Nella terza domenica di Avvento, il Vangelo ci ripropone la figura di Giovanni il Battista. A quanti gli chiedono chi sia, risponde:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Su questo brano evangelico il commento di don Ezechiele Pasotti.
L’ardente attesa del Messia, così viva al tempo di Giovanni Battista, mette in cammino sacerdoti e leviti di Gerusalemme verso le acque del Giordano, dove è comparsa la figura carismatica del battezzatore. “Tu, chi sei?”, chiedono. Sei forse tu colui che stiamo aspettando? Giovanni rende testimonianza, senza tentennamento alcuno: “Io non sono il Cristo, né Elia, né il profeta”. Io non sono la Parola che il Padre ha preparato per voi: sono soltanto la sua voce: “Voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore”. Non sono io lo sposo che voi cercate, sono solo l’amico, l’annunciatore. “Io battezzo nell’acqua. Ma già sta in mezzo a voi Colui che battezza nello Spirito Santo, Colui che voi non conoscete”. Testimonianza di una bellezza grande, specie in un tempo in cui siamo tutti malati di protagonismo, di presenzialismo. Anche noi cristiani, nelle nostre Parrocchie e nelle nostre associazioni. Ci sentiamo tutti dei “piccoli déi”, con la nostra parola da dire, con la pretesa che tutti ci ascoltino; con la nostra poltroncina da occupare e da tenere ben stretta. Con il nostro “blog” in internet dove far sentire la nostra parola. Chiediamo ascolto, ma non sappiamo più ascoltare nessuno. Giovanni ha chiara la sua missione: essere “la voce” che annuncia il “Verbo”, che prepara ad accogliere la “Parola” che viene a farsi carne, ad abitare in mezzo a noi. Svestiamoci di tutta la nostra “vuota apparenza”, convertiamoci alla “santa umiltà di Cristo” e potremo accogliere “il piccolo che viene a noi” e ne diventeremo la “voce” per gli uomini d’oggi.
III DOMENICA DI AVVENTOAnno B
MESSALE
Antifona d'Ingresso Fil 4,4.5
Rallegratevi sempre nel Signore:
ve lo ripeto, rallegratevi,
il Signore è vicino.
Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Dio, Padre degli umili e dei poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gloria del tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene. Egli è Dio...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 61, 1-2.10-11
Gioisco pienamente nel Signore..
Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
Salmo Responsoriale Lc 1, 46-54
La mia anima esulta nel mio Dio.
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.
Seconda Lettura 1 Ts 5, 16-24
Spirito, anima e corpo, si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!
Canto al Vangelo Is 61,1
Alleluia, alleluia.
Lo spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia.
Vangelo Gv 1, 6-8. 19-28
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
Dal vangelo secondo Giovanni
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Rallegratevi sempre nel Signore:
ve lo ripeto, rallegratevi,
il Signore è vicino.
Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
O Dio, Padre degli umili e dei poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gloria del tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene. Egli è Dio...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 61, 1-2.10-11
Gioisco pienamente nel Signore..
Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.
Salmo Responsoriale Lc 1, 46-54
La mia anima esulta nel mio Dio.
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia.
Seconda Lettura 1 Ts 5, 16-24
Spirito, anima e corpo, si conservino irreprensibili per la venuta del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!
Canto al Vangelo Is 61,1
Alleluia, alleluia.
Lo spirito del Signore è su di me,
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri.
Alleluia.
In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.
Dal vangelo secondo Giovanni
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
*
Gesù è l'amore straordinario che riempie l'ordinario
Commento al Vangelo della III Domenica ("Gaudete") di Avvento 2014 - Anno B
La “gioia” alla quale la Chiesa ci invita in questa III Domenica del Tempo di Avvento, detta appunto “Gaudete”, nasce da un “no”. Un no netto, deciso, senza discussioni. Il “no” di Giovanni che prepara il “sì” a Gesù. Un “no” dell’amico che accompagna lo Sposo alla Sposa, perché siano uniti in un “si” indissolubile per l’eternità.
