domenica 4 marzo 2012

Piazza Grande




Mi son ricordato oggi di questa bellissima canzone di Lucio Dalla, davvero splendida, una
poesia. Esiste però una piazza ben più grande di quella di Bologna, la piazza del cuore del
nostro cuore, mio e di ciascuno di noi. Una piazza, questa, dicono i Padri della Chiesa, con
tante, tantissime porte di accesso, dalle quali entra di tutto, pensieri, immagini, paure, ansie,
oscenità, peccati, tante cose inutili, soprattutto, così tante che alla fine il nostro cuore diventa
come un suk zeppo di voci, inquietudini, e commerci illeciti. Un postribolo vero e proprio.
Siamo noi, noi stessi che dobbiamo vigilare e chiudere tutte le porte che fanno entrare
escrementi nella piazza, lasciando aperte solo quelle alle quali bussa Cristo. Se faremo bene
questo lavoro, alla fine nella piazza rimarranno solo due sgabelli, uno dove sono seduto io
e l'altro dove siede Gesù, e Lui solo. A quel punto, ogni volta che un pensiero si affaccia sulla
piazza, non dovremo fare altro che chiedere: "Gesù, Tu questa cosa la penseresti o no?". Se la risposta è sì, bene, si accomodi e sia il benvenuto; se invece fosse no, semplicemente teniamo
la porta chiusa. Possiamo farlo: la chiave la possediamo noi, si chiama ascolto, cioè obbedienza
al Signore. Che sta lì, proprio di fronte a me.
Abbiamo celebrato oggi la II Domenica di Quaresima, col Vangelo della Trasfigurazione.
Cosa dice a me questo Vangelo? Che Dio vede quanta luce c'è nella mia anima. Povero
e peccatore quanto si voglia, il Padre vede la meraviglia che c'è in fondo in fondo al mio
cuore. Certo, perchè io sono suo figlio nel Figlio, cioè Dio è capace di vedere dentro di me
l'immagine viva di Cristo, una perla preziosa, sfolgorante di luce... Più ascolto la voce del
Padre ("Ascoltatelo!"), più la luce diventa intensa. Che le mie debolezze, le mie ferite, le piaghe
che mi porto dentro il cuore non oscurino mai questa che è l'unica cosa vera: che il Padre mi
ama così. Che i miei peccati non mi facciano scoraggiare al punto da dimenticare questo
Amore.
 Di seguito l'omelia del Papa durante la Visita Pastorale alla parrocchia romana di
san Giovanni Battista de la Salle e le parole pronunciate durante l'Angelus.

* * *


VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE AL TORRINO
OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Domenica, 4 marzo 2012


Cari fratelli e sorelle
della Parrochia di San Giovanni Battista de La Salle!

(...)
La liturgia di questo giorno ci prepara sia al mistero della Passione – lo abbiamo sentito nella prima Lettura – sia alla gioia della Risurrezione.
La prima Lettura ci riferisce l’episodio in cui Dio mette alla prova Abramo (cfr Gen 22,1-18). Egli aveva un unico figlio, Isacco, natogli in vecchiaia. Era il figlio della promessa, il figlio che avrebbe dovuto portare poi la salvezza anche ai popoli. Ma un giorno Abramo riceve da Dio il comando di offrirlo in sacrificio. L’anziano patriarca si trova di fronte alla prospettiva di un sacrificio che per lui, padre, è certamente il più grande che si possa immaginare. Tuttavia non esita neppure un istante e, dopo aver preparato il necessario, parte insieme ad Isacco per il luogo stabilito. E possiamo immaginare questa camminata verso la cima del monte, che cosa sia successo nel suo cuore e nel cuore del figlio. Costruisce un altare, colloca la legna e, legato il ragazzo, afferra il coltello per immolarlo. Abramo si fida totalmente di Dio, da essere disposto anche a sacrificare il proprio figlio e, con il figlio, il futuro, perché senza figlio la promessa della terra era niente, finisce nel niente. E sacrificando il figlio sacrifica se stesso, tutto il suo futuro, tutta la promessa. È realmente un atto di fede radicalissimo. In questo momento viene fermato da un ordine dall’alto: Dio non vuole la morte, ma la vita, il vero sacrificio non dà morte, ma è la vita e l’obbedienza di Abramo è diventa fonte di una immensa benedizione fino ad oggi. Lasciamo questo, ma possiamo meditare questo mistero.

