Il cardinale Baldisseri presenta i lavori del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Spazio al confronto
Una delle novità di questa XIV assemblea generale ordinaria del Sinodo — dedicata al tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» — è il numero di circoli minori, che saranno tredici per cinque lingue (uno tedesco, quattro inglesi, tre spagnoli, due italiani, tre francesi), ossia cinque in più rispetto alla precedente assemblea ordinaria che si svolse nel 2012. Di ciascun circolo faranno parte una ventina di membri. «I padri sinodali — ha spiegato il cardinale — hanno richiesto di valorizzare il lavoro nei circoli minori, dove si verifica una partecipazione più attiva alla discussione, un confronto più diretto e immediato tra i padri nella propria lingua, nel quale eventualmente possono intervenire gli uditori e i delegati fraterni». Su suggerimento della maggioranza dei sinodali, per rendere «più dinamica e partecipata» l’assemblea verranno distribuiti «gli interventi in aula dei singoli membri in tempi successivi, in modo da poter dedicare maggiore attenzione a ogni contributo». Ulteriore novità dell’assise è la pubblicazione delle relazioni dei circoli al termine di ogni settimana. Considerando il loro numero e tenendo conto che i lavori saranno suddivisi in tre parti — una per ogni sezione dell’Instrumentum laboris (dedicate rispettivamente all’ascolto delle sfide sulla famiglia, al discernimento della vocazione familiare e alla missione della famiglia oggi) — si arriva a 39 relazioni che verranno rese pubbliche.
L’informazione, come è già stato per l’assemblea dello scorso anno, sarà affidata ai briefing. «Al riguardo — ha detto il porporato — si tiene presente il criterio fondamentale ricordato dal Santo Padre varie volte: il sinodo deve essere uno spazio protetto perché vi possa agire lo Spirito Santo; in modo che i padri abbiano la libertà di esprimersi con parresìa». Perciò durante le tre settimane, come base per l’informazione, si mantiene il briefing «che viene ampliato con una maggiore presenza di padri sinodali», i quali sono «liberi di comunicare con i media a loro discrezione e responsabilità».
«Le varie fasi di elaborazione del documento base — ha precisato il segretario generale — rimangono riservate, considerando che i testi, nel corso del cammino sinodale, sono suscettibili di continui sviluppi fino alla redazione finale». Inoltre, ha aggiunto, è «sempre possibile presentare alla segreteria generale, oltre alla versione cartacea e informatica dei testi pronunciati in aula, altri testi in forma scritta».
Al termine dei lavori verrà presentato un testo finale votato dai padri sinodali. E proprio nel rispetto della trasparenza, è stata istituita una commissione per l’elaborazione della relazione finale, nominata dal Papa e composta dai cardinali Péter Erdő, Lorenzo Baldisseri, Oswald Gracias, Donald William Wuerl, John Atcherley Dew, dagli arcivescovi Bruno Forte, Victor Manuel Fernández, dai vescovi Mathieu Madega Lebouakehan, Marcello Semeraro, e dal generale dei gesuiti Adolfo Nicolás Pachón. «Sette di loro — ha spiegato il cardinale — sono stati scelti in rappresentanza dei cinque continenti».
Al termine dei lavori di ciascuna settimana verrà elaborato un testo da parte degli esperti, del relatore generale e del segretario speciale, anche alla presenza dei relatori dei singoli circoli minori. A conclusione delle tre tappe di lavoro, la commissione sovrintenderà all’elaborazione del progetto della relazione finale, che verrà presentata in aula. A questo proposito il cardinale ha detto che si «tratterà di armonizzare le varie posizioni che ermergeranno. La commissione dei dieci garantirà maggiore trasparenza». Se ci saranno emendamenti «saranno aggiunti nel testo finale che sarà letto integralmente. Seguiranno le votazioni». Alla conclusione delle tre settimane «si arriverà a un testo frutto delle riflessioni e dei vari interventi dei padri sinodali». In ogni caso nessun ostacolo al confronto e alla discussione, come del resto — ha ricordato il porporato — è avvenuto anche durante i lavori del Vaticano II.
