Veglia di Preghiera con Papa Francesco in Piazza San Pietro. "Le famiglie illuminano il Sinodo" (Testi)
Conferenza Episcopale Italiana(Tommaso e Giulia Cioncolini, collaboratori del Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI)- Piazza San Pietro / 17.30
Breve introduzione alla preghiera
Tommaso: Buonasera a ogni famiglia! Il cuore di Piazza San Pietro diventa l’abbraccio di Dio per ogni piccola chiesa domestica. Ecco la fabbrica della speranza!
Giulia: E’ Papa Francesco che ci ha convocati qui per invocare lo Spirito Santo affinché illumini “i Padri Sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito”.
Tommaso: Ascolteremo insieme la Parola di Dio che ci chiede di tornare al principio della creazione, al giardino del principio e la vedremo incarnata in alcune coppie e belle famiglie. Questo non è ritorno al passato: con la famiglia torniamo ad avere un futuro!
Giulia: Le parole del Santo Padre ci aiuteranno a comprendere le Scritture per scoprire insieme la bellezza dell’essere famiglia. Le famiglie illumineranno il Sinodo.Tommaso: Buonasera a ogni famiglia! Il cuore di Piazza San Pietro diventa l’abbraccio di Dio per ogni piccola chiesa domestica. Ecco la fabbrica della speranza!
Giulia: E’ Papa Francesco che ci ha convocati qui per invocare lo Spirito Santo affinché illumini “i Padri Sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito”.
Tommaso: Ascolteremo insieme la Parola di Dio che ci chiede di tornare al principio della creazione, al giardino del principio e la vedremo incarnata in alcune coppie e belle famiglie. Questo non è ritorno al passato: con la famiglia torniamo ad avere un futuro!
Ora ci raccogliamo in preghiera e accogliamo con gioia Sua Eccellenza Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale dei Vescovi Italiani che ci rivolgerà un breve saluto.
Sua Eccellenza Mons. Nunzio Galantino, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana, rivolge un indirizzo di saluto ai presenti.
ASCOLTO E TESTIMONIANZE
Canto: Vieni dal Libano
Vieni dal Libano, mia sposa,
vieni dal Libano, vieni!
Avrai per corona le vette dei monti,
le alte cime dell'Ermon.
Tu m'hai ferito, ferito il cuore,
o sorella mia sposa.
Vieni dal Libano, mia sposa,
vieni dal Libano, vieni!
Rit. Cercai l'amore dell'anima mia,
lo cercai senza trovarlo.
Trovai l'amore dell'anima mia,
l'ho abbracciato e non lo lascerò mai.
Io appartengo al mio diletto
ed egli è tutto per me.
Vieni usciamo alla campagna
dimoriamo nei villaggi.
Andremo all'alba nelle vigne,
vi raccoglieremo i frutti.
Io appartengo al mio diletto
ed egli è tutto per me. Rit.
Alzati in fretta, mia diletta,
vieni colomba, vieni!
L'inverno ormai è già passato
il canto della tortora si ode.
I fiori son tornati sulla terra,
il grande sole è venuto.
Alzati in fretta, mia diletta,
vieni colomba, vieni. Rit.
Come sigillo sul tuo cuore ,
come sigillo sul tuo braccio,
ché l'amore è forte come la morte
e le acque non lo spegneranno.
Dare per esso tutti i beni della casa
sarebbe disprezzarlo.
Come sigillo sul tuo cuore
come sigillo sul tuo braccio. Rit.
Il lettore: Emma Ciccarelli, Presidente Forum delle Associazioni familiari del Lazio. (SX)
Ascoltate la parola di Dio dal Cantico dei Cantici (2, 8-10.14.16a; 8, 6-7a)
Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline. L’amato mio somiglia a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate. Ora l’amato mio prende a dirmi: “Àlzati, amica mia, mia bella, e vieni, presto! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è incantevole”. Il mio amato è mio e io sono sua; mettimi
come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo.
Breve sottofondo musicale
Dalla catechesi di Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 27 maggio 2015 (Video)
[…] L’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna, alleanza per la vita, non si improvvisa, non si fa da un giorno all’altro. Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina. Mi permetto di dire che è un’alleanza artigianale […] I simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima: non possiamo trattare i legami della carne con leggerezza, senza aprire qualche durevole ferita nello spirito (1 Cor 6,15-20). […] Sì, molte coppie stanno insieme tanto tempo, magari anche nell’intimità, a volte convivendo, ma non si conoscono veramente. Sembra strano, ma l’esperienza dimostra che è così. Per questo va rivalutato il fidanzamento come tempo di conoscenza reciproca e di condivisione di un progetto. Il cammino di preparazione al matrimonio va impostato in questa prospettiva, avvalendosi anche della testimonianza
semplice ma intensa di coniugi cristiani. E puntando anche qui sull’essenziale: la Bibbia, da riscoprire insieme, in maniera consapevole; la preghiera, nella sua dimensione liturgica, ma anche in quella “preghiera domestica”, da vivere in famiglia, i sacramenti, la vita sacramentale, la Confessione, la Comunione… in cui il Signore viene a dimorare nei fidanzati e li prepara ad accogliersi veramente l’un l’altro “con la grazia di Cristo”; e la fraternità con i poveri, con i bisognosi, che ci provocano alla sobrietà e alla condivisione […]. Le tappe del cammino non devono essere bruciate. La maturazione si fa così, passo a passo.
