Card. Gracias: Riscopriamo la nuova evangelizzazione, sulle orme di san Francesco Saverio
di card. Oswald Gracias*
Nella festa dell'Apostolo delle Indie e patrono delle missioni e dell'Oriente, l'arcivescovo di Mumbai fa una valutazione sullo stato della Chiesa indiana. Necessità di comprendere , studiare e vivere più a fondo la propria fede. Il cristianesimo "è come un gioiello che deve essere lucidato per farlo brillare più intensamente".
Mumbai (AsiaNews) - Oggi l'India celebra la festa di san Francesco Saverio, Apostolo delle Indie e patrono delle missioni e dell'Oriente. A Goa, dove è iniziata l'opera evangelizzatrice del sacerdote gesuita, si celebra una grande messa in suo onore, a cui ha partecipato anche il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai. A Goa si trovano anche le reliquie del santo, venerato dai cattolici locali come "Goencho Saibh", "salvatore dei goanesi". Di seguito, una riflessione del card. Gracias sull'eredità lasciata da san Francesco Saverio, e sulla strada che la Chiesa dell'India deve seguire per la nuova evangelizzazione.
Oggi, nel giorno della festa di san Francesco Saverio, rendiamo grazie a Dio per il dono di questo santo. Tanti di noi devono la propria fede a lui. Io, personalmente, ringrazio il Signore perché i miei antenati hanno ricevuto la fede dalle sue preghiere. E così migliaia e migliaia di noi sono venuti da ogni parte di Goa, dell'India e del mondo per pregare dinanzi alle reliquie di san Francesco Saverio. Questa messa solenne è il miglior ringraziamento che possiamo rivolgere a questo glorioso figlio della Spagna, giunto fino a noi.
Mentre ringraziamo Dio, chiediamo anche a noi stessi: che uso abbiamo fatto di questo dono? Abbiamo ricevuto il Vangelo, siamo stati evangelizzati 500 anni fa. Ma nelle nostre vite, il Vangelo e la vita di Gesù sono diventati vibranti e più luminosi, o si sono offuscati? La Parola di Dio è ancora la forza che guida le nostre azioni? Siamo venuti qui per ringraziare Francesco Saverio per quello che ci ha donato, ma egli sarebbe orgoglioso di noi? Possiamo dire di aver fatto buon uso di ciò che ci ha dato? Sentiamo di aver usato in modo genuino i nostri doni? Il santo papa Giovanni Paolo II, quando è venuto qui a Goa, ha spesso parlato di nuova evangelizzazione. E che significato ha per noi questa nuova evangelizzazione? Per voi e per me? Nella nostra vita, il cristianesimo è come un gioiello che deve essere lucidato per farlo brillare più intensamente.
Vorrei indicare alcune possibilità per la nuova evangelizzazione.
- Comprendere meglio la nostra fede. In India, ogni ricerca o studio hanno mostrato che noi cristiani non conosciamo a sufficienza la nostra fede. Dobbiamo imparare di più, leggere di più e comprendere più profondamente quello che Francesco Saverio ci ha insegnato. A Goa abbiamo il privilegio di avere le Piccole comunità cristiane (Pcc, o comunità ecclesiali di base - ndr). Sono un eccellente strumento per approfondire la nostra comprensione della fede.
- Vivere di più la nostra fede. Amore, servizio, essere agenti di pace, onestà, verità, portare riconciliazione: i valori del Vangelo dovrebbero diventare sempre più il nostro stile di vita. Dovremmo approfondire in misura maggiore ciò che san Francesco Saverio ci ha insegnato, e vivere secondo questi principi.
- Proclamare di più la nostra fede. Questo può avvenire diventando più attivi nelle nostre associazioni parrocchiali, nelle nostre comunità, nei nostri villaggi. Per la nostra gente, cristiani e non, perché siamo fratelli e sorelle di un'unica famiglia. Goa ha una bella storia di armonia tra religioni. Questo è ciò che dobbiamo costruire, seguendo i valori di san Francesco Saverio.
