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(Antonio Spadaro SJ) Alla luce della lettura di tutte le relazioni dei Circoli minori del Synod15 emergono alcuni punti molto interessanti per la prosecuzione del dibattito. Ne emerge una Chiesa dinamica, che si interroga e sa dialogare anche grazie a differenze di posizioni. Ne emerge anche il desiderio di una visione positiva della realtà, consapevole dei problemi, ma capace di incoraggiare e di dialogare con i nostri contemporanei. Fornisco 8 punti per me focali:
1) Basta con una visione pessimistica della realtà e della sessualità. (...)
1) Basta con una visione pessimistica della realtà e della sessualità. (...)
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«Benedetto il dibattito. Un Sinodo pastorale a confronto con la verità». Parla Bassetti: alla fine prevarrà la comunione
Avvenire(Mimmo Muolo) La novità finora più rilevante del Sinodo? «Il lavoro nei circoli minori». Il tema che più lo ha colpito? «L' accento posto sul ruolo della donna». Il clima complessivo dei lavori? «Come ha detto il Papa, non siamo un parlamento e ogni giorno che passa lo constato di persona». Al termine della prima settimana dei lavori, il cardinale Gualtiero Bassetti fa il punto sul Sinodo e sottolinea: «C' è apertura, parresía e dialogo. In una parola c' è comunione». Eminenza, come fotograferebbe questa prima parte di lavoro? Il confronto è stato fin dall' inizio bello e fecondo. Il Papa ha voluto dare più spazio ai circoli minori e perciò la maggior parte del tempo la passiamo nei gruppi. Per ogni gruppo siamo 25-30 persone e questo rende possibile un confronto franco, aperto, leale, sempre con uno stile ecclesiale. Nel mio circolo, 'Italicus A', ad esempio, ci sono vescovi di tutto il mondo ed è bellissimo sentire le loro esperienze. Si respira davvero la cattolicità della Chiesa. I temi che l' hanno maggiormente colpita? In questi primi giorni di lavoro stiamo affrontando la prima parte dell' Instrumentum laboris, dove è descritto il panorama socio-religioso complessivo. La mentalità del mondo, il secolarismo, le difficoltà che la famiglia deve affrontare. Ma ripeto, questo esame viene fatto con molta apertura. Un discorso interessante, emerso in più interventi, è quello sul ruolo della donna nella Chiesa e nella società, tema che finalmente si comincia ad affrontare approfonditamente e al quale, come sappiamo, il Papa tiene particolarmente. Le tematiche più specifiche, invece, le affronteremo più in là. E se dovesse sintetizzare con un' immagine questa prima settimana? Il più piccolo membro del Sinodo è Davide, un bambino di quattro mesi. Davanti a lui, al suo papà e alla sua mamma, che ogni tanto esce dall' aula per allattarlo, non c' è bisogno di fare tanti discorsi teorici e cercare una dotta definizione della famiglia. La testimonianza di che cosa è una famiglia ce l' abbiamo ogni giorno durante i lavori. Tra l' altro, mai a un Sinodo c' erano stati tanti laici e tante famiglie. Ma in definitiva, sinodo pastorale o dottrinale? Pastorale, senz' altro. Ma questo non vuol dire che non possano essere toccati anche aspetti dottrinali. Non per cambiare la dottrina, ma per approfondire. Anche il Concilio Vaticano II fu pastorale, ma ne sono scaturite quattro costituzioni dogmatiche. In un certo senso tutto quello che si fa nella Chiesa coinvolge sempre la dottrina e naturalmente la dottrina applicata al popolo di Dio. E questo è appunto l' aspetto pastorale. A volte si dice che c' è un Sinodo vero e un altro Sinodo raccontato dai media. Qual è la sua opinione al riguardo? Quello che conta è il clima di apertura, di parresía e di fiducia totale che c' è tra noi. Il Papa ha detto: 'Parlate liberamente' e infatti questo non è un parlamento dove c' è una parte che deve vincere e una minoranza che va schiacciata. Le risposte, ha aggiunto Francesco, verranno dal vostro amore, dalla vostra sapienza, dal vostro attaccamento alla famiglia, ma soprattutto le risposte le daremo secondo il Vangelo. Quindi il Papa è molto sereno nei confronti di questo Sinodo. Qualcuno però si è stupito dell' intervento del Pontefice di martedì scorso, anche considerando che nel Sinodo straordinario aveva parlato solo all' inizio o alla fine. Dopo la bellissima introduzione di lunedì, il secondo intervento del Papa si è reso necessario perché c' erano da chiarire alcuni aspetti che non erano stati compresi bene, a motivo delle novità introdotte nel Sinodo (ad esempio il maggiore spazio dato ai circoli minori). Egli, dunque, ha fatto opportuni richiami su come dobbiamo camminare insieme. Sinodo, ha detto più volte, vuol dire essere sulla stessa strada, perché la via è Gesù Cristo. Che cosa intendeva, secondo lei, Francesco con l' espressione «ermeneutica cospirativa »? A dire il vero, io non me la ricordo. Ma anche se il Papa non si fosse espresso in questi termini, ha detto comunque l' equivalente, cioè che il Sinodo non è un parlamento. Lui