domenica 8 dicembre 2013

Teologia della storia cristiana



Don Lorenzo Rossetti, rettore del Seminario "Redemptoris Mater" di Lezhë, in Albania, racconta il suo ultimo libro


Don Carlo Lorenzo Rossetti di Valdalbero ha pubblicato lo scorso agosto il libro Teologia della storia cristiana. Piccola catechesi teologica sul “frattempo” tra la Pasqua di Gesù e la sua Parusia, con la casa editrice Chirico.
Don Rossetti è attualmente missionario in Albania, dove è Rettore del SeminarioRedemptoris Mater di Lezhë e professore all’Istituto teologico di Scutari. Laureato in Storia e Filosofia e Dottore in Teologia ha insegnato alla Pontificia Università Lateranense e in altri seminari nel mondo. Varie sono le sue pubblicazioni; tra queste: Sei diventato tempio di Dio,La civiltà dell’amore e il senso della storiaNovissimus AdamGrazia su GraziaLa pienezza di Cristo. La sua vocazioneal presbiterato è maturata nel Cammino Neocatecumenale, iniziato in una comunità di Bruxelles e continuato, come seminarista e poi sacerdote, a Roma.
Come capire il prolungarsi del tempo dopo la Pasqua di Cristo e sino alla sua venuta finale, la Parusia? Questo è l’interrogativo che si pone il saggio di don Lorenzo Rossetti. Dare una valutazione teologica dei “segni dei tempi” (dalla Rivoluzione francese al ’68, dalla Shoah al Vaticano II, dall’11 settembre al fenomeno del giudaismo messianico) significa consolidare il senso della fede e tonificare la speranza. All’autore ZENIT ha chiesto perché leggereTeologia della storia?
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Come è nato questo libro?
Don Lorenzo Rossetti: Sono sempre stato affascinato dalla storia umana. Sin dall’infanzia, poi al liceo e infine all’università, dove, prima di rispondere alla chiamata al sacerdozio, potei studiare Storia e Filosofia. Nel 2009 pubblicai un volume intitolato La civiltà dell’amore e il senso della storia e nel 2012 uno, più teologico, sulla Cattolicità come “Pienezza di Cristo”. Questo piccolo libro che ora presento rende accessibile ad un vasto pubblico alcune considerazioni che, credo, dovrebbero essere patrimonio comune della cultura del “gentil-homme” cristiano del XXI secolo. In quanto battezzati e cresimati siamo tutti “profeti”. Ogni fedele ha il diritto-dovere di interpretare cristianamente il divenire storico, di interrogarsi e cercare di capire i “segni dei tempi”.
Cos’è il “frattempo” tra Pasqua e Parusia?
Don Lorenzo Rossetti: Nella parabola dei talenti, in Mt 25, si dice che il Signore ci affida dei beni da fare fruttificare. Poi egli torna “dopo molto tempo”. Questo è il tempo che intercorre dalla Pentecoste alla Venuta finale di Cristo, la cosiddetta ‘Parusia’. È il tempo intermedio su questa terra, il tempo della vicenda della Chiesa.
La storia che conosciamo è troppo spesso un’interpretazione parziale, la storia dell’opinione dominante. Perché è necessaria una teologia della storia e dove si pone Cristo in essa?
Don Lorenzo Rossetti: Quando si insegna la storia, nelle scuole o nelle università, bisogna farlo in modo oggettivo, un po’ asettico e senza considerazioni di ordine filosofico e/o teologico. Ma per noi, in quanto cattolici, è indispensabile vedere che Cristo è il centro focale della vicenda umana. Non è un caso se il modo di contare i secoli più diffuso nel mondo lo fa proprio a partire da Cristo. In Lui si rivela la ‘pienezza’ del tempo. Quello che Gesù rivela su Dio, sull’uomo, sulla vita morale ecc. costituisce la verità più alta e bella che si possa pensare: la verità diventa sinonimo di amore. Per dirla in sintesi: Gesù Cristo, in quanto Figlio di Dio, Santo e Glorioso, rivela la vera vocazione di ogni uomo; Egli svela la nostra più profonda identità (la figliolanza divina), la nostra più nobile vocazione morale (la perfezione dell’amore e della comunione) e il nostro ultimo destino (la vita eterna).
Nel libro si ricorda che la storia è “drammatica”. In che senso?
Don Lorenzo Rossetti: In greco ‘dramma’ vuol dire azione, processo, sviluppo di una trama. Ebbene, la storia cristiana è un dramma, un processo che coinvolge la nostra libertà, le tentazioni del Nemico (il Demonio) che pure esiste e ha seminato non poca zizzania nel corso della storia. Ma soprattutto questo dramma è animato e orientato dalla Provvidenza che ha uno scopo: riempire di Cristo la storia, l’umanità, il Cosmo. Il divenire storico deve essere letto come graduale e potente crescita del Regno, del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Qual è il ruolo di Israele, il popolo eletto, nel senso della storia?
Don Lorenzo Rossetti: Israele è l’umanità che accetta l’alleanza divina. È il popolo di Gesù e di tutti gli apostoli e della chiesa primitiva. Gesù è ebreo, è la “Gloria d’Israele”. Il mistero è che il suo popolo, nella stragrande maggioranza non ha ancora riconosciuto in Gesù il Messia. Ma questo è provvidenziale. Secondo S. Paolo era necessario questo “accecamento” perché la Buona Notizia si annunziasse a tutte le Nazioni. Uno dei segni degli ultimi tempi è la conversione della pienezza d’Israele. Al riguardo considero molto rilevante il grande amore ad Israele presente nella Chiesa cattolica ed anche l’emergere del cosiddetto “giudaismo messianico”: Ebrei che credono che Gesù/Yoshuah è il Messia, vero Figlio di Dio.