- Allenare la nostra spiritualità, la nostra felicità e la nostra gioia in famiglia. In tutto il mondo la Chiesa sta pensando alla famiglia, attraverso il Sinodo, incontri, discussioni, progetti e programmi. La vita familiare a Goa è sempre stata forte, unita, e continua a esserlo perché la preghiera è parte della casa. Tenere vivo Dio nelle proprie case attraverso la preghiera, la lettura della Bibbia, la condivisione. La preghiera porta benedizioni di Dio, unità, rafforza l'amore. Francesco Saverio riuniva intere famiglie, la sera, per pregare insieme. Continuiamo questa santa tradizione.
- Papa Francesco ci ricorda sempre di raggiungere i poveri, gli emarginati e i bisognosi. Questo lo dobbiamo fare come un'espressione della fede che san Francesco Saverio ci ha portato.
Al Congresso internazionale della pastorale delle Grandi città (Barcellona, 24-26 novembre 2014), papa Francesco ha evidenziato quattro sfide che affrontano le metropoli: attuare un cambiamento nella nostra mentalità pastorale; il dialogo con la multiculturalità; la religiosità del popolo; i poveri urbani. Queste sono molto applicabili alla situazione indiana. E la Chiesa in India porta avanti la missione di san Francesco Saverio della nuova evangelizzazione con "concreta misericordia e tenerezza", attraverso il nostro servizio nei settore dell'istruzione, della sanità e dei servizi sociali. Anche se i cristiani sono appena il 2,3% della popolazione.
- La Chiesa in India è sempre impegnata in un dialogo multiculturale, attraverso vari apostolati. Senza discriminazione, la Chiesa serve persone di ogni fede e cultura. Anche l'opera missionaria di san Francesco Saverio ci suggerisce di intraprendere un dialogo multiculturale; di conosce i modi di pensare della nostra cultura; di comprendere cosa è buono e cosa non è autentico; di cercare di dedicarsi a esso, ma sempre portando Cristo.
- Andare nelle periferie. Il papa parla di "orizzonte evangelico", e in India questa è una sfida immensa. Riportare Dio al centro delle nostre vite, lontano dall'apatia verso la vita spirituale e la pratica della fede; sfidare le ingiustizie e la cultura della morte.
- Abbracciare le difficoltà come ha fatto san Francesco, recandosi nelle periferie geografiche e prendendoci cura dei poveri e dei migranti.
- Prendersi cura della missione nelle grandi città con zelo appassionato. Seguendo le tracce di san Francesco Saverio, siamo chiamati a predicare con la nostra vita e con sincera compassione per tutti, in particolare i più bisognosi. Come papa Francesco ricorda sempre, siamo una Chiesa povera, per i poveri.
- Cercare sempre il Regno di Dio e non il nostro guadagno. La Chiesa cattolica in India, sulle orme del patrono delle missioni, ha sempre lavorato senza sosta nelle aree rurali più remote e irraggiungibili, servendo senza discriminazione le fasce più povere, vulnerabili e oppresse della società, mostrando solidarietà e operando per il Regno di giustizia, pace, sviluppo e verità.
Le lezioni di vita di una grande missionario, su come essere evangelizzatori nel nostro tempo e nel nostro contesto, ci aiuteranno a raccogliere frutti, come san Francesco Saverio ha fatto. Mio caro popolo di Goa, miei cari pellegrini da tutto il mondo: auguro a tutti voi una felice festa, ricordando il giorno in cui san Francesco Saverio è salito al cielo, 462 anni fa. Possa il suo dono portare a ciascuno di noi doni splendenti. Possano le sue preghiere portarci benedizioni. Possa il fuoco che ardeva nel suo cuore toccare i nostri cuori, farci vivere la nostra fede cristiana con grande fervore, entusiasmo e impegno.