Testimonianza di una coppia di fidanzati di differente provenienza etnica: Juan Giron Ponz e Sara Ledda (diocesi di Alghero). (DX)
Juan: Buona sera, siamo Juan e Sara della diocesi di Alghero. Siamo molto emozionati, non solo per il fatto che dobbiamo parlare di fronte a migliaia di persone, ma soprattutto perché fra qualche minuto vedremo Papa Francesco che per noi è come un Padre, una luce che illumina il nostro cammino di coppia.
Ci siamo conosciuti tramite una nostra amica cinque anni fa: qualche foto e subito il suo sguardo è stato come un colpo al cuore. Avevo diciannove anni, eppure mi sentivo come un bambino indifeso per quello che avveniva dentro di me.
Riuscire ad ottenere il suo numero di cellulare è stata un’impresa, perché Sara, anche se piccola, era un colosso, ma grazie ad un’amica sono riuscito ad ottenerlo.
All’inizio c’era un po’ di diffidenza, ma poi ottenni un primo appuntamento: ero al settimo cielo, mille domande, mille pensieri, mille preoccupazioni. Arriva un sabato d’inizio maggio e vado ad Alghero. Faccio una passeggiata per trovare le parole, le azioni, diciamo il giusto modo per corteggiarla.
Giungo a destinazione e in una frazione di secondo i miei occhi si paralizzano, il fiato si spegne e tutto quello che avevo da dire era svanito. Avevo lo stomaco come quello di una formica, ma poi tutto è stato bellissimo, di un sapore diverso, lo stesso sapore che ci unisce da cinque anni con mille difficoltà, mille ostacoli e mille gioie.
Quando ci siamo conosciuti io ero molto lontano dalla Chiesa e Dio per me era un mondo tutto da scoprire, invece per Sara e la sua famiglia è sempre stato il pane quotidiano.
Il gelo tra me e Dio era dovuto in gran parte alla mia storia, alla lontananza dalle persone a me care e da Cuba, la mia terra: mi si era indurito il cuore. Ma poi, grazie a Sara e alla sua famiglia, ho scoperto come il Signore scriva dritto anche nelle righe più storte.
Non è sempre facile! Noi siamo come due pugili: non molliamo mai dopo tanta fatica, tanto allenamento, tante sconfitte e tante vittorie. Spesso litighiamo come sul ring: non è facile, come dice il Papa “imparare” una donna come Sara, le sue lune, il suo carattere così forte, ma anche così fragile; come penso per lei non sia facile imparare un uomo come me, le mie mani ruvide e forti e nello stesso tempo il bisogno di tenerezza e di sentire qualcuno vicino. La passionalità della mia terra cubana non è certo come quella sarda e il nostro amore è come “un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria”: si costruisce giorno per giorno, nell’incontro delle differenze che spesso ci fanno abbattere i muri del nostro orgoglio.
Ringrazio sempre Sara per la pazienza e la forza che ha messo in questo breve cammino che ci unisce, con la consapevolezza di voler andare lontano insieme verso “il per sempre”, con l’aiuto di Dio.
Sara: Andando avanti, infatti, il gioco si è fatto più duro, conoscendo meglio Juan ho iniziato a scoprire anche i suoi difetti e lui i miei. Il fatto di avere caratteri forti, orgogliosi e testardi come siamo, in un primo momento si è rivelato essere un limite, in seguito però è stato la nostra forza: siamo infatti consapevoli che il nostro amore cresce solamente nella debolezza, nell’imparare ad accoglierci veramente per quello che siamo.
È come togliere degli occhiali rosa che ti fanno vedere solo il positivo, all’inizio rivorresti quegli occhiali rosa per vedere nuovamente tutto perfetto e iniziano le discussioni perché quei difetti sembrano ostacoli insuperabili. Poi, capisci che non sono ostacoli insuperabili ma gradini. Se li riesci a salire, ti regalano un panorama stupendo che supera di gran lunga la visuale offerta dagli occhiali rosa. E questo non si fa da soli, ma con tanti compagni di viaggio che Dio ci ha donato: abbiamo scoperto una Chiesa molto grande, con tante porte aperte.
Come diciamo sempre, è come se ci fossimo fidanzati un'altra volta il giorno che abbiamo reciprocamente deciso di salire quei gradini. Insieme, doniamo parte del nostro tempo come animatori nel progetto Animatema di famiglia, cercando di trasmettere attraverso il gioco i messaggi del Vangelo ai più piccoli, ed è bellissimo.