Pensate quanto sia stato fecondo il “no” di Giovanni. E quanto, invece, siano sterili e dannosi i nostri troppi “si”. Quelli frettolosamente pronunciati di fronte a chi ci chiede “chi sei? Che cosa dici di te stesso?”. I “si” per affermare un’identità che, invece, non ci appartiene.
E’ molto interessante capire il contesto del dialogo tra i “giudei” e il Battista. Nel Vangelo di Giovanni i “giudei” normalmente non definiscono il popolo di Israele, ma i loro capi. Che, infatti, mandano “sacerdoti e leviti” a Giovanni da “Gerusalemme”, il centro religioso e del potere.
E non per una chiacchierata tra amici; non sono mossi da una sincera curiosità. Sottopongono invece Giovanni a un vero e proprio processo, come testimoniano i termini tecnici impiegati dall’evangelista. Un processo, perché? Perché fiutavano il pericolo e avevano paura.
Come tutti i potenti, veri o presunti, i capi del popolo stavano sempre sulla difensiva, caso mai qualcuno tentasse di rubargli la “cattedra di Mosè” sulla quale si erano seduti. Erano l’altra faccia di Erode, anche lui ossessionato dal prestigio e dal titolo di re.
Come il mondo nel quale viviamo, quello di cui ci scandalizziamo quando un’inchiesta sale all’onore delle cronache svelando il malaffare mafioso che si nascondeva nei centri del potere. Un mondo che, per quanto ci turbi e ci indigni, non è così lontano da noi.
Non segue il sistema di associazione mafiosa anche la nostra rete di relazioni? No, non sobbalzate sulla sedia, non vi scandalizzate, altrimenti non potrete gustare la gioia di questa domenica.
Sì, anche noi gestiamo un potere di stampo mafioso, proprio come appare nelle fiction e come, purtroppo, accade nella realtà. Anche noi ci leghiamo anima e corpo agli altri in patti che sono compromessi nei quali riduciamo in cenere la nostra autentica identità, come fanno gli appartenenti alle famiglie dell’onorata società quando bruciano il santino in segno di eterna fedeltà.
Solo pagando questo prezzo, infatti, abbiamo la speranza di diventare qualcuno, e comandare nei nostri “mandamenti” quotidiani. Ma forse non ci accorgiamo che siamo effettivamente “mandati”, cioè comandati, da qualcun altro, il padrino più potente, il capo dei capi. Il demonio che, balenandoci l’opportunità di diventare come Dio, si è preso la nostra vita.
"Tu sei Dio", ci ha detto stringendo il patto che ci ha fatti suoi “picciotti”, e sarai realizzato solo nella misura in cui il mondo ti riconoscerà tale. Ma che fatica quella di dover sempre ripetere che “sì”, siamo dio. Che sforzo e che stress dover essere sempre all’altezza del posto più in alto, mentre la storia reale di ogni giorno ci obbliga a strisciare, come il serpente.
Marito, moglie, figli, parrocchiani, lavoro, studio, salute, portafoglio, ogni frammento della nostra vita si incarica senza pietà di contestarci le false generalità che millantiamo con ogni espediente ipocrita. Gli eventi e le persone ci presentano il tampone per imprimerci le impronte digitali, e, fatalmente, non c'è una volta che coincidano con quelle di Dio.
Spiacenti, ci dicono prove inconfutabili alla mano, ma anche un vescovo o un prete, per quanto di dedichino agli altri, e predichino “divinamente”, non sono Dio. Come non lo sono i papà e le mamme migliori di questo mondo. Come non lo siamo in nessun angolo del “mandamento” nel quale vorremmo comandare.
Non ci ascoltano accidenti, non fanno quello che diciamo, neanche quando, al colmo dell’ira, lo imponiamo con la forza. Qualcuno, per paura, ci farà credere di compiere i nostri dettami, ma il cuore è lontanissimo da noi, e questo ci ferisce più della stessa ribellione, perché ci apre gli occhi sulla solitudine che affligge tutti gli aspiranti Dio. Comanda il demonio, non noi. Ci ha illuso per tenerci al guinzaglio.
