Alle ore 16.30 di sabato 10 novembre, nella maestosa Basilica cattedrale di Spoleto, gremita di fedeli, il cardinale Angelo Amato, sdb, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha dato lettura della Lettera Apostolica con la quale papa Benedetto XVI ha concesso che la Serva di Dio Maria Luisa Prosperi, antica badessa delle benedettine di Trevi, d’ora in poi sia chiamata Beata. Benedetto XVI l'ha ricordata durante l'Angelus di questa mattina.
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Omelia del card. Angelo Amato, sdb,
Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
per la Beatificazione di Maria Luisa Prosperi
Spoleto, Basilica Cattedrale, sabato 10 novembre 2012
1. In questo Duomo monumentale, dedicato a Maria Assunta in cielo, la Chiesa
celebra oggi la solenne Beatificazione di Maria Luisa Prosperi (1799-1847),
Badessa benedettina del Monastero di Santa Lucia in Trevi. La novella Beata,
eminente per santità, è figlia di questa terra benedetta dal Signore con le
testimonianze gloriose di numerosi martiri e santi. La beatificazione odierna è un
evento del tutto eccezionale. Infatti, l’ultima volta che in questo Duomo si è svolta
una cerimonia analoga risale a circa otto secoli fa, precisamente al 30 maggio 1232,
quando papa Gregorio IX proclamò Santo, Antonio da Padova.
La gioia di tutta la Chiesa, in particolare della diocesi di Spoleto, delle
Benedettine del Monastero di Santa Lucia in Trevi e di tutto l'Ordine benedettino è
accompagnata dalla nostra comune gratitudine al Santo Padre, Benedetto XVI, per
aver oggi elevato agli onori degli altari una donna eroica nella testimonianza
coerente della vita monastica.
2. Geltrude Teresa Elisabetta Prosperi – questi i nomi di battesimo della nostra
Beata – nacque nella borgata di Fogliano, tra Cascia e Norcia, il 19 agosto 1799, da
genitori agiati, di antica nobiltà. Il 4 maggio 1820, varca la soglia del Monastero di
Santa Lucia in Trevi, che allora contava una trentina di monache. Un anno dopo
vestiva l’abito religioso, ricevendo il nome di Donna Maria Luisa Angelica del Sacro
Cuore di Gesù.
Per l’esemplarità della vita fu eletta badessa, il 1 ottobre 1837, e confermata per
altre quattro volte fino alla morte. Madre Luisa era alta di statura, di portamento
maestoso, ma dal tratto benevolo, che istillava serena cordialità. La sua imponenza
più che soggezione, spronava alla venerazione, al rispetto e all’obbedienza.
Diventata badessa, si adoperò per ripristinare l’osservanza religiosa, con la
dolcezza della carità e la lezione del buon esempio. Risollevò economicamente il
monastero, restaurando i muri pericolanti e restituendo decoro alla Casa di Dio, col
provvedere suppellettili e paramenti nuovi. Si assunse anche la diretta
amministrazione dei beni della comunità, che, gestiti da persone sleali, risultavano
sempre in passivo; con la nuova badessa, invece, si ebbe già dal primo anno un
attivo, che permise una maggiore carità verso i poveri e una esistenza più serena
delle monache. Madre Maria Luisa si spense santamente, il 12 settembre 1847,
dopo lunga e sofferta malattia.
3. Chi era questa donna vissuta quasi due secoli fa?
La storia della causa di beatificazione ha rivelato in Madre Maria Luisa una
consacrata tutta presa dall'amore di Dio e dalla tensione alla santità. Nella sua
Lettera Apostolica il Santo Padre la definisce «esemplare Badessa del Monastero di
Santa Lucia in Trevi, fervente adoratrice dell'Eucaristia e del salvifico mistero della
Croce».
Madre Maria Luisa fu una donna innamorata di Dio, immersa nel suo mistero di
amore, tutta risonante di grazia divina. Le testimonianze coeve sono concordi
nell’ammirazione di una esistenza ornata di ogni virtù. Donna Adelaide Pellegrini,
badessa del monastero dopo la morte della nostra Beata, afferma che Madre Maria
Luisa era un prodigio di santità nascosta. In lei erano riunite l’eroicità e la perfezione
di tutte quelle virtù che, singolarmente, contraddistiguono i tanti eroi della santità
cristiana: «Anima nella quale la prodiga mano di Dio, aveva depositato tutti quei
favori, doni, grazie straordinarie, che già partitamente aveva concesso a molti Servi
e Serve sue».