Amo Juan, lo amo per i suoi difetti che mi fanno impazzire e per l’amore immenso che mi da ogni giorno partendo dalle piccole cose. Abbiamo superato tante prove difficili, abbiamo sofferto, pianto, siamo caduti tante volte e altrettante volte ci siamo rialzati ma sempre insieme, sempre pronti a sostenerci l’un l’altra. So di avere un uomo forte al mio fianco su cui poter sempre contare, ma ancor di più è vedere crescere la sua fede che mi sta cambiando: qualche volta sono anche gelosa perché con Dio, lui mi sta
quasi passando avanti. Poi però mi accorgo che è il Cielo che ci ha fatti incontrare e il colore della pelle non è un ostacolo; anzi vogliamo colorare in modo nuovo questo mondo e la Chiesa intera.
Canto: Come tu mi vuoi
Eccomi Signor, vengo a te mio re,
che si compia in me la tua volontà. Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
plasma il cuore mio e di te vivrò. Se tu lo vuoi Signore manda me e il tuo nome annuncerò.
Rit. Come tu mi vuoi io sarò, dove tu mi vuoi io andrò. Questa vita io voglio donarla a te
per dar gloria al tuo nome mio re. Come tu mi vuoi io sarò, dove tu mi vuoi io andrò. Se mi guida il tuo amore paura non ho, per sempre io sarò come tu mi vuoi. Eccomi Signor, vengo a te mio Re,
che si compia in me la tua volontà. Eccomi Signor, vengo a te mio Dio,
plasma il cuore mio e di te vivrò Tra le tue mani mai più vacillerò
e strumento tuo sarò.
Il lettore: Nicandro Prete, frequenta il master in pastorale familiare (SX)
Ascoltate la parola di Dio dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (5, 2a.21.25-33)
Fratelli, camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri.
Voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.
Breve sottofondo musicale
Dalla catechesi di Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 6 maggio 2015 (Video)
[…]«Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32). Ispirato dallo Spirito Santo, Paolo afferma che l’amore tra i coniugi è immagine dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Una dignità impensabile! Ma in realtà è inscritta nel disegno creatore di Dio, e con la grazia di Cristo innumerevoli coppie cristiane, pur con i loro limiti, i loro peccati, l’hanno realizzata! […]. Ma voi mariti che siete qui presenti capite questo? Amare la vostra moglie come Cristo ama la Chiesa? Questi non sono scherzi, ma cose serie […]. La vocazione cristiana ad amare senza riserve e senza misura è quanto, con la grazia di Cristo, sta alla base anche del libero consenso che costituisce il matrimonio. La Chiesa stessa è pienamente coinvolta nella storia di ogni matrimonio cristiano: si edifica nelle sue riuscite e patisce nei suoi fallimenti […]. La decisione di “sposarsi nel Signore” contiene anche una dimensione missionaria, che significa avere nel cuore la disponibilità a farsi tramite della benedizione di Dio e della grazia del Signore per tutti. Infatti gli sposi cristiani partecipano in quanto sposi alla missione della Chiesa. Ci vuole coraggio per questo! […] La rotta è così segnata per sempre, è la rotta dell’amore: si ama come ama Dio, per sempre. Cristo non cessa di prendersi cura della Chiesa: la ama sempre, la custodisce sempre, come se stesso. Cristo non cessa di togliere dal volto umano le macchie e le rughe di ogni genere. È commovente e tanto bella questa irradiazione della forza e della tenerezza di Dio che si trasmette da coppia a coppia, da famiglia a famiglia.
Ha ragione san Paolo: questo è proprio un “mistero grande”! Uomini e donne, coraggiosi abbastanza per portare questo tesoro nei “vasi di creta” della nostra umanità, sono questi uomini e queste donne così coraggiosi una risorsa essenziale per la Chiesa, anche per tutto il mondo! Dio li benedica mille volte per questo!
Testimonianza di una coppia di sposi con figli che vive il Vangelo nella quotidianità: Stefano e Lorena Girardi (Diocesi di Trento)(DX)
Lorena: Siamo Lorena e Stefano Girardi sposati da 24 anni. Ci sentiamo una famiglia come tante. Per questo, è una grande emozione essere qui e lo viviamo come un bellissimo dono per il nostro prossimo 25° anniversario di matrimonio, soprattutto perché vissuto con i nostri figli… Abitiamo a Ravina una frazione del comune di Trento.
Stefano: Ci siamo conosciuti giovanissimi nell’ambiente francescano, poi il fidanzamento, il matrimonio, i primi figli e quel desiderio di non tenere per noi la ricchezza che stavamo vivendo, dando la nostra disponibilità per accompagnare i fidanzati nei percorsi di preparazione alle nozze e per altri servizi nella pastorale familiare. Ci piace provare a costruire con gli altri una famiglia di famiglie dove la condivisione della strada, delle fragilità e delle qualità di ognuno, sono aiuto per tutti.