usa un linguaggio fortemente evocativo. Ma sempre con dolcezza. In sostanza non è che una parte debba vincere sull' altra, ma l' importante è che noi riusciamo a far emergere il Vangelo, cioè la buona notizia della famiglia. Naturalmente con realismo, rendendoci conto di tutte le problematiche e affrontandole a 360 gradi, proprio come vuole il Santo Padre. Nessuna frattura dunque? La dialettica c' è sempre stata nella Chiesa. E grazie a Dio. Basti pensare alle Lettere di San Paolo o alle dispute dell' inizio di questo secolo tra le Università Gregoriana e Angelicum sul tema della Grazia. E anche al Concilio il dibattito non è mancato. La Chiesa non è una palude, ma un mare agitato da Dio e dai problemi degli uomini. Alla fine, però, a prevalere è la comunione.
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Dottrina più viva, terapia per la famiglia. Tagle: non cambiamenti ma cura e sostegno nelle difficoltà e nelle sofferenze
(Gianni Cardinale) «Da questo Sinodo non si deve attendere come può cambiare la dottrina, ma come attraverso di essa si può curare e sostenere la famiglia, specie se lacerata dalla sofferenze, dalle migrazioni, dalle guerre. Quindi come la dottrina può essere viva oggi e applicabile alla situazione pastorale della famiglia». Lo ha ribadito ieri il cardinale arcivescovo di Manila Luis Antonio Tagle, nel corso del consueto briefing sui lavori dell' assise. «La Chiesa cattolica in questo Sinodo sta riaffermando il suo interesse pastorale verso la famiglia - ha sottolineato -. L' attesa, quindi, non dev' essere tanto su un pronunciamento sulla dottrina, ma sul sostegno che la Chiesa può dare oggi alla famiglia come istituzione nella società ». In sintonia con il porporato filippino anche l' arcivescovo di Louisville Joseph Kurtz, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha ricordato che, come affermato da papa Francesco, il Sinodo in corso «non modifica la dottrina della Chiesa: questo non è all' ordine del giorno, la dottrina non si cambia». In apertura della conferenza stampa, cui ha partecipato anche l' arcivescovo di Madrid Carlos Osoro Sierra, il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha riferito una puntualizzazione fatta in apertura della seduta di ieri mattina dal segretario generale del Sinodo. Il cardinale Lorenzo Baldisseri ha infatti ricordato che ogni padre sinodale è libero di rendere noto il contenuto del proprio intervento. Ma non è previsto - ha aggiunto - che si rendano pubblici interventi o sintesi di discorsi di altri partecipanti al Sinodo. Puntualizzazione che si riferiva al fatto che il sito della Conferenza episcopale polacca aveva messo in rete una breve sintesi, in francese, di una quarantina di interventi dei padri sinodali. Sintesi che comunque è stata rimossa. Rispondendo alle domande dei cronisti il cardinale Tagle ha inoltre osservato che il metodo nuovo adottato dal Sinodo «probabilmente » è «costato un po' di confusione», ma «è bene essere confusi ogni tanto, se le cose sono sempre chiare non sarebbe più la vita vera». «In passato - ha sottolineato il porporato - i circoli minori proponevano proposizioni per il Santo Padre, che poi scriveva una esortazione post-sinodale, ma i primi sinodi di Paolo VI non finivano con una esortazione papale: Paolo VI permise al Sinodo di pubblicare il proprio documento come documento finale, e solo con la Evangelii nuntiandi iniziò la pratica delle propositiones per l' esortazione papale, ma suppongo che non sia obbligatorio ». Al riguardo «attendiamo la decisione del Papa», ha concluso Tagle. Da parte sua l' arcivescovo statunitense Kurtz ha notato che nel circolo minore anglofono di cui è relatore, è emersa, «la preoccupazione che il documento finale non sia semplicemente iperpreoccupato e visto con gli occhi dell' Occidente o addirittura eurocentrico, ma testimoni la ricchezza della reale esperienza della famiglia». L' arcivescovo Osoro ha lanciato l' allarme dell'«ideologia gender», che «sta arrivando dappertutto: si organizzano certe leggi, si organizza l' economia» «Questo timore si è molto manifestato nei lavori dei circoli minori - ha detto il presule spagnolo -. Diversi interventi hanno sottolineato l' ideologia gender che incide non solo sugli aspetti affettivi, ma anche su quelli economici della famiglia». Secondo monsignor Osoro, quindi, «è necessaria una nuova impostazione del sistema mondiale su questi temi », ribadendo con forza che «la famiglia è l' origine della vita». Su tale argomento, ha spiegato l' arcivescovo di Madrid, nei lavori del Sinodo hanno insistito «non solo presuli americani e latino- americani ma anche degli altri continenti». Osoro ha anche affrontato la questione dei «processi migratori», che «potrebbero essere un' opportunità per tutti noi». E ha portato l' esperienza della sua diocesi, Madrid, in cui l' arrivo dei migranti, con la «freschezza» della loro fede, ha «rinnovato le comunità cristiane».
