sabato 13 aprile 2013

Salvati per annunciare la gloria del Risorto





Non ha detto «Non peccare non tradire,
non essere incoerente».
Non ha toccato nulla di questo.
Ha detto:« Simone, mi ami tu?».

Ognuno di noi
non riesce a sfuggire completamente
al fatto che Cristo è amabile a da noi
esattamente così come siamo.
Cristo è chi si compiace di noi
di me, dice san Pietro piangendo,
la Maddalena, la Samaritana, l'assassino

Cristo è colui che si compiace di me
e perciò mi perdona.
Mi ama e mi perdona.

Don Giussani



Oggi, 14 aprile, celebriamo la
III Domenica del Tempo Pasquale - Anno C
Di seguito testi e commenti.


Antifona d'Ingresso  Sal 65,1-2
Acclamate al Signore da tutta la terra,
cantate un inno al suo nome,
rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia.

 
Colletta

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore...


Oppure:
Padre misericordioso, accresci in noi la luce della fede, perché nei segni sacramentali della Chiesa riconosciamo il tuo Figlio, che continua a manifestarsi ai suoi discepoli, e donaci il tuo Spirito, per proclamare davanti a tutti che Gesù è il Signore. Egli è Dio...

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  At 5, 27b-32. 40b-41
Di questi fatti siamo testimoni noi lo Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli.
In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.


Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 29
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.
 
Seconda Lettura
  Ap 5, 11-14
L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere potenza e ricchezza.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni Apostolo.
Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.


Canto al Vangelo 

Alleluia, alleluia.

Cristo è risorto, lui che ha creato il mondo,
e ha salvato gli uomini nella sua misericordia.

Alleluia.

  
  
Vangelo  Gv 21, 1-19 [Forma Breve Gv 21, 1-14]
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce.

Dal vangelo secondo Giovanni
[ 
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
 ]
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». Parola del Signore.

COMMENTO

«Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna» «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna». (Sant'Ambrogio, Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082) «Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna» (Enarrationes in XII Psalmos davidicos; PL 14, 1082). «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna». Pietro e la Chiesa. E la vita, e la fine della morte. E' questo il desiderio d'ogni uomo, il nostro desiderio d'oggi, il più profondo, il più intenso, l'anelito che freme insopprimibile in ogni parola, pensiero, azione. La vita e mai più nessuna morte. I peccati stessi gridano il nostro desiderio di felicità eterna, che si tramuta purtroppo in fuga da ogni sofferenza confondendo il piacere con l'eterno esistere a cui aspiriamo. Le guerre, i divorzi, financo gli aborti, e gli abomini genetici, e le nostre ore intrise di rabbia, malinconia, ribellioni e mormorazioni. Non ci arrendiamo all'ineluttabile scorrere, v'è dentro un grido più forte di tutto, l'accorato appello lanciato ad una vita che sembra sorda ad ogni richiamo, che sfugge malvagia senza risposta. Tutti drogati di qualcosa o di qualcuno, sperando il cristallizzarsi, seppur effimero, d'un secondo almeno, un istante di tregua e di pace dove cullare le deluse speranze vissute solo in un sogno. Leopardi descriveva magistralmente i sentimenti che s’affastellano in noi:

"Questo è quel mondo? questi
i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
tu, misera, cadesti: e con la mano
la fredda morte ed una tomba ignuda
mostravi di lontano" (G. Leopardi, A Silvia).