Proprio come facciamo noi con gli altri, ridotti a merce da comprare, usare e buttar via. Perché laddove non c’è un io con un’identità autentica non ci sarà mai un tu da contemplare, rispettare e amare. Piuttosto, quando ci si sentirà processati da chi ha il potere e lo deve difendere, da chi ci è accanto ed esige gli stessi diritti, si dovrà balbettare un improbabile “sì, sono dio”, tentando di salvarsi nella menzogna, proprio come fanno i picciotti che hanno tradito davanti a chi li interroga.
Non è proprio così che va la nostra vita? Non è uno sforzo sovrumano per dimostrare di essere quello che non siamo? Non passiamo le ore appese a un “sì” di menzogna che ha gettato tutta la nostra vita nell’ipocrisia? Se lo accettiamo allora possiamo aprirci alla “gioia”.
Siamo peccatori, e così dovremmo presentarci a tutti: "Piacere sono tal dei tali, non sono Dio. Sono solo un peccatore". Giovanni Battista lo ha fatto, e per questo Gesù dice di lui che era "il più grande tra i nati di donna". Il più grande perché il più umile, il più sincero, il più realista.
Figlio di un miracolo che aveva cambiato la sterilità della madre in fecondità, aveva esultato di gioia alla presenza di Dio fatto carne. Giovanni era “lieto” di non essere il Messia, per lui era tutto essere lì, sulla soglia della novità impensabile che avrebbe rigenerato ogni uomo.
Sapeva che era nato per aprire il cammino alla Verità. Non poteva ingannarsi e ingannare nessuno; sapeva bene chi era perché, così vicino a Dio fatto uomo, amico intimo dello Sposo unico e vero, sapeva ancor meglio chi non era.
Per ogni carne debole e peccatrice “confessò e non negò” di non essere quello che il serpente aveva affermato. Per questo è la "voce" di ogni uomo nato da donna, secondo la carne e quindi figlio del peccato. Ma nella predicazione della Chiesa, Giovanni è soprattutto la “voce che grida nel deserto” delle nostre vite schiave del peccato.
Coraggio allora, perché “viene” anche questa domenica “un uomo mandato da Dio, il cui nome è Giovanni” per annunciarci che “Dio è misericordia”, secondo il significato del suo nome. Viene a noi che abbiamo smesso d’essere uomini ad immagine e somiglianza di Dio, per illuminare con il suo “no” di verità la menzogna del demonio.
Giovanni è immagine della Chiesa, che, come la luna, riflette la “Luce delle genti”, Cristo risorto dalla morte. “Viene a rendere testimonianza alla luce, perché possiamo credere per mezzo di lui” all’amore infinito di Dio che non ci abbandona alle nostre mafie, ma vuole “santificarci interamente”, per ridonarci in lui l’identità perduta.
Giovanni è qui a Betania, che è il nostro ufficio, la nostra scuola, la nostra casa: ci immerge nella misericordia che desta in noi l'umiltà. Giovanni ci indica Colui che il nostro cuore, da sempre, attende: l'amore capace di colmare ogni vuoto che ci portiamo dentro.
“Non lo conosciamo”, ma Gesù è l'amore straordinario che riempie l'ordinario. Solo chi ha compreso di non essere lui l'unico Sposo destinato alla sposa, può annunciarne l'avvento senza ipocrisia e gelosia. Giovanni afferma di sé di "non essere degno di slacciare il legaccio del sandalo", riferendosi alla pratica del levirato, per cui colui che aveva diritto di sposare una donna gettava un sandalo per affermarlo davanti alla comunità.
Così ogni profeta e testimone, sia padre o madre, sia prete o religioso, è autentico solo se distoglie l'attenzione da se stesso per orientarla verso Cristo, l'unico Sposo a cui moglie e marito, figli e colleghi, parrocchiani e lontani, tutti sono promessi sin da prima dalla creazione del mondo.