Lorena: Una delle letture al nostro matrimonio era la parola di San Paolo che invita ad essere “sottomessi l’uno all’altra nel timore di Cristo”(cfr. Ef 5,21): il sacramento del
matrimonio come scelta prima della nostra vita quotidiana. E poi amare l’altro come Cristo ama la Chiesa… com’è difficile… Amare l’altro in quei momenti in cui non corrisponde più al nostro ideale, oppure quando nelle difficoltà avverti che lui si allontana da te. Amare lo sposo più di ogni altra cosa, più delle tendenze mediatiche del momento, più della tecnologia, più del lavoro, più dei figli, più della macchina nuova, più delle amicizie, più del conto corrente, più dello shopping, più del calcio…
Stefano: Siamo molto diversi nelle cose spicciole, abbiamo idee diverse sui ritmi quotidiani e questo genera conflitti, incomprensioni che minano i nostri fragili “vasi di creta” che custodiscono quel tesoro grande che è il nostro Amore. Ma il Vasaio non manca nel suo lavoro di manutenzione… Affidare al Signore queste nostre fragilità è sempre stata una forza immensa, una speranza che ci fa guardare oltre alle incomprensioni, alle parole dette male, agli scontri, provando a ripetere ogni giorno permesso, grazie, scusa.
Lorena: Anche se i ritmi intensi della nostra quotidianità non lasciano molto tempo ad un dialogo rilassato con il Signore, abbiamo imparato che ci sono momenti della giornata in cui poterlo continuare, spesso in macchina mentre si va al lavoro, mentre si è in qualche fila e si aspetta il proprio turno, quando si passa davanti ad una chiesa e perché no anche durante una gita, magari sulla cima di una montagna raggiunta con fatica.
Stefano: Per noi è stato ed è importante ogni tanto, fuggire in coppia, anche per un paio d’ore, da tutti i nostri impegni e regalarci del tempo esclusivo per noi due, per prenderci
cura della nostra intimità e guardare la vita con gli occhi dell’altro, da un’altra prospettiva che ci fa allargare gli orizzonti. Più il tempo passa, più questo regalarsi “il vino nuovo” entra nella concretezza del nostro vivere e ci fa diventare un uomo migliore, una donna migliore, una diversità che si fa ricchezza di umanità. Una umanità di coppia che è più forte del singolo e che ci aiuta a navigare nei momenti difficili, quando il mutuo della casa ci pesa addosso, o quando i nostri figli faticano a trovare lavori stabili che consentano loro quella indipendenza economica che ai nostri tempi era quasi scontata. In queste situazioni è difficile trovare spiegazioni per convincerli a non mollare e dare loro speranza.
Lorena: Adesso che i nostri figli sono un po’ più cresciuti è bello vederli provare a camminare con le loro gambe, pensare con la loro testa, intraprendere la loro strada e avere uno sguardo di speranza sulla vita, anche se questo ci porta a scontri e mediazioni che costano a noi e a loro. Noi ci siamo presi cura delle pianticelle che il Signore ha seminato, li abbiamo visti germogliare, e con tutti i nostri limiti li abbiamo aiutati a crescere sapendo che non spetta a noi la raccolta dei frutti e così affidiamo il loro futuro a Dio, perché li sostenga e li aiuti a portare frutto li dove Lui li ha pensati.
Emanuele: Sono Emanuele, ho 23 anni. Finora il mio percorso scolastico è stato molto vario con diversi cambi di indirizzo. Ora, nel mondo del lavoro, sto valutando strade ancora diverse, cercando con più tentativi, sia nella mia città che all’estero, una professione che mi realizzi e che mi renda autonomo. Non è facile al giorno d’oggi, ma sono fiducioso:
ho una famiglia che mi sostiene e mi incoraggia. E come mi ha insegnato il mio percorso scout, cerco di vivere al meglio queste esperienze accumulando così nuove competenze per il domani.
Martina: Sono Martina e ho 21 anni. Sono qui con Sandro, il mio fidanzato. Ci siamo conosciuti in Romania in un’esperienza di qualche mese di Missione. Da subito abbiamo intravisto il riflesso di Dio l’uno nell’altra e stiamo camminando per discernere il Suo disegno per noi. Capita di inciampare, di cadere, di fermarsi ad un bivio incerti sulla strada da percorrere. E’ proprio allora che riscopriamo di voler poggiare le fondamenta della nostra casa sulla Roccia, lasciandoci guidare da Gesù. Aspettiamo con trepidazione di cominciare quest’anno l’itinerario diocesano in preparazione al matrimonio, avvicinandoci con altre coppie al mistero di questo Sacramento.
Francesca: Io sono Francesca, frequento la seconda media e sono la più piccola della mia famiglia. Vorrei portarvi un saluto di mio fratello Luca che, a 18 anni, ha deciso di frequentare un percorso scolastico in Nuova Zelanda. Mi ha detto che lì sta aprendo la sua mente, e che il mondo è pieno di cose fantastiche: ci sono tante culture, tante etnie, tante tradizioni.. Il mondo è così colorato che non ce lo si può perdere!
