sabato 3 marzo 2012

Ascoltatelo!


La quaresima è un anticipo di grazia pasquale, annunciato e offerto a coloro che credono alla predicazione apostolica che riguarda Gesù, morto per i nostri peccati e risuscitato dai morti per la nostra liberazione da tutto ciò che è morte. Per convertirci occorrono la fede e le opere di Abramo.
 Buona domenica pb. Vito Valente.

Celebriamo oggi 4 marzo 2012 la II Domenica di Quaresima - Anno "B".

"Vedo Mosè, vedo i Profeti, ma solo per capire che essi parlano di Cristo"
                                                                                   (S. Girolamo)


   

II DOMENICA DI QUARESIMAAnno B

 
LETTURE: Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18Sal 115; Rm 8,31b-34Mc 9,2-10



La legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa  (Disc. 51, 3-4. 8; PL 54, 310-311. 313)
Il Signore manifesta la sua gloria alla presenza di molti testimoni e fa risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di tanto splendore, che la sua faccia diventa simile al fulgore del sole e le sue vesti uguagliano il candore della neve.
Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall'animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l'umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo.
Ma, secondo un disegno non meno previdente, egli dava un fondamento solido alla speranza della santa Chiesa, perché tutto il Corpo di Cristo prendesse coscienza di quale trasformazione sarebbe stato soggetto, e perché anche le membra si ripromettessero la partecipazione a quella gloria, che era brillata nel Capo.
Di questa gloria lo stesso Signore, parlando della maestà della sua seconda venuta, aveva detto: «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13, 43). La stessa cosa affermava anche l'apostolo Paolo dicendo: «Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8, 18). In un altro passo dice ancora: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria» (Col 3, 3. 4).
Ma, per confermare gli apostoli nella fede e per portarli ad una conoscenza perfetta, si ebbe in quel miracolo un altro insegnamento. Infatti Mosè ed Elia, cioè la legge e i profeti, apparvero a parlare con il Signore, perché in quella presenza di cinque persone di adempisse esattamente quanto è detto: «Ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Mt 18, 16).
Che cosa c'è di più stabile, di più saldo di questa parola, alla cui proclamazione si uniscono in perfetto accordo le voci dell'Antico e del Nuovo Testamento e, con la dottrina evangelica, concorrono i documenti delle antiche testimonianze?
Le pagine dell'uno e dell'altro Testamento si trovano vicendevolmente concordi, e colui che gli antichi simboli avevano promesso sotto il velo viene rivelato dallo splendore della gloria presente. Perché, come dice san Giovanni: «La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1, 17). In lui si sono compiute le promesse delle figure profetiche e ha trovato attuazione il senso dei precetti legali: la sua presenza dimostra vere le profezie e la grazia rende possibile l'osservanza dei comandamenti.
All'annunzio del Vangelo si rinvigorisca dunque la fede di voi tutti, e nessuno si vergogni della croce di Cristo, per mezzo della quale è stato redento il mondo.
Nessuno esiti a soffrire per la giustizia, nessuno dubiti di ricevere la ricompensa promessa, perché attraverso la fatica si passa al riposo e attraverso la morte si giunge alla vita. Avendo egli assunto le debolezze della nostra condizione, anche noi, se persevereremo nella confessione e nell'amore di lui, riporteremo la sua stessa vittoria e conseguiremo il premio promesso.
Quindi, sia per osservare i comandamenti, sia per sopportare le contrarietà, risuoni sempre alle nostre orecchie la voce del Padre, che dice: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5).
 
MESSALE
Antifona d'Ingresso  Sal 26, 8-9
Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto».
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto.

Tibi dixit cor meum quaesívi vultum tuum,
vultum tuum, Dómine, requíram.
Ne avértas fáciem tuam a me.
 
Oppure:  
Sal 24,6.3-22
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo, Signore,
da tutte le sue angosce.

Reminíscere miseratiónum tuárum,
Dómine, et misericórdiae tuae,
quae a saeculo sunt.
Ne umquam dominéntur nobis inimíci nostri;
líbera nos, Deus Israel, ex ómnibus angústiis nostris.
 