Il cardinale ha anche fornito dettagli sulla composizione dell’assemblea generale ordinaria. I padri sono 270 e provengono: 54 dall’Africa, 64 dall’America, 36 dall’Asia, 107 dall’Europa e 9 dall’Oceania. Vi sono anche 24 esperti o collaboratori del segretario generale, 51 uditrici e uditori, 14 delegati fraterni. Particolare attenzione è stata riservata alle coppie di sposi, genitori e capi famiglia, che sono 18.
Tra gli appuntamenti previsti nel periodo dei lavori, significativo quello di sabato mattina, 17 ottobre, nell’aula Paolo VI, dove si svolgerà la commemorazione del cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo. Il giorno dopo Papa Francesco canonizzerà quattro beati, tra i quali i genitori di santa Teresa del Bambino Gesù, le cui reliquie sono esposte nella basilica di Santa Maria Maggiore. Anche nella cappella del Sinodo saranno esposte reliquie di santa Teresa, dei suoi genitori e dei coniugi Beltrame Quattrocchi.
L'Osservatore Romano*
Via al Sinodo: le Relazioni, i Circoli e le Commissioni
É stato presentato ieri in Sala Stampa vaticana il calendario dei lavori sinodali che prenderanno ufficialmente il via lunedì prossimo, dopo la messa concelebrata nella basilica vaticana dal Papa. É stato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale, ha spiegare le novità. Innanzitutto, il programma sarà diviso in tre parti, come tre saranno le settimane di assemblea. Nei primi sette giorni si discuterà la prima parte dell’Instrumentum laboris (L’ascolto delle sfide sulla famiglia), nei successivi sette la seconda (Il discernimento della vocazione familiare) e solo alla fine, a partire dal 19 ottobre, l’attenzione si concentrerà sulla terza parte, quella più delicata e complessa, relativa alla “Missione della famiglia oggi”.
Sarà qui che si toccheranno le questioni che più hanno fatto parlare nell’ultimo biennio, a cominciare dal riaccostamento dei divorziati risposati alla comunione all’attenzione pastorale nei confronti delle unioni omosessuali. Considerata la scansione del lavoro, non è prevista alcuna relazione intermedia (Relatio post disceptationem). Il canovaccio per ciascuna delle tre settimane sarà identico: il primo giorno si presenterà la relazione sul tema della discussione, quindi ci sarà spazio per l’intervento in plenaria dei padri. Dal giorno successivo, subito i circoli minori, i gruppi ristretti e composti secondo la lingua usata (Italicus,Gallicus, Hispanicus) inizieranno a valutare, approvare o cassare i punti della Relazione generale presentata dal cardinale Péter Erdo, il relatore generale del Sinodo confermato anche per questa sessione ordinaria. A sera è sempre previsto uno spazio per gli interventi liberi (di solito un’ora, ma può anche accadere che il tempo sia ridotto a mezz’ora).
Al termine di ogni settimana di lavoro si riunirà – compatibilmente con le variazioni di calendario,sempre possibili – la Commissione incaricata di redigere la Relazione finale. Questa commissione avrà il compito di seguire «ogni fase di avanzamento del progetto», fino a sovrintendere all’elaborazione del progetto della Relazione finale, che sarà presentata in Aula il 24 ottobre mattina e votata nel pomeriggio dello stesso giorno. La Commissione è composta da Péter Erdo, Bruno Forte, Oswald Gracias, Donald William Wuerl, John Atcherley Dew, Victor Manuel Fernandez, Mathieu Madega Lebouakehan, Marcello Semeraro, Adolfo Nicolas Pachon S.I., Preposito della Compagnia di Gesù. Un ritmo serrato che privilegia i circoli a scapito della discussione generale, che avrà dei vincoli: i padri (270 in totale, di cui 74 cardinali), infatti, potranno intervenire solo sul tema oggetto “del contendere” e non su altro. In sostanza, nella prima e nella seconda settimana di lavoro non sarà possibile trattare tematiche previste nella terza parte dell’Instrumentum laboris.
