma sono contrario al matrimonio. Quello vero pretende la presenza di un uomo e una donna, che fanno nascere dei figli". Lo ha sottolineato nel corso di una trasmissione televisiva a Telenuovo Padova Matteo Salvini. "Rispetto tutti - ha aggiunto - gay, lesbiche, transessuali ognuno è libero di vivere come vuole. Allora riconosciamogli qualcosa: chiamiamole unioni civili, o qualcosa del genere ma scopiazzare il matrimonio non è giusto".
"Per le coppie gay sono disponibile a ragionare di diritti, sotto qualunque punto di vista, però il matrimonio prevede l'uomo e la donna e il bambino dal mio punto di vista deve essere adottato da una mamma e da un papà - ha aggiunto Salvini -. Chiamiamole unioni civili, però scopiazzare il matrimonio facendo finta che un bimbo possa avere due mamme e due papà non va bene, non sono d'accordo"
http://www.huffingtonpost.it/

Matrimonio: 30 casi di discriminazione




di Elisabetta Pittino

“Puniti perché credono nel matrimonio tradizionale: 30 casi” è il titolo di un pamphlet edito da Coalition for Marriage una coalizione appunto che raggruppa varie associazioni, gruppi, individui del Regno Unito che sostengono il matrimonio naturale (maschio e femmina, è meglio essere chiari) e si oppone alla sua ridefinizione. L’accesso al matrimonio omosessuale è attualmente presentato come una questione di eguaglianza e non discriminazione. In questo senso si stanno muovendo insistentemente le Istituzioni Europee, con documenti, risoluzioni, raccomandazioni. Parola d’ordine: adottare misure contro la discriminazione fondata sull’orientamento omosessuale o l’identità di genere. Le altre discriminazioni? Non sono urgenti, valgono meno. Si parla di diritti umani che devono essere garantiti e rispettati nell’intero continente. Il Consiglio d’Europa è il principale attore di questa battaglia.
Discriminazione…che brutta parola, che brutta cosa. Discriminare non si può, non si deve. Eppure anche la discriminazione non è uguale per tutti. Alcune categorie, alcune persone possono essere discriminate, altre no. Chi decide? È semplice, il più forte. Oggi il più forte, in termini di potere, sono i portatori del genderpensiero, una élite, di numero limitato, ma con grandi mezzi (non necessariamente intellettivi, creativi e culturali). I trenta casi di persone discriminate (e non sono tutti) riportati da C4M riguardano persone qualunque, discriminate perché hanno espresso il loro pensiero, il loro credo sul matrimonio visto come unione tra maschio e femmina. Ed ecco che la Ashers Baking Company, della famiglia McArthur, è stata portata in Tribunale dalla Commissione per l’Uguaglianza dell’Irlanda del Nord. L’accusa? Avere rifiutato di fare una torta a sostegno di una campagna pro-gay. Commercio libero? No. Libertà di coscienza, di pensiero? No.

Adrian Smith, manager a Manchester, è stato degradato, ha subito la riduzione del 40% dello stipendio per avere scritto che i matrimoni gay in chiesa sarebbero “una uguaglianza troppo ampia”. Quattro parole scritte nel suo tempo libero, su facebook, nella parte non visibile al pubblico. Cattivo! E se a scuola ti rifiuti di leggere un libro di fiabe che promuove l’omogenitorialità, allora può avvenire, come ad un insegnate di Londra, che non sari più insegnate, ma insegnate di sostegno. Certo la scuola voleva promuovere l’omosessualità. Sempre in Inghilterra, tutte le Agenzie di adozione cattoliche sono state obbligate a chiudere oppure ad abbandonare il loro credo. Il loro reato era dare in adozione i bambini solo a coppie “tradizionali”.
Mons. Mario Conti, mentre era Arcivescovo di Glasgow, è stato segnalato alla polizia dal parlamentare verde Patrick Harvie per avere parlato, durante una sua predica, a sostegno del matrimonio naturale. Sarah Mbuyi, un’infermiera di Londra, è stata licenziata per avere risposto negativamente alla domanda di una sua collega che le chiedeva se credeva nel matrimonio tra persone dello stesso sesso. Jean –Michel Colo, sindaco francese da oltre 30 anni, è stato citato in tribunale da una coppia gay dopo essersi rifiutato di portare avanti il loro matrimonio omosessuale. Andrew Mc Clintok, magistrato, è stato obbligato a dare le dimissioni perché non credeva che fosse nel migliore interesse dei minori affidare bambini a coppie dello stesso sesso. Fioristi, fotografi, B&B in USA e in Europa sono stati multati pesantemente (risarcimento danni) per avere rifiutato di prestare la loro opera in occasione di matrimoni omosessuali e non sanno se potranno continuare a lavorare. L’arcivescovo di York, John Sentamu, nero, ha ricevuto mail di odio con insulti razziali dopo essersi espresso contro i piani del governo del Regno Unito sulla ridefinizione del matrimonio. La dott.ssa Angela McAskill, non udente, Direttore dell’Ufficio delle Diversità presso un’Università in America, è stata sospesa per avere firmato una petizione che solo gli elettori avrebbero dovuto decidere se il ridefinire il matrimonio. David Burrowes, parlamentare, è stato minacciato, per avere affermato che la ridefinizione del matrimonio non era necessaria perché le unioni civili già davano alle coppie dello stesso sesso l’uguaglianza con le coppie sposate. E così via.
I 30 casi si possono leggere su http://c4m.org.uk/downloads/30cases.pdf
Discriminazione? Sì e pure tanta, odiosa, quella contro chi non ha un credo gender. Questi casi, che sono solo alcuni tra quelli arrivati alla ribalta delle cronache (pensiamo anche al caso Barilla, o ai recenti boicottaggi per le dichiarazioni pacate di Dolce&Gabbana; ai “Genitori preoccupati”, quei genitori tedeschi messi in prigione per non avere fatto partecipare i figli alle lezioni di gender a scuola) aprono un orizzonte su quello che sta succedendo e che succederà, non nei paesi che hanno regimi dittatoriali o simili, ma nei paesi “civilizzati”, quelli che si battono per i diritti umani.
Negli ultimi anni sono 12 i paesi europei dove si è legalizzato il matrimonio omosessuale (Olanda 2001, belgio 2003, Spagna 2005, Svezia 2009, Norvegia 2009, Portogallo 2010, Islanda 2010,Danimarca 2012, Francia, Inghilterra e Galles 2013, Lussembrugo 2014, Irlanda 2015). Nello stesso tempo sono 13 i paesi che hanno costituzionalizzato la definizione del matrimonio come strettamente eterosessuale e monogamo: Bielorussia (art. 32), Bulgaria (art. 46), Croazia (art. 62), Ungheria (art. L.1), Lettonia (art. 110), Lituania (art. 38), Moldavia (art. 48.2), Montenegro (art. 71), Polonia (art. 18), Serbia (art. 62), Slovacchia (art. 41) Ucraina (art. 51), e di recente la Macedonia.
C’è da combattere…la schiavitù è stata battuta, il nazismo è stato battuto, Pol Pot è stato battuto… lottiamo con la parola, con la libertà, con la conoscenza, con l’intelletto, con il consiglio, con la fortezza, con la scienza, con la pietà, con il Timore di Dio. Con l’Amore, non con la punizione, non con le minacce, non con la discriminazione, con la Croce che abbraccia ogni donna e ogni uomo senza discriminazione.
Non prevalebunt!
30/05/2015 La Croce quotidiano