
Quaresima e misericordia in una riflessione del cardinale Stella.
«Sofferente o glorioso», quello di Gesù è sempre un «volto vivo», immagine di quello «misericordioso di Dio» che sa «soffrire per amore» per noi e che ci chiama a essere nel mondo «specchi che riflettono sui fratelli» il suo «amore incommensurabile».
È sul doppio asse della misericordia — verticale, da Dio a noi, e orizzontale, da noi agli altri — che si è sviluppata la meditazione tenuta dal cardinale Beniamino Stella, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, come proposta di cammino per la quaresima.
Il prefetto della Congregazione per il clero, riprendendo un’espressione usata da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, ha messo in guardia dal rischio di «essere cristiani con uno stile di quaresima senza Pasqua». Spesso, infatti, si corre il pericolo di farsi abbattere dal peso del male e della sofferenza e di cedere «alla tentazione del pessimismo»; spesso «si danno per scontate» le cose buone della nostra vita e si sottolinea solo ciò che non va o ciò che ci manca. Il cristiano, invece, deve tenere viva nel cuore «la gratitudine per quanto Dio ha fatto per noi» ed essere sempre «portatore e testimone nel mondo della gioia del vangelo», consapevole che «nel risorto il bene si è mostrato più forte e ha vinto».
Una dinamica che può trovare impulso proprio dalla contemplazione del volto di Gesù, la cui stessa sofferenza, «quando ci capita un momento di scoraggiamento e di sconforto», ci fa ricordare «quanto siamo preziosi agli occhi di Dio». La consolazione di «un Dio che ha accettato di soffrire tanto per noi» e che «continuerà sempre a custodirci per sempre» ci riavvicina a lui, ci ritempra e ci rende capaci di «essere sensibili al dolore di tanti fratelli e sorelle». Ecco il doppio asse della misericordia: da lui a noi, da noi agli altri. E la quaresima nel cuore del giubileo è un «dono speciale» proprio in questo senso: anche «nel fondo delle nostre cadute o nel buio delle nostre debolezze» possiamo «fare spazio nella nostra vita alla divina misericordia». E così, ha aggiunto il cardinale Stella, «un peccatore che si sente amato e perdonato, potrà diventare un convertito che perdona e ama i fratelli, facendosi loro incontro e chinandosi sulle loro miserie». Ciò, ha concluso, vale innanzitutto per i sacerdoti, «ma anche per tutti i discepoli del Signore, ugualmente destinatari e portatori dell’amore di Dio».
L'Osservatore Romano
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Card. Sarah: “Colui che cerca felicità lontano da Dio smarrisce se stesso”
di Federico Cenci
È fondamentale il dialogo interreligioso, il quale si raggiunge non attraverso una mescolanza indistinta, bensì conservando ogni fede la propria identità. Questo il messaggio che il card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha colto dal libro La via Mistica nelle grandi religioni (LEV 2016), di don Salvatore Giuliano.
Il volume è stato presentato ieri pomeriggio presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, dove don Giuliano insegna Teologia Dogmatica e Sacra Liturgia. Volume che, ha osservato il card. Sarah, “pone l’attenzione su alcuni dei temi di grande attualità che si impongono nei nostri tempi: il dialogo interreligioso e la conoscenza delle diverse modalità attraverso le quali l’uomo ha cercato di incontrare il mistero di Dio”.
Il porporato è andato alla radice dell’incontro tra le diverse fedi fino a risalire alla dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra Aetate, che si sta rivelando di stretta attualità per via “del grosso flusso migratorio” che rende “quanto mai vicine molte religioni un tempo considerante lontane”.
Negli ultimi cinquant’anni, su impulso di Nostra Aetate, si sono susseguite iniziative finalizzate al dialogo tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. Il card. Sarah individua nell’incontro di Assisi del 1986 “un avvenimento particolarmente significativo” in questo senso. Voluto e promosso da San Giovanni Paolo II, quell’evento ha lasciato una traccia indelebile, giacché “la sua fiamma – ha spiegato Sarah – si è estesa in tutto il mondo e costituisce un permanente segno di speranza”.