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«Uomo e donna, bellezza che costruisce il mondo». Nelle relazioni dei Circoli no a teorie gender?
(Luciano Moia - Andrea Galli) La bellezza della famiglia nasce dalla bellezza di una relazione, quella tra una donna e un uomo. Una verità semplice, innestata nella natura e nel cuore, che però in questo momento i vescovi di tutto il mondo sentono la necessità di ribadire con forza. Più che una presa di distanza da teorie di cui si coglie tutta la negatività - quelle relative al cosiddetto gender - è la riaffermazione di una antropologia dal volto sorridente, buona perché «umana e umanizzante», al servizio degli obiettivi che costruiscono il futuro: la generazione, la cura, l' educazione. Lo scrivono nella loro relazione i padri sinodali del 'circolo francese A' - moderatore il cardinale canadese Gerald Lacroix, relatore l' arcivescovo francese Laurent Ulrich - ma l' obiettivo indicato si ritrova, con altre parole e diversi accenti, anche nelle altre relazioni, i documenti cioè che i padri sinodali hanno consegnato alla Segreteria del Sinodo al termine dell' esame della prima parte dell' Instrumentum laboris. In tutti i documenti - qui sotto una sintesi dei tre gruppi linguistici italiani e di quello tedesco - si coglie infatti la preoccupazione di esprimere vicinanza e solidarietà alle famiglie del mondo, a tutte le famiglie, ma in particolare a quelle più segnate dalla sofferenza, dalle esclusioni, dalle sconfitte, dalle persecuzioni, dai conflitti. Una situazione difficile - nessuno lo nega - ma che non deve far passare in secondo piano il fatto che la famiglia possiede risorse straordinarie, da sostenere e valorizzare. Lo spiegano i padri sinodali del 'circolo italiano C' - moderatore il cardinale Angelo Bagnasco, relatore il vescovo Franco Giulio Brambilla - secondo cui la prima parte dell' Instru-mentum laboris «privilegia le ombre e fatica ad evidenziare i punti di forza positivi che emergono nel panorama tracciato. L' ampia fenomenologia di questa prima parte diventa veramente utile se riesce a indicare strade nuove per la famiglia». Una sottolineatura che si ritrova anche nella relazione dei padri del 'circolo spagnolo A' - moderatore il cardinale hondureño Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, relatore il cardinale panamense José Luis Lacuna Maestrojaun - secondo cui «c' è la necessità di un maggior rinnovamento, non solo nelle persone, ma anche nella vita delle comunità, nel linguaggio e nel modo di presentare la dottrina della Chiesa». I rischi connessi alla diffusione acritica delle teorie del gender sono sottolineati con toni allarmati in varie relazioni. I padri del 'circolo italiano A' - moderatore il cardinale Francesco Montenegro, relatore il clarettiano spa- gnolo padre Manuel Jesús Arroba Conde - sempre a proposito del gender, ribadiscono la necessità di segnalare «la sua incidenza negativa nei programmi educativi di molti Paesi». Grande attenzione da parte di tutti i padri sinodali anche al rischio di compilare un documento troppo sbilanciato verso la sensibilità europea, come segnalato anche nel 'circolo spagnolo B' - moderatore il cardinale messicano José Francisco Robles Ortega, relatore l' arcivescovo venezuelano Baltazar Enrique Porras Cardozo - secondo cui vanno messe in luce tutte le esperienze positive, dal Nord al Sud del mondo. Sullo sfondo le altre, numerose, emergenze sottolineate già nell' Instrumentum laboris. I padri del 'circolo italiano B' - moderatore il cardinale Edoardo Menichel-li, relatore il cardinale Mauro Piacenza - indicano tra l' altro l' urgenza di denunciare «lo sfruttamento del lavoro minorile, dei bambini- soldato, del corpo