*arcivescovo di Mumbai
(Ha collaborato Nirmala Carvalho)
*
di card. Oswald Gracias*
Nella festa dell'Apostolo delle Indie e patrono delle missioni e dell'Oriente, l'arcivescovo di Mumbai fa una valutazione sullo stato della Chiesa indiana. Necessità di comprendere , studiare e vivere più a fondo la propria fede. Il cristianesimo "è come un gioiello che deve essere lucidato per farlo brillare più intensamente".
San Francesco Saverio che visse bruciando nel fuoco dello zelo
Un ricordo del missionario gesuita nel giorno della sua Memoria liturgica
di don Antonello Japicca
I "segni che accompagnano quelli che credono" mostrano il Cielo; sono opere soprannaturali, miracoli che l'uomo, per quanto onesto, "civile" e tollerante non può compiere. Non si possono pianificare in un consiglio pastorale, su di essi vi è, inconfondibile, il copyright di Dio, impresso nella vita di Gesù come in quella di ogni cristiano.
Alter Christus si diceva di San Francesco d'Assisi: un altro Cristo, questo è un santo, un cristiano, uguale a tutti eppure diverso. Santo è chi, amato da Cristo, ha un cuore che brucia d'amore che lo getta sulle strade del mondo sino agli estremi confini della terra a “predicare” il Vangelo che, per primo, ha salvato lui.
Il cuore di San Francesco Saverio, che bruciava letteralmente le sue camicie, e che ha fatto della sua vita un lampo di Cielo sulle terre dove ha posato i suoi passi. Come fa ogni buon ebreo la vigilia di Pesah, come ha fatto Cristo, che con il suo sangue ha lavato le impurità di ogni uomo e con la sua carne ha offerto il vero e puro pane azzimo, anche San Francesco Saverio ha percorso ogni centimetro dell’Asia nel desiderio ardente di cercare tutto ciò che era hametz, ogni lievito della menzogna di Satana che impedisce all’uomo di passare dalla morte alla vita piena e felice.
Francesco Saverio, un chiodo fisso nella mente, la salvezza d'ogni uomo. Un fuoco inestinguibile nel cuore, l'amore a Chi lo aveva amato infinitamente. Macinava chilometri, a piedi, sotto il sole e nella neve, andando a scovare tutti gli uomini che, lui lo sapeva, senza conoscere Cristo, giacevano nella morte.
Oggi pochi osano più dire che senza Cristo la vita è, quanto meno, mutilata. Eppure il Signore risorto ha inviato gli apostoli di ogni generazione ad evangelizzare dicendo: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”; ma oggi questa parola suona scandalosa, e lo zelo si spegne tra riunioni, stesure di documenti, e paure d’essere troppo diversi dal mondo nel quale si vive.
“Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!”: dopo un lungo cammino di conversione, San Francesco Saverio aveva compreso l’unica urgenza improcrastinabile: “annunciare il Vangelo ad ogni creatura”, perché finché l’uomo non incontra Cristo non è autenticamente libero, e per questo “è condannato all’inferno”.
Ma no, si ripete nelle “Parigi” contemporanee, tutte le religioni sono uguali, è sufficiente cercare Dio che si rivela a tutti in diversi modi. E le persone scivolano nell’inferno, già qui, già ora, accanto a noi, in famiglia, in ufficio, ovunque, tra la nostra colpevole indifferenza. A chi importa la “salvezza” dei figli? Non vengono prima lo studio, il lavoro, la libertà di fare le proprie esperienze, la sicurezza economica? A chi importa la “salvezza” del marito, della moglie, del fidanzato, del collega?
Ma, se non abbiamo a cuore la “salvezza” dell’anima di chi ci è accanto, allora significa che non lo amiamo davvero. Significa che guardiamo ancora alle persone con occhi mondani, illudendoci che gli altri abbiano bisogno di tutto prima che di Cristo.
