mercoledì 7 ottobre 2015

UNA LEGGE VERGOGNOSA CON AL CENTRO L'UTERO IN AFFITTO



Lupi, capogruppo Ncd, dice giustamente che sulle unione civili si sta compiendo una "inaccettabile forzatura". Recapiti allora immediatamente a Matteo Renzi un messaggio preciso e inequivocabile su cosa significa "inaccettabile". Una traduzione. Se insiste, la maggioranza non c'è più. Se insiste, i senatori che votano contro la riforma costituzionale invece di 7 sono 34, tutto il gruppo Ncd. Se insiste, Matteo scende da cavallo, perché Verdini da solo non basta. E, tranquilli, Mattarella non vi manda ad elezioni. La legislatura dura comunque. Basta recapitare a Renzi il messaggio. Capirà, il ragazzo è sveglio. Se invece quell'inaccettabile non significa inaccettabile, allora la cosa sarebbe inaccettabile. Nomina sunt consequentia rerum.


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Conosco bene sia Matteo Renzi che le logiche della politica, hanno entrambi attraversato la mia vita. La forzatura sulle unioni civili deve produrre immediatamente la presa di posizione compatta di Area Popolare che deve spiegare che su questo punto aprirà la crisi di governo. Sarà l'unico modo per ottenere rispetto da Renzi, che vedrebbe crollare tutti i suoi progetti e forse la sua stessa prospettiva politica, inoltre darebbe un senso politico all'esistenza di Ap, i cui 34 senatori altrimenti sarebbero totalmente irrilevanti e politicamente sostituiti dall'apporto di Verdini. Io non chiedo ai centristi di aprire la crisi di governo per ragioni ideali, So che le logiche della politica non hanno a che fare con le ragioni ideali. Chiedo loro di far capire a Renzi che rifiuteranno forzature, perché a loro politicamente conviene farlo.

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di Mario Adinolfi
La legge sulle unioni civili sta sempre collocata sul tavolino imbroglione del gioco delle tre carte. Comincio ad avere dei dubbi però sulla considerazione che i proponenti hanno dell'intelligenza degli italiani. Prima presentarono un testo talmente risibile, totalmente ideologico, da dover essere totalmente riscritto. La prima stesura del ddl affidato alle cure della relatore Monica Cirinnà era imbarazzante e con errori giuridici marchiani. Le seconda stesura ottenne un giudizio di ammissibilità e venne adottato per la discussione in commissione Giustizia al Senato a prezzo di rompere la maggioranza. Senza maggioranza a disposizione il confronto in commissione si è arenato, grazie alla battaglia svolta da molti parlamentari, alcuni di maggioranza e altri di opposizione. Si tentarono altri imbrogli e trucchi linguistici, nominalismi vari alcuni davvero tristi, sempre per ingannare gli italiani a cui per due anni è stato detto che la normativa in discussione non agevolava la pratica dell'utero in affitto, da svolgere all'estero con la garanzia di legittimazione all'anagrafe italiana. Ora, preso atto che in commissione non si passa, l'ultimo imbroglio è saltare la commissione, cambiare un paio di frasette al testo, togliere alla povera e inadeguata Cirinnà il ruolo di relatore, portare un nuovo testo direttamente in aula al Senato e affidarsi stavolta alla mano magica di Denis Verdini e dei suoi transfughi provenienti da Forza Italia. Lasciando di fatto la normativa proposta così com'è ma facendo dire ai giornali amici che sono state "rese più difficili le adozioni". Le adozioni dal testo per la verità sono vietate. Il punto è la stepchild adoption che con le adozioni non c'entra nulla, è solo una evocazione fonetica. Giocata evidentemente puntando sulla citata scarsa considerazione dei proponenti per l'intelligenza degli italiani.
Devo spiegare a questo punto una cosa persino alla mia amica Paola Binetti e ad altri esponenti di Area Popolare che hanno reagito contro la "inaccettabile forzatura" dei proponenti della legge sulle unioni civili. La stepchild adoption non è che "condurrà" alla legittimazione della pratica dell'utero in affitto. La stepchild adoption "è" la legittimazione della pratica dell'utero in affitto, come dimostra il fatto che un senatore suo collega ne ha svolta una all'estero e attende la norma sulla stepchild adoption per andare all'anagrafe e dichiarare che quel bimbo acquistato all'estero è figlio di due papà e nessuna mamma. La totalità degli italiani, con marginali eccezioni, è contraria a questa pratica violenta e barbara che trasforma le persone in cose, i neonati in oggetti di compravendita, i gameti in prodotti da supermarket, la maternità in un bene commerciabile, il corpo delle donne bisognose in luogo che si può affittare. Nessuna legge così vergognosa può passare.
Io sono personalmente contrario a qualsiasi legge sulle unioni civili, perché so che in non più di dodici mesi sarebbe trasformata per via giurisprudenziale e con il timbro della Corte costituzionale nel matrimonio gay con tutti i relativi diritti di filiazione. Ma, fingendo che la politica non stia imbrogliando gli italiani e voglia davvero approvare una norma solo per le "unioni civili", il risultato sarebbe stato facilmente ottenuto rimuovendo la stepchild adoption (cioè, lo ripeto, la legittimazione persino della pratica dell'utero in affitto compiuta all'estero) dal testo del disegno di legge. Senza quel passaggio la legge non avrebbe conosciuto ostacoli insormontabili, sbagliando, ma sarebbe andata così.
Il fatto che i proponenti stiano facendo il gioco delle tre carte su tutto il resto, ma siano totalmente indisponibili a rimuovere la stepchild adoption dal testo, dimostra che è questo il punto che considerano "qualificante". Certo, c'è di mezzo l'interesse diretto del senatore che è il vero regista dell'operazione, che è presidente onorario di Arcigay e che i soldi per affittare l'utero nordamericano (tanti) li ha spesi. E ora la questione è tutta qui: vogliono il timbro della legittimazione di Stato a quella pratica. Vi impapocchiano di parole difficili e cavolate, ma il nodo è quello e infatti a quella contrastatissima e ingiustissima postilla non rinunciano. Vogliono il via libera alle pratiche di utero in affitto compiute all'estero, sapendo che tutti gli italiani sono contrari, allora provano a venderla usando l'inglese: stepchild adoption suona meglio, no?
Bene, quando la politica prova a imbrogliare il popolo, provoca una reazione durissima del popolo, se questo non è popolo bue. La legge sulle unioni civili avanzata dai proponenti è inaccettabile e deve determinare, se la forzatura tenterà di essere portata avanti, l'immediata apertura di una crisi di governo perché molti parlamentari della maggioranza non intenderanno essere complici di questo inganno perpetrato ai danni del popolo. Una legge così vergognosa non può e non deve essere neanche discussa. Come abbiamo scritto su La Croce più volte è una legge che va ri-ti-ra-ta. Se invece intendono andare avanti, si metta in crisi l'esecutivo con tutti i suoi progetti di palingenesi costituzionale e si chieda un parere agli italiani. Che sapranno mandare un messaggio forte e chiaro, a questo punto, a chi imbastisce il tavolo per questo gioco delle tre carte che dura da due anni e mezzo, senza trovare sbocchi perché i più accorti sanno che democrazia non è ingannare i cittadini, specie quando c'è chi con costanza svela gli inganni.