
Avvenire
(Enrico Somi, vescovo di Parma) (a cura L. Moia) «Il senso del dibattito tra i padri sinodali? Nessuna separazione netta, perché tutti sono convinti che la Chiesa sia chiamata a vedere nella famiglia un soggetto indispensabile di evangelizzazione, ma un sottile crinale, che non sempre è agevole distinguere, tra due modalità di leggere questo ruolo. Stesso obiettivo, strade diverse». La riflessione è del vescovo di Parma, Enrico Solmi, che fino al giugno scorso ha ricoperto l' incarico di presidente della commissione episcopale per la famiglia.
Era già presente al Sinodo dello scorso anno e quindi è in grado di cogliere sfumature che nascondono varie, anche se non contrapposte, visioni ecclesiologiche. Varietà senza contrapposizione. Un po' complicato, monsignor Solmi. Ci aiuta a dipanare questa matassa? Proviamo a semplificare. È chiaro che esiste un gruppo di padri sinodali preoccupato di arrivare alla stesura di un testo soprattutto rigoroso, organico, dottrinalmente corretto. E questo è un obiettivo sempre auspicabile. Poi ci sono coloro che, senza negare questo obiettivo comunque condivisibile, vorrebbero fare un passo in più. E quale potrebbe essere? Quello di ammettere che la Chiesa è presente ovunque nel mondo grazie alle famiglie. E questo richiama a un' attenzione più pastorale, più esistenziale, più missionaria, che non nega quanto affermato dalla dottrina, ma intende giocare queste risorse soprattutto nell' ambito dell' evangelizzazione. La linea di demarcazione risulta ancora un po' difficile da individuare... Secondo questa posizione la Chiesa non dev' essere preoccupata di dire tutto e subito dal punto dottrinale, ma sceglie innanzi tutto un approccio segnato dall' accoglienza verso le famiglie, convertendosi all' ascolto e alla condivisione. Questo chinarsi verso le famiglie è sicuramente una scelta di misericordia. Vuol dire procedere insieme per fare una sorta di 'Sinodo' - cioè un camminare insieme - con ogni famiglia. A partire da questa radice, si può far crescere un albero che comunque porterà frutti. Discorso suggestivo, ma concretamente, quando si parla dell' esigenza di rinnovare la pastorale, dove si vuole arrivare? Intanto sviluppiamo questi percorsi, poi sarà il Papa, alla fine del Sinodo, a dirci come rifondare le radici dell' albero. La scelta della direzione da imprimere all' ultimo passo spetta solo a lui. Questa prima settimana di lavori che indicazioni ha fornito? Ci ha permesso di riprendere in mano l' ampia problematica della 'vertenza famiglia', stabilendo una sorta di ponte tra il Sinodo precedente e quello attuale. Una continuità che è emersa sia dalla relazione del cardinale Baldisseri, sia con sottolineature particolari, dall' introduzione del cardinale Erdö. Alcuni circoli minori hanno però contestato l' impianto emerso dal collegamento tra la Relatio dello scorso anno e l' Instrumentum laboris di quest' anno. Come mai? Evidentemente è rimasto sorpreso chi pensava di trovarsi davanti un testo organico, già ben definito. Eppure nel documento di partenza c' era una ricchezza, frutto del Sinodo straordinario. Alcuni circoli minori questo lo hanno inteso al meglio, apprezzando il lavoro svolto e cogliendo soprattutto lo stimolo per la comunità cristiana ad assumere finalmente un atteggiamento di ascolto e di condivisione con le famiglie. È d' accordo con chi ha criticato il testo base perché troppo 'occidentale'? Sì, il rischio è effettivo. Alcuni padri africani hanno fatto notare come questa tendenza globalizzante finisca per minimizzare o addirittura azzerare un patrimonio valoriale delle Chiese particolari che dev' essere invece sostenuto e difeso. Penso al valore anche simbolico della vita e della maternità, molto accentuato in molte culture asiatiche o africane. Ma anche al senso di solidarietà e alla difesa dal secolarismo. Tante sottolineature, nelle relazioni dei 'circoli', per il pericolo rappresentato dalle teorie del gender. Quali gli aspetti che preoccupano maggiormente? Siamo partiti con l' evidenziare il carattere peculiare del maschile e del femminile, confrontandolo con le caratterizzazioni culturali che, segnate da una visione radicale della libertà, arrivano a conclusioni che ledono profondamente la persona umana, e quindi la famiglia e la stessa società. Tutti i circoli - perché questo attacco concordato è stato sferrato in ogni parte del mondo - hanno segnalato il rischio di una propagazione delle teorie del gender, specialmente attraverso le agenzie educative, auspicando una sinergia forte tra Chiesa e famiglie per ostacolarne le conseguenze peggiori.