E così, nella verità di chi conosce se stesso e dall'esperienza di chi conosciuto ed esultato per l'amore di Cristo, possiamo annunciarlo a tutti, svelandolo nascosto nella vita di ogni persona, anche in quella più compromessa con il peccato. La nostra stessa vita, infatti, anche le nostre debolezze, perfino i nostri peccati saranno il segno che indicherà Gesù il Salvatore presente nella storia di ciascuno. Basta un po' di umiltà, la Grazia donata a Giovanni di essere quello che era, e nulla di più.
E come è accaduto ogni giorno della storia sino agli estremi confini della terra, così anche oggi, “dopo” l’annuncio “viene il Messia”, ovvero lo Sposo, per unirsi alla sua Sposa. “Gioiamo pienamente nel Signore” allora, perché è preparato per noi il banchetto dove celebreremo le nozze, l’eucarestia che ci “riveste delle vesti battesimali di salvezza e con il mantello della giustizia”, perché “tutta la nostra persona, spirito anima e corpo, si conservi irreprensibile” e autentico “per la venuta del Signore”.
Non c’è più nulla da temere, anche se il capo dei capi cercherà di nuovo di riportarci nella sua famiglia: “Degno di fede è Colui che ci chiama, e farà tutto questo”.
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La Domenica della Gioia
Lectio Divina per la III Domenica di Avvento 2014
di Mons. Francesco Follo
La Domenica della Gioia
Rito Romano
3ª Domenica di Avvento - Anno B - 14 dicembre 2014 – Domenica GAUDETE
Is 61,1-2.10-11; Sal Lc 1; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28
Is 61,1-2.10-11; Sal Lc 1; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28
Rito Ambrosiano
5ª Domenica di Avvento – Il Precursore
Is 11,1-10; Sal 97; Eb 7,14-17. 22. 25; Gv 1,19-27a. 15c. 27b-28
Is 11,1-10; Sal 97; Eb 7,14-17. 22. 25; Gv 1,19-27a. 15c. 27b-28
1) La gioia per il Natale vicino.
Il Natale di Gesù ha un fascino particolare per tutti e nel mondo intero. Ho visto scritto: “Noel, Christmas, Navidad, Natale” anche in Paesi e Città, dove i cristiani sono una piccola minoranza. Forse è un pretesto per far crescere i consumi, tuttavia, un fascino, una nostalgia di pace e gioia è rimasta. E’ come se, ricordando la nascita di Gesù, il Dio tra noi, si entrasse in una vita di speranza, quasi presagendo che il canto degli Angeli sulla capanna di Betlemme :“Pace in terra agli uomini che Egli ama” possa davvero far rifiorire la speranza, in questo nostro tempo che ha davvero bisogno di nutrirsi di consolazione, di sicurezza, di gioia vera, profonda, ritrovata.
Nella prossimità del Natale, la Chiesa oggi ci fa pregustare la grande gioia che Dio ci ha donato con Gesù. Nella lettera ai Tessalonicesi (seconda lettura del Rito romano), l’Apostolo Paolo ci invita a ritornare ad essere fratelli e sorelle sempre lieti, a pregare ininterrottamente, ed rendere grazie in ogni cosa, perché questa è la volontà di Dio nei nostri confronto e continua con l’augurio: “Il Dio della pace vi santifichi interamente e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo” (1 Ts 5,16-24).
Certo, c’è il rischio che si cerchi di soffocare il bisogno della gioia di Cristo e del suo Natale. E purtroppo questo rischio è diventato una realtà, che ha trasformato tutto in rumoroso e fuggente momento di allegria superficiale, che lascia poi il vuoto del cuore. E’ un rischio grande ed è difficile sfuggirvi, perché forte è l’attrattiva della ‘moda’.
Per contrastare questa moda sarebbe sufficiente farsi riempire il cuore dai sentimenti del profeta Isaia, che così esprimeva la sua gioia: “Lo spirito del Signore è sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le pieghe dei cuori spezzati, a proclamare la liberazione degli schiavi, a proclamare l’ anno di misericordia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore: la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli” (Is 61, 1-11 – prima lettura del Rito romano).