Il "vero" che ci travolge, e ci spalanca "ignude tombe", e dolori, e lacrime, e delusioni. La vita come il cammino dei due di Emmaus, che avevano sperato in Lui, Gesù di Nazaret, profeta potente in parole ed opere, che li avrebbe liberati e invece.... Anche Lui chiuso in una "tomba ignuda", anche Lui "all'apparir del vero" è caduto "misero" e solo. E son tre giorni ormai. E le lacrime di Pietro, il tradimento e un amore strozzato nella paura di morire, di fare la stessa fine atroce. Come noi, come tutti. Lacrime e delusioni, sconfitte e "ignude tombe". E nudo il Signore è sceso nella tomba, un sudario a venerarne le piaghe, e una pietra a sigillare le speranze. Nudo come tutti noi. Tre giorni. Un'eternità. Il silenzio e le lacrime. Tutto infranto e i desideri spezzati. E una sera, all'imbrunire d'un giorno di paura, i chiavistelli della vita ben serrati, nella stanza d’una pasqua appena volata via, ecco d’improvviso apparire un volto incandescente di luce, una voce, un saluto di Pace che trapassa i muri e i cuori. La Sua voce, il Suo volto, le Sue piaghe. E' Lui, è proprio Lui, I segni del Suo amore inchiodato ad un legno, e quella luce da quelle ferite. E la gioia, incontenibile, era morto ed ora è qui, è vivo, è tornato dall'ignuda tomba. Vittorioso. Sulla morte. Sul peccato. Lì, in quel cenacolo, la vita. E' scomparsa la morte, è apparsa la vita. La vita eterna. In mezzo a quel manipolo terrorizzato, che è scappato, che ha tradito, l'amore è esploso in una vita più forte della morte. Il perdono per ogni peccato. E Pietro, lui, la roccia, lui, il primo, il primo ad essere perdonato. Il primato del perdono e la roccia della Chiesa, della Sua Chiesa, è la misericordia. La beatitudine di Pietro, e di noi con lui, è tutta in questa esperienza: Pietro, il papa, perdonato da una Grazia celeste; un perdono che nè carne e nè sangue possono rivelare. Un perdono che viene dal sepolcro, che ha attraversato l'inferno, che s'è fatto dono gratuito e immeritato. Perdonato. Solo uno sguardo perdonato può riconoscere Dio. I puri di cuore vedono Dio; gli occhi purificati nella Sua misericordia riconoscono Dio in un povero rabbì di Nazaret. Il figlio di Giuseppe, un uomo, Lui è il Messia. Dio fatto uomo. Nella precarietà, nelle contraddizioni della carne, in un corpo corruttibile abita Dio, e vive la Sua Vita immmortale. La Vita nella morte. E' la fede della Chiesa, la risposta ad ogni speranza, sulla strada di Emmaus e sulle strade d'ogni uomo, all'apparir d'ogni vero e in tutte le ignude tombe, la vita che brilla nel perdono più forte della morte. L'amore di Dio che vince il sepolcro. Pietro, amato e perciò vivo. Pietro, perdonato e per questo roccia e fondamento della Chiesa. «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna».Con Pietro nella Chiesa si apprende l'amore. Ed in esso la Vita. Quella preparata per ogni uomo. La Chiesa porta del Cielo per ogni carne. Ed un Pastore a guidare il cammino. Un Pastore incarnato nel pastore che ci è donato. Pietro, ed ogni papa, schiude le porte del Cielo offrendo gratuitamente ad ogni uomo l'amore di Dio, la Sua misericordia. Un Pastore che prende il largo gettando le reti sulle parole di Gesù. "Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo - a Dio, a Cristo, alla vera vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per l'acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all'uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita. Nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. È proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l'amicizia con lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perchè in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo" (Benedetto XVI, omelia alla Santa Messa di inizio Pontificato). E sulla porta del mondo Pietro, garante e custode della Parola d'amore incarnata qui ed ora, in questa nostra storia che sembra accendersi solo alla vista del sangue, dell'odio e della vendetta. A questo mondo, che è fuori e dentro ciascuno di noi, Pietro dischiude le porte della sua casa, la Chiesa dov'è vivo Cristo. La casa di Pietro, le viscere di misericordia di Dio. Dialogo, tolleranza, rispetto. Tutto va bene per le umane, povere forze spese ad arginare il male. La casa di Pietro invece spalanca il Cielo, l'amore eterno, che è perdono e misericordia e dono, unico scoglio ad infrangere ogni male. E' la Chiesa, Madre e Maestra d'amore e di pace. E' Pietro, che presiede nella carità un manipolo di poveri uomini strappati all'inganno. La Chiesa e il suo gregge, uniti a Pietro, in ogni generazione segno dell'unica speranza, Cristo, lo sguardo di misericordia del Padre su ogni uomo. Oggi, e sempre.



