Il successo dei libri di Papa Francesco è strepitoso. Sia di quelli in cui appare direttamente come autore, sia dei saggi che parlano di lui. Proprio l’8 aprile è uscito per i tipi della Libreria Editrice Vaticana un nuovo volume dal titolo Vi chiedo di pregare per me. Inizio del Ministero Petrino di Papa Francesco (Città del Vaticano, 2013, pagine 96, euro 7), che raccoglie tutti gli interventi del nuovo Pontefice dal saluto del 13 marzo al Regina Caeli del 1° aprile.
A conferma dell’interesse per le pubblicazioni che trattano del Santo Padre, don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana — alla quale sono stati confermati i diritti d’autore di Papa Francesco dal momento dell’elezione — esprime la sua soddisfazione e annuncia un nuovo volume che verrà messo in commercio a breve. «Siamo contentissimi — dice — del successo del Papa in libreria. Si sta diffondendo un messaggio di speranza per tutti». Al contempo, anticipa il titolo della nuova pubblicazione: Solo l’amore ci può salvare. «Il nuovo libro — spiega — è in traduzione: si tratta di una selezione di diversi suoi interventi da cardinale». Il filo conduttore, aggiunge don Costa, «è la linea di misericordia che unisce Dio all’uomo e non lascia solo nessuno. Soprattutto i più poveri».
Il linguaggio di Papa Francesco, nota il direttore, «è immediato, e nasce guardando la realtà, ma dietro questa semplicità parla una profonda comprensione dell’uomo e si vede una grande capacità di sintesi. Il Santo Padre ha una grande preparazione, si diventa gesuita con un curriculum solido».
Nel volume Vi chiedo di pregare per me, troviamo le prime parole con le quali si è presentato al mondo. «Incominciamo questo cammino — aveva detto — vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese». Era la sera di mercoledì 13 marzo, quando Papa Francesco da poco eletto Pontefice si affacciava per la prima volta dalla Loggia della Benedizione della basilica di San Pietro. Con quell’invito iniziava il cammino del nuovo vescovo di Roma con i suoi fedeli. Suscita sempre una certa emozione rileggere quel primo discorso di Papa Bergoglio, come desta stupore ripercorrere le prime tappe del suo pontificato. L’opera, che riporta diciannove testi, è un utile strumento per seguire l’attività del Pontefice e riflettere sui suoi interventi. Conclude il volume un breve profilo biografico di Papa Francesco, mentre nei risvolti di copertina sono spiegati origine e significato del suo motto e del suo stemma.
L'Osservatore Romano 10 aprile 2013
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In un inedito di Joseph Ratzinger. La finestra della fede. Dal Vaticano I al Vaticano II
Il concilio Vaticano I ebbe luogo proprio nel momento in cui, al termine della guerra franco-tedesca, sorsero due nuovi grandi stati nazionali: la Germania e l’Italia. Contemporaneamente lo Stato della Chiesa, il potere temporale del papato, scomparve definitivamente dalla carta geografica e dalla nostra storia. In quel momento il Vaticano I mise in luce la veste puramente spirituale, libera da ogni zavorra temporale, del papato, la descrisse nuovamente partendo dalla sequela del Cristo privo di potere terreno anche nella successione, così come anche Pietro, il pescatore, lo aveva seguito, senza alcun potere, fino alla crocifissione a Roma.Da tutto questo possiamo quindi provare un po’ di sollievo e di cordoglio riguardo al passato: sollievo per il fatto che è venuto meno molto di quello per cui ci si compiaceva; forse anche cordoglio per qualcosa che si sarebbe voluto conservare. È importante però che nel momento in cui il principio della nazione celebrò il proprio trionfo, quando la nazione veniva perfino adorata, il Concilio le contrappose il principio dell’unità. La nazione è un valore, non lo si vuole contestare. Ma laddove viene assolutizzata essa diventa pericolosa.
Nella storia degli ultimi centoquarant’anni vediamo quanto sangue e quante lacrime siano state versate a causa della sbornia del nazionalismo, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. E questo perché tutti (anche noi cristiani, noi cattolici) erano per lo più anzitutto tedeschi, francesi, italiani, inglesi, e solo in un secondo momento cristiani e cattolici. Abbiamo troppo dimenticato ciò che abbiamo imparato proprio dalla Scrittura, cioè che noi tutti nella nostra diversità, che doveva essere ricchezza dell’essere insieme, siamo destinati a essere insieme figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, una grande famiglia, e che il mondo — come dice la Scrittura — non viene unito con la forza di una nazione particolarmente significativa che si concepisca come nazione dominante o prescelta, piuttosto viene unificato tramite colui che può legare cielo e terra — Gesù Cristo. Così quel collocare il principio dell’unità al di sopra dei confini nazionali, benché purtroppo velleitario nella nostra storia, è risultato di grande attualità e non solo per allora.