«Considerando la metodologia dei precedenti Sinodi, la maggioranza dei padri ha suggerito chel’Assemblea generale ordinaria sia resa più dinamica e partecipata attraverso la distribuzione degli interventi in aula dei singoli membri in tempi successivi, in modo da poter dedicare maggiore attenzione a ogni contributo», ha detto in conferenza stampa il cardinale Lorenzo Baldisseri, che ha anche ricordato come sia stato esplicitamente richiesto dai padri di «valorizzare il lavoro nei Circuli minores». Nella sessione inaugurale, il Presidente delegato, cardinale Vingt Trois (i presidenti delegati sono quattro, Vingt-Trois, Tagle, Damasceno Assis e Napier) rivolgerà il suo saluto al Papa, che aprirà i lavori. A seguire, interverranno il Segretario generale e il Relatore generale, con due distinte relazioni. Sarà poi il cardinale Erdo a presentare i temi della prima parte. Dopo la testimonianza di una coppia di coniugi uditori, via alla discussione con gli interventi dei padri sinodali, «il cui apporto costituisce uno sviluppo integrativo del testo base».
Le relazioni dei circoli minori – il cui scopo è di elaborare i modi – saranno rese pubbliche. Baldisseri ha spiegato che «considerato l’alto numero di quanti hanno diritto di parola (318 tra padri, delegati fraterni e uditori) e il maggiore spazio riservato ai Circuli minores (13 sessioni), ogni oratore ha la facoltà di parlare in Aula per tre minuti e di intervenire ampiamente nei Circuli». All’interno del cammino sinodale, ci saranno tre momenti specifici non strettamente legati al tema assembleare. Il 17 ottobre, dalle 9 alle 12.30 avrà luogo la commemorazione del Cinquantesimo anniversario del Sinodo, presso l’Aula Paolo VI. La relazione commemorativa è affidata al cardinale Christoph Schonborn, cui seguiranno le comunicazioni di cinque presuli in rappresentanza di tutti i continenti. Domenica 18, nella basilica vaticana, avrà luogo la Messa per la canonizzazione dei beati coniugi Ludovico Martin e Maria Azelia Guérin, genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù.
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Al Sinodo più spazio alle discussioni nei gruppi di lavoro
Briefing di Baldisseri sull’Assemblea sulla famiglia che si apre domenica: non c’è una relatio post disceptationem, 50 padri ai briefing. «Siamo in mare, qualche turbolenza è normale»
IACOPO SCARAMUZZICITTÀ DEL VATICANO
Più spazio alle discussioni nei «circuli minores», i gruppi ristretti di lavoro suddivisi su base linguistica, rispetto ai sinodi del passato che prevedevano maggiore tempo per il dibattito in assemblea. Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo, ha presentato il Sinodo ordinario sulla famiglia che si apre domenica (4 - 25 ottobre), illustrando le novità metodologiche (quest’anno verranno pubblicate le 39 relazioni dei gruppi di lavoro ma non è previsto una relatio post disceptationem di metà percorso). Una commissione di dieci padri sinodali, guidati dal relatore Peter Erdo, supervisionerà i lavori. Ai briefing giornalieri in tre settimane parteciperanno cinquanta padri sinodali.Polemiche in vista del Sinodo? «Siamo in mare, qualche turbolenza è normale», ha risposto il Porporato toscano sottolineando l’analogia con la temperie del Concilio Vaticano II.