Sono davvero parole di profonda gioia quelle di Isaia che al solo pensiero di vedere vicino Dio che viene esclama: “Io gioisco pienamente nel Signore”. La gioia cristiana nasce non da una semplice emozione, ma da un incontro. Un incontro che ha trasformato la nostra vita.
2) L’incontro con il Testimone e Precursore.
Questo incontro può e deve riaccadere ancora e in modo particolare nel vicino Natale. Giovanni Battista, il Testimone ed il Precursore, ci può aiutare con l’esempio e con l’intercessione per rinnovare questo incontro.
“Giovanni precedette il Cristo sia nel nascere che nell’annunciarlo, ma lo precedette come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui” (S. Agostino d’Ippona, Sermone 66,19). Lui è la voce della Parola di gioia, è fiaccola che indica la Luce dell’amore, è il Testimone di Gesù, battezza in attesa del Suo Battesimo, è totalmente legato a Lui. Senza Gesù, il Battista non può vivere, perché senza Cristo la sua vita non avrebbe senso, cioè né significato né scopo.
Giovanni venne come testimone, mandato da Dio per rendere testimonianza alla Luce. Non rende testimonianza alla grandezza, alla maestà, alla potenza di Dio, ma alla Luce dell’Amore, alla luce di una Presenza.
Giovanni testimonia che il mondo si regge su un principio di luce, per cui vale molto di più accendere una lampada che maledire mille volte la notte.
Anche noi, pur nella nostra fragilità e piccolezza, siamo chiamati a testimoniare che la storia è una via della Croce che diventa via della Luce, quando abbiamo la forza di fissare lo sguardo sulla luce nascente di Cristo bambino. All’apparenza Cristo, che tra pochi giorni contempleremo nella culla di Betlemme, è piccolo, fragile e indifeso, eppure è vincente, e dalla Città del Pane (=Betlemme) muoverà i primi passi della bontà e della giustizia che realizzerà nella Città della Pace (=Gerusalemme).
Ad ognuno di noi è affidato il ministero profetico del Battista, quello di essere annunciatore non del degrado, dello sfascio, del peccato, che pure assediano il mondo, ma della luce che rischiara il mondo e lo salva. Dobbiamo essere –come San Giovanni - testimoni di speranza e di futuro, di un Dio che è Luce, di un Dio innamorato e così vicino che sta in mezzo a noi, guaritore della vita nostra e di tutti i fratelle e sorelle in umanità.
Testimoni perché abbiamo chiesto che ci copra col suo manto e faccia germogliare una primavera di giustizia, una primavera che senza di lui è impossibile.
Con l’intercessione di San Giovanni potremmo imitare lui che è immagine dell’uomo autentico, che conosce i propri limiti ed èaperto alla novità dell’incontro. Come il Precursore dobbiamo essere consapevoli di essere carne, ma vivere di quel desiderio di Dio impresso in lui dalla Parola creatrice e dalla promessa fatta ad Israele. Saremo discepoli salvati dal Redentore, perché come lui (San Giovanni) cerchiamo, incontriamo, riconosciamo, accogliamo Gesù come il Figlio di Dio, testimoniandolo agli altri dicendo “Ecco l’Agnello di Dio”. Siamo anche noi povera voce di una Parola, che crea ed eleva con dolcezza. “Allora il Signore farà dono della sua dolcezza e la nostra terra darà il suo frutto” (S. Agostino, En. in Psalmos, 84,15).
3) Il Testimone di una Presenza.
Il Vangelo dice di Giovanni: “E venne un uomo mandato da Dio” (Gv 1,6). Anche ciascuno di noi è una persona mandata da Dio, chiamata ad essere testimone di luce.
La forza di Giovanni è di non splendere per se stesso, ma di spendere la sua vita perché la luce si veda. E Dio è luce, che illumina anche le tenebre più fitte. Giovanni grida per annunciare il Vangelo, e lo indica additando Cristo Gesù. Non attira l’attenzione su di sé, secondo un protagonismo così prepotente e normale. La sua voce rimanda e indica qualcuno che è già “in mezzo a voi” (Gv 1, 26), “uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali” (Gv 1, 27).
