mercoledì 4 dicembre 2013

Jacques Maritain e il Vaticano II. Un’epoca nuova




A quarant’anni dalla morte. 

Anticipiamo il testo del saluto che il segretario generale dell’Istituto internazionale Jacques Maritain terrà a Roma il 5 dicembre, alla Pontificia Università Salesiana, in apertura del convegno «Jacques Maritain e il concilio Vaticano II» organizzato in occasione del quarantesimo anniversario della morte del filosofo e teologo francese. Tra i partecipanti anche il cardinale Paul Poupard e l’arcivescovo Agostino Marchetto. 
(Roberto Papini) Maritain è stato uno dei massimi filosofi cristiani del Novecento. Ha saputo riproporre il pensiero di san Tommaso non solo in chiave storica, come ha prevalentemente compiuto Gilson, ma in un piano di attualità. Certo, il contesto di oggi non è quello medioevale di Tommaso, ma i principi su cui si sono fondati Tommaso e Maritain sono in gran parte gli stessi, anche se — e questa è stata la grandezza di Maritain — il movimento intellettuale di quest’ultimo è stato compiuto in una progressiva attenzione al contesto odierno, alla modernità. Ciò ha comportato adattamenti che non hanno tradito la verità rivelata, ma l’hanno contestualizzata. Questa attenzione costante alla modernità ha contribuito a che il progetto teologico-filosofico di Maritain sia venuto elaborando molti principi, che saranno poi esplicitati durante il concilio Vaticano II. In sintesi si può dire che l’influenza del filosofo francese (1882-1973) sul concilio è stata rilevante. Ciò non solo per la stima e l’amicizia che legava Paolo VI a Maritain (il Papa lo consultò durante i passaggi più delicati dell’assise conciliare e inviò anche il suo segretario personale, monsignor Macchi, a consultare il filosofo a Tolosa), ma anche e soprattutto per lo sviluppo dell’opera di Maritain, che Papa Montini apprezzava enormemente. 
Una delle principali operazioni del filosofo francese riguarda uno dei temi più dibattuti al Vaticano II, quello relativo alla libertà religiosa. In età sacrale, in primo luogo nel medioevo, la verità si imponeva su tutti i piani, e quindi anche su quello politico. Lo Stato era uno strumento per farla accettare a tutto il popolo. Con il mutare dei tempi, lo sviluppo di nuove correnti di pensiero e un pluralismo più diffuso, lo Stato non poteva restare a servizio di una verità, fosse pure la sola verità, per cui è iniziata un’opera di distinzione dei due piani della realtà, quello dello spirituale e del temporale. Maritain l’ha teorizzato perché ha compreso il tramonto dell’età costantiniana e l’affermarsi di un’epoca nuova. 
La Rivoluzione francese è stato il braccio armato che ha diffuso questa nuova realtà; la Chiesa per molto tempo ha resistito a ciò che considerava un tradimento della verità, ma poi ha finito col prenderne atto e il momento più visibile è stato il concilio Vaticano II. 
Ciò che caratterizza l’azione di Maritain è che il filosofo-teologo francese è stato uno dei pochi, all’interno di una teologia dominante che non ammetteva la suddetta distinzione — non era ammessa una autonomia del temporale, la laicità della politica — a teorizzarla, specialmente nella sua opera Umanesimo integrale del 1936. Il convegno «Jacques Maritan e il concilio Vaticano II» compie quindi un’opera di giustizia: rivaluta un filosofo, Maritain, che tanto ha dato alla Chiesa e al concilio, come ricordò Paolo VI, consegnandogli il Messaggio agli uomini di cultura e di scienza al termine dell’assise conciliare, sul sagrato di San Pietro. Prima di terminare, mi pare d’obbligo ricordare la continuità di quanto detto, con l’entusiasmo che dimostra Papa Francesco nel voler attualizzare i temi del concilio e in particolare alcuni cari a Maritain. Partendo dalla dignità della persona umana, che è alla base del suo pensiero, il Papa richiama quattro punti oggi di particolare rilievo: in primo luogo la grande minaccia attuale per la Chiesa, che è «il grigio pragmatismo della vita quotidiana di quest’ultima, nel quale tutto procede nella normalità, mentre la fede si va logorando» (Evangelii gaudium, 83). Anche a questo scopo il Papa suggerisce una radicale riforma della Chiesa, basata sulla collegialità, e la valorizzazione delle Chiese locali. Il secondo aspetto riguarda il tema dell’inculturazione: il Papa ricorda che «il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale», il volto della Chiesa è «pluriforme» (n. 116). Il terzo aspetto riguarda la critica all’attuale sistema economico, «ingiusto dalle radici (...) questa economia uccide perché prevale la legge del più forte» (n. 59) e «il mercato è divinizzato». Infine la necessità che l’evangelizzazione comporti una promozione umana, e in particolare un’opzione preferenziale per i poveri, «categoria teologica, prima che sociologica» (n. 198). Su questi punti, come su altri sviluppati nell’Evangelii gaudium, Maritain si ritroverebbe pienamente con Papa Francesco.
L'Osservatore Romano

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Card. Poupard: "L'influsso su Paolo VI del profeta Maritain"
Vatican Insider
 
(Giacomo Galeazzi) Il cardinale Paul Poupard racconta, rapporti, ruolo e contributo de filosofo francese al Concilio Vaticano II -- "Alla fine del Concilio mi sono ritrovato a fare da ufficiale di collegamento tra Paolo VI e gli intellettuali francesi. Così Maritain è entrato nella mia vita". (...)