Colletta

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito perché possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...

Deus, qui nobis diléctum Fílium tuum audíre praecepísti, verbo tuo intérius nos páscere dignéris, ut, spiritáli purificáto intúitu, glóriae tuae laetémur aspéctu. Per Dóminum.

Oppure:

O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell'obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura  
Gn 22,1-2.9a.10-13.15-18
Il sacrificio del nostro padre Abramo
Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

    

Salmo Responsoriale  
Dal Salmo 115
Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.
Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

     

Seconda Lettura  
Rm 8,31b-34
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio
 
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

  
Canto al Vangelo  
  Cf Mc 9,7
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».

Lode e onore a te, Signore Gesù.
 
   
   
Vangelo  Mc 9,2-10
Questi è il Figlio mio, l'amato

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. Parola del Signore.

* * *

COMMENTI (*)

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«È bello per noi essere qui»! Ringraziamo di cuore la Chiesa che, in questa seconda domenica di Quaresima, ci permette di stare davanti al Mistero della Trasfigurazione e di fare nostre le parole, cariche di stupore e di tenerezza, con cui l’Apostolo Pietro accoglie la luce di Cristo.
Quello della Trasfigurazione è un Mistero ricchissimo, meditando il quale, i cristiani ti tutti i tempi hanno ricevuto grazie sempre nuove. La Chiesa, inoltre, propone questo brano evangelico in due momenti distinti dell’anno liturgico: durante la seconda Domenica di Quaresima e nella Solennità della Trasfigurazione, il 6 di agosto, nel cuore dell’estate, come a dire che la luminosità del creato è il segno di quella Luce sempre nuova che, dal Mistero pasquale, si irradia vittoriosa.
Così, in questo tempo di Quaresima, entrano un po’ della luce e della gioia estive, che, senza risparmiarci nulla della lotta contro il peccato e la tentazione, ci dicono come questa lotta vada vissuta con quella gioia che nasce dalla certezza di trovarsi sulla strada giusta, sulla strada che, seguita fedelmente, nella preghiera e nella radicalità, conduce a Pasqua.
Il Signore Gesù, che conosce più di chiunque altro il cuore dell’uomo, ha voluto così preservare i tre discepoli – e in loro tutti noi – dallo “scandalo” della Croce. La Trasfigurazione, infatti, è una vera Teofania, manifestazione della Divinità di Cristo. Cristo, come lasciando scaturire dal proprio intimo appena un raggio della Sua Divinità, ha mostrato ai Suoi discepoli chi Egli sia davvero e da dove scaturiscano la verità del Suo insegnamento e la potenza dei Suoi gesti: «Questi è il Figlio Mio, l’Amato: ascoltateLo!» (Mc 9,7).
Alla manifestazione della Divinità di Cristo corrisponde la manifestazione di Dio Padre. Siamo gettati, così, per un istante, dentro il Mistero della Santissima ed indivisa Trinità: la voce del Padre indica il Suo Figlio Unigenito, l’Amato, in quell’Uomo, che era nato da Maria in povertà, che era vissuto nel nascondimento per trent’anni lavorando come falegname, che condivideva la propria vita con i pescatori della Galilea, che, mentre guariva e saziava le folle con la Sua parola e con la moltiplicazione dei pani, era anche soggetto al sonno, alla fame e alla fatica come tutti. La Trasfigurazione indica così come l’eterno Dialogo d’Amore tra il Padre ed il Figlio sia entrato nella nostra storia umana e come, in Cristo, attiri tutta l’umanità dentro questa gloria eterna! In Lui tutto il cosmo e la storia si riassumono, in Lui tutta la storia di Dio con Israele è ricapitolata.
«E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro» (Mc 9,8). La luce della Trasfigurazione sembra durare troppo poco; agli occhi dei discepoli, resta la sola Umanità di Cristo, così come l’avevano sempre vista. Ma il cuore di Pietro, di Giacomo e Giovanni, il nostro cuore, è irrimediabilmente ferito e sa per certo che, in quell’Uomo, abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità (cf. Col 2,9).
La fede, certa e robusta, nella Divinità di Cristo, è la vera forza che sostiene il nostro cammino quaresimale, il cammino della sequela di Cristo fin sotto la Croce, dove assisteremo alla più grande e “scandalosa” manifestazione della Gloria di Dio: la “trasfigurazione” della Divinità, che, quasi scomparendo nella sofferenza e nella morte del Crocifisso, si unirà definitivamente alla nostra esistenza, per renderci così partecipi della figliolanza divina.
«Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma Lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a Lui?» (Rm 8,32). Maria Santissima, che, nel Suo grembo, ha rivestito della nostra umanità la Luce dell’Altissimo, ci custodisca e ci sostenga nella lotta, volgendo su di noi quegli occhi Suoi, sui quali si riflette, ora, l’eterna Gloria del Figlio di Dio.