della donna», pur ribadendo che lo sguardo della Chiesa sulla sessualità rimane positivo, in quanto «espressione di tensione sinfonica tra eros e agape». Il circolo tedesco - moderatore il cardinale austriaco Christoph Schönborn, relatore l' arcivescovo tedesco Heiner Koch - ha chiesto di porre a tema la famiglia anche nel suo contesto allargato, ovvero quello dei parenti, perché nell' attuale contesto sono spesso i legami di parentela a offrire un sostegno prezioso nella crescita dei figli, a puntellare situazioni familiari con matrimoni spezzati, a rimediare alle assenze di uno dei due coniugi per motivi di lavoro, o, nel caso di migranti e profughi, a costituire una preziosa rete di assistenza. Dai quattro 'circoli inglesi' sono arrivati, insieme a diversi apprezzamenti, anche alcuni rilievi critici riguardo all' Instrumentum laboris e all' esperienza del circoli minori. Il 'circolo D' - moderatore il cardinale canadese Thomas Collins e relatore l' arcivescovo statunitense Charles Joseph Chaput - giudica la prima parte del documento base per la discussione «inadeguato e con carenze, specialmente sotto l' aspetto teologico, la chiarezza, la fiducia nel potere della grazia, nell' uso delle Scritture e nella tendenza a guardare il mondo con uno sguardo prevalentemente occidentale». Il 'circolo C' - relatore l' arcivescovo australiano Mark Benedict Coleridge e moderatore l' arcivescovo nordirlandese Eamon Martin - lamenta una scarsa chiarezza nell' organizzazione dei lavori che si è riflessa in un dibattito nei gruppi senza una bussola precisa. Il 'circolo A' - relatore l' arcivescovo statunitense Joseph Edward Kurtz, moderatore il cardinale australiano Goerge Pell - ricorda il bisogno di «fare riferimento alla Sacra Scrittura e alla Tradizione mentre leggiamo i segni dei tempi alla luce del Vangelo», sollecitando i padri sinodali «ad annunciare la speranza di Cristo come prima e ultima parola di questo Sinodo». Anche dai i circoli anglofoni è arrivata la richiesta di redigere un documento finale in cui sia espressa innanzitutto la bellezza della vita matrimoniale, dando il debito onore e ringraziamento ai tanti nuclei familiari che illuminano la Chiesa e la società con la loro testimonianza; e non partire dall' analisi delle difficoltà o dei fallimenti della famiglia di oggi. Tra gli agenti disgregatori della famiglia, il 'circolo B' - relatore l' arcivescovo irlandese Diarmuid Martin, moderatore il cardinale inglese Vincent Nichols - menziona l' aborto e la cultura «ipersessualizzata» che tocca soprattutto le nuove generazioni. Generazioni che «vanno educate a una cultura dell' altruismo, che è la base della dono di sé dell' amore coniugale». Un richiamo anche a non trascurare il problema «delle famiglie che sono discriminate o marginalizzate per la loro fede in Cristo». Dal 'circolo C', infine, un suggerimento mirato sulla comunicazione: espressioni come «Vangelo della famiglia» o «Chiesa domestica», «vivide e illuminanti» quando sono state introdotte nel lessico ecclesiale, oggi sembrano diventate dei «clichés»; serve un modo di comunicare «più accessibile a coloro che non hanno familiarità con il nostro linguaggio».
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Fedeltà alla dottrina e nuove strade pastorali Dopo sette giorni di Sinodo tutto è ancora aperto
La prima settimana del Sinodo, dedicata alla prima parte dell'Instrumentum laboris, si è chiusa con la pubblicazione delle prime relatio dei cosiddetti circoli minori (clicca qui). Proprio questi gruppi di circa 20-30 padri, riuniti nelle varie lingue, costituiscono la chiave portante del nuovo metodo di lavoro introdotto per questa sessione ordinaria dell'assemblea dei vescovi.
