La Congregazione per l’Educazione Cattolica ha presentato oggi in Vaticano un nuovo documento relativo alla sfida odierna più importante per la società, la presenza simultanea di culture diverse che possono, seppur tra tanti problemi inevitabili, offrire un contributo essenziale alla formazione di un mondo migliore. Il titolo del documento è “Educazione al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore”. Presenti il prefetto e il segretario del dicastero pontificio, il cardinale Zenon Grocholewski e mons. Angelo Vincenzo Zani.
Il nuovo documento della Congregazione per l’educazione ha iniziato il suo lungo iter nel 2008, è frutto di un lavoro condiviso e in più tappe e vuole incoraggiare e ispirare la pratica del dialogo dandole solidi fondamenti evangelici teologici e filosofici. Il testo, si è detto in conferenza stampa, sviluppa una riflessione teorica, ma si basa anche su contributi arrivati da tutto il mondo, specie da quelle istituzioni educative cattoliche che già vivono una realtà interculturale, come in Africa, in Bosnia Erzegovina, in Amazzonia, in Perù e nel martoriato Medio Oriente, dove, ha spiegato mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario del dicastero per l’Educazione cattolica, non ci si lascia scoraggiare dalle bombe:
“Ciascuna di queste esperienze fa capire concretamente come la diversità delle religioni, delle lingue e delle tradizioni possa essere trattata con cura e rispetto e diventare un’autentica ricchezza per ogni gruppo ed individuo, per costruire ponti di comprensione e di pace e un destino fondato sull’amore e sulla fraternità, come ideale da realizzare”.
Il dialogo, atteggiamento con cui, secondo Papa Francesco, la Chiesa deve affrontare ogni situazione, è dunque la parola chiave del documento e il suo obiettivo finale, come recita il sottotitolo, è “costruire la civiltà dell’amore”, sul cui significato si è soffermato il cardinale Zenon Grokoleski:
“La civiltà dell’amore, per i cristiani, non è una vaga solidarietà, ma esprime la carità di Cristo. Questo è il servizio con cui, cito, come afferma Papa Francesco, 'le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo e l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività, per trovare i percorsi adeguati'”.
Il cardinale prefetto ha tracciato un quadro in chiaroscuro della situazione della scuola cattolica nel mondo, affermado che è essa cresciuta tra il 2008 e il 2011 di seimila unità, ma non in America né in Europa e portando con sé tante sofferenze, come l’abbandono scolastico, che riguarda 70 milioni di bambini nel mondo. Se la comunità internazionale sta dimostrando più interesse al ruolo dell’educazione per il futuro dell’umanità, lo sviluppo sostenibile e la dignità dei popoli – ha detto il porporato – nello stesso tempo non si possono non scorgere fattori preoccupanti che la minacciano. A questo proposito, rispondendo a una domanda dei giornalisti, il cardinale ha citato l’ideologia del gender, inserita nei programmi scolastici di alcuni Paesi, definendola come un’imposizione e un'idea distruttrice: “La scuola cattolica che si lascia influenzare da queste correnti – ha detto – non si rende conto della sua missione”:
“Oggi vediamo proprio questa tendenza: che le nostre istituzioni, che rafforzano la propria identità, aumentano gli studenti ed anche il prestigio. Invece, quelle che perdono l’identità – e forse alcune ne perdiamo – praticamente non sono più attrattive”.
A questo proposito, il documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica può essere un nuovo e interessante strumento. A illustrare i contenuti, Italo Fiorin, docente di Pedagogia e didattica all’Università Lumsa. Cinque i capitoli per altrettanti temi: c’è l’analisi del contesto multiculturale in cui viviamo, con i rischi presenti della massificazione e della omologazione. Si passa a identificare le carenze di approcci al multiculturalismo, quali il relativismo e l’assimilazionismo, e di contro si illustrano i pilastri – teologici antropologici e pedagogici – dell’intercultura. Quindi, il ruolo dell’educazione cattolica nella prospettiva del dialogo interculturale. Le caratteristiche curriculari, la formazione dei docenti, il rapporto con il territorio arricchiscono invece l’ultima parte del documento, che tratta lo specifico contributo della scuola cattolica, facendone un testo innovativo e di interesse globale, ancora il prof. Fiorin:
“Il documento dedica molta attenzione, anche specifica, a quella che è l’organizzazione della scuola: la scuola immaginata come una comunità educativa e professionale, una scuola aperta al territorio, partecipata dalla famiglia. Una scuola che aiuti non soltanto a conoscere le cose che accadono ma a prendere posizione, una scuola nella quale la vita e la conoscenza siano intrecciate. Alla scuola si chiede molto – conclude il documento – ma la scuola non va lasciata sola: è anche una responsabilità della comunità per la quale la scuola opera”.