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Card. Scherer: famiglie si uniscano in associazioni, sono soggetto politico
Il Sinodo si sta svolgendo in un clima fraterno pur nella diversa sensibilità dei partecipanti. Ascoltiamo in proposito l'arcivescovo di San Paolo del Brasile, il cardinale Odilo Pedro Scherer, intervistato da Silvonei Protz:
R. – E' un clima sereno, un clima fraterno, un clima ecclesiale … Papa Francesco ci ha detto di essere coraggiosi, di parlare con coraggio ed entusiasmo, tutti volendo il bene della Chiesa, della famiglia … e così si fa. I partecipanti sono tranquilli, sereni, lavorano, si vede che sono impegnati e attenti, partecipano; e poi dagli interventi, ho potuto vedere che sono emerse questioni, anche pareri e posizioni abbastanza diverse a seconda delle culture, delle regioni del mondo sulle situazioni della famiglia e anche sulla maniera di procedere da parte della Chiesa nei confronti della pastorale della famiglia.
D. – Lei rappresenta una Chiesa molto viva sotto l’aspetto della pastorale familiare. Che contributo porta la Chiesa del Brasile a questo Sinodo?
R. – Noi, in Brasile, sentiamo più o meno gli stessi problemi che si sentono qui in Europa o in altre parti del mondo: si assiste alla diminuzione dei matrimoni, c'è la fragilità del vincolo matrimoniale, le separazioni, i divorzi, poi tutto questo dibattito intorno alla questione del “gender”, le coppie omosessuali che vogliono essere riconosciute come “vere” coppie in matrimonio … Poi, anche la fragilità della vita familiare stessa che, in qualche modo, è sotto la pressione delle situazioni economiche, sociali, politiche … Infatti, nel ritmo della vita attuale, del sistema di lavoro ma anche della società dei consumi, resta poco spazio alla vita di famiglia e quindi tutto questo anche noi lo sentiamo. Poi ci sono, certo, anche interventi politici sulla famiglia, che vogliono cambiare tante cose dello statuto stesso della famiglia, e la famiglia si vede poco protetta, anche legalmente. In questo caso abbiamo delle campagne, ci sono anche confronti in Parlamento sulle questioni della famiglia, come succede in altre parti del mondo. Ma un suggerimento che viene abbastanza forte dalle nostre parti è quello delle associazioni familiari e cioè che le singole famiglie devono raggrupparsi, formare gruppi per fare poi delle associazioni che meglio possono rappresentare le famiglie nel dibattito pubblico, politico … Infatti, la famiglia è un soggetto politico: non solo l’individuo è un soggetto politico, ma anche la famiglia è un soggetto politico. Allora, meglio ancora se ci sono associazioni familiari che possano rappresentare le famiglie, portare avanti gli interessi, i temi della famiglia, i bisogni della famiglia perché lo Stato, la società nell’insieme diano la dovuta attenzione alla famiglia, e perché la famiglia possa, da parte sua, prestare la sua missione, il suo servizio alla persona e alla società.