Lorena: Vorremmo ringraziare i nostri figli che ci sostengono nella nostra missione a servizio del vangelo del matrimonio. E con loro i nostri genitori e le persone che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada. Ognuno è presenza preziosa e unica che rende più concreto il nostro
cammino nel servizio, che non è sempre facile, ma che ci da tanto e ci fa crescere come coppia, come famiglia e come piccola chiesa.
Canto: Vivere la vita
Vivere la vita con le gioie e coi dolori di ogni giorno,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita e inabissarti nell'amore è il tuo destino
è quello che Dio vuole da te
Fare insieme agli altri la tua strada verso Lui,
correre con i fratelli tuoi...
Scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai.
Vivere la vita è l'avventura più stupenda dell'amore,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita e generare ogni momento il paradiso
è quello che Dio vuole da te.
Vivere perchè ritorni al mondo l'unità,
perchè Dio sta nei fratelli tuoi...
Scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai. (2 volte)
Il lettore: Simone Pintaldi, Responsabile dell’Ufficio di pastorale familiare - diocesi di Siena (SX)
Ascoltate la parola di Dio dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-5)
Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Breve sottofondo musicale
Il lettore: Giovanna Pauciulo, Responsabile Regionale di pastorale familiare della Campania (SX)
Dall’udienza generale di Papa Francesco di mercoledì 10 giugno 2015
(…) Nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un “di più” di sofferenza e di angoscia. E’ l’amore che ci fa sentire questo “di più”. Tante volte per un padre e una madre, è più difficile sopportare il male di un figlio, di una figlia, che non
il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’“ospedale” più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi, e spesso è lontano. Sono la mamma, il papà, i fratelli, le sorelle, le nonne che garantiscono le cure e aiutano a guarire (...). Di fronte alla malattia, anche in famiglia sorgono difficoltà, a causa della debolezza umana. Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere la forza dei legami familiari. E penso a quanto è importante educare i figli fin da piccoli alla solidarietà nel tempo della malattia. Un’educazione che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi siano “anestetizzati” verso la sofferenza altrui, incapaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivere l’esperienza del limite (...). La comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella prova della malattia, non va lasciata sola. E dobbiamo dire grazie al Signore per quelle belle esperienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famiglie ad attraversare il difficile momento del dolore e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, da famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parrocchia;un tesoro di sapienza, che aiuta le famiglie nei momenti difficili e fa capire il Regno di Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio.
Testimonianza di una famiglia nella sofferenza: Francesco e Lucia Masi (diocesi di Pisa)(DX)
Francesco: Buonasera, siamo Francesco e Lucia , veniamo da Pisa. Abbiamo 57 anni, siamo sposati da 35 anni e innamorati da 43; abbiamo 5 figli, nuora, genero e 4 nipoti,
tutti qui insieme a noi: Cristiano e Giulia con Anna, Sara e l’ultima arrivata Ester; Chiara e Giacomo con Tommaso Giosuè, Beniamino, Davide e Rachele.
Il Signore sta facendo una lunga storia con noi: lo abbiamo incontrato sulla nostra strada dopo la nascita del nostro primogenito Cristiano e non ci ha più lasciati, neanche lo scorso anno quando è nato Tommaso Giosuè che poco dopo la nascita ha smesso di respirare, è stato rianimato per 45 interminabili minuti ed è “tornato indietro”, come ha detto un infermiere, dopo che la mamma ha urlato “Dio mio non far morire il mio bambino”. Tommaso è qui, ed è qui sano.
Dopo poco mia moglie Lucia ha quasi smesso di camminare accusando forti dolori prima alla gamba destra e poi a tutte e due ed è cominciata la nostra “peregrinatio” tra medici ed esami che si facevano sempre più invasivi.
Dopo quasi un anno siamo arrivati a sapere che Lucia è afflitta da una rara malattia autoimmune di natura neurologica (3 casi su 100.000 persone) con un incerto decorso medico: ma il Signore, attraverso fatti concreti, letture, persone, dottori, vita, ci aveva già spiegato e preparato, noi e i nostri figli.
Tutti noi siamo testimoni dell’Amore di Dio e della “forza rivoluzionaria della tenerezza” di un Padre che non ci ha mai lasciato soli, che non ci ha abbandonati alla morte, mai.
Lucia: E’ vero! Qualche mese fa mi stavo lasciando morire, anche interiormente. Poi ho sentito queste parole: “Dire Ti amo significa dire all’altro: Tu non morirai mai!”. Così, con queste parole di Gabriel Marcel, ascoltate insieme al termine di un convegno di pastorale familiare, quando pensavo di tornare a casa stanca, piena di concetti da riordinare ed elaborare, mi ha sorpreso il mio Dio, cercato, amato, atteso e visitato di nuovo.
