sabato 6 febbraio 2016

Francesco e Kirill. La svolta a Cuba

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 Corriere della Sera 
(Andrea Riccardi) Il Papa e il patriarca di Mosca si vedranno a Cuba: un evento storico, lontano dall'Europa quasi per significare che si volta pagina rispetto al passato. Sarà l'inizio di una nuova stagione. -- Il Papa e il patriarca di Mosca si incontreranno, per la prima volta nella storia, il 12 febbraio. In due ore, all'aeroporto dell'Avana, Francesco e Kirill colmeranno un'attesa che dura dal '65 
Finalmente il papa e il patriarca di Mosca s’incontrano: il 12 febbraio prossimo a Cuba. Il patriarca  russo è l’unico grande leader cristiano con cui un papa non si è mai visto. Il Vaticano, fin da  Giovanni Paolo II, desiderava l’incontro. Ma il patriarcato di Mosca è stato sempre cauto,  sostenendo che il passo non poteva avvenire, mentre erano aperti i problemi del «proselitismo»  cattolico nel territorio della Chiesa russa o quelli rappresentati dagli ucraini greco-cattolici che,  dopo l’89, avevano ritrovato la libertà. Così fallirono i tentativi di far incontrare papa Wojtyla e il  patriarca Alessio II in Ungheria e poi in Austria. Forse la Chiesa russa non si sentiva ancora  abbastanza unita e sicura per fare questo passo. Protagonista dei contatti, da parte moscovita, era  allora l’autorevole metropolita Kirill, spesso a Roma, dove incontrò Benedetto XVI appena eletto.  
Kirill — patriarca di Mosca dal 2009 — è discepolo del metropolita Nikodim, personaggio chiave  della Chiesa russa in epoca sovietica, amico di Roma (e dei gesuiti), morto d’infarto nel 1978  durante un’udienza con Giovanni Paolo I. I gesuiti avevano tenuto rapporti con la Chiesa russa in  epoca sovietica, tanto che il loro generale Arrupe visitò l’Urss, ospite di Nikodim. Nell’allora  Leningrado, il giovane Kirill accompagnò Arrupe nella parrocchia di suo padre, un prete sposato,  che restò colpito dal generale gesuita. Kirill conosce bene e stima la Chiesa di Roma, ma ha sempre  sostenuto che non era maturo il tempo per vedere il papa. Lo diceva ai tanti cattolici che lo  interrogavano sull’incontro con un’insistenza che lo infastidiva. L’evento, a suo modo di vedere,  avrebbe dovuto essere «storico» e ben preparato.  
Per questo, nel 2012, restai molto sorpreso, quando l’allora presidente del Consiglio, Mario Monti,  mi disse che, in una visita a Mosca, aveva percepito un interesse di Kirill per venire a Milano, alle  celebrazioni dei 1700 anni dell’Editto di Costantino, e per vedere Benedetto XVI. Il 29 novembre  dello stesso anno fui ricevuto a pranzo dal patriarca a Mosca e lo trovai favorevole all’incontro,  anche se mi disse di non avere ancora l’assenso dei suoi vescovi (il che sarebbe stato possibile al  concilio russo all’inizio del 2013). Era reduce da un coraggioso viaggio in Polonia, apprezzato pure  da Putin, in cui si era operata la difficile riconciliazione russo-polacca. L’episcopato russo stava  cambiando sotto la sua guida.  
Kirill tracciò nella conversazione un programma dell’incontro di Milano, culminante in un  messaggio del papa e del patriarca all’Europa. Non una preghiera comune. Pose alcune condizioni,  tra cui quella che nessuno sapesse dell’eventualità se non lo stretto entourage papale. Era  un’occasione di rilievo. Quello che invece mi colpì fu la poca fretta dell’entourage di Benedetto nel  rispondere, mentre l’incontro con Kirill mi pareva un segnale forte in un periodo di crisi del  pontificato. Si sarebbero dovute parlare presto le delegazioni di Mosca e del Vaticano, ma c’era una  strana lentezza da parte di Roma. L’incontro tra i delegati slittò proprio all’11 febbraio 2013,  contemporaneamente al concistoro in cui Benedetto XVI si dimise. Era ormai chiaro il motivo della  lentezza romana. Una porta si chiudeva e il pontificato di Francesco sembrava inizialmente  suscitare pochi entusiasmi a Mosca.  