“Apostasia” e “Anticristo”: può chiarire un po’ questo 'lato oscuro' della storia umana?
Don Lorenzo Rossetti: La Bibbia e il Catechismo della Chiesa cattolica sono formali: purtroppo, insieme alla crescita del Regno, al progresso della vera umanità, cresce pure la zizzania e il male. Penso che dopo il XX sec. Non si possa più avere dubbi sull’esistenza del demoniaco, che ha assunto le forme del gulag, di Auschwitz, dei genocidi. Esiste un ‘mistero di iniquità’, un inspiegabile odio di Dio e dell’uomo che è attivo nella storia. E che per di più si ammanta da “angelo di luce”, cioè si traveste con le migliori intenzioni e le più belle credenziali di umanismo e di emancipazione. Oggi l’elemento ‘anticristico’ non sta più nelle ideologie del paganesimo sfacciato (nazi-fascista o comunista), ma in quello più “soft” (apparentemente!) della democratica e tecnologica manomissione sull’uomo e sulla vita umana: la cultura gender, il rifiuto di qualsiasi ‘natura umana’ e legge naturale; l’autodeterminazione anarchica dell’uomo. È il trionfo dell’apostasia dalla fede e dell’ateismo pratico. Il recente caso del Belgio con la legalizzazione dell’eutanasia sui minori è emblematico: tutto ciò approvato legalmente, democraticamente, nel pieno disprezzo dell’appello di tutte le confessioni religiose. L’empietà che si erge “sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio” (2Ts 2,4). Questa ‘bestia apocalittica’ (che chiamo ‘antropocrazia’) è ancora più temibile del fondamentalismo religioso (islamista), che presenta invece il volto ‘teocratico’ del mistero d’iniquità.
Cos’è il nuovo umanesimo cristiano?
Don Lorenzo Rossetti: In fondo è la risposta che il Vaticano II, rifacendosi alla migliore tradizione cattolica (i Padri, san Tommaso, gli Umanisti cattolici del Rinascimento, i ‘nuovi teologi’ del primo Novecento), ha dato alla sfida del nostro tempo che nasce come epoca centrata sull’uomo. Il messaggio è semplice: il vero umanesimo suppone Dio, il Creatore, l’alleanza: un umanesimo ateo porta all’autodistruzione dell’umano. L’umanesimo cristiano invece ritorna alle fonti, all’annuncio primitivo, al Kerygma, che è la più grande dichiarazione d’amore verso l’uomo. A questo si accompagna la nuova proposta socio-politica della Chiesa, che Paolo VI sintetizzava con il termine di “Civiltà dell’amore”. Si tratta di un inedito modello di relazione Chiesa-Stato, che evita sia la teocrazia antico-medievale (in pratica dall’editto di Teodosio del 380 alla Rivoluzione francese), sia il moderno secolarismo laicista (declinato in forma totalitaria e/o relativista). La Chiesa recupera il suo ruolo di minoranza significativa: sale, luce, lievito. Essa si propone come fermento di umanità e di fraternità. Ci situiamo qui proprio in mezzo tra le due derive suaccennate: né indebito potere temporale della chiesa (teocrazia), né strapotere dell’uomo che si auto-idolatra (antropocrazia). È la sfida dell’umanesimo aperto alla trascendenza. È la linea di tutto il Magistero pontificio post-conciliare.
Come leggere la storia quindi?
Don Lorenzo Rossetti: Come un ‘invito a nozze’; il tempo datoci per aderire alla Buona notizia, per sperimentare la nuova umanità (filiale e fraterna) portata dallo Spirito di Cristo; per dilatare il regno e lasciare che i suoi fermenti animino spontaneamente (cioè come proposta e non come imposizione) il tessuto sociale e culturale. Tutto questo con speranza e discernimento critico, senza farsi illusioni utopistiche, ma pure fiduciosi nella Provvidenza che ci stimola pregare affinché il Regno venga anche sulla terra “come in cielo”.
A chi si rivolge questo libro?
Don Lorenzo Rossetti: Direi a qualsiasi cristiano di media cultura desideroso di scorgere il senso del nostro passato e di affrontare le sfide del presente alla luce di quella straordinaria carica che è la speranza teologale. Più che un trattato per specialisti, il testo è una “piccola catechesi” semplice e accessibile, anche se non priva di rimandi per chi volesse poi approfondire.
Ha dedicato il libro al Papa, a Kiko Arguello e Carmen Hernandez e ai suoi genitori…
Don Lorenzo Rossetti: Sì. Nel piccolo della mia storia personale essi sono le principali “autorità” per il mio essere uomo cristiano. Proprio in questo anno i miei genitori hanno festeggiato il loro 50° anniversario di matrimonio. Papa Francesco - che è pure il mio vescovo (essendo presbitero della diocesi di Roma!) - incarna un modo originale di esercitare il pontificato, in senso radicalmente evangelico. Kiko e Carmen sono gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, che è l’itinerario di fede che mi ha aiutato a maturare nel discernimento cristiano e che considero una delle realtà ecclesiali più atte a rispondere alle sfide dei nostri tempi. (E. Pittino)

* I proventi della vendita del libro saranno devoluti per la costruzione della Chiesa del seminario di Lezhe