Un sacerdote, che conosceva bene la Madre, afferma di averla trovata assai
fondata nell'essenziale delle virtù cristiane: profonda umiltà, generoso distacco dalle
cose terrene, spirito di ubbidienza e di mortificazione, vivace sentimento di zelo per
l’onor di Dio, regolare osservanza, perfezione religiosa, prudenza, moderazione e
dolcezza d’animo. «Soprattutto ardeva del santo desiderio di piacere a Dio e di farsi
santa».
4. Che cosa rendeva appassionata la sua vita sacrificata e tutta tesa alla
perfezione?
Era la fede, che, come vela gonfiata dal soffio dello Spirito Santo, la conduceva
al largo nelle acque pure dell'abbraccio divino. La fede ferma, salda, illimitata, la
elevava alle vette dei misteri di Dio. Sembrava che vedesse con gli occhi quanto noi
crediamo per fede. Era grata al Signore per questo dono ed esortava
continuamente le sue consorelle ad apprezzare la virtù della fede, come principio e
fondamento di salvezza e di beatitudine.
Per difendere la sua fede era disposta a versare il sangue. Pregava molto per la
propagazione della Santissima Fede - come lei la chiamava - nel mondo intero.
Avrebbe voluto farsi missionaria e anche immolarsi nel martirio, per la diffusione
della fede in Cristo. Nella preghiera, spesso immaginava di essere nei luoghi di
missione, accanto ai missionari, per aiutarli nel loro apostolato con la preghiera e la
penitenza. La parola martirio le faceva battere il cuore e infiammare il volto.
Sarebbe stata per lei una gioia immensa morire per Gesù. Ripeteva spesso «Credo,
Domine, Credo, Credo».
5. Animata da questa fede sconfinata teneva lunghi colloqui con Gesù
eucaristico, dinanzi al tabernacolo. Contemplava con gioia l’ostia santa e chiamava
il comunichino (lo sportello per ricevere la comunione) il suo paradiso.
La sua fede trovava così il suo riposo
nell'adorazione: «Genuflessa davanti al Tabernacolo, parlava direttamente con
Gesù, così come se lo vedesse con gli occhi, e trascorreva estatica ore e ore con lo
Sposo Celeste».
Dalla contemplazione e dall’imitazione di Cristo crocifisso ed eucaristico
scaturiva la sua carità generosa e prudente verso le proprie consorelle. Adattava i
suoi interventi alla diversa indole e situazione delle sue monache, con molta
prudenza e carità. C’era la sorella da trattare con molta benignità e dolcezza,
un’altra, invece, con con una certa severità. Con una si dovrà usare cortesia di
preghiera e con un’altra, invece, imponenza di comando. Per farsi obbedire, a una
basterà un semplice cenno, a un’altra converrà insistere con ripetute parole.
Aveva particolari riguardi verso le sorelle inferme e anziane, assistendole con
materna carità. Ella stessa, più malata delle malate, si faceva madre e infermiera di
giorno e di notte, visitandole, curandole, confortandole e aiutandole anche in quei
servizi vili e ripugnanti, come la medicazione di piaghe purulenti. Dimenticando di
essere badessa, per le ammalate e le anziane si faceva cuoca, donna di pulizie,
inserviente, mostrandosi sempre tenerissima e premurosa.
Nei mesi precedenti la sua morte, volle che il monastero fosse rifornito di
provviste sufficienti per almeno un anno, in modo che la badessa successiva non
dovesse essere afflitta dall’impegno di far subito fronte ai bisogni materiali delle
consorelle. Era generosa nel perdono.
Munifica con gli altri, era mortificata con se stessa. Tutte le testimonianze
concordano sul suo proverbiale spirito di povertà, tanto che nel monastero, quando
si vedeva una veste pulita, ma logora e rappezzata, si diceva: «Sembra la tonaca di
donna Luisa».
La nostra Beata visse e morì povera in una cella disadorna. Amava la povertà.
Sceglieva sempre la roba più rozza, più vile, spesso dismessa dagli altri. Un giorno
doveva rammendare la sua unica tonaca. Chiamata in parlatorio, si mise il velo
bianco da conversa. Una consorella le fece osservare che, secondo la regola, per
andare in coro, in parlatorio o a refettorio, si doveva indossare l’intero abito
monastico proprio. Non avendo altro, la Madre si fece imprestare il velo, per recarsi
con decoro in parlatorio. D’inverno, per contrastare il freddo, si faceva dare una
coperta da una conversa. Una monaca, un giorno, contò ben quindici rattoppi sulla
tonaca della badessa, senza contare i numerosi rinacci, che sembravano tante
stelle nel buio cielo notturno. L’unica ricchezza della Madre era l’amore a Gesù
crocifisso ed eucaristico e la carità verso tutti.