Quel principio di unità è urgente anche oggi, poiché ci troviamo dentro talmente tanti intrecci e dipendenze politiche ed economiche che nessuno può più uscirne. Tanto più che vogliamo ritirarci nella dimensione spirituale, religiosa, nel nostro mondo, nel nostro guscio. Allora, se non il gruppo per cui simpatizziamo, è la coscienza, che spesso è solo un nome di copertura per i nostri personali desideri e per le nostre opinioni, ad essere intesa come ultima istanza. Tutto ciò possiede un valore proprio, ma lo si coglie, ed è vero e giusto, solo se si inquadra nella grande verità del nostro essere una cosa sola a partire da Dio Padre, da Gesù Cristo. Per questo motivo dobbiamo essere ancora oggi grati per il fatto che esista il Papa come punto di riferimento dell’unità, come forza visibile dell’unità; dovremmo riconoscere il fatto che l’unità non è solo dono, piuttosto ci pone delle esigenze, e solo dopo può arricchirci; dovremmo sforzarci di condividere nella grande unità ciò che è nostro, così che noi siamo in grado di ricevere anche dagli altri.
Qual è ora il messaggio del Concilio Vaticano II? Dalla molteplicità dei suoi testi non è facile estrapolare il messaggio centrale. Ma dovremmo ricordarci che il Concilio Vaticano I fu sciolto per la guerra tra i popoli, che esso non poté arrivare a un messaggio conclusivo. Così il Vaticano II ha continuato ciò che allora era stato interrotto, e diede forma alla parola definitiva sulla Chiesa e quella parola pronunciata nuovamente sulla Chiesa è Cristo. La prima frase del testo sulla Chiesa dice così: «La luce dei popoli è Cristo» (Lumen gentium 1). La Chiesa dunque esiste per tramandare questa luce. Essa non esiste per se stessa, ma come finestra che lascia penetrare la luce di Cristo in questo nostro mondo.
Da abbà a vocazione
Sono ben 164 le brevi voci scelte per presentare il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, e che vanno nell’edizione italiana da Abbà (Padre) a Vocazione (L’abc di Joseph Ratzinger, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 287, euro 15). Il piccolo libro, edito da Herder nel 2012, è stato curato dall’arcivescovo di Friburgo, presidente della Conferenza episcopale della Germania, Robert Zollitsch, in collaborazione con l’Institut Papst Benedikt XVI. di Ratisbona. Con lemmi inconsueti e a volte inattesi, come i seguenti: Aggiornamento, Antico Testamento e cristianesimo, Ateismo: la sua funzione positiva, Chiesa peccatrice, Demitizzazione della Bibbia, Domenica giorno della speranza, Dottrina della reincarnazione e vita eterna, Dubbio, Essere come bambini, Evoluzione e continuità nella Chiesa, Festa, Gioco, Infallibilità della Chiesa, Inri: l’iscrizione della croce, Lutto, Morire e lasciarsi morire, Sabato santo: disceso nel regno degli inferi, Senso della vita, Teoria dell’evoluzione e fede nella creazione, Umiltà, Unità e integrità della Sacra Scrittura, Verità e storicità. Spicca in questo singolare dizionario la scelta di illustrare le 164 voci con brevi testi attinti alle opere di Ratzinger e di Benedetto XVI. Ne risulta insomma una piccola e preziosa antologia che si fonda anche su testi meno noti, come alcuni del giovane Ratzinger, e addirittura su un testo finora inedito. Si tratta di una omelia sul passaggio dal Vaticano I al Vaticano II tenuta dal cardinale il 13 luglio 1997 a Marktl am Inn, suo paese natale, che anticipiamo in questa pagina. L'Osservatore Romano, 10 aprile 2013.
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In un inedito di Joseph Ratzinger. La finestra della fede. Dal Vaticano I al Vaticano II
Il concilio Vaticano I ebbe luogo proprio nel momento in cui, al termine della guerra franco-tedesca, sorsero due nuovi grandi stati nazionali: la Germania e l’Italia. Contemporaneamente lo Stato della Chiesa, il potere temporale del papato, scomparve definitivamente dalla carta geografica e dalla nostra storia. In quel momento il Vaticano I mise in luce la veste puramente spirituale, libera da ogni zavorra temporale, del papato, la descrisse nuovamente partendo dalla sequela del Cristo privo di potere terreno anche nella successione, così come anche Pietro, il pescatore, lo aveva seguito, senza alcun potere, fino alla crocifissione a Roma.Da tutto questo possiamo quindi provare un po’ di sollievo e di cordoglio riguardo al passato: sollievo per il fatto che è venuto meno molto di quello per cui ci si compiaceva; forse anche cordoglio per qualcosa che si sarebbe voluto conservare. È importante però che nel momento in cui il principio della nazione celebrò il proprio trionfo, quando la nazione veniva perfino adorata, il Concilio le contrappose il principio dell’unità. La nazione è un valore, non lo si vuole contestare. Ma laddove viene assolutizzata essa diventa pericolosa.