Di solito sono parole di un vivo a un morto (ti porterò sempre nel cuore, sarai nei miei ricordi ...). Le ho sentite come le mie parole a Francesco, il mio sposo, mio amore da quando, poco più di una bambina, mi affacciavo con stupore e timore alla relazione del mio corpo femminile con il suo corpo maschile, fino ad oggi, nonna di 57 anni, fermata spesso da una malattia che ha addormentato il mio corpo e le mie gambe su una sedia a rotelle che Francesco spinge. In salita sento il suo respiro faticoso, lo ascolto faticare per superare selciati sconnessi, piccoli scalini, buche. Il suo respiro esprime il suo amore per me come non mai, modulo il mio respiro sui suoi passi.
Con il nostro Dio abbiamo dato la vita a questi 5 figli, abbiamo costruito ogni giorno una famiglia, fedeli al nostro giuramento sponsale, con gioie, sofferenze, difficoltà, crisi, incomprensioni, pianti, preghiere, riconciliazioni. Ora faccio i conti con il tempo: 2 anni fa mi sono ammalata. L’inizio della malattia è stato violento: all’impossibilità di guidare, poi alle cadute, poi all’incapacità di reggersi sulle gambe, si è aggiunto un dolore serale resistente agli antidolorifici. Una sera ricordo che ho litigato con Gesù, ho alzato la voce come quando litigo con Francesco; ricordo che piangendo urlavo: “così dimostri di volermi bene? Lo sai che per noi non è così amare. Tu dici che mi ami e poi permetti questo dolore che non sopporto più…” Poi mi sono addormentata fino al mattino. Passo dopo passo, anzi passo mancato dopo passo mancato, Gesù mi ha attirato a sé.
Poi è arrivata la paura di lasciare i figli, soprattutto i piccoli, Rachele che ha solo 16 anni, la paura di lasciare un marito solo. Oggi ho chiara un’immagine della vita eterna: per me è immergersi nello sguardo di Dio; non l’occhio fisso, iscritto nel triangolo del nostro catechismo preconciliare, ma lo sguardo rivelato e agito da Gesù nei Vangeli, uno sguardo avvolgente, tenero e misericordioso, attento e innamorato, che chiama e comprende in sé tutto e tutti. Il Signore mi accompagna, mi prende per mano, mi appoggio e con Lui non ho paura e cammino. Mi prepara, mi veste da sposa, mi guarda e mi ama, dicendomi: «Così ti ho guardata all’altare quando ci siamo sposati, così ti vedo ancora».
Credo che ritroverò in Dio, nel Suo sguardo, la Comunione dei Santi, le relazioni d’amore di chi non vedo più, la pace di Colui che conosce il Bene e il Male, il profumo del Principio, i colori del Giardino, la brezza dello Spirito.
Tu non morirai mai, la parte di sé che mio marito mi ha donato e che io ho accolto, le sue carezze, le sue parole, i suoi pensieri, i suoi pianti, le sue gioie, i suoi difetti, sono diventati carne e vita in me.
Questa carne e questa vita, la donna che sono oggi, la donna che sono diventata nel matrimonio, questa carne sola, indivisa e indivisibile, entrerà nello sguardo di Dio, faccia a faccia con Dio, così se morirò già sulla terra Francesco e la mia famiglia potranno riassaggiare il Giardino del Principio.
Ho guardato il mio Sposo divino, Gesù Cristo; ho capito cosa vuol dire la sconfitta della morte, la vittoria della Resurrezione: ha portato con sé davanti al Padre il dono della nostra famiglia che ho condiviso con Lui; di più, io l’ho ascoltato, ho mangiato di Lui, ho bevuto al Suo calice,
sono entrata con la mia malattia nella Sua volontà, nel Suo dolore, nella Sua Croce. Così indissolubilmente, per sempre, mi ha legata a sé. Nel dicembre 2012, a Madrid, alla festa della Sacra Famiglia, in piazza Colón piena di gente, una donna spagnola mi si è avvicinata e, indicando il mio anello nuziale, mi ha detto: “alianza”,“alleanza”.
Mi ritorna in questo tempo questa parola che lega il mio matrimonio a questa nuova ed eterna alleanza fatta da Cristo sulla Croce con me (cfr. Lc. 22,20) sangue ed acqua mescolati, io e Lui. Questo mistero è davvero grande (cfr. Ef. 5,32) ed è un mistero questa gioia, questa felicità intensa che talvolta provo, profumato frutto di questa salita che Gesù ha fatto per me, nel Suo amore sponsale per me. Ho pensato alle parole rivolte a Maria nel giardino del Sepolcro: “noli me tangere”.
Ho capito una frase per me incompresa fino ad oggi: “ancora non sono salito al Padre”, aspetta Maria, non temere, coraggio, sarai con Me in Paradiso, ti amo, Io sono risorto, ti porto con me, tu non morirai mai.