La battaglia sul metodo è stata la vera protagonista del primo pezzo di strada del Sinodo. Fin da subito (il mal di pancia si registrava già domenica scorsa intorno alla Basilica di San Pietro), diversi padri hanno manifestato apertamente alcuni dubbi sulla suddivisione dei tempi dedicati ai vari argomenti, sul modo in cui si dovrebbe arrivare al documento finale, e anche sulla composizione della Commissione incaricata di redigere la Relatio finale. L'intervento del Papa di martedì nell'Aula nuova, imprevisto, rappresenta più di ogni altra considerazione il livello di malumore che serpeggiava tra i padri. D'altra parte sembra che la preoccupazione manifestata dal cardinale Baldisseri, Segretario Generale, fosse palpabile. L'intervento del cardinale australiano Pell in aula, così come lo hanno pubblicato i vescovi polacchi, mostra bene che il malcontento non era una bufala mediatica. Oltre ai dubbi metodologici, il cardinale australiano ha fatto anche una domanda precisa: «Perché la commissione che deve redigere il testo finale è stata scelta con questa composizione?»
Ricordiamo che questa commissione, oltre a vedere impegnati i principali membri della Segreteria del Sinodo, vede nominati il cardinal Oswald Gracias (India); cardinal Donald William Wuerl (Stati Uniti d’America); cardinal John Atcherley Dew (Nuova Zelanda); monsignor Victor Manuel Fernandez, Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina (Argentina); monsignor Mathieu Madega Lebukhean, (Gabon); monsignor Marcello Semeraro, Vescovo di Albano (Italia); Padre Adolfo Nicolas Pachon, S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù. Probabilmente nella domanda posta in aula dal cardinale Pell, oltre a una questione di metodo, c'era anche la preoccupazione di un elenco ritenuto troppo sbilanciato verso una conversione pastorale non in armonia con la dottrina.
La risposta alla domanda del cardinale australiano è nell'intervento di Francesco in aula, cioè, inpoche parole, tutto è stato visto, deciso e approvato dal Papa, così come era stato lo scorso anno. E, comunque, ha ricordato il Santo Padre, non c'è nessuna intenzione di mettere in discussione la dottrina. Nell'intervento il Papa ha anche richiamato i padri a non cedere a «ermeneutiche cospirative», per evitare di vedere lobby e manipolazioni in ogni dove. Questo è certamente un richiamo importante, ma non si può non vedere che l'autorevolezza di cui gode qualche membro della segreteria, almeno nei confronti di una parte dell'aula, sembra essere un po' scarsa. Forse perché memori di quello che è accaduto lo scorso anno. Sopratutto per la vicenda della Relatio intermedia, oggetto di sconfessioni pubbliche in conferenza stampa e di molte critiche in aula.
Protagonisti furono il cardinale ungherese Peter Erdö, Relatore generale, e il Segretario speciale,monsignor Bruno Forte. Gli stessi attori sono tornati a essere protagonisti anche quest'anno. Infatti, l'altro fatto di una certa rilevanza di questa prima settimana è stata la Relazione del cardinale Erdö. Un testo decisamente chiaro, molto “conservatore” hanno sottolineato i commentatori. Al punto che il cardinale tedesco Marx, presidente della sua conferenza episcopale, è intervenuto in aula per dire di essere rimasto sorpreso dalla relazione Erdö. «Abbiamo bisogno di un dibattito sul sacramento del matrimonio. “Tutto o niente” non è un’opzione. Non dobbiamo mostrare soltanto gli aspetti negativi della nostra cultura, perché il nostro popolo non capisce».
Monsignor Bruno Forte, e anche monsignor Claudio Celli, intervenuti ai briefing con la stampa, hanno subito buttato acqua sul fuoco rispetto alla relazione Erdö. «Che ci stiamo a fare qui?», hanno ricordato i due prelati, «se la relazione Erdö avesse già chiuso il discorso?” Insomma, tutto «è ancora aperto», anche rispetto a quei temi (comunione ai divorziati risposati soprattutto) a cui la relazione del cardinale ungherese lascia ben pochi margini di manovra pastorale. Di certo c'è che la discussione nei circoli minori si è basata sull'Instrumentum laboris e la relazione Erdö è rimasta ai margini. Così ha detto chiaramente il cardinale Menichelli giovedì, intervenendo al briefing. «La relazione Erdö non è un semplice testo, ma è, per così dire, “un sunto” che evidenzia i punti fondamentali. Una sua interpretazione dell’Instrumentum laboris? Questo lo dovete chiedere a lui. Comunque le discussioni nei circoli si fondano sull’Instrumentum laboris». Tutto è ancora aperto.