La grandezza di Giovanni è di aver saputo riconoscere Dio in Gesù e quindi ha indicato il Dio presente in mezzo all’umanità.
Il Battista non attira l’attenzione su un Messia assente che verrà, bensì su un Messia già in mezzo a noi e che noi non conosciamo: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (Gv 1,26). Giovanni è il testimone di un Dio già qui. La sua presenza è già fra noi, ma è da scoprire e non tutti la vedono, e perciò occorre un profeta che la additi.
Ora tocca a noi personalmente e come comunità cristiana imitare il Battista nell’additare al mondo un Cristo già presente nel mondo.
Un modo particolare additare Cristo è quello delle Vergini consacrate nel mondo. L’offerta totale di loro stesse a Cristo Sposo indica che Lui merita tutto. Essere vigilanti nella preghiera indica che l'avvento è aspettare l’Amato stringendosi a Lui cheè già presente nel lorocuore che Gli hanno affidato completamente in totale abbandono, amorosa fiducia e letizia. In questo mondo loro, e noi con loro, sperimentiamo che “quando il Signore ci invita a diventaresanti, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste. È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto” (Papa Francesco, Catechesi in occasione dell’Udienza Generale, 19 novembre 2014).
Noi, persone così comuni, siamo chiamati a fare conoscere a tanti colui che sta in mezzo a noi. Deboli, siamo forti. Tristi, siamo lieti. Perché il Signore viene, fa germogliare la terra, la rende di nuovo un giardino, dove libertà, fraternità e misericordia non solo sono annunciate, ma praticate, vissute, vissute insieme.
*
Lettura Patristica
Sant'Agostino d’Ippona, vescovo
Sermo, 293, 3 s.
Giovanni è la voce, ma il Signore "da principio era il Verbo" (Gv 1,1). Giovanni una voce per un tempo, Cristo il Verbo fin dal principio, eterno. Porta via l'idea, che vale piú una parola? Se non si capisce niente, la parola diventa inutile strepito. La parola senza un'idea batte l'aria, non alimenta il cuore. E anche mentre alimentiamo il cuore, guardiamo l'ordine delle cose. Se penso a ciò che devo dire, c'è già l'idea nel mio cuore; ma se voglio parlare con te, mi metto a pensare se sia anche nel tuo cuore, ciò che è già nel mio. Mentre cerco come possa giungere a te e fissarsi nel tuo cuore l'idea che è già nel mio, formo la parola e, ormata la parola, parlo a te: il suono della parola porta a te l'intelligenza dell'idea; è il suono che passa da me a te, l'idea invece, che ti è stata portata dalla parola, è già nel tuo cuore e non se n'è andata dal mio. Il suono, dunque, portata l'idea in te, non ti par che ti dica: "Bisogna che lui cresca e che io venga diminuito?" Il suono della parola fece il suo ufficio e scomparve, comese dicesse: "Questa mia gioia è completa" (Gv 3,30). Afferriamo l'idea, assimiliamo l'idea per non perderla piú. Vuoi vedere la parola che passa e la divinità permanente del Verbo? Dov'è ora il Battesimo di Giovanni? Fece il suo ufficio e passò. Il Battesimo di Cristo ora è in voga. Crediamo tutti in Cristo, speriamo d'essere salvi in lui: questo disse la parola. Ma poiché è difficile distinguere tra parola e idea, lo stesso Giovanni fu creduto Cristo. La parola fu ritenuta idea, ma la parola si dichiarò parola, per non ledere l'idea. "Non sono", disse, "Cristo, né Elia, né profeta". Gli fu risposto: "Chi sei, dunque, tu? Io sono", disse, "voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore" (Gv 1,20-23). "Voce di uno che grida nel deserto": voce di uno che rompe il silenzio. "Preparate la via del Signore": comese volesse dire: Io vado rimbombando per introdurlo nei cuori, ma non troverò un cuore nel quale egli si degni di entrare, se non preparate la via. Che vuol dire: "Preparate la via", se non supplicate convenientemente? che cosa, se non pensate umilmente? Prendete da lui esempio d'umiltà. Viene ritenuto il Cristo, dichiara di non essere ciò che è ritenuto, né si avvantaggia per il suo prestigio dell'errore altrui. Se dicesse: Io sono il Cristo, quanto facilmente sarebbe creduto, se, prima ancora che lo dicesse, già lo era ritenuto! Non lo disse Si ridimensionò, si distinse, si umiliò. Capí dove era la sua salvezza: capí che egli era una lucerna ed ebbe paura di essere spento dal vento della superbia...