«Considerando la metodologia dei precedenti Sinodi, la maggioranza dei padri ha suggerito che l'Assemblea generale ordinaria sia resa più dinamica e partecipata attraverso la distribuzione degli interventi in aula dei singoli membri in tempi successivi, in modo da poter dedicare maggiore attenzione a ogni contributo», ha detto Baldisseri affiancato dal monsignore sottosegretario Fabio Fabene e dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi. «Inoltre, i padri hanno richiesto di valorizzare il lavoro nei Circuli Minores, ove si verifica una partecipazione più attiva alla discussione, un confronto più diretto e immediato tra i padri nella propria lingua, nel quale eventualmente possono intervenire gli uditori e i delegati fraterni». Considerato «l'alto numero di quanti hanno diritto di parola (318 tra padri, delegati fraterni e uditori) e il maggiore spazio riservato ai Circuli minores (13 sessioni), ogni oratore ha la facoltà di parlare in aula per tre minuti e di intervenire ampiamente nei Circuli», ha detto Baldisseri. I gruppi di lavoro saranno quattro in inglese, tre in spagnolo, tre in francese, due in italiano, uno in tedesco. Le loro conclusioni saranno pubblicate integralmente a conclusione di ogni settimana, si tratterà dunque di 39 documenti. Diversamente dall’anno scorso, e dai sinodi precedenti, le «varie fasi» di elaborazione «del documento base» del Sinodo «rimangono riservate, considerando che i testi, nel corso del cammino sinodale, sono suscettibili di continui sviluppi fino alla redazione finale», ha detto Baldisseri. Non è previsto, dunque, unarelatio post-disceptationem, che, insieme alla relatio ante-disceptationem iniziale e alla relatio finalis conclusiva componeva il trittico dei documenti ufficiali (la pubblicazione del secondo, l’anno scorso, creò qualche polemica interna all’Assemblea). Quanto alla relazione finale, per la quale il Papa, alla fine, dispose, l’anno scorso per la prima volta nella storia dei sinodi, la pubblicazione tanto del testo quanto dei voti per ogni paragrafi, non è ancora stabilito come deciderà Francesco quest’anno.
«Considerando che la comunicazione mediatica e l'informazione durante la scorsa Assemblea generale straordinaria è stata abbondante ed esauriente», ha detto Baldisseri affrontando un secondo nodo, «anche per questa Assemblea generale ordinaria viene impiegata la medesima modalità. Al riguardo, si tiene presente il criterio fondamentale ricordato dal Santo Padre varie volte: il Sinodo deve essere uno spazio protetto perché vi possa agire lo Spirito Santo; in modo che i padri abbiano la liberta di esprimersi con parresia (franchezza, ndr.)». Affermazione cortesemente contestata da un cronista che, a nome anche dei colleghi, ha invece chiesto maggiore ascolto delle esigenze dei giornalisti. «Voi – ha ribattuto Baldisseri – potete riunirvi e fare dei gruppi e anche esprimere i vostri desideri, poi dobbiamo stare dentro questo ordinamento che abbiamo stabilito, si può naturalmente vedere in che forma si può venire incontro ancora meglio perché possiate avere più informazione, cosa che lasciamo a Lombardi».
Il Portavoce vaticano è allora intervenuto per affermare e sottolineare che la Sala stampa farà un briefing giornaliero all’1,00, quest’anno con traduzioni simultanee nelle diverse lingue, interverranno nel corso di tre settimane ben cinquanta padri sinodali, vi sarà come l’anno scorso una diretta Twitter e un blog con contributi video, e la Sala stampa ha concordato uno spazio al vicino all'istituto Augustinianum per facilitare le interviste con i padri sinodali: al riguardo non è stato posto loro «nessun limite particolare nel poter dare interviste o parlare con giornalisti, è stato tolto dal vademecum anche l'unico riferimento al fatto che non potessero distribuire il loro intervento: sono liberi di parlare, se non vogliono parlarvi fatevi voi una domanda sul perché, ma sono liberi». La novità più rilevante, ha rimarcato Lombardi, è comunque «la pubblicazione di tutte le relazioni di tutti i circoli minori».