Nella seconda Lettura, san Paolo afferma che Dio stesso ha compiuto un sacrificio: ci ha dato il suo proprio Figlio, lo ha donato sulla Croce per vincere il peccato e la morte, per vincere il maligno e per superare tutta la malizia che esiste nel mondo. E questa straordinaria misericordia di Dio suscita l’ammirazione dell’Apostolo e una profonda fiducia nella forza dell’amore di Dio per noi; afferma, infatti san Paolo: «[Dio], che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?» (Rm 8,32). Se Dio dà se stesso nel Figlio, ci dà tutto. E Paolo insiste sulla potenza del sacrificio redentore di Cristo contro ogni altro potere che può insidiare la nostra vita. Egli si chiede: «Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi ci condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!» (vv. 33-34). Noi siamo nel cuore di Dio, questa è la nostra grande fiducia. Questo crea amore e nell’amore andiamo verso Dio. Se Dio ha donato il proprio Figlio per tutti noi, nessuno potrà accusarci, nessuno potrà condannarci, nessuno potrà separarci dal suo immenso amore. Proprio il sacrificio supremo di amore sulla Croce, che il Figlio di Dio ha accettato e scelto volontariamente, diventa fonte della nostra giustificazione, della nostra salvezza. E pensiamo che nella Sacra Eucaristia è sempre presente questo atto del Signore che nel suo cuore rimane in eterno, e questo atto del suo cuore ci attira, ci unisce con se stesso.
Finalmente, il Vangelo ci parla dell’episodio della trasfigurazione (cfr Mc 9,2-10): Gesù si manifesta nella sua gloria prima del sacrificio della Croce e Dio Padre lo proclama suo Figlio prediletto, l’amato, e invita i discepoli ad ascoltarlo. Gesù sale su un alto monte e prende con sé tre apostoli – Pietro, Giacomo e Giovanni –, che gli saranno particolarmente vicini nell’estrema agonia, su un altro monte, quello degli Ulivi. Da poco il Signore aveva annunciato la sua passione e Pietro non era riuscito a capire perché il Signore, il Figlio di Dio, parlasse di sofferenza, di rifiuto, di morte, di croce, anzi si era opposto con decisione a questa prospettiva. Ora Gesù prende con sé i tre discepoli per aiutarli a comprendere che la strada per giungere alla gloria, la strada dell’amore luminoso che vince le tenebre, passa attraverso il dono totale di sé, passa attraverso lo scandalo della Croce. E il Signore sempre di nuovo deve prendere con sé anche noi, almeno per cominciare a capire che questo è il cammino necessario. La trasfigurazione è un momento anticipato di luce che aiuta anche noi a guardare alla passione di Gesù con lo sguardo della fede. Essa, sì, è un mistero di sofferenza, ma è anche la «beata passione» perché è - nel nucleo - un mistero di amore straordinario di Dio; è l’esodo definitivo che ci apre la porta verso la libertà e la novità della Risurrezione, della salvezza dal male. Ne abbiamo bisogno nel nostro cammino quotidiano, spesso segnato anche dal buio del male!

* * *


ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 4 marzo 2012


Cari fratelli e sorelle!
Questa domenica, la seconda di Quaresima, si caratterizza come domenica della Trasfigurazione di Cristo. Infatti, nell’itinerario quaresimale, la liturgia, dopo averci invitato a seguire Gesù nel deserto, per affrontare e vincere con Lui le tentazioni, ci propone di salire insieme a Lui sul “monte” della preghiera, per contemplare sul suo volto umano la luce gloriosa di Dio. L’episodio della trasfigurazione di Cristo è attestato in maniera concorde dagli Evangelisti Matteo, Marco e Luca. Gli elementi essenziali sono due: anzitutto, Gesù sale con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte e là «fu trasfigurato davanti a loro» (Mc 9,2), il suo volto e le sue vesti irradiarono una luce sfolgorante, mentre accanto a Lui apparvero Mosè ed Elia; in secondo luogo, una nube avvolse la cima del monte e da essa uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato; ascoltatelo!» (Mc 9,7). Dunque, la luce e la voce: la luce divina che risplende sul volto di Gesù, e la voce del Padre celeste che testimonia per Lui e comanda di ascoltarlo.
Il mistero della Trasfigurazione non va staccato dal contesto del cammino che Gesù sta percorrendo. Egli si è ormai decisamente diretto verso il compimento della sua missione, ben sapendo che, per giungere alla risurrezione, dovrà passare attraverso la passione e la morte di croce. Di questo ha parlato apertamente ai discepoli, i quali però non hanno capito, anzi, hanno rifiutato questa prospettiva, perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr Mt16,23). Per questo Gesù porta con sé tre di loro sulla montagna e rivela la sua gloria divina, splendore di Verità e d’Amore. Gesù vuole che questa luce possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in Lui. Così, dopo questo avvenimento, Egli sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissimadice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore» (Sermo 78, 2:PL 38, 490).
Cari fratelli e sorelle, tutti noi abbiamo bisogno di luce interiore per superare le prove della vita. Questa luce viene da Dio, ed è Cristo a donarcela, Lui, in cui abita la pienezza della divinità (cfr Col2,9). Saliamo con Gesù sul monte della preghiera e, contemplando il suo volto pieno d’amore e di verità, lasciamoci colmare interiormente della sua luce. Chiediamo alla Vergine Maria, nostra guida nel cammino della fede, di aiutarci a vivere questa esperienza nel tempo della Quaresima, trovando ogni giorno qualche momento per la preghiera silenziosa e per l’ascolto della Parola di Dio.

* * *
Concludo con questa preghiera di Agostino


Signore mio Dio

Signore mio Dio,
Unica mia Speranza,
fà che stanco non smetta di cercarTi,
ma cerchi il Tuo Volto sempre con ardore.
Dammi la Forza di cercare, Te,
che Ti sei fatto incontrare e mi hai dato la Speranza 
di sempre più incontrarTi.
Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza:
conserva quella, guarisci questa.
Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza:
dove mi hai aperto, accoglimi al mio entrare, 
dove mi hai chiuso, aprimi quando busso.
Fà che mi ricordi di Te,
che intenda Te, che ami Te.
Grazie, Signore, noi Ti adoriamo e crediamo in Te! 

( Sant' Agostino - De Trinitate 15,28, 51 )