Anche Francesco Saverio, giovane e brillante studente, a Parigi cercava tutt’altro che Cristo. Ma il Signore lo ha sedotto strappandolo all’egoismo e alla vanagloria, e da allora, in lui non vi fu nessun’altra volontà che quella di Dio. Aveva incontrato Cristo nel suo “inferno”, aveva conosciuto se stesso, e così non poteva più staccare gli occhi da ogni persona senza vedere in tutti lo schiavo che anche lui era stato, per annunciare a “ogni creatura” la liberazione che egli stesso aveva sperimentato.
Nulla lo ha più fermato, nulla ha avuto potere sulla vita divina che portava dentro come in un tabernacolo. Per “salvare” tutti quelli a cui era stato inviato, ha bruciato nel “fuoco” dello zelo e dell'amore ogni energia, morendo sfinito a quarant’anni dopo aver fatto cose per le quali ne sarebbero stati necessari duecento: “Questo è il modo dell’evangelizzazione: «Accéndat ardor proximos», che la verità diventi in me carità e la carità accenda come fuoco anche l’altro. Solo in questo accendere l’altro attraverso la fiamma della nostra carità, cresce realmente l’evangelizzazione, la presenza del Vangelo, che non è più solo parola, ma realtà vissuta…così il fuoco della sua presenza, la novità del suo essere con noi, diventa realmente visibile e forza del presente e del futuro” (Benedetto XVI).
Quanti “serpenti” ha preso nelle sue mani incandescenti, bruciando i demoni che si insinuano nelle culture e nei cuori che non conoscono Cristo; quanti “malati e infermi sanati” nel “fuoco” della misericordia. Quanti “veleni” bevuti davanti ai nemici del Vangelo, evaporati nel calore del suo zelo senza che ne soffrisse “alcun danno”.
E la “nuova lingua” ardente della misericordia con la quale ha annunciato il Vangelo alle più estreme periferie come nei palazzi dei Re. Sino all'alba d'un mattino di dicembre, alle porte della Cina, quando, esausto e abbandonato da tutti, come il suo Signore, ha fatto ritorno al Padre consumato sino all'ultimo respiro come un olocausto offerto per aprire all'evangelizzazione anche quell'immenso Paese dove non era potuto arrivare.
La sua storia è un “segno” dell'irripetibile avventura che è la vita di un uomo che appartiene a Cristo. Dio ha avuto molta pazienza con San Francesco Saverio, come ne ha con noi, ogni giorno. Ma spesso siamo paralizzati non comprendendo a che cosa Dio ci stia chiamando. Dubitiamo che Egli sia davvero l'amore che cerchiamo, e ci spaventa consegnargli la vita.
Diceva Benedetto XVI inaugurando il suo pontificato: "Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? No! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande.
No, solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera… Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita".
Oggi, con lui, può nascere in ciascuno di noi, un santo capace di incendiare d’amore ogni luogo dove siamo chiamati a vivere. Fidanzati, sposati, studenti, anziani, per tutti è pronto lo stesso zelo di Francesco Saverio, l'amore indomito e paziente di Dio che brucia il peccato e fa di ogni istante delle nostre vite un irripetibile atto d'amore.
Vivere come Saverio, ognuno dove è stato inviato, con il carattere e le attitudini, con le debolezze e i doni che ci appartengono e ci fanno unici e preziosi agli occhi di Dio, perché tutto di noi è santo, “segno” della presenza di Dio qui sulla terra. Non possiamo buttar via nulla, neanche un istante.
Questa vita ci è donata per essere vissuta sino in fondo con Gesù che “opera i prodigi” che “accompagnano la parola” d’amore predicata sulle strade del mondo: “il nostro tempo richiede cristiani che siano stati afferrati da Cristo, che crescano nella fede grazie alla familiarità con la Sacra Scrittura e i Sacramenti. Persone che siano quasi un libro aperto che narra l’esperienza della vita nuova nello Spirito, la presenza di quel Dio che ci sorregge nel cammino e ci apre alla vita che non avrà mai fine” (Benedetto XVI, Udienza del 24 ottobre 2012).