| Pontificia Università Urbaniana |
| CONVEGNO INTERNAZIONALE |
| IN ASCOLTO DELL’ASIA : LE VIE PER LA FEDE |
| Società e religioni fra tradizione e contemporaneità |
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| Roma, 15-17 aprile 2013 |
È vera l’affermazione dell’inquisitore giapponese? Nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Asia (1999), Giovanni Paolo II iniziava il documento scrivendo: «La Chiesa in Asia canta le lodi del “Dio della salvezza” (Salmi, 68 [67], 20) per avere scelto di dare inizio al suo piano salvifico sul suolo dell’Asia, mediante uomini e donne di quel continente. È stato in Asia, infatti, che Dio sin dall’inizio rivelò e portò a compimento il suo progetto salvifico» (n. 1). A Manila, quel Pontefice, il 15 gennaio 1995, aveva detto: «Come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare e raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo» (ibidem, n. 1).
Questo nostro convegno si riaggancia a quella speranza manifestata dal Sommo Pontefice, quasi facendo sua l’ansia di tutta la Chiesa.
Non si tratta qui di dare spiegazioni sui tanti perché il continente asiatico sia stato meno aperto al Vangelo; a tale questione si dedica con passione e competenza la ricerca storica, si tratta di «Mettersi in ascolto dell’Asia», come propone il tema del nostro convegno. Se è vero che il continente asiatico è stato raggiunto dall’Europa dapprima per vie terresti e poi marittime, il concetto di aprire o percorrere “vie”, come in passato, rimane ancora oggi fondamentale e valido. L’Asia va “percorsa”, va “conosciuta”, va “apprezzata” (anche per quel feeling che si crea in chi l’adotta come sua terra), va “stimata” (penso al suo alto grado di civiltà) e, infine, va “amata”, direi come un corpo che mi appartiene. Credo che non dissimili fossero i sentimenti che intimamente animarono i primi missionari, come li cogliamo da tante loro corrispondenze giacenti nei nostri archivi, e i missionari di oggi, nonostante le immense difficoltà e a volte le non piccole persecuzioni patite. Come sono esistite la via della seta, la via delle spezie, la via della cultura, esiste anche la via della fede. È sintomatico che quando Marco Polo nel XIII secolo partì per la Cina portasse con sé una piccola Bibbia manuale, oggi conservata presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, che la Treccani ha riportato all’attenzione anche con una preziosa pubblicazione in lingua italiana e cinese, dal titolo In Via in Saecula — La Bibbia di Marco Polo tra Europa e Cina (Roma, 2012, XLIV + 420 pagine). Quel grande viaggiatore non portava con sé solo progetti e mercanzie, ma la Parola di Dio, che gli fu Parola di vita, compagna di viaggio, consolazione nelle difficoltà e forse speranza di bene per il popolo cinese. Un volume, quella Bibbia manuale, che va oltre il significato culturale in sé, e che prossimamente tornerà in Cina, a Shanghai e Pechino, per momenti di valorizzazione storico-culturale e religiosa. In verità, non fu la prima volta che la Parola di Dio arrivava in Cina; storicamente sappiamo che il cristianesimo era arrivato in quella Terra almeno dall’VIII secolo, introdotta dai monaci siriaci attraverso l’Asia centrale. Il ramo della vite piantata nel Vicino Oriente da Gesù («Io sono la vera vite», Giovanni, 15, 5) era riuscita a estendere i suoi rami, attraversando tutta l’Asia fino nella lontana Cina, come bene attesta il credo professato a Xian, oggi leggibile nella famosa stele detta appunto di Xian, la capitale dell’Ovest. Giovanni da Montecorvino, dopo Marco Polo, raggiungerà Khambalik (Pechino), portandovi evangelizzazione e istituzione.
Mi piace che il nostro convegno, in qualche modo, ripercorra «le vie della fede» in Asia con uno sguardo su «società e religioni», aspetti che si intersecano in uno straordinario connubio, così intimamente da non apparire chiaro l’inizio o il termine dell’una e delle altre. «Tradizione e contemporaneità» poi ci permettono di apprendere quel legame che arriva all’oggi e forse ci darà modo di rendere più adeguato il nostro servizio al Vangelo. L'Osservatore Romano, 16 aprile 2013.