ALTRI COMMENTI

 Commento della Congregazione per il Clero

Siamo inseriti nel clima gioioso del tempo pasquale, la nuova stagione di grazia che Dio ha donato all’uomo per mezzo di Cristo.
Infatti, avendolo Dio Padre risuscitato dai morti, ha completamente realizzato il suo disegno di salvezza e manifestato, nello stesso tempo, il suo infinito amore verso gli uomini.
In risposta il cristiano deve vivere questo tempo liturgico in rendimento di lode al Signore e nella consapevolezza che tutto ci viene offerto da Dio per intercessione di Colui che è stato crocifisso e poi risuscitato.
Realizzeremo così il messaggio che la Chiesa, in questa III domenica del tempo pasquale, vuole far pervenire  a tutti gli uomini di buona volontà, evidenziando che Gesù è sempre presente in mezzo a noi con la stessa premura, la stessa forza prodigiosa della sua Parola.
Questa caratteristica si nota maggiormente nel brano evangelico in cui Gesù si presenta per la terza volta, dopo la sua risurrezione, ai suoi discepoli  e non più nel chiuso del Cenacolo come le prime due volte , bensì in riva al mare cioè all’aperto, per significare che la sua Parola  ormai è destinata a irradiarsi oltre i confini dell’antico Israele e a diffondersi lungo le strade del mondo.
Gesù si avvicina agli apostoli con gesti di affetto  e di premura e si inserisce nel contesto della vita quotidiana dei suoi discepoli con semplicità, affabilità, intervenendo nei loro problemi per evidenziare che ogni opera non nasce da iniziative personali, bensì dall’obbedienza alla Parola del  Signore risorto, e quindi , avendo notato che nulla avevano pescato quella notte, comandò loro di gettare nuovamente le reti.
È la presenza di Gesù che dà senso alla vita che conduciamo; che dà valore alla fatica del nostro lavoro quotidiano, alle attività che abitualmente compiamo, per cui senza di Lui è fatica sprecata.
Gesù è sempre in mezzo a noi e soprattutto quando ci disponiamo ad essere docili alla sua Parola, è Lui stesso che interviene risollevandoci  da ogni difficoltà: il Vangelo ce lo garantisce  raccontandoci che Lui stesso si diede da fare per preparare qualcosa da mangiare e di conseguenza invitando i discepoli, benedicendo con quei gesti che essi ben ricordavano, in quanto li aveva compiuti nell’ultima cena.
E come in quell’occasione aveva reso noto colui che l’avrebbe poi tradito, ora  proclama pubblicamente colui che avrebbe guidato la sua Chiesa, unico mezzo di salvezza per i  credenti in Cristo.
Ed è molto significativo e nello stesso tempo  denso di pathos quel dialogo di Gesù con Pietro con la sua triplice domanda : “ mi ami tu più di costoro?”.
Sicuramente quel dialogo, nella triplice forma,  ha voluto richiamare la triplice negazione di Pietro per cui Gesù ha richiesto una triplice professione di fede.

Gesù ha ribadito più volte di essere il vero ed unico Pastore  e quindi non poteva affidare ad una persona qualsiasi la custodia del suo gregge, ma solo a colui che poteva riamarlo più di tutti e che fosse  stato pronto a seguirlo fino alla morte.
Notiamo una graduatoria delicatissima nelle domande di Gesù ed un’umiltà profonda nelle risposte di Pietro, per cui  ad ogni testimonianza d’amore di Pietro, Gesù gli affida la missione di guidare il gregge che il Padre gli ha concesso, incominciando dai più piccoli, che chiama agnelli perché hanno più bisogno di cure  e di preferenze da parte del suo Vicario.
 Gesù non poteva affidare il suo popolo se non a persona degna della sua fiducia  e Pietro seppe confermare questa stima conformando la sua vita a quella di Cristo e condividendone persino la morte.
Nei secoli questa missione è stata affidata al suo successore, il Papa . A lui dobbiamo obbedienza, lasciandoci guidare dai suoi insegnamenti perché è questa l’unica strada che ci porterà alla salvezza che Gesù vuole per tutti noi.


 * * *

Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre la seguente riflessione sulle letture liturgiche della III Domenica di Pasqua.