6. La nostra Beata copriva lo splendore delle sue virtù con l’umiltà, virtù che
sedeva regina sul trono del suo cuore. Come dicono i testimoni, si trattava di una
umiltà «veramente umile», non apparente, reale. Era umile nelle mille
incomprensioni e umiliazioni della vita comunitaria e si sentiva a disagio di fronte
alle lodi, alla stima e all’apprezzamento altrui. L’umiltà era il distintivo della sua
santità. L’umiltà trascinava con sé tutte le altre virtù, grandi e piccole. La Madre,
infatti, si mostrava pronta ad obbedire, rassegnata nel patire, mansueta nel parlare,
rigida con se stessa, benigna con gli altri, caritatevole con tutti.
Alle cariche che le si offrivano in monastero ella rispondeva con spirito di santa
obbedienza, sempre protestando la sua incapacità e miseria. Alla vigilia delle
festività della Beatissima Vergine Maria, era solita baciare i piedi alle consorelle. E
da una di esse un giorno ricevette anche un calcio.
Le lodi altrui le riteneva una
punizione per i suoi peccati. Più volte, pregò le sue consorelle di essere dimenticata
dopo la morte, cose se non fosse mai esistita.
La nostra Beata portò a uno splendore sommo il monastero di Trevi, che
durante il suo governo era diventato un’oasi di santità nel deserto del mondo. Le
sue monache, che non vedevano Gesù con gli occhi del corpo, lo ammiravano sul
volto della loro badessa.
7. Cosa insegna a tutti noi questa donna abitata dalla carità Dio in ogni cellula
del suo essere? Di fronte all’eroicità della sua fede, del suo amore, della sua umiltà
forse si prova un senso di smarrimento. La nostra fede piccina, timorosa, mediocre
può ritenere esagerata la sua testimonianza. Forse siamo intimoriti e anche
scandalizzati di fronte a una fede grande come l'arena del mare: «E dimentichiamo
che la fede, che è desiderio di Dio, non può che essere esagerata. Non è forse
esagerato l'amore di Dio? C'è qualcosa di più esagerato che morire sulle croce?
Non c'è fede senza esagerazione; perché nell'esagerazione sta il senso di quella
divina pazzia, che iniziò nella creazione, fiorì nell'Incarnazione e culminerà nella vita
eterna».
È per tutti noi il messaggio della vita di fede, che ci consegna la Beata Maria
Luisa. Ma è soprattutto per le sue consorelle monache. Anch’esse devono
confermare o ritrovare nell'entusiasmo e nella gioia il loro spirito di fede. Con lo
sguardo fisso su Gesù, sono invitate a far brillare le loro esistenze con lo splendore
delle virtù, della fede, della speranza, della carità. È una fede da ravvivare e da
condividere. Una fede che rende pronti all’obbedienza, sereni nelle avversità,
disponibili nel perdono, gioiosi nella comunione fraterna. Una fede che evita litigi,
contrasti, divisioni, ma che edifica, vivifica e rafforza. Una fede che si nutre di Parola
di Dio, di Eucaristia, di preghiera, di adorazione, di esatta osservanza della Regola,
di lavoro. La fede è lo sguardo rivolto a Dio, verso l’alto, verso la liturgia celeste.
Con la fede si superano tutti gli ostacoli della vita monastica, perché la fede dà le ali
per volare verso Dio.
Care sorelle Benedettine, oggi siete invitate dalla vostra Beata Madre Maria
Luisa Prosperi a rilanciare la vostra vita consacrata. Stracciate le pagine forse
mediocri della vita passata, e iniziate a scrivere sul libro nuovo del vostro impegno
di santità. Diventate ostensori di santità.
Per vocazione, voi siete le professioniste della contemplazione di Dio. Il vostro
Monastero sia un’oasi della presenza di Dio nel deserto del mondo. Il vostro silenzio
sia grembo prezioso, che accoglie e fa fruttificare la Parola di Dio. È questo silenzio
orante e adorante che diffonde sull’umanità intera la dolce armonia del Vangelo,
vincendo i rumori molesti della vanità del mondo.
La Chiesa e la società hanno bisogno di consacrate sante, serene, gioiose,
traboccanti di fede. È questo il vostro prezioso apostolato nella Chiesa. La Beata
Madre Maria Luisa vi sia madre, maestra e modello nell'aiutarvi a vivere di fede, in
quest'anno benedetto della fede.
Amen