di Mario Adinolfi
Volete sapere cosa mi impressiona davvero? Per usare le parole di Papa Francesco, mi meraviglia l'incapacità dei media di "tenere conto dell'ampiezza delle questioni". Sul tema della famiglia non esiste in alcun contesto nazionale o internazionale un luogo che abbia avuto l'intenzione seria di approfondire organicamente una colossale vastità di argomenti paragonabile a questo sinodo. Incredibilmente, nel tempo in cui la cellula base della società è esposta a enormi e violente pressioni, talvolta insostenibili, in ogni angolo della terra, nessuno organismo ha approntato un luogo di riflessione e approfondimento che anche solo provi ad analizzare i temi sul tappeto e a fornire soluzioni. Non le Nazioni Unite, non l'Unione europea, non i Parlamenti nazionali, non i partiti politici, non le varie agenzie che pure dovrebbero essere preposte per mission specifica a queste esigenze. Di famiglia non si parla, se non per il residuale e ossessivo dibattito sul matrimonio omosessuale, che peraltro dove è diventato legge dello Stato ha prodotto numeri assolutamente marginali. Nella stragrande maggioranza delle nazioni della Terra, per la stragrande maggioranza dei cittadini della Terra, il tema della famiglia è il tema della fatica che compiono le mamme e i papà per crescere i figli e dare loro un futuro dignitoso in mezzo a ferite colossali che non sono solo le separazioni o i divorzi, così come le soluzioni decisive non riguardano la comunione da dare o meno ai divorziati risposati.
Solo al sinodo sulla famiglia in corso a Roma di discute organicamente e grazie alla presenza di padri sinodali rappresentati le intelligenze più acute che la Chiesa può raccogliere in ogni continente delle vere questioni che vanno affrontate. Nelle decine di interventi di ieri e nella conferenza stampa che ha sintetizzato la giornata di lavori, alcuni titoli sono arrivati fino alla nostra attenzione: immigrazione, questione dei rifugiati, lavoro minorile, accoglienza e sostegno ai bambini più deboli e disabili, "come la famiglia ha agito nelle persecuzioni", la poligamia, il rapporto con gli anziani e la solidarietà familiare per quelli non autosufficienti, il tema del linguaggio che la Chiesa deve adottare e certo temi più squisitamente religiosi come quello dei non battezzati e del ruolo della donna nel matrimonio, donna esposta talvolta ad essere oggetto di violenze.
Gli interventi sono stati decine, come ha informato nel briefing quotidiano padre Lombardi, con una contabilità precisa che è stata comunicata: tra i partecipanti che hanno preso la parola, 10 sono dell'America Latina, 7 dall'America settentrionale, 26 dall'Europa, compresa l'Italia, 12 dall'Africa, 8 da Asia e Oceania, 6 da Medio Oriente. Tante anche le lingue diverse utilizzate per comunicare, ma mi ha fatto piacere che abbia prevalso l'italiano. Il sinodo sulla famiglia è l'unico organismo "internazionale" dove la nostra lingua a quanto pare non viene bistrattata. E guarda caso è l'unico luogo dove tante culture diverse si incontrano per parlare di famiglia.
Il percorso è stato lungo, dall'assemblea sinodale di un anno fa alla Relatio Synodi che l'ha conclusa, fino all'Instrumentum Laboris forgiato anche attraverso un questionario che ha coinvolto tutte le diocesi del mondo, per arrivare alla straordinaria relazione introduttiva del cardinale Peter Erdo che ieri abbiamo ampiamente citato nei suoi passaggi decisivi in prima pagina su La Croce. Tutti documenti che costituiscono un patrimonio per l'umanità intera, oltre che per le decisioni che saranno poi prese da Papa Francesco, dopo la produzione dei documenti finali che chiuderanno tre settimane di lavori dense di riflessioni.
Attorno alla famiglia, alla sofferenza e alle esigenze delle mamme e dei papà del pianeta, nessun altro ha saputo costruire un segmento così denso e ragionato della propria attenzione. Solo la Chiesa, solo questo sinodo. Altrove si procede per dati emotivi o producendo documentini fondati su "studi" artefatti e finalizzati al sostegno di interessi di precise lobby. Una riflessione organica, densa, ragionata nessuno ritiene di doverla proporre. Questa lacuna, in tempo di crisi così evidente e profondo per la famiglia, è colmata da questo sinodo. Il che spiega anche le ragioni di un interesse popolare che mai era stato così alto per un'assemblea sinodale. Ora bisogna essere all'altezze di tale interesse, scindendolo dall'interesse mediatico, ossessionato dalle solite due o tre tematiche, davvero marginali se comparate alla "ampiezza delle questioni" in discussione.