Come di consueto, il presule propone anche una lettura patristica.
***
LECTIO DIVINA
L’autorità come servizio di carità: trasferire l’amore di Cristo ai fratelli e alle sorelle.
III domenica di Pasqua – Anno C – 14 aprile 2013
Rito romano
At 5, 27b-32. 40b-41; Sal 29; Ap 5, 11-14; Gv 21, 1-19
Cristo è l’amore che chiede di essere seguito.
Rito ambrosiano
At 28,16-28; Sal 96; Rm 1,1-1-16b; Gv 8,12-19
Cristo luce di carità per mondo.
1) Le apparizioni: una Presenza che sta.
A Pasqua, la prima di tutte le domeniche, abbiamo festeggiato la vittoria del Verbo di Vita, che è Luce. Questa Luce ha sconfitto le tenebre ed è il principio di una vita che non è sottomessa all’usura del tempo perché è messa nell’eterna giovinezza di Dio. Abbiamo celebrato la vittoria dell’Amore, che è più forte della morte e del peccato, che ha fatto entrare nel mondo la morte e le sue tenebre. Domenica scorsa, la seconda dopo Pasqua, ci è stata ricordata la tenerezza di Gesù per Tommaso, il suo discepolo appassionato ma assente alla prima apparizione del Risorto nel Cenacolo. Questo Apostolo, davanti alla concretezza della presenza del Redentore, l’ha riconosciuto ed ha detto le parole più belle e splendide della fede cristiana: «Mio Signore e mio Dio». Allora Gesù guardò Tommaso con i suoi occhi pieni di misericordia.Poi con uno sguardo che dona serenità e fiducia, che infonde coraggio e audacia, che sprigiona passione e forza irresistibili invitò tutti gli Apostoli ad andare fino agli estremi confini della terra per annunciare il Vangelo: la più buona e bella notizia di cui ha assoluto bisogno l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo.In questa terza domenica di Pasqua Gesù dona la propria presenza ad alcuni apostoli per confermare loro la vocazione di essere imbarcati nel e dall’amore infinito, misericordioso e fedele, come i pesci della pesca straordinaria, di cui il vangelo di oggi ci parla. Non è solo un’apparizione per confermarli nella certezza della Sua Risurrezione, è anche una ri-presa della missione di essere pescatori di uomini.Con le apparizioni Gesù manifesta una Presenza santa e fedele. Oggi come allora egli invita a stare con Lui, che sta (Gv 21,4) sulla riva del lago.Con la sua Presenza dimostra che l’Amore donato vince la morte per sé e per gli amici, Giuda compreso. Non dimentichiamo che quando andò per tradirLo, Giuda fu chiamato da Cristo: “Amico”. Come non pensare che questa parola non abbia trafitto in bene il cuore del traditore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là.Nell’ultima Cena Gesù disse a tutti gli Apostoli: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15, 15). Gesù fa anche a noi questo dono di chiamarci “amici”E proprio perché siamo suoi amici, Cristo ci parla da amico ad amici e chiede di amarci gli uni gli altri, presentando il suo stesso amore come la fonte, il modello e la misura del nostro amore vicendevole e fraterno (cfr Gv 15, 12).In breve, possiamo dire che il Risorto invita i suoi Apostoli, e oggi noi, a stare con lui. Occorre “stare” con Lui, innestati in Lui come tralci alla vite per avere la sua Vita, “occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri” (Benedetto XVI, alla Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo il 13 febbraio 2011). Stando con Lui condividiamo l’amore che dura per sempre ed è per tutti.
2) Il potere che nasce dall’amore: Mi ami? …Ti voglio bene… Pasci i miei agnelli.
Dopo il pasto consumato mangiando il pane offerto dal Risorto stesso e del pesce arrostito frutto della pesca eccezionale, inizia il dialogo tra Gesù e Pietro, che ricorda a Pietro il suo tradimento, la sua defezione. E' bastata la battuta di una serva pettegola per farlo crollare e ridicolizzare. Questo ricordo è doloroso per Pietro, ma Gesù non gli chiede né spiegazioni né scuse; gli chiede solo se gli vuole bene, perché a Gesù non interessa che il suo nuovo pontefice sia forte o coerente, gli interessa solo sapere se gli vuole bene, se ha ancora il desiderio di seguirlo. Colui che sarà il Vescovo di Roma, che presiede alla carità, riceve il suo incarico con un “esame” sulla carità. A Pietro che gli offriva il suo dolore, Cristo diede la conferma del suo amore.Il cammino della santità non consiste nel non avere mai tradito, ma nel rinnovare ogni giorno la nostra amicizia per Cristo. 