Radio Vaticana
Il nuovo documento della Congregazione per l’educazione ha iniziato il suo lungo iter nel 2008, è frutto di un lavoro condiviso e in più tappe e vuole incoraggiare e ispirare la pratica del dialogo dandole solidi fondamenti evangelici teologici e filosofici. Il testo, si è detto in conferenza stampa, sviluppa una riflessione teorica, ma si basa anche su contributi arrivati da tutto il mondo, specie da quelle istituzioni educative cattoliche che già vivono una realtà interculturale, come in Africa, in Bosnia Erzegovina, in Amazzonia, in Perù e nel martoriato Medio Oriente, dove, ha spiegato mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario del dicastero per l’Educazione cattolica, non ci si lascia scoraggiare dalle bombe:
“Ciascuna di queste esperienze fa capire concretamente come la diversità delle religioni, delle lingue e delle tradizioni possa essere trattata con cura e rispetto e diventare un’autentica ricchezza per ogni gruppo ed individuo, per costruire ponti di comprensione e di pace e un destino fondato sull’amore e sulla fraternità, come ideale da realizzare”.
Il dialogo, atteggiamento con cui, secondo Papa Francesco, la Chiesa deve affrontare ogni situazione, è dunque la parola chiave del documento e il suo obiettivo finale, come recita il sottotitolo, è “costruire la civiltà dell’amore”, sul cui significato si è soffermato il cardinale Zenon Grokoleski:
“La civiltà dell’amore, per i cristiani, non è una vaga solidarietà, ma esprime la carità di Cristo. Questo è il servizio con cui, cito, come afferma Papa Francesco, 'le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo e l’annuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido all’evangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle città dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creatività, per trovare i percorsi adeguati'”.
Il cardinale prefetto ha tracciato un quadro in chiaroscuro della situazione della scuola cattolica nel mondo, affermado che è essa cresciuta tra il 2008 e il 2011 di seimila unità, ma non in America né in Europa e portando con sé tante sofferenze, come l’abbandono scolastico, che riguarda 70 milioni di bambini nel mondo. Se la comunità internazionale sta dimostrando più interesse al ruolo dell’educazione per il futuro dell’umanità, lo sviluppo sostenibile e la dignità dei popoli – ha detto il porporato – nello stesso tempo non si possono non scorgere fattori preoccupanti che la minacciano. A questo proposito, rispondendo a una domanda dei giornalisti, il cardinale ha citato l’ideologia del gender, inserita nei programmi scolastici di alcuni Paesi, definendola come un’imposizione e un'idea distruttrice: “La scuola cattolica che si lascia influenzare da queste correnti – ha detto – non si rende conto della sua missione”:
“Oggi vediamo proprio questa tendenza: che le nostre istituzioni, che rafforzano la propria identità, aumentano gli studenti ed anche il prestigio. Invece, quelle che perdono l’identità – e forse alcune ne perdiamo – praticamente non sono più attrattive”.
A questo proposito, il documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica può essere un nuovo e interessante strumento. A illustrare i contenuti, Italo Fiorin, docente di Pedagogia e didattica all’Università Lumsa. Cinque i capitoli per altrettanti temi: c’è l’analisi del contesto multiculturale in cui viviamo, con i rischi presenti della massificazione e della omologazione. Si passa a identificare le carenze di approcci al multiculturalismo, quali il relativismo e l’assimilazionismo, e di contro si illustrano i pilastri – teologici antropologici e pedagogici – dell’intercultura. Quindi, il ruolo dell’educazione cattolica nella prospettiva del dialogo interculturale. Le caratteristiche curriculari, la formazione dei docenti, il rapporto con il territorio arricchiscono invece l’ultima parte del documento, che tratta lo specifico contributo della scuola cattolica, facendone un testo innovativo e di interesse globale, ancora il prof. Fiorin:
“Il documento dedica molta attenzione, anche specifica, a quella che è l’organizzazione della scuola: la scuola immaginata come una comunità educativa e professionale, una scuola aperta al territorio, partecipata dalla famiglia. Una scuola che aiuti non soltanto a conoscere le cose che accadono ma a prendere posizione, una scuola nella quale la vita e la conoscenza siano intrecciate. Alla scuola si chiede molto – conclude il documento – ma la scuola non va lasciata sola: è anche una responsabilità della comunità per la quale la scuola opera”.