Preghiera dei fedeli

 


Introduzione del celebrante
Signore Gesù, in questa eucaristia tu ci conduci con te sull’alto monte, e presenti la nostra preghiera al Padre.

1.     Signore Gesù, trasfigurato sul monte, donaci di guardarti per imparare a stare con te nella gioia e nella fatica della vita,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

2. Preghiamo per Papa Benedetto e per tutti i nostri pastori. Donaci o Signore di ascoltare la tua parola che ci arriva attraverso il loro insegnamento in questo tempo di Quaresima,
Noi ti preghiamo:  ASCOLTACI O SIGNORE

3.     Signore, dona speranza e fiducia alle nazioni, ai governi, alle imprese economiche e sociali, alle famiglie, alle persone, per riprendere energia e vita,
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

4.     O Signore, rendici attenti alle testimonianze di bene e di santità che ci fai incontrare; rinnova per tutti noi il desiderio e la domanda della tua misericordia nel sacramento della Confessione
Noi ti preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
Accogli, completa e trasfigura la nostra preghiera o Signore Gesù, e presentala al nostro Padre celeste. Presentiamo a te o Signore la nostra preghiera perché tu la purifichi e la trasfiguri con la potenza della sua grazia.
* * *
Commento di Padre Raniero Cantalamessa ofmcapp.
ASCOLTATELO!

“Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!”. Con queste parole, Dio Padre dava Gesù Cristo all’umanità come suo unico e definitivo Maestro, superiore alla Legge e ai profeti. 

Dove parla Gesù oggi, per poterlo noi ascoltare?. Ci parla anzitutto attraverso la nostra coscienza.. Essa è una specie di “ripetitore”, installato dentro di noi, della voce stessa di Dio. Ma da sola essa non basta. È facile farle dire quello che piace a noi ascoltare. Ha bisogno perciò di essere illuminata e sorretta dal Vangelo e dall’insegnamento della Chiesa. Il vangelo è il luogo per eccellenza in cui Gesù ci parla oggi. Sappiamo però per esperienza che le anche parole del Vangelo possono essere interpretate in modi diversi. Chi ci assicura una interpretazione autentica, è la Chiesa, istituita da Cristo proprio a tale scopo: “Chi ascolta voi, ascolta me!”. Per questo è importante che cerchiamo di conoscere la dottrina della Chiesa, conoscerla di prima mano, come essa stessa la intende e la propone, non nella interpretazione, spesso distorta e riduttiva, dei mass-media. 

Quasi altrettanto importante che sapere dove parla Gesù oggi, è sapere dove non parla. Egli non parla di certo attraverso i maghi, gli indovini, i negromanti, i dicitori di oroscopi, i sedicenti messaggi extraterrestri; non parla nelle sedute spiritiche, nell’occultismo. Nella Scrittura leggiamo questo ammonimento al riguardo: “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, o il sortilegio, o l’augurio, o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti, o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Dt 18, 10-12). 

Questi erano i modi tipici di rapportarsi al divino dei pagani che traevano auspici consultando gli astri, o le viscere di animali, o il volo degli uccelli. Con quella parola di Dio: “Ascoltatelo!”, tutto questo è finito. C’è un solo mediatore tra Dio e gli uomini; non siamo costretti ad andare più “a tentoni”, per conoscere il volere divino, a consultare questo o quello. In Cristo abbiamo ogni risposta. 