Le tre domande di Gesù sono sempre diverse, perché Gesù si adatta alle riposte di Pietro. Alla prima domanda: Mi ami (in greco agapàs me da agapào) più di tutti?, Pietro risponde senza restare nei termini esatti: infatti mentre Gesù usa un verbo raro, quello dell'agàpe, il verbo sublime dell'amore assoluto, dell’amore di oblazione, Pietro risponde con il verbo umile, quotidiano, quello dell'amicizia e dell'affetto (in greco filèo): ti voglio bene (filo se), inoltre, non si paragona con gli altri. 
Ed ecco la seconda domanda: 
Simone figlio di Giovanni, mi ami (agapàs me)? Gesù ha capito la fatica di Pietro, e chiede di meno: non più il confronto con gli altri, ma rimane la richiesta dell'amore assoluto (agàpe). Pietro risponde ancora di sì, ma lo fa come se non avesse capito bene, usando ancora il suo verbo (filèo), quello più rassicurante, così umano, così nostro: io ti sono amico, lo sai, ti voglio bene. Non osa parlare di amore, si aggrappa all'amicizia, all'affetto. 
Nella terza domanda, è Gesù a cambiare il verbo, abbassa quella esigenza alla quale Pietro non riesce a rispondere, si avvicina al suo cuore incerto, ne accetta il limite e adotta il suo verbo: 
Pietro, mi vuoi bene (fileìs me da fileo)? 
Gli domanda l'affetto se l'amore è troppo; l'amicizia almeno, se l'amore mette paura; semplicemente un po' di bene. 
Gesù dimostra il suo amore abbassando per tre volte le esigenze dell'amore, rallentando il suo passo (come sulla strada verso Emmaus) su quello più lento del discepolo.Insomma, Gesù accetta che Pietro lo “ami” come lui pensa gli è possibile e siccome sa che Pietro Lo ama veramente e totalmente gli affida il primato dell’amore per pascere la Chiesa, gli mette sulle spalle il potere che deriva dalla carità (agàpe). Uno che come Pietro ha saputo riconoscere la propria povertà e ricevere l’amore da Cristo, saprà servire, pascendoli i suoi fratelli poveri, bisognosi di amore e di verità. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, ha mendicato l’amore del Signore, che lo invita a seguirlo, sempre.
3) E noi?
A Pietro, ma a ciascuno di noi, Gesù rivolge la parola finale del vangelo romano di oggi: «Seguimi». Dietro a Pietro, seguiamo Cristo, non dimenticando un fatto significativo: Gesù Cristo appare prima alle donne, sue fedeli seguaci, che non ai discepoli e agli stessi apostoli, che pure aveva scelto come portatori del suo Vangelo nel mondo.Alle donne per prime affida il mistero della sua risurrezione, rendendole prime testimoni di questa verità. Forse vuol premiare la loro delicatezza, la loro sensibilità al suo messaggio, la loro fortezza che le aveva spinte fino al Calvario.Forse vuol manifestare un tratto squisito della sua umanità, consistente nel garbo e nella gentilezza con cui accosta e benefica le persone che contano meno nel gran mondo dei suoi tempi. E ciò che sembra risultare da un testo di Matteo 28,9-10): «Ed ecco Gesù venne incontro (alle donne che correvano a dare l'annunzio ai discepoli) dicendo: Salute a voi! Ed esse, avvicinatesi, gli cinsero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: "Non temete: andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno (e ciò accadde come ci testimonia il vangelo di oggi”. Anche l'episodio dell'apparizione a Maria di Magdala (Gv 20,11-18) è di straordinaria finezza sia da parte della donna, che rivela tutta la sua appassionata e composta dedizione alla sequela di Gesù, sia da parte del maestro che la tratta con squisita delicatezza e benevolenza.A questa precedenza delle donne negli eventi pasquali dovrà ispirarsi la Chiesa, che nei secoli ha potuto contare tanto su di esse per la sua vita di fede, di preghiera e di apostolato.Inoltre, secondo me, le Vergini consacrate ci danno un esempio di come la vita offerta a Dio nella consacrazione fa in modo che l’amore sia complemento che fa viva e operante la fede (Gal. 5, 6): l’amore, la carità; ciò che farà dire a S. Agostino una delle sue memorabili parole sintetizzanti: «Hoc est enim credere in Christum, diligere Christum»; questo vuol dire finalmente credere in Cristo, amare Cristo (Enarr. in Ps. 130, 1; PL 37, 1704). Ancora di più, le Vergini Consacrate mostrano con la loro vita che l’amore a Dio spinge al trasferimento di questo amore ai fratelli e sorelle in umanità.