Radio Vaticana
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Documento della Congregazione per l’educazione cattolica. A scuola di dialogo
Più di un miliardo di ragazzi in età scolare, 58 milioni di insegnanti, oltre al personale non docente: sono questi i numeri di quell’immenso campo che è la scuola nel mondo. E in queste cifre sono naturalmente comprese le strutture d’istruzione cattoliche, che attualmente ammontano a 209.670, e sono frequentate da 57.612.936 di studenti. È chiaro che proprio la vastità del campo di lavoro attiri naturalmente l’attenzione pastorale della Chiesa. E questa mattina, giovedì 19 dicembre, nella Sala Stampa della Santa Sede, il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, presentando l’ultimo documento, in ordine di tempo, pubblicato dal dicastero, «Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore», ha fatto un quadro generale dell’impegno profuso dalla Chiesa cattolica in questo settore, annunciando i prossimi importanti impegni fissati per il 2015, a Parigi il primo nella sede dell’Unesco (3 giugno) e l’altro a Roma nella seconda metà del mese di novembre.
Snocciolando i dati contenuti nell’Annuarium statisticum Ecclesiae, e riferiti al periodo che va dal 2008 al 2011, il porporato ha sottolineato l’aumento fatto registrare dalle scuole cattoliche di oltre seimila unità (6.273). Di pari passo sono naturalmente aumentai di quasi tre milioni (2.950.383) gli alunni che frequentano gli istituti cattolici. Un dato, quest’ultimo, che si presta a interpretazioni interessanti: si nota infatti che esso è determinato dalla diminuzione degli allievi nelle Americhe e in Europa — di più di due milioni (2.023.209) — e dal contemporaneo aumento in Africa, Asia e Oceania, quasi cinque milioni (4.973.592).
Il porporato si è poi soffermato su quelle che ha definito le sofferenze dell’istruzione scolastica, prima fra tutte la frequenza. Secondo i dati dell’Unicef (2013), nel mondo i bambini che non vanno a scuola sono oltre 70 milioni, la maggior parte dei quali concentrati in 28 Stati instabili, i cosiddetti Cafs (Conflict affected fragile States). E come esempio di queste sofferenze il cardinale Grocholewski ha ricordato la vicenda di Malala, la ragazza sedicenne pakistana ferita dai talebani perché andava a scuola con altre ragazze. «Mi piace — ha detto — fare eco alla sua voce che è risuonata con forza nell’aula dell’Onu nel luglio scorso: “Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione”. A questa ragazza il Parlamento europeo in seduta plenaria nel novembre scorso ha consegnato il premio Sakharov 2013, come riconoscimento della sua incredibile forza a sostenere il diritto di tutti i bambini a un’equa istruzione; diritto troppo spesso trascurato quando si tratta di ragazze».
Argomenti guardando ai quali la Congregazione ha elaborato questo documento, destinato a genitori, commissioni episcopali nazionali e diocesane, istituti religiosi, vescovi, movimenti, associazioni di fedeli e altri organismi interessati. «La parola chiave che lega insieme tutti gli aspetti toccati nel documento — ha detto il porporato — è “dialogo”». Il dialogo, infatti, ha aggiunto, è «l’indicazione che Papa Francesco sta offrendo con accaloramento quale atteggiamento con cui la Chiesa deve affrontare ogni situazione: “Dialogo, dialogo, dialogo”». L’obiettivo finale dell’educazione al dialogo interculturale, come afferma il sottotitolo del documento, è «la costruzione di una civiltà dell’amore. La civiltà dell’amore per i cristiani non è una vaga solidarietà, ma esprime la carità di Cristo».
All’incontro con la stampa sono intervenuti anche l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario del dicastero, e Italo Fiorin docente alla Lumsa.
L'Osservatore Romano
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Documento "Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore", a cura della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi). (...)