Oggi purtroppo quei riti pagani sono tornati di moda. Come sempre, quando diminuisce la vera fede, aumenta la superstizione. Prendiamo la cosa più innocua tra tutte, l’oroscopo. Non c’è, si può dire, giornale o stazione radio che non propini giornalmente ai suoi lettori e ascoltatori l’oroscopo. Per le persone mature, dotate di un minimo di capacità critica o di ironia, esso non è che una innocua presa in giro reciproca, una specie di gioco e di passatempo. Ma intanto guardiamo gli effetti a lungo andare. Che mentalità si forma, specie nei ragazzi e negli adolescenti? Quella secondo cui il successo nella vita non dipende dallo sforzo, da applicazione nello studio e costanza nel lavoro, ma da fattori esterni, imponderabili; dal riuscire a volgere a proprio vantaggio certi poteri, propri o altrui. Peggio ancora, tutto ciò induce a pensare che, nel bene e nel male, la responsabilità non è nostra, ma delle “stelle”, come pensava il Don Ferrante di manzoniana memoria. 

Devo accennare a un altro ambito in cui Gesù non parla e dove invece lo si fa parlare tutto il tempo. Quello delle rivelazioni private, messaggi celesti, apparizioni e voci di varia natura. Non dico che Cristo o la Vergine non possano parlare anche attraverso questi mezzi. Lo hanno fatto in passato e lo possono fare, evidentemente, anche oggi. Solo che prima di dare per scontato che si tratti di Gesù o della Madonna che parla e non della fantasia malata di qualcuno, o, peggio, di furbi che speculano sulla buona fede della gente, occorre avere delle garanzie. Bisogna, in questo campo, attendere il giudizio della Chiesa, non precederlo. Sono ancora attuali le parole di Dante: “Siate, cristiani, a muovervi più gravi, / non siate come penna ad ogni vento” (Par. V, 73 s.). 

San Giovanni della Croce diceva che da quando, sul Tabor, ha detto di Gesù: “Ascoltatelo!”, Dio è diventato, in certo senso, muto. Ha detto tutto, non ha cose nuove da rivelare. Chi gli chiede nuove rivelazioni, o risposte, lo offende, come se non si fosse ancora spiegato chiaramente. Dio continua a dire a tutti la stessa parola: “Ascoltate lui!, leggete il vangelo: vi troverete più, non meno, di quello che cercate”.
* * *
Commento di Luciano Manicardi
L’evento della trasfigurazione, al cuore della seconda domenica di Quaresima, indica il fine del cammino quaresimale: l’evento pasquale. Le letture convergono nel presentare il dono del Figlio all’umanità da parte di Dio, di cui è figura il fatto che Abramo non rifiutò suo figlio di fronte alla richiesta divina. L’alleanza si realizza attraverso un cammino pieno di contraddizioni e sofferenze. È così per Abramo, che si dispone a sacrificare il figlio della promessa (I lettura); è così per Cristo, la cui trasfigurazione è il sì di Dio alla sua accettazione di un cammino che comporta sofferenza e morte (vangelo); è così per il cristiano che, chiamato a divenire conforme all’immagine del Figlio attraverso un cammino segnato da tribolazioni, pone la sua fiducia nell’amore manifestato da Dio in Cristo (II lettura).
La trasfigurazione è mistero di sintesi dell’intero vangelo e della storia di salvezza. Essa è legata al primo annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù (cf. Mc 8,31-33) e presenta il Cristo trasfigurato come “il Regno di Dio che viene con potenza” (Mc 9,1): croce, gloria pasquale e venuta gloriosa sono dossologicamente riassunte nel Cristo e offerte, almeno per un momento, alla contemplazione dei tre discepoli. Il passato, il presente e il futuro dell’umanità quali sono pensati da Dio nel suo disegno di salvezza, prendono corpo in Cristo e diventano luce di eternità, profezia del Regno universale.