A chi domandava conto delle polemiche in seno alla Chiesa e delle dissonanti prese di posizione di questi giorni e dei mesi passati su questioni controverse come l’omosessualità o la comunione ai divorziati risposati, «il Papa – ha risposto Baldisseri – ha invitato a discutere con parresia, quindi apertura, nell'ambito ecclesiale e anche fuori, pertanto non è sorprendente che ci siano dichiarazioni, contrastanti magari, che sottolineano un aspetto o un altro: era già previsto, è un po conciliare, io ricordo che (al tempo del Concilio vaticano II, ndr.) apertamente si prendevano posizioni divergenti, poi se si è arrivati tutti a una buona conclusione, vuol dire che sono arrivati a un consenso tanto che i documenti sono stati approvati. Non è strano; su giornali, libri, nel periodo tra questo Sinodo e quello dell'anno scorso ci sono stati molti studi, simposi nelle università, conferenze, e siamo lieti di questo. Chiaro che può apparire una turbolenza su alcuni temi, ma siamo nel mare quindi c'è anche qualche turbolenza».
Una «commissione» di dieci padri sinodali rappresentanti dei cinque continenti, a ogni modo, avrà «il compito di seguire ogni fase di avanzamento del progetto; pertanto, si riunisce al termine dei lavori su ogni parte e per la redazione finale» e assicurerà così che «non ci siano sospetti» di alcun tipo sull’andamento dei lavori. Guidata dal relatore cardinale Peter Erdo (arcivescovo Di Budapest), la commissione, nominata dal Papa, annovera il segretario generale monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, il cardinal Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India), il cardinal Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington (Stati Uniti d'America), il cardinal John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda), monsignor Victor Manuel Fernandez, rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina (Argentina), monsignor Mathieu Madega Lebouakehan, vescovo di Mouila (Gabon), monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano (Italia), padre Adolfo Nicolas, superiore dei Gesuiti, in rappresentanza dell`Unione dei Superiori generali. Il cardinale Cristoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, introdurrà invece la commemorazione del 50esimo anniversario della nascita del Sinodo dei vescovi che si svolgerà la mattina del sabato 17 ottobre.
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Il Sinodo, il ruolo del Papa e quei dubbi sullo Spirito Santo
Si apre domenica la seconda riunione con la partecipazione di vescovi da tutto il mondo sul tema della famiglia. Il derby mediatico e i suggerimenti contenuti nell'intervento di Francesco un anno fa. Le sottolineature di Gilfredo Marengo e di Massimo Introvigne su dottrina, pastorale e tradizione
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
La sera del 18 ottobre 2014, concludendo i lavori del Sinodo straordinario sulle sfide pastorali riguardanti la famiglia, Papa Francesco tenne un breve ma denso discorso, sintetizzando alcune «tentazioni» da lui notate durante il dibattito in aula. E aveva aggiunto: «Tanti commentatori, o gente che parla, hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio dove una parte è contro l'altra, dubitando perfino dello Spirito Santo, il vero promotore e garante dell'unità e dell'armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori».
L'accenno ai commentatori, o alla gente che parla, era certamente indirizzato a quel Sinodo «mediatico», che ha rappresentato il dibattito in aula come un vero e proprio derby, focalizzandolo sulla questione comunione sì o no (a talune condizioni) per i divorziati risposati. Forse, ormai alla vigilia del Sinodo ordinario, che per tre settimane vedrà discutere e confrontarsi vescovi provenienti da ogni parte del mondo sul tema della famiglia, può essere utile ricordare anche la seconda parte di quella sottolineatura del Papa: il rischio di dubitare «perfino dello Spirito Santo», garante dell'unità, sempre al timone della barca, anche in tempi di maretta.
Un altro aspetto di quel discorso, riguardava il richiamo a «vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore» anche perché il Sinodo «si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti». Francesco ricordava che «il compito del Papa è quello di garantire l’unità della Chiesa; è quello di ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge», di accogliere, anzi di andare a trovare le «pecorelle smarrite» con «paternità e misericordia e senza false paure». Il Papa è «il garante dell'ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa».
Ricordare le parole di Francesco, che ripropongono alcuni fondamenti della fede cattolica circa lo Spirito Santo e il ruolo del Vescovo di Roma, può aiutare a leggere con maggiore distacco il dibattito mediatico molto polarizzato che precede l'inizio dei lavori sinodali: convegni, dichiarazioni, interviste, significativi «altolà» su ciò che si può o non si può fare, evocazioni dello spettro di uno scisma, richieste di bollare come «eretiche» le posizioni dell'altro, proclami di autonomia da Roma nel caso l'esito non sia quello atteso da alcuni.