Gli occhi deboli hanno paura della luce del giorno, ma possono sopportare quella di una lucerna. Perciò la luce del giorno mandò innanzi la lucerna. Ma mandò la lucerna nel cuore dei fedeli, per confondere i cuori degli infedeli. "Ho preparato", dice, "la lucerna al mioCristo": Giovanni araldo del Salvatore, precursore del giudice che deve venire, l'amico dello sposo.
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Dagli scritti di Guerric d'Igny (Sermo V, de Adventu, 1)
"Preparate la via del Signore" (Is 40,3; Mc 1,3). La via del Signore che ci si ordina di preparare, o fratelli, camminando la si prepara, preparandola, si cammina. E quand'anche aveste molto progredito in essa, vi resta sempre nondimeno da prepararla perché, dal punto in cui siete arrivati possiate avanzare, protesi verso ciò che sta oltre. Cosí, risultando in ogni singolo stadio preparata la via per il suo avvento, il Signore vi verrà incontro sempre nuovo, in qualche modo, e piú grande di prima. E' quindi con ragione che il giusto elevava questa preghiera: "Indicami, o Signore, la via dei tuoi precetti e la seguirò sino alla fine" (Sal 118,33). E forse è stata definita "vita eterna" perché, pur avendo la Provvidenza previsto per ciascuno una via e fissato ad essa un termine, nondimeno non si dà alcun termine alla natura della bontà verso cui si tende. Per cui, il saggio e solerte viaggiatore, quando sarà giunto alla meta, non farà che ricominciare, poiché dimenticando ciò che si lascia alle spalle (cf. Fil 3,13), dirà a se stesso ogni giorno: "Comincio adesso" (Sal 76,11). Si lancia come un gigante che nulla teme per percorrere la via dei comandamenti di Dio; da autentico Idutun (cf. 1Cr 16,42), egli supera facilmente nell'ardore della sua corsa i pigri che si fermano per via. E pur se arrivato all'ultima ora del giorno, egli ha attinto la perfezione in poco tempo, percorrendo peraltro un lungo cammino (cf. Sap 4,13); fattosi svelto, da ultimo che era, fu tra i primi ad essere coronato.
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Dal Commento a Giovanni di sant'Agostino, vescovo (Comment. in Ioan., 4, 1)
Spesso avete sentito dire, e ne siete quindi perfettamente a conoscenza, che Giovanni Battista quanto piú eccelleva tra i nati di donna, e quanto piú era umile di fronte al Signore, tanto piú meritò d'essere l'amico dello Sposo. Fu pieno di zelo per lo Sposo, non per sé; non cercò la gloria sua ma quella del suo giudice, che egli precedeva come un araldo.
Cosí, mentre gli antichi profeti avevano avuto il privilegio di preannunciare gli avvenimenti futuri riguardanti il Cristo, a Giovanni toccò il privilegio di indicarlo direttamente. Infatti, come Cristo era sconosciuto a quelli che non avevano creduto ai profeti prima ch'egli venisse, così era sconosciuto a quelli in mezzo ai quali, venuto, era presente. Perché la prima volta egli è venuto in umiltà, e nascostamente; e tanto piú nascosto quanto piú umile.
Ma i popoli, disprezzando nella loro superbia l'umiltà di Dio, crocifissero il loro Salvatore e ne fecero, così, il loro giudice.