La trasfigurazione avviene nella carne umana di Gesù di Nazaret e, a differenza dell’evento pasquale, ha dei testimoni oculari (cf. 2Pt 1,16). Essa fonda dunque una spiritualità di trasformazione, non di rottura. La trasfigurazione non è evasione dal mondo né dalla storia, non richiede cinismo verso ciò che è corporeo, materiale, umano, ma innesto e risignificazione di queste realtà in Cristo. Nella trasfigurazione si svela che Gesù è il corpo di Dio e si manifesta che, in Gesù, Dio abita il corpo umano (cf. Col 2,9): la vita spirituale diviene così discernimento dell’inabitazione di Dio nel credente.
Al cuore della visione della trasfigurazione vi è la parola divina che chiede l’ascolto del Figlio: “Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo”. E l’ascolto della parola di Dio contenuta nelle Scritture è al centro della vita spirituale cristiana. Si tratta di ascoltare le Scritture, sia l’Antico che il Nuovo Testamento, e di vederne l’armonia in Cristo: Cristo, infatti è indicato da Mosè ed Elia, dalla Legge e dai Profeti, ed è testimoniato da Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè dalla Nuova Alleanza. Nessuna lettura marcionita delle Scritture che dichiari abolito l’Antico Testamento! Cristo risplende della gloria divina quando è in mezzo a Elia e Mosè. Scisso dalle Scritture Cristo rischia di essere il vuoto contenitore dei nostri desideri, ma non è più colui che compie il disegno salvifico divino, l’inviato di Dio, colui che è rivelato dalle Scritture. A nulla varrebbe dichiarare che “ciò che si ha di più caro è Cristo” (Vladimir Soloviev), se Cristo non fosse quello rivelato dalle Scritture. Diverrebbe solamente un idolo.
La trasfigurazione avviene al cuore di una crisi tra Gesù e la sua comunità: Pietro si è ribellato alla prospettiva del destino di sofferenza del Figlio dell’uomo (cf. Mc 8,31-33) e sul monte della trasfigurazione si rivela incapace di accogliere anche l’annuncio della gloria: preda della paura, “non sapeva che cosa dire” (Mc 9,6). I discepoli non capiscono la parola di Gesù sulla resurrezione (cf. Mc 9,9-10). Ma al fondo di questa distanza che si crea con i discepoli Gesù, nella sua solitudine, riceve la conferma del Padre sul suo cammino. E i discepoli, pur nella loro incomprensione, continuano a seguire Gesù. Certo, essi non riusciranno a vegliare e pregare quando saranno insieme a Gesù al Getsemani (cf. Mc 14,32-42), ma è vero che la sequela di Cristo avviene anche nel disagio, nella incomprensione, nella non piena coscienza di ciò che si sta vivendo e di ciò che potrà scaturire dal cammino che si sta facendo. Anche la luce della trasfigurazione rinvia all’oscurità della fede.
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BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro,
II Domenica di Quaresima, 8 marzo 2009
  