Nel discorso conclusivo davanti ai padri sinodali, un anno fa Francesco parlò di varie «tentazioni». Una di queste era definita la «la tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici». Un'altra, era definita dal Papa «la tentazione dell' irrigidimento ostile», cioè «il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere».
Colpiscono, a questo proposito, le considerazioni proposte in questi ultimi giorni da due esponenti del mondo accademico, don Gilfredo Marengo, ordinario di Antropologia teologica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia, e il sociologo Massimo Introvigne, studioso delle religioni. Nessuno dei due certamente ascrivibile al campo cosiddetto «progressista».
Marengo ha affermato, in questo intervento su Vatican Insider, che «non convince l’atteggiamento di quanti hanno guardato con sospetto a ogni proposta che andasse oltre la semplice ripetizione dei dati magisteriali già noti, paventando pericoli per l’unità della chiesa e di fedeltà alla rivelazione».
«A questi sproporzionati timori - scrive il teologo del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia - converrà ricordare due cose. Innanzitutto non si comprenderebbe la necessità di una così lunga e intensa attenzione al tema della famiglia, così come il Papa l’ha voluta, se l’esito sperato fosse semplicemente la semplice ripetizione di quanto già è stato detto. In secondo luogo è necessaria una recezione del magistero della Chiesa contemporaneo sul matrimonio e la famiglia che non dimentichi il suo peculiare profilo pastorale».
«Occorre abbandonare - osserva ancora don Marengo - un atteggiamento che ritiene il momento dottrinale (espresso dal magistero) come un corpus in sé conchiuso, buono solamente per essere applicato alla vita della persone e delle comunità e da usare per deprecare il progressivo allontanarsi della vita della società dai principi cristiani». Chi esprime quelle paure, spiega lo studioso, «sembra non rendersi conto che, dopo cinquant’anni, un bilancio elaborato secondo un computo ragionieristico di guadagni e perdite, dovrebbe a malincuore registrare un saldo finale con segno negativo».
Massimo Introvigne ha invece appena dato alle stampe un volume intitolato «Il fondamentalismo, dalle origini all'Isis» (Sugarco Edizioni, pp. 240, 18 euro), nel quale dedica alcune pagine anche al fondamentalismo cristiano e a quello cattolico, che così descrive: «Il "fondamentalismo" cattolico non interpreta in modo essenzialista e fissista la Bibbia, ma la Tradizione. Non è un fondamentalismo della Bibbia: è un fondamentalismo della Tradizione. Si può dire che il "fondamentalismo" cattolico prima inventi un testo, poi lo legga in modo fissista. Il "fondamentalismo" cattolico concepisce la Tradizione - un elemento certamente fondamentale nel modo di funzionamento del cattolicesimo - in modo diverso da come la concepisce la maggioranza dei cattolici del secolo XXI».
Per questi, continua Introvigne, «la Tradizione è una realtà certo fondata originariamente sulla testimonianza apostolica, ma vivente nella storia della Chiesa, così che, per sapere che cos'è la Tradizione ai nostri giorni, occorre rivolgersi a chi oggi guida la Chiesa, cioè al Papa e ai vescovi in comunione con lui. Il "fondamentalista" cattolico invece pensa alla Tradizione come se fosse un testo o un manuale dato una volta per tutte, suscettibile al massimo di glosse o note a piè di pagina. Di questo testo immaginario, si pone poi come custode, denunciando chiunque - fosse pure chi guida la Chiesa - dia l'impressione di non essergli fedele».
«Se la Tradizione è ipostatizzata in modo essenzialista e diventa un codice socialmente costruito sulla cui base giudicare gli atti del Papa e dei vescovi, decidendo quali vanno accolti e quali no - osserva ancora Introvigne - l'autorità della Chiesa si sposta dal Papa a chi si auto-nomina custode e interprete della Tradizione».