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«L' indissolubilità è dono, non giogo»
Avvenire(Stefania Falasca) Matrimonio e sacerdozio hanno pari dignità. «Non esiste il 'Vangelo della famiglia', come si sente spesso dire, ma le persone e le famiglie che si lasciano illuminare dal Vangelo» ha voluto chiarire uno dei padri sinodali, un biblista, intervenuto ieri in aula sinodale. Settantacinque sono stati gli interventi ascoltati ieri in assemblea, compresi quelli che hanno espresso il proprio pensiero nell' ora di discussione libera, come ha riferito padre Federico Lombardi nel corso del briefing in Sala Stampa vaticana. Gli interventi hanno riguardato tutti la seconda parte dell' Instrumentum laboris: «Il discernimento della vocazione familiare» e sulla quale domani si riuniranno i Circoli minori delle diverse aree linguistiche. A questi interventi, secondo quanto ha riferito padre Lombardi, nella tarda mattinata di ieri se ne sono già aggiunti anche una decina riguardanti la terza parte del testo base del Sinodo: 'La missione della famiglia oggi', quella che comprende anche i noti punti sui divorziati risposati. Ad esprimere il proprio pensiero in aula sono stati in gran parte europei e tra questi anche un certo numero di curiali, quindici dall' Asia e quindici dall' Africa. Diversi gli argomenti trattati. Molti interventi hanno messo in luce la famiglia come via della Chiesa, per essere prossima alla realtà e come scuola di umanità. Altri hanno messo in rilievo la spiritualità familiare, la vocazione al matrimonio, che non deve essere considerata di secondo ordine rispetto a quella sacerdotale o religiosa. Altri ancora si sono incentrati sulla misericordia sotto diversi aspetti e come la Chiesa sempre deve proclamare il Vangelo e abbracciare chiunque. Alcuni hanno parlato dell' indissolubilità del matrimonio e come questo sia presentato positivamente e non come un giogo. Un padre sinodale spagnolo, è stato riferito nel corso della conferenza stampa, ha rivolto su questo punto all' assemblea alcune osservazioni partendo dai testi biblici. Ed ha ricordato ai padri «di non ridurre la questione del Sinodo solo alla questione del matrimonio, ma di considerare che la famiglia esiste anche senza matrimonio perché ci sono i vedovi e le vedove o le situazioni monoparentali che sono considerate nel Vangelo». Si è trattato anche dei matrimoni interreligiosi, tra coniugi di diverse fedi e un certo numero di interventi hanno riguardato ancora il problema delle migrazioni e della povertà. Tra le proposte arrivate dai relatori in aula anche quella di prepararsi ai lavori dei prossimi Sinodi ordinari attraverso la convocazione di Sinodi o riunioni continentali. «È bene che la discussione inizi a livello locale per portarsi a livello universale» ha aggiunto l' arcivescovo siromalankarese Baselios Cleemis Thottunkal, presidente della Conferenza episcopale indiana. «Si potrebbe iniziare a discutere a livello di conferenza episcopale o di diocesi» ha proseguito il reverendo Javier Alvarez-Ossorio, segretario generale della Congregazione dei Sacri Cuori presente al briefing. «Ma questa è solo una proposta, avanzata da uno dei padri sinodale in aula, non è un punto all' ordine del giorno» ha tenuto a precisare Lombardi. Lunedì parleranno al briefing due coppie che partecipano al Sinodo. «Sono molti i padri che hanno fatto richiesta di intervenire sulla terza e ultima parte dell' Instru-mentum laboris, che è la più lunga e articolata e affronta temi molto attesi» informa il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi. Il punto sull' ultima giornata di lavori dell' assemblea ha offerto ancora l' opportunità per precisare il metodo seguito nel confronto in atto tra i duecentosettanta padri sinodali. Rispondendo ad una richiesta di bilancio sulla prima delle tre settimane, Lombardi ha evidenziato che «il processo sinodale va avanti e si taglia con soddisfazione il traguardo della prima settimana dei lavori». «Tuttavia - ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana rispondendo a una domanda sul procedimento - non abbiamo indicazione su come avverrà la conclusione, se ci sarà o meno un documento finale. Su questo dobbiamo attendere il Papa».