Cari fratelli e sorelle!
Nei giorni scorsi, come sapete, ho fatto gli Esercizi spirituali, insieme con i miei collaboratori della Curia Romana. E’ stata una settimana di silenzio e di preghiera: la mente e il cuore hanno potuto dedicarsi interamente a Dio, all’ascolto della sua Parola, alla meditazione dei misteri di Cristo. Fatte le debite proporzioni, è un po’ quello che accadde agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni quando Gesù li portò con sé su un alto monte, in disparte, loro soli, e mentre pregava si "trasfigurò": il suo volto e la sua persona apparvero luminosi, splendenti. La liturgia ripropone questo celebre episodio proprio oggi, seconda domenica di Quaresima (cfr Mc 9,2-10). Gesù voleva che i suoi discepoli, in particolare quelli che avrebbero avuto la responsabilità di guidare la Chiesa nascente, facessero un’esperienza diretta della sua gloria divina, per affrontare lo scandalo della croce. In effetti, quando verrà l’ora del tradimento e Gesù si ritirerà a pregare nel Getsemani, terrà vicini gli stessi Pietro, Giacomo e Giovanni, chiedendo loro di vegliare e pregare con Lui (cfr Mt 26,38). Essi non ce la faranno, ma la grazia di Cristo li sosterrà e li aiuterà a credere nella Risurrezione.
Mi preme sottolineare che la Trasfigurazione di Gesù è stata sostanzialmente un’esperienza di preghiera (cfr Lc 9,28-29). La preghiera, infatti, raggiunge il suo culmine, e perciò diventa fonte di luce interiore, quando lo spirito dell’uomo aderisce a quello di Dio e le loro volontà si fondono quasi a formare un tutt’uno. Quando Gesù salì sul monte, si immerse nella contemplazione del disegno d’amore del Padre, che l’aveva mandato nel mondo per salvare l’umanità. Accanto a Gesù apparvero Elia e Mosè, a significare che le Sacre Scritture erano concordi nell’annunciare il mistero della sua Pasqua, che cioè il Cristo doveva soffrire e morire per entrare nella sua gloria (cfr Lc24,26.46). In quel momento Gesù vide profilarsi davanti a sé la Croce, l’estremo sacrificio necessario per liberare noi dal dominio del peccato e della morte. E nel suo cuore, ancora una volta, ripeté il suo "Amen". Disse sì, eccomi, sia fatta, o Padre, la tua volontà d’amore. E, come era accaduto dopo il Battesimo nel Giordano, vennero dal Cielo i segni del compiacimento di Dio Padre: la luce, che trasfigurò il Cristo, e la voce che lo proclamò "il Figlio amato" (Mc 9,7).
Insieme con il digiuno e le opere della misericordia, la preghiera forma la struttura portante della nostra vita spirituale. Cari fratelli e sorelle, vi esorto a trovare in questo tempo di Quaresimaprolungati momenti di silenzio, possibilmente di ritiro, per rivedere la propria vita alla luce del disegno d’amore del Padre celeste. Lasciatevi guidare in questo più intenso ascolto di Dio dalla Vergine Maria, maestra e modello di preghiera. Lei, anche nel buio fitto della passione di Cristo, non perse ma custodì nel suo animo la luce del Figlio divino. Per questo la invochiamo Madre della fiducia e della speranza!

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Commento di Enzo Bianchi
Se la prima domenica di Quaresima ci ha mostrato Gesù a confronto con la tenebrosa possibilità del male, posto faccia a faccia con Satana nella solitudine del deserto, questa seconda domenica ci presenta Gesù che, nella solitudine di “un alto monte”, conosce la trasfigurazione del suo volto e di tutta la sua persona, resa partecipe dell’irradiante gloria del Padre. Al cuore dell’itinerario quaresimale la trasfigurazione di Gesù indica il fine a cui tende questo cammino: la risurrezione, l’evento della Pasqua di cui la trasfigurazione è anticipazione e profezia.

Gesù sale su un’alta montagna in Galilea, con tre discepoli che saranno i soli testimoni di quanto accade in quel luogo appartato: Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono i discepoli chiamati per primi (cf. Mc 1,16-20), sono i testimoni della risurrezione della figlia di Giairo (cf. Mc 5,37-43), sono quelli che Gesù prenderà con sé nell’ora della lotta, dell’agonia al Getsemani (cf. Mc 14,32-42), quando lo vedranno sfigurato dall’angoscia e dalla paura. Come Mosè era salito con tre compagni sul Sinai per “vedere la gloria di Dio” (cf. Es 24,1-11), così anche Gesù sale sul monte: qui però è Gesù stesso a ricevere la gloria di Dio, è lui a essere contemplato dai discepoli come colui che il Padre proclama “Figlio amato”…