Consiglio pratico:
Propongo di ripetere spesso questa bella preghiera di Sant’Agostino: “Custodisci, Signore, i nostri cuori uniti per sempre, affinché seguendo solo te lungo il cammino il nostro affetto diventi carità” (Custodi, Domine, animas nostras in perpetuo iunctas, ut te solum sequentes in via dilectio nostra caritas fieri posset).
*
LETTURA PATRISTICA
SANT’AGOSTINO D’IPPONA
SUL SALMO 130
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
sull’umiltà e sulla fede che implica l’amore
http://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/index2.htm
Il credente è tempio di Dio e membro del corpo di Cristo.
1. Nel presente salmo ci si inculca l'umiltà di quel fedele servo di Dio dalla cui voce esso è cantato e che è l'intero corpo di Cristo. Spesse volte infatti abbiamo richiamato alla vostra attenzione che la voce di chi canta [nel salmo] non deve intendersi come voce di un singolo individuo ma come voce di tutti i componenti il corpo di Cristo. E siccome questi " tutti " sono compaginati nel suo corpo, possono parlare come un solo uomo: in effetti i molti e l'uno sono una stessa entità. In se stessi sono molti, nell'unità dell'unico [Cristo] sono uno solo. E questo corpo di Cristo è anche tempio di Dio, secondo le parole dell'Apostolo: Santo è il tempio di Dio e questo siete voi, voi cioè che credete in Cristo con quella fede che comporta l'amore. Credere in Cristo è infatti la stessa cosa che amare Cristo. Non come credevano i demonisenza amore cioè, sicché pur credendo dicevano: Che c'è in comune fra noi e te, o figlio di Dio? Noi dobbiamo credere in modo tale che la nostra fede in Cristo sia un tratto di amore. La nostra parola non deve essere:Cosa c'è in comune fra noi e te? ma: Noi siamo tuoi, avendoci tu riscattati. Quanti credono in questa maniera sono, per così dire, le pietre vive con le quali è costruito il tempio di Dio ; sono il legno incorruttibile con cui fu formata l'arca che le acque del diluvio non riuscirono a sommergere. Essi sono ancora il tempio di Dio - si tratta ovviamente sempre di uomini! - nel quale Dio viene pregato e dal quale egli esaudisce. Chi prega Dio al di fuori di questo tempio non viene esaudito col conseguimento della pace propria della Gerusalemme celeste, sebbene venga esaudito quanto a certe richieste di beni temporali che Dio elargisce anche ai pagani. In tal senso una volta furono esauditi anche i demoni, quando fu loro concesso di entrare nei porci. Ben altra cosa è l'essere esaudito in ordine alla vita eterna, e questo non è concesso se non a chi prega nel tempio di Dio. Ora nel tempio di Dio prega soltanto colui che prega nella pace della Chiesa, nell'unità del corpo di Cristo. Questo corpo di Cristo consta di molti credenti sparsi su tutta la terra, ed è per questo che chi prega nel tempio viene esaudito. Chi prega nella pace della Chiesa prega in spirito e verità, né la sua preghiera è fatta in quel tempio che era solamente una figura.
DISCORSO 34
http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_045_testo.htm
DISCORSO TENUTO A CARTAGINE NELLA BASILICA DEI MAGGIORI
 SUL RESPONSORIO DEL SALMO 149:
 "CANTATE AL SIGNORE UN CANTICO NUOVO"
1. Siamo stati esortati a cantare al Signore un cantico nuovo. L'uomo nuovo conosce il cantico nuovo. Il cantico è un fatto d'allegrezza e, se consideriamo la cosa con maggior diligenza, è un fatto d'amore, sicché chi sa amare la vita nuova sa cantare il cantico nuovo. Occorre quindi che ci si precisi quale sia la nuova vita a motivo del cantico nuovo. Rientrano infatti nell'unico regno tutte queste cose: l'uomo nuovo, il cantico nuovo, il testamento nuovo, per cui l'uomo nuovo e canta il cantico nuovo e appartiene al Testamento nuovo.
Amiamo perché siamo stati amati.