Invece, tre anni dopo le dimissioni di Benedetto, il 12 febbraio, Kirill e Francesco s’incontreranno  nell’aeroporto dell’Avana, mentre il papa è diretto in Messico e Kirill visita l’isola. C’è stata  un’opera sistematica di contatti tra Roma e Mosca. Il braccio destro del patriarca, Ilarion, ha parlato spesso con il papa. Non ci sono stati intermediari e la parte vaticana si è vista più volte  riservatamente con i russi a Roma, a Mosca e all’Avana. Protagonisti vaticani sono stati il card.  Koch per gli aspetti ecumenici e Alberto Gasbarri che felicemente da anni cura la regia dei viaggi  papali. L’ipotesi è maturata lentamente, ma il filo dei negoziati non si è mai spezzato. Era tenuto in  mano dai due capi di Chiesa.  
La crisi ucraina è stato un momento duro. Mosca è critica con la Chiesa ucraina greco-cattolica,  schierata con Kiev. Ma Kirill sa bene come un avvicinamento con il papa aiuti a superare i problemi ucraini. Un punto di svolta sono state le parole di Francesco del febbraio 2015 sulla guerra in  Ucraina: «Questa è una guerra tra cristiani, voi tutti avete lo stesso battesimo, state lottando tra  cristiani, pensate a questo, a questo scandalo, e preghiamo tutti, la preghiera è la nostra protesta  davanti a Dio in tempo di guerra». I russi ortodossi si sono resi conto che il papa è uomo di pace e  non di parte. La diplomazia di Putin lo sa e tiene in considerazione il Vaticano.  
Raúl Castro è felice di ospitare l’incontro a Cuba, dove i russi si sentono a casa. Qui Kirill ha  consacrato la chiesa russa all’Avana antica. Il posto può apparire casuale. In passato si pensava a  luoghi evocativi: a Bari (dov’è San Nicola venerato dai russi) o a Cipro. Per Francesco — l’ha  dichiarato — andava bene ogni posto. L’incontro all’Avana ha l’aspetto di un esordio ad alto livello, che apre una nuova stagione di rapporti. Si stabilisce una comunicazione diretta che ormai non si  può interrompere. Consiste in un colloquio di ben due ore tra i primati e nella firma di un  significativo documento. È un fatto storico: lo si attendeva fin dal Vaticano II. Ma avviene fuori  dall’Europa, quasi per significare che si volta pagina rispetto alle questioni del passato: un mondo  nuovo per una nuova stagione di rapporti — ha dichiarato il russo Ilarion.  
La Chiesa russa, la più grande tra quelle ortodosse, ha più di 150 milioni di fedeli e un’irradiazione  nell’ex Urss e nel mondo, anche se il primato d’onore tra ortodossi è del patriarcato di  Costantinopoli. A giugno si terrà il Concilio panortodosso a Creta, preparato da più di mezzo secolo. Kirill vuole vedere il papa prima di questo evento. Con l’incontro di Cuba, si completa il suo profilo di leader mondiale. Mentre si apre una fase di ricompattamento tra ortodossi con il Concilio, c’è una svolta nelle relazioni della più grande Chiesa ortodossa con Roma. Così le Chiese vivono una  stagione di sostanzioso riavvicinamento, spinte dalla fine dei cristiani in Medio Oriente e dalle  complesse sfide del mondo globale. Per papa Francesco, l’incontro dell’Avana è un vero successo.  Il suo carisma e la pazienza del dialogo dei suoi collaboratori hanno aperto una porta che sembrava  chiusa.