Questo grande mistero è rivelato innanzitutto dall’apparizione accanto a Gesù di Mosè ed Elia, coloro che rappresentano la Legge e i Profeti, le Scritture dell’Antico Testamento: Gesù, che non è venuto per abolire la Legge e i Profeti ma per dare loro compimento (cf. Mt 5,17), da loro era stato annunciato e ora è testimoniato come realizzazione di tutte le promesse di Dio. Egli risplende della gloria di Dio e rivela la sua vera identità proprio quando è posto tra Mosè ed Elia, quando è cercato a partire dalle Scritture e trovato come colui che compie le Scritture (cf. Lc 24,27.44). Scindere Gesù Cristo dalle Scritture significa non cogliere più lo spessore della storia di salvezza e, nel contempo, vanificare la fede nella risurrezione: “Cristo” infatti “è morto ed è risorto secondo le Scritture” (cf. 1Cor 15,3-4). Vi è reciprocità tra Cristo e le Scritture: se c’è una luce che Mosè ed Elia proiettano su Cristo, indicandolo come colui che realizza la profezia, Cristo proietta a sua volta una luce che illumina le Scritture, le spiega e le conferma nel loro perenne valore profetico. Davvero, come scriveva Girolamo, “ignorare le Scritture significa ignorare Cristo”!


E quando Gesù risplende della gloria di Dio, attorno a lui risplende la comunione: Mosè ed Elia con i santi della prima alleanza, Pietro, Giacomo e Giovanni con i santi della nuova alleanza, tutti insieme sono riuniti attorno a Gesù Cristo in un’unica esperienza di comunione. Più in profondità, in questo evento si manifesta anche la comunione divina, intra-trinitaria: il Padre fa sentire la sua voce e la nube della gloria, ossia la presenza dello Spirito santo, è l’ambiente in cui la trasfigurazione del Figlio avviene. Sì, la trasfigurazione di Gesù appare come anticipazione della comunione che ci attende tutti nel Regno, primizia del mondo completamente posto sotto il segno della bellezza e della gloria di Dio!

A noi che contempliamo questo mistero, è chiesto solo di accogliere la voce del Padre che implicitamente proclama Gesù quale sua Parola: “Questi è il mio Figlio, l’amato, ascoltatelo!”. Il grande comandamento consegnato a Israele: “Ascolta, Israele!” (Dt 6,4), ormai risuona come: “Ascoltate lui, il Figlio!”, la Parola fatta carne (cf. Gv 1,14), umanizzatasi in Gesù, colui che ha definitivamente narrato il Dio invisibile (cf. Gv 1,18). Per tutti noi, dunque, questo vangelo rappresenta un grande avvertimento: Gesù non può essere la proiezione dei nostri desideri, non è il Dio che noi immaginiamo e costruiamo secondo i nostri desideri, e che quindi amiamo di più perché creato dalle nostre mani. No, egli è il Gesù Cristo secondo le Scritture: per conoscerlo occorre ascoltare la Parola contenuta in tutte le Scritture, di cui il Vangelo è il cuore!
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COMMENTI PATRISTICI