Francesco: Ci amiamo ancora tanto, più di quando ci siamo innamorati, e anche se il Diavolo continua a cercare di dividerci mostrandoci ogni giorno i rispettivi errori, a lui che vuole dividere e lacerare quella carne sola che Dio ha unito e sigillato proviamo tremanti a rispondere come Paolo: “chi ci separerà dall’Amore di Dio manifestato in Cristo Gesù?”.
ACCOGLIENZA DEL SANTO PADRE
(Tommaso e Giulia Cioncolini, collaboratori del Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI) (SX)
Tommaso: Come abbiamo appena ascoltato, chi ama non muore mai!
Giulia: Accompagniamo ora Papa Francesco e con lui una coppia di sposi con una lampada, segno della luce che emana da ogni famiglia, in Italia e nel mondo.
Canto: Tra voi la carità
1. Cos’è quest’aria che ci avvolge
Questo mistero che ci supera
E fai di noi un cuore solo, un’unica famiglia
E’ l’amore di chi sa dare la vita
Di chi non misura mai
Ci sia tra voi la carità
L’amore vero che mai finirà
E tra la gente un fuoco che
Il mondo intero trasformerà
2. Sentirti ancora vivo tra di noi
Al centro della nostra vita
E ritrovare come nuova quell’unità più vera
vivendo così già sulla terra
un angolo di cielo.
PREGHIERA CON IL SANTO PADRE
All’arrivo del Santo Padre, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, rivolge un indirizzo di saluto a nome di tutti i Vescovi italiani.
VENI, SANCTE SPIRITUS
La schola:
1. Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore. R.
La schola:
2. Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni. R.
3. Consolatore perfetto, ospite mite dell’anima, dolcissimo sollievo. R.
4. Nella fatica, riposo, nel timore, riparo, nel pianto, conforto. R.
5. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. R.
6. Dona bontà e fiducia, dona morte santa, dona gioia eterna. R.
Segno di croce e saluto iniziale
Il Santo Padre:
Nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo.
R/. Amen.
La pace, la carità e la fede
da parte di Dio Padre
e del Signore nostro Gesù Cristo,
siano con tutti voi.
R/. E con il tuo spirito
LUCERNARIO
Il Santo Padre invita alla preghiera:
Fratelli e sorelle,
al tramonto del sole, invochiamo Cristo, sole che sorge dall’alto, perché illumini con la sua grazia le nostre famiglie.
Una famiglia presenta al Santo Padre una lampada accesa.
Dopo una breve pausa di silenzio, il Santo Padre pronuncia la
preghiera di benedizione:
Sii benedetto, Signore nostro Dio:
tu hai dato agli uomini il tuo Figlio,
splendore dell’eterna gloria,
e fiamma viva del tuo Santo Spirito;
benedici questa lampada,
fa’ che diventiamo portatori di luce
e costruttori di un mondo rinnovato nel tuo amore.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
La lampada viene portata davanti all’icona della Santa Famiglia. Dalla lampada viene attinta la luce per essere diffusa nell’assemblea.
O LUCE RADIOSA
R/. O luce radiosa, eterno splendore del Padre,
Cristo, Signore immortale!
1. Ora giunti al tramonto del sole,
e accesa la luce serale,
acclamiamo il Padre e il Figlio
con lo Spirito Santo di Dio. R.
2. Sì, è giusto che ogni creatura
Ogni giorno t’innalzi la lode:
sei il Figlio di Dio, il Vivente,
l’universo perciò ti dà gloria. R.
3. Ti cantiamo, o Figlio dell’Uomo,
generato per noi da Maria:
tu che sei la luce del mondo,
hai assunto la carne e la storia. R.
4. Se il tuo Spirito abita in noi
pregheremo il Padre con gioia:
la sua grazia è come rugiada,
è sigillo dei doni celesti. R.
5. Ti cantiamo, o Cristo risorto,
tu che hai vinto il male e la morte;
la tua stella annuncia il mattino
e rischiara splendente la notte. R.
6. O Signore, rimani con noi
perché il giorno già volge al declino;
la tua luce illumina gli occhi,
la tua guida ci traccia la via. R.
ORAZIONE
Il Santo Padre:
Preghiamo.
Dopo una breve pausa di silenzio, continua:
Dio e Padre di tutti gli uomini,
tu sei la fonte inesauribile di ogni vita:
nella santità e nella semplicità della Santa Famiglia di Nazareth
tu ci doni l’immagine più viva
di un’esistenza vissuta generosamente e con pienezza.
Donaci oggi di lasciarci intimamente ispirare
dall’amore che Gesù, Maria e Giuseppe
hanno intensamente condiviso
nella loro vita di famiglia.
Essi intercedano per noi,
che ora ci affidiamo a te, nostro Padre,
tu che vivi e regni, con il Figlio e lo Spirito Santo,
Dio per tutti i secoli dei secoli.
R/. Amen.