Nella storia degli ultimi centoquarant’anni vediamo quanto sangue e quante lacrime siano state versate a causa della sbornia del nazionalismo, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. E questo perché tutti (anche noi cristiani, noi cattolici) erano per lo più anzitutto tedeschi, francesi, italiani, inglesi, e solo in un secondo momento cristiani e cattolici. Abbiamo troppo dimenticato ciò che abbiamo imparato proprio dalla Scrittura, cioè che noi tutti nella nostra diversità, che doveva essere ricchezza dell’essere insieme, siamo destinati a essere insieme figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, una grande famiglia, e che il mondo — come dice la Scrittura — non viene unito con la forza di una nazione particolarmente significativa che si concepisca come nazione dominante o prescelta, piuttosto viene unificato tramite colui che può legare cielo e terra — Gesù Cristo. Così quel collocare il principio dell’unità al di sopra dei confini nazionali, benché purtroppo velleitario nella nostra storia, è risultato di grande attualità e non solo per allora.
Quel principio di unità è urgente anche oggi, poiché ci troviamo dentro talmente tanti intrecci e dipendenze politiche ed economiche che nessuno può più uscirne. Tanto più che vogliamo ritirarci nella dimensione spirituale, religiosa, nel nostro mondo, nel nostro guscio. Allora, se non il gruppo per cui simpatizziamo, è la coscienza, che spesso è solo un nome di copertura per i nostri personali desideri e per le nostre opinioni, ad essere intesa come ultima istanza. Tutto ciò possiede un valore proprio, ma lo si coglie, ed è vero e giusto, solo se si inquadra nella grande verità del nostro essere una cosa sola a partire da Dio Padre, da Gesù Cristo. Per questo motivo dobbiamo essere ancora oggi grati per il fatto che esista il Papa come punto di riferimento dell’unità, come forza visibile dell’unità; dovremmo riconoscere il fatto che l’unità non è solo dono, piuttosto ci pone delle esigenze, e solo dopo può arricchirci; dovremmo sforzarci di condividere nella grande unità ciò che è nostro, così che noi siamo in grado di ricevere anche dagli altri.
Qual è ora il messaggio del Concilio Vaticano II? Dalla molteplicità dei suoi testi non è facile estrapolare il messaggio centrale. Ma dovremmo ricordarci che il Concilio Vaticano I fu sciolto per la guerra tra i popoli, che esso non poté arrivare a un messaggio conclusivo. Così il Vaticano II ha continuato ciò che allora era stato interrotto, e diede forma alla parola definitiva sulla Chiesa e quella parola pronunciata nuovamente sulla Chiesa è Cristo. La prima frase del testo sulla Chiesa dice così: «La luce dei popoli è Cristo» (Lumen gentium 1). La Chiesa dunque esiste per tramandare questa luce. Essa non esiste per se stessa, ma come finestra che lascia penetrare la luce di Cristo in questo nostro mondo.
Da abbà a vocazione
Sono ben 164 le brevi voci scelte per presentare il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, e che vanno nell’edizione italiana da Abbà (Padre) a Vocazione (L’abc di Joseph Ratzinger, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 287, euro 15). Il piccolo libro, edito da Herder nel 2012, è stato curato dall’arcivescovo di Friburgo, presidente della Conferenza episcopale della Germania, Robert Zollitsch, in collaborazione con l’Institut Papst Benedikt XVI. di Ratisbona. Con lemmi inconsueti e a volte inattesi, come i seguenti: Aggiornamento, Antico Testamento e cristianesimo, Ateismo: la sua funzione positiva, Chiesa peccatrice, Demitizzazione della Bibbia, Domenica giorno della speranza, Dottrina della reincarnazione e vita eterna, Dubbio, Essere come bambini, Evoluzione e continuità nella Chiesa, Festa, Gioco, Infallibilità della Chiesa, Inri: l’iscrizione della croce, Lutto, Morire e lasciarsi morire, Sabato santo: disceso nel regno degli inferi, Senso della vita, Teoria dell’evoluzione e fede nella creazione, Umiltà, Unità e integrità della Sacra Scrittura, Verità e storicità. Spicca in questo singolare dizionario la scelta di illustrare le 164 voci con brevi testi attinti alle opere di Ratzinger e di Benedetto XVI. Ne risulta insomma una piccola e preziosa antologia che si fonda anche su testi meno noti, come alcuni del giovane Ratzinger, e addirittura su un testo finora inedito. Si tratta di una omelia sul passaggio dal Vaticano I al Vaticano II tenuta dal cardinale il 13 luglio 1997 a Marktl am Inn, suo paese natale, che anticipiamo in questa pagina. L'Osservatore Romano, 10 aprile 2013.