2. Non c'è nessuno che non ami; quel che si domanda è che cosa ami. Non ci si esorta a non amare ma a scegliere quel che amiamo. Ma cosa potremo noi scegliere se prima non siamo stati scelti noi stessi? In effetti, se non siamo stati prima amati, non possiamo nemmeno amare. Ascoltate l'apostolo Giovanni. È quell'apostolo che poggiò il capo sul petto del Signore e in quel banchetto bevve i misteri celesti . Da quanto bevve, da quella sua felice ubriachezza eruttò: In principio era il Verbo. Umiltà sublime ed ubriachezza sobria! Orbene, quel grande eruttatore, cioè predicatore, fra le altre cose che aveva bevute dal petto del Signore disse anche questo: Noi amiamo perché lui ci ha amati precedentemente . Molto aveva concesso all'uomo - parlava infatti di Dio! - quando aveva detto: Noi amiamo. Chi ama? Chi è amato? Gli uomini amano Dio, i mortali l'immortale, i peccatori il giusto, i fragili l'immutabile, le creature l'artefice. Noi abbiamo amato. Ma chi ci ha dato questa facoltà? Poiché egli ci ha amati antecedentemente. Cerca come possa l'uomo amare Dio: assolutamente non lo troverai se non nel fatto che egli ci ha amati per primo. Ci ha dato se stesso come oggetto da amare, ci ha dato le risorse per amarlo. Cosa ci abbia dato al fine di poterlo amare ascoltatelo in una maniera più esplicita dall'apostolo Paolo, che dice: La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori. Ma come? Forse per opera nostra? No. Ma allora come? Attraverso l'azione dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Dio è amore ineffabile.
3. Poiché dunque tanto grande è la fiducia che abbiamo, amiamo Dio attraverso Dio. Senz'altro! Siccome lo Spirito Santo è Dio, noi amiamo Dio attraverso Dio. Cosa potrei dire di più che amiamo Dio attraverso Dio? Effettivamente, se ho potuto affermare che l'amore di Dio è diffuso nei nostri cuori attraverso l'azione dello Spirito Santo che ci è stato donato , ne segue che, essendo lo Spirito Santo Dio, noi non possiamo amare Dio se non per mezzo dello Spirito Santo, cioè non possiamo amare Dio se non attraverso Dio. Ne è la [ovvia] conseguenza. Ascoltate la cosa in maniera più palese dallo stesso Giovanni. Dio è amore, e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui . Sarebbe stato poco dire: L'amore procede da Dio. Chi di noi oserebbe dire quello che propriamente è stato detto: Dio è amore? Lo ha detto uno che sapeva quel che possedeva. Come fa allora l'immaginazione e il pensiero dell'uomo, così instabili, a fabbricarsi un dio? Come può l'uomo fabbricarsi in cuore un idolo, modellandolo sulle forme che può pensare e non qual è quello che ha meritato di scoprire? "No è così?". "No, ma è così". Cosa stai lì a ordinarne i lineamenti, a strutturarne le membra, a plasmare secondo il tuo arbitrio la statura, a immaginare la bellezza del corpo? Dio è amore. Qual è il colore della carità? quali i lineamenti? quale la forma? Nulla di questo vediamo; eppure lo amiamo.
Esempio dell'amore umano.
4. Oso dire una cosa alla vostra Carità. Osserviamo nelle cose inferiori ciò che dobbiamo riscontrare nelle superiori. Lo stesso amore basso e terreno, lo stesso amore sudicio e delittuoso che si attacca alle bellezze del corpo ci offre un qualche richiamo per elevarci alle cose più alte e più pure. Ecco un uomo lascivo e disonesto che si innamora d'una bellissima donna. Il movente è, è vero, la bellezza del corpo, ma quello che si cerca è lo scambio interno di amore. Se infatti quel tale ode che la donna lo odia, non ne seguirà forse che tutto il suo trasporto impetuoso per quelle membra attraenti si raffredderà? Da ciò che mirava d'avere, in certo qual modo si ritrae, si allontana, e, offeso, comincia anche a odiare ciò che amava. Forse che è mutata la bellezza esteriore? Non le restano forse ancora tutte le doti che l'avevano attratto? Certo che restano. La verità è che egli ardeva [d'amore] per ciò che vedeva, ma dal cuore esigeva ciò che non vedeva. Se al contrario s'accorge che lo scambio d'amore esiste, quanto più fortemente se ne infiamma! Lei vede lui, lui vede lei, l'amore non lo vede nessuno. Eppure ciò che si ama è proprio questo [elemento] che non si vede.
5. Elevatevi da questa bramosia fangosa, per abitare [col cuore] nella carità fulgente di luce. Tu non vedi Dio. Ama e lo possiedi. In fatto di desideri riprovevoli, quante cose si amano e non si riesce ad averle! Vengono cercate con affetto sordido, ma non per questo immediatamente le si posseggono. Coincidono forse amare l'oro e possedere l'oro? Molti lo amano, ma non lo posseggono. Forse che amare amplissimi e feracissimi campi è lo stesso che possederli? Molti li amano ma non li posseggono. Forse che amare gli onori è lo stesso che possedere gli onori? Molti, che pur bramano ardentemente gli onori, son privi di onori. Cercano di averli, ma spesse volte muoiono prima di conseguire quel che cercavano. Dio ci si offre in forma di capitale. Ci grida: Amatemi e mi possederete, poiché se non mi avreste, non potreste nemmeno amarmi.