Proclamazione del Vangelo
Il lettore: (Luigi Manzone, diacono, Responsabile della pastorale familiare della diocesi di Messina) (SX)
Ascoltate la parola del Signore dal Vangelo secondo Luca (24, 13-16. 28-35)
In quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?". Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Omelia
Silenzio per la riflessione personale
INTERCESSIONI
(Matassoni Marco e Maria Lucia, diocesi di Trento) (DX)
(Paloni Massimo e Patrizia, diocesi Roma in missione in Olanda) (DX)
Il Santo Padre:
Fratelli e sorelle, famiglie e amici,
siamo qui raccolti in preghiera per invocare dal Signore della vita grazia e sapienza, prudenza e audacia
per il Sinodo che si aprirà domani.
Rivolgiamo la nostra supplica allo Spirito Santo,
perché doni a tutti noi
luce per comprendere la volontà di Dio,
amore indefettibile per la Chiesa,
franchezza nell’annunciare il Vangelo.
R/. Vieni, Santo Spirito, vieni!
- Marco Matassoni: Vieni Spirito di sapienza e di intelletto!
Silenzio orante.
Maria Lucia Matassoni: Dona al nostro Papa Francesco e ai vescovi riuniti attorno a lui nel Sinodo, la luce e la sapienza del Vangelo. R/.
- Marco Matassoni: Vieni Spirito di consiglio e di fortezza!
Silenzio orante.
Maria Lucia Matassoni: Rendi ogni battezzato testimone credibile di Cristo, sostieni i perseguitati, conforta i dubbiosi, effondi la misericordia del Padre su ogni peccatore. R/.
- Paloni Massimo: Vieni Spirito di scienza e di pietà!
Silenzio orante.
Paloni Patrizia: Accompagna il cammino delle nostre famiglie, aiutale ad affrontare serenamente le difficoltà quotidiane, rendile aperte all’accoglienza e alla solidarietà, fa’ che sperimentino sempre più la forza unificante dell’amore. R/.
- Paloni Massimo: Vieni Spirito del santo timore di Dio!
Silenzio orante.
Paloni Patrizia: Fa’ fiorire l’amore dove vi è odio, infondi la gioia dove vi è dolore, dona la pace al mondo intero. R/.
Preghiera del Signore
Il Santo Padre:
Il Signore ci ha donato il suo Spirito.
Con la fiducia, la libertà, l’amore dei figli
cantiamo insieme:
Padre nostro
Benedizione
Il Santo Padre:
Il Signore sia con voi.
R/. E con il tuo spirito.
Il Padre, Creatore del cielo e della terra,
il Figlio, nato, morto e risorto per noi,
lo Spirito, che è Signore e dà la vita,
siano presenti nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.
R/. Amen.
E la benedizione di Dio onnipotente,
Padre e Figlio e Spirito Santo
discenda su di voi
e con voi rimanga sempre.
R/. Amen.
Congedo
Il Santo Padre:
Andate in pace.
R/. Rendiamo grazie a Dio
Durante il canto di congedo il Santo Padre si reca a venerare l’icona della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme.
MAGNIFICAT
Magnificat, magnificat, anima mea Dominum!
Magnificat, magnificat, anima mea Dominum!
1. Esulta il mio spirito in Dio mio Salvatore,
perché ha guardato all’umile sua serva:
d’ora in poi le genti
mi chiameranno beata. R/.
2. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo, Santo è il suo nome.
La sua misericordia si mostri per sempre
a quelli che lo temono. R/.
3. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi di cuore,
ha rovesciato i potenti dai troni
e ha innalzato gli umili. R/.
4. Ha colmato di beni gli affamati,
e i ricchi ha rimandato a mani vuote;
ha soccorso Israele, suo servo
in ricordo della sua misericordia. R/.
5. Come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per tutti i secoli. Amen. R/.
APPENDICE
Preghiera alla Santa Famiglia
Il lettore:
Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo. Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche. Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione. Santa Famiglia di Nazareth, il prossimo Sinodo dei Vescovi possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio. Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.
(Papa Francesco)
Preghiera
Il lettore:
O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi, affidiamo a Te la causa della vita: guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall'indifferenza o da una presunta pietà. Fa' che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita. Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell'amore a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
(Dalla Lettera Enciclica Evangelium Vitae)
Preghiera per la famiglia (Benedetto XVI)
Il lettore:
O Dio, che nella Sacra Famiglia ci lasciasti un modello perfetto di vita familiare vissuta nella Fede e nell'obbedienza alla Tua volontà, aiutaci ad essere esempi di fede e di amore ai Tuoi comandamenti. Soccorrici nella nostra missione di trasmettere la Fede ai nostri figli. Apri i loro cuori affinché cresca in essi il seme della Fede che hanno ricevuto nel Battesimo. Fortifica la Fede dei nostri giovani, affinché crescano nella conoscenza di Gesù. Aumenta l'amore e la fedeltà in tutti i matrimoni, specialmente quelli che attraversano momenti di so1erenza e di difficoltà. Uniti a Giuseppe e a Maria Te lo chiediamo per Gesù Cristo Tuo Figlio, nostro Signore. Amen.
(Benedetto XVI)