Quelle che un tempo erano “indifferenza o opposizione” si sono tramutate in “collaborazione e benevolenza”. Da “nemici e stranieri – la riflessione del cardinale – cerchiamo ora di diventare amici e fratelli”.
Tuttavia, questo impegno non sempre è vicendevole. Il card. Sarah ha detto a tal proposito: “A Roma, centro della Chiesa cattolica, sorge oggi una grande moschea. L’inverso, alla Mecca o a Medina, sarebbe del tutto impossibile”. Perché “ai non musulmani è strettamente proibito l’ingresso in queste città” sacre per l’Islam.
Il mondo di oggi, però, richiede che tutti i credenti collaborino tra loro e con le persone di buone volontà. Il Prefetto per il Culto Divino ha snocciolato i “numerosi temi” riguardo i quali si richiedono “risposte effettive” dalle grandi religioni: la pace, la fame, il diritto alla vita dall’inizio alla fine della sua esistenza, la crisi ambientale, la violenza (specie quella in nome della religione), la crisi antropologica, il degrado morale, la crisi della famiglia e la crisi della speranza.
“Noi credenti – ha aggiunto Sarah – non abbiamo ricette per tutti questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera, il cammino verso Dio, la via mistica”. Del resto, “solo con l’esperienza viva di Dio, l’uomo ritorna ad essere pienamente sé stesso”.
Il cardinale ha sottolineato che “troppo spesso l’uomo si lascia distrarre dai ritmi frenetici della società, senza dare ascolto al grande desiderio dell’assoluto presente nel profondo del proprio io”. Non va mai dimenticato che “nella natura dell’uomo sono unite la dimensione materiale e quella spirituale”, pertanto “per sua stessa natura, l’uomo è un essere religioso e senza riferimento al Creatore non riceverebbe pienezza nella sua umanità”.
La “ricerca di Dio” è propria in ognuno di noi, anche se “si esprime in modi differenti, attraverso religioni diverse”. Il card. Sarah ha quindi ribadito la necessità di “protendere a un fruttuoso dialogo quale vera strada verso l’unità e verso la pace”.
Unità che non va scambiata con un amalgama di idee confuse e inefficaci. “Non dobbiamo scivolare nel sincretismo o nel relativismo”, ha ammonito Sarah, ricordando che questi elementi “distruggono le basi stesse del dialogo e del rispetto delle diversità”.
Un rispetto, al contrario, che è possibile elargire soltanto laddove sia chiara e forte la propria identità. Così come chiara e forte è stata per quelle celebri personalità, di diverse religioni, che hanno percorso “la via mistica”.
Il card. Sarah ha affermato che “la preghiera, la penitenza e la meditazione silenziosa, mosse da un’ardente sete interiore di Dio, hanno acceso i cuori” di costoro, facendoli assurgere a “esempi luminosi perché infiammati dall’ardore dello Spirito Santo che soffia dove vuole”.
Sul loro esempio, possiamo comprendere che la via mistica è “l’unica vera possibilità per intraprendere quel cammino di liberazione dal non senso, dalla superficialità del vivere, indirizzandoci verso un’esistenza di interiorità gioiosa”.
“Ogni uomo deve ricordare – ha aggiunto Sarah – che eliminando il rapporto con la preghiera e con il silenzio, elimina il rapporto con Colui che l’ha creato e lo fa vivere”, perché “se la ricerca di senso e di felicità esula dal fine di conoscere e amare Dio, allora egli smarrirà sé stesso”.
La “via mistica” è dunque aperta ad ogni uomo. Questo l’insegnamento del libro di don Giuliano, che nel suo intervento ha ricordato anche padre Edward McNamara, decano della Facoltà Teologica Regina Apostolorum. Egli ha spiegato che la “via mistica” non è riservata soltanto a delle élite, come erroneamente si potrebbe credere, ma è “una chiamata che nella mente di Cristo è universale”.
Zenit