Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo
Apostolico Vaticano, il Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i
partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani. Di seguito il discorso del Papa. (*)
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Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Fratelli e Sorelle!
Sono lieto di incontrare tutti voi, Membri e Consultori del Pontificio
Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione della
Plenaria. A ciascuno rivolgo il mio cordiale saluto, in particolare al
Presidente, il Cardinale Kurt Koch - che ringrazio per le cortesi parole
con le quali ha interpretato i comuni sentimenti - al Segretario ed ai
Collaboratori del Dicastero, con l’apprezzamento per il loro lavoro al
servizio di una causa così decisiva per la vita della Chiesa.
Quest’anno la vostra Plenaria focalizza l’attenzione sul tema:
«L’importanza dell’ecumenismo per la nuova evangelizzazione». Con tale
scelta vi ponete opportunamente in continuità con quanto è stato preso
in esame durante la recente Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, e, in un certo senso, intendete dare una forma concreta,
secondo la particolare prospettiva del Dicastero, a quanto è emerso in
quell’Assise. Inoltre, la riflessione che state conducendo si inserisce
molto bene nel contesto dell’Anno della fede che ho voluto come momento
propizio per riproporre a tutti il dono della fede in Cristo risorto,
nell’anno in cui celebriamo il 50° anniversario dell’inizio del Concilio
Vaticano II. Come è noto, i Padri conciliari hanno inteso sottolineare
lo strettissimo legame che esiste tra il compito dell’evangelizzazione e
il superamento delle divisioni esistenti tra i cristiani. «Tale
divisione - si afferma all’inizio del Decreto sull’ecumenismo, Unitatis
redintegratio - contraddice apertamente alla volontà di Cristo, ed è
scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del
vangelo a ogni creatura» (n. 1). L’affermazione del Decreto conciliare
riecheggia la “preghiera sacerdotale” di Gesù, quando, rivolgendosi al
Padre, Egli chiede che i suoi discepoli «siano una cosa sola, perché il
mondo creda» (Gv 17,21). In questa grande preghiera ben quattro volte
invoca l’unità per i discepoli di allora e per quelli del futuro, e due
volte indica come scopo di tale unità che il mondo creda, che Lo
«riconosca» come mandato dal Padre. C’è dunque uno stretto legame tra la
sorte dell’evangelizzazione e la testimonianza dell’unità tra i
cristiani.
Un autentico cammino ecumenico non può essere perseguito ignorando la
crisi di fede che stanno attraversando vaste regioni del pianeta, tra
cui quelle che per prime accolsero l’annuncio del Vangelo e dove la vita
cristiana è stata per secoli fiorente. D’altra parte, non possono
essere ignorati i numerosi segni che attestano il permanere di un
bisogno di spiritualità, che si manifesta in diversi modi. La povertà
spirituale di molti dei nostri contemporanei, che non percepiscono più
come privazione l’assenza di Dio dalla loro vita, rappresenta una sfida
per tutti i cristiani. In questo contesto, a noi credenti in Cristo
viene chiesto di ritornare all’essenziale, al cuore della nostra fede,
per rendere insieme testimonianza al mondo del Dio vivente, cioè di un
Dio che ci conosce e che ci ama, nel cui sguardo viviamo; di un Dio che
aspetta la risposta del nostro amore nella vita di ogni giorno. E’
dunque motivo di speranza l’impegno di Chiese e Comunità ecclesiali per
un rinnovato annuncio del Vangelo all’uomo contemporaneo. Dare infatti
testimonianza del Dio vivente, che si è fatto vicino in Cristo, è
l’imperativo più urgente per tutti i cristiani, ed è anche un imperativo
che ci unisce, malgrado l’incompleta comunione ecclesiale che tutt’ora
sperimentiamo. Non dobbiamo dimenticare ciò che ci unisce, cioè la fede
in Dio, Padre e Creatore, che si è rivelato nel Figlio Gesù Cristo,
effondendo lo Spirito che vivifica e santifica. Questa è la fede del
Battesimo che abbiamo ricevuto ed è la fede che, nella speranza e nella
carità, possiamo insieme professare. Alla luce della priorità della fede
si comprende anche l’importanza dei dialoghi teologici e delle
conversazioni con le Chiese e Comunità ecclesiali in cui la Chiesa
cattolica è impegnata. Anche quando non si intravede, in un immediato
futuro, la possibilità del ristabilimento della piena comunione, essi
permettono di cogliere, insieme a resistenze e ostacoli, anche ricchezze
di esperienze, di vita spirituale e di riflessioni teologiche, che
diventano stimolo per una sempre più profonda testimonianza.
Non dobbiamo, però dimenticare che la meta dell’ecumenismo è l’unità
visibile tra i cristiani divisi. Questa unità non è un’opera che
possiamo semplicemente realizzare noi uomini. Noi dobbiamo impegnarci
con tutte le nostre forze, ma dobbiamo anche riconoscere che, in ultima
analisi, questa unità è dono di Dio, può venire solamente dal Padre
mediante il Figlio, perché la Chiesa è la sua Chiesa. In questa
prospettiva, appare l’importanza di invocare l’unità visibile dal
Signore, ma emerge anche come la ricerca di tale meta sia rilevante per
la nuova evangelizzazione. Il fatto di camminare insieme verso questo
traguardo è una realtà positiva, a condizione, però, che le Chiese e
Comunità ecclesiali non si fermino lungo la strada, accettando le
diversità contraddittorie come qualcosa di normale o come il meglio che
si possa ottenere. E’ invece nella piena comunione nella fede, nei
sacramenti e nel ministero, che si renderà evidente in modo concreto la
forza presente ed operante di Dio nel mondo. Attraverso l’unità visibile
dei discepoli di Gesù, unità umanamente inspiegabile, si renderà
riconoscibile l’agire di Dio che supera la tendenza del mondo alla
disgregazione.
Cari amici, voglio augurare che l’Anno della fede contribuisca anche al
progresso del cammino ecumenico. L’unità è, da un lato, frutto della
fede e, dall’altro, un mezzo e quasi un presupposto per annunciare in
modo sempre più credibile la fede a coloro che non conoscono ancora il
Salvatore o che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, hanno quasi
dimenticato questo dono prezioso. Il vero ecumenismo, riconoscendo il
primato dell’azione divina, esige innanzitutto pazienza, umiltà,
abbandono alla volontà del Signore. Alla fine, ecumenismo e nuova
evangelizzazione richiedono entrambi il dinamismo della conversione,
inteso come sincera volontà di seguire Cristo e di aderire pienamente
alla volontà del Padre. Ringraziandovi ancora una volta, invoco
volentieri su tutti la Benedizione Apostolica.
* * *
(*): Vedi anche sul tema i seguenti post:
13 Nov 2012
La
seconda esortazione, ovvero la necessità che la nuova evangelizzazione
abbia una dimensione ecumenica, ci è stata ricordata durante il Sinodo
dei Vescovi soprattutto dall'apprezzata presenza e dai contributi di ...
12 Nov 2012
L'importanza
dell'ecumenismo per la nuova evangelizzazione. Da oggi fino al 16
novembre, annuncia un Comunicato vaticano, si riunisce, sotto la
presidenza del cardinale Kurt Koch, la Plenaria dei Membri e Consultori
del ...
13 Nov 2012
L'incontro
ha come tema generale: “L'importanza dell'ecumenismo per la nuova
evangelizzazione”. Si tratta di un tema che si pone in stretta
continuità con la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, su “La ...