di Mario Adinolfi
Una settimana fa ci spiegavano tutti che il ddl Cirinnà ormai sarebbe stato approvato, i cinquecento che s'erano visti la settimana prima proprio con Monica Cirinnà in piazza del Pantheon erano sicuri d'aver blindato la più brutta, incostituzionale, violenta legge della storia repubblicana. Poi. Poi siete arrivati voi, ci siamo incontrati al Circo Massimo e come vi ho detto dal palco con il cuore infinitamente colmo di gratitudine, avete cambiato la storia d'Italia. Quel popolo immenso su cui si sono scatenati giornalisti, politici, intellettuali, comici, tutti i conduttori radiofonici e televisivi per cercare di irriderlo, ridimensionarlo, umiliarlo, ha vinto in appena sette giorni.
Sette giorni fa i giornali illustravano un ddl messo al sicuro dall'asse Pd-M5S. L'effetto Circo Massimo ha polverizzato quell'asse. Grillo in persona ha spostato ufficialmente la posizione dei pentastellati da sostegno acritico al ddl Cirinnà alla libertà di coscienza. Quello che su La Croce abbiamo sempre spiegato come chiave possibile del successo in Parlamento, cioè che Grillo non avesse interesse a cavare castagne dal fuoco a Renzi, aveva bisogno di un detonatore: il popolo del Circo Massimo è stato un detonatore. E infatti sul blog Grillo motiva il cambio di linea del M5S con le proteste giunte "da elettori ed iscritti" per il sostegno al ddl Cirinnà. Nel contempo l'altro contraente del patto, il Pd, è attraversato da un terremoto interno che è arrivato fino ad una vera e propria rivolta delle senatrici Pd contro la Cirinnà, sfociata in un documento che esplicita la relazione diretta tra stepchild adoption e utero in affitto, esprimendo la contrarietà più netta a questa pratica che viene legittimata dall'articolo 5 del ddl.
Prodotto della pressione esercitata dal popolo del Circo Massimo è anche il ricorso di 40 senatori centristi alla Consulta per le procedura incostituzionali che hanno portato direttamente il ddl Cirinnà bis in aula saltando il dibattito in commissione previsto dall'articolo 72 della Costituzione, oltre che la minaccia dell'Udc di uscire dalla maggioranza qualora Renzi dovesse insistere sul sostegno a questa legge oscena e ormai senza padri.
Già, la palla ora è a Renzi, rinchiuso silenzioso e furibondo nel suo bunker di Palazzo Chigi. A lui la scelta: incaponirsi nel voler approvare una legge che anche al Quirinale suscita più di una perplessità; oppure recuperare sintonia con il volere popolare, che in ogni rilevazione demoscopica è dato in stragrande maggioranza contro questa normativa. Nel 2007 Renzi era al Family Day. Al Family Day del 2016 era presente su uno striscione, che ha avuto il merito di porre la questione politica al centro della mobilitazione di piazza. In appena sette giorni dal Circo Massimo la questione politica è deflagrata. Ora Renzi deve decidere in che modo vuole essere ricordato.