Dai "Discorsi di sant'Agostino

DISCORSO 79/A

SULLA TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE SUL MONTE
Chi erano i presenti che sarebbero morti solo dopo aver visto il Figlio dell'uomo nel suo regno.
1. Prima che il Signore si manifestasse sul monte, come abbiamo udito quando veniva letto il santo Vangelo, aveva detto: Alcuni tra quelli che sono qui presenti non moriranno prima d'aver visto il Figlio dell'uomo nel suo regno. Ora noi sappiamo che il Signore Gesù Cristo verrà come giudice alla fine del mondo e darà il regno a quelli posti alla destra e il castigo a quelli posti alla sinistra. Poiché egli - come crediamo e dichiariamo pubblicamente - verrà a giudicare i vivi e i morti. Al contrario tutti coloro che stavano attorno a lui quando egli parlava, venuta l'ora stabilita dalla condizione della natura mortale, morirono ma non vedranno il Signore come giudice nel suo regno se non quando sarà giunto il tempo della risurrezione. Che significa dunque l'affermazione: Alcuni di coloro che sono qui presenti non moriranno prima d'aver visto il Figlio dell'uomo nel suo regno? Senza dubbio il santo Vangelo ha risolto la questione con ciò che narra subito dopo. Poiché Gesù condusse con lui tre suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, e si trasfigurò alla loro presenza per cui il suo volto divenne splendente come la viva luce del sole. Erano dunque essi quei tali ch'erano presenti e che non avrebbero visto la morte prima di vedere il Signore nel suo regno. Alla fine del mondo però tutti avranno lo splendore che il Signore mostrò in se stesso. Le sue membra risplenderanno come risplendette il capo. Sta scritto: Trasformerà il nostro misero corpo e lo renderà simile al suo corpo glorioso. Ecco, egli sul monte rifulse come il sole, ma non era ancora risorto. Non era ancora morto ma pur nella carne era Dio e con la carne non ancora risorta, grazie al potere divino, compiva le azioni che voleva. Infatti, perché sappiate che non è un'idea di superbia se speriamo ciò anche noi, sentite che cosa dice egli stesso e non dovete aver dubbi. Spiegando la parabola della zizzania dice: Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il buon seme rappresenta quelli che appartengono al regno di Dio e la zizzania invece rappresenta quelli che appartengono al maligno. Il nemico che l'ha seminata è il diavolo stesso. Il giorno della mietitura è la fine di questo mondo. I mietitori poi sono gli angeli.Allorché dunque verrà la fine di questo mondo, il Figlio dell'uomo invierà i suoi angeli e porteranno via dal suo regno tutti gli operatori di scandali e li getteranno nella fornace di fuoco ardente; ivi sarà pianto e stridore di denti. Che avverrà del buon grano? Senti quello ch'è detto subito dopo: Allora i giusti saranno splendenti come il sole nel regno [di Dio]. E poiché saranno così nel regno, il Signore disse: Alcuni di quelli qui presenti non moriranno prima di vedere il Figlio dell'uomo nel suo regno.
La vana proposta di Pietro.
2. Ora poi, fratelli, che significa ciò? Apparvero Mosè ed Elia, si misero ai fianchi del Signore e conversavano con lui. San Pietro provava gioia in quella solitudine, provava fastidio della turbolenza del genere umano. Vedeva il monte, vedeva il Signore, Mosè ed Elia. Erano lassù solo coloro che a lui non procuravano fastidio. Godeva di vivere quieto senza preoccupazioni e felice, e disse al Signore: Signore, è bello per noi starcene qui. Perché dovremmo scendere dal monte per tribolare e non preferiamo godercela qui? È bello per noi starcene qui. Se lo vuoi, facciamo qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia. Pietro, non sapendo ancora come doveva parlare, voleva fare una separazione. Credeva fosse bene ciò che diceva. Ma che cosa fece il Signore? Fece scendere una nuvola dal cielo e ricoprì tutti, come se volesse dire a Pietro: "Perché vuoi fare tre tende? Eccone una sola". Allora udirono una voce dalla nube: Questo è il Figlio mio beneamato, perché non paragonassero a lui Mosè ed Elia e credessero che il Signore fosse da ritenersi come uno dei Profeti, mentre era il Signore dei Profeti: Questo è il Figlio mio, ascoltate lui. All'udire questa voce i discepoli caddero bocconi. Ma il Signore si avvicinò, li rialzò ed essi non videro altro che il solo Gesù.
Significato del mistero contenuto nella trasfigurazione.
3. Se Il Signore me lo concederà spiegherò adesso questo grande mistero. Parlano col Signore Mosè ed Elia. Mosè rappresenta la Legge, Elia i Profeti. Quando esponiamo qualche brano del Vangelo lo proviamo con la Legge e con i Profeti. Parlano dunque col Signore Mosè ed Elia, ma come servitori al suo fianco, mentre egli era in mezzo come loro sovrano. Che significa il fatto che Mosè ed Elia parlavano col Signore? Senti l'Apostolo: La Legge serve solo a farci conoscere il peccato, ora invece la giustizia di Dio si è rivelata senza la Legge. Dov'è Mosè ed Elia c'è il Signore che riceve la testimonianza della Legge e dei Profeti. Nel tempo presente sono necessarie le testimonianze della Legge e dei Profeti. Quando però risorgeremo, che bisogno ci sarà della Legge e dei Profeti? Non andremo in cerca di testimonianze, perché vedremo il Signore in persona. Ma quando avverrà ciò? Dopo la risurrezione. Coloro dunque ch'erano caduti si rialzarono e videro soltanto il Signore.

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(*): Vedi anche per altri commenti al Vangelo della Trasfigurazione:


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