Siate voi stessi la lode di Dio.
6. O fratelli, o figli, o germogli della Chiesa cattolica, o semi santi e celesti, o rigenerati in Cristo e [in lui] nati dall'alto, ascoltatemi! Anzi, stimolati da me, cantate al Signore un cantico nuovo . Eccomi - dici - io sto cantando. Stai cantando, è vero, stai cantando: lo ascolto. Ma che la tua vita non proferisca testimonianza contrastante con la tua lingua. Cantate con le voci, cantate con i cuori; cantate con le labbra, cantate con i costumi. Cantate al Signore un cantico nuovo. Volete sapere cosa occorra cantare di colui che amate? Senza dubbio vuoi cantare di colui che ami. Vuoi conoscere le sue lodi per cantarle. Avete ascoltato: Cantate al Signore un cantico nuovo. Vuoi conoscerne le lodi? La sua lode nella Chiesa dei santi . La lode da cantare è lo stesso cantore. Volete innalzare lodi a Dio? Siate voi la lode che volete proferire; e sarete sua lode se vivrete bene. La sua lode infatti non è nelle sinagoghe dei giudei, non è nella scempiaggine dei pagani, non negli errori degli eretici, non nelle acclamazioni dei teatri. Volete sapere dove sia? Guardate a voi stessi, siatelo voi stessi! La sua lode nella Chiesa dei santi. Cerchi il motivo che ti faccia godere quando canti? Si allieti Israele in colui che l'ha creato ; e non troverà dove allietarsi se non in Dio.
Per acquistare la carità dona te stesso.
7. Bene, miei fratelli! Interrogate voi stessi, esaminate le [vostre] celle interiori. Guardate e riflettete su quanto siate ricchi in fatto di carità; e poi accrescete quel che avete riscontrato. Badate a tale tesoro, perché possiate essere interiormente ricchi. Anche delle altre cose che hanno un gran pregio si dice, è vero, che son cose care, e ciò non invano. Osservate il vostro modo di parlare. Questo - dite - è più caro di quello. Che significa "più caro" se non più prezioso? Se si dice "più caro" ciò che è più prezioso, che cosa, miei fratelli, sarà più caro della carità in se stessa? Quale pensiamo possa essere il suo prezzo ? Dove si trova il suo prezzo? Prezzo del grano è qualche tua moneta, prezzo d'un campo è l'argento, prezzo di una pietra preziosa è l'oro; prezzo della carità sei tu stesso. Cerchi dunque come possedere un campo, una pietra preziosa, un giumento. Cerchi come comprare un campo e lo cerchi in tasca tua. Se però vuoi possedere la carità, cerca te stesso, trova te stesso. Forse che stenti a darti per paura di consumarti? Tutt'altro! Se non ti darai sei perduto. La stessa carità [ti] parla per bocca della Sapienza e ti dice qualcosa che t'impedisce d'avere paura delle parole: Da' te stesso . Se infatti qualcuno volesse venderti un campo ti direbbe: Dammi del tuo oro, e se qualche altro [volesse venderti] cose simili, dammi tue monete - ti direbbe -, dammi del tuo argento. Ascolta cosa ti dice la carità per bocca della Sapienza: Dammi il tuo cuore, o figlio . Dice: Dammi. Che cosa? Il tuo cuore, o figlio. Era male quando esso era dalla parte tua, quando era tuo. Ti lasciavi infatti attrarre da vanità e da amori lascivi e perniciosi. Toglilo da li! Dove lo trasporterai? dove lo porrai? Dice: Dammi il tuo cuore.Appartenga a me e non perirà per te. Osserva infatti se ha voluto lasciare in te qualche possibilità d'amare te stesso colui che ti dice: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima . Cosa resta del tuo cuore per amare te stesso? Cosa della tua anima o della tua mente? Dice: Con tutto. Esige tutto te colui che ti ha creato. Ma non rattristarti quasi che non ti rimanga nulla di cui godere. Si allieti Israele, non in sé, ma in colui che l'ha creato.
Se non ami Dio non ami te stesso.
8. Mi replicherai dicendo: Se non mi rimane alcuna risorsa per amare me stesso - dal momento che mi si ingiunge di amare colui che mi ha creato con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente  - come nel secondo precetto mi si comanda di amare il prossimo come me stesso? . Questo significa piuttosto che devi [darti] al prossimo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente. Come? Amerai il prossimo tuo come te stesso . Dio con tutto me stesso, il prossimo come me stesso. Così me, così te. Vuoi ascoltare come debba amare te? Ami te stesso, se ami Dio con tutto te stesso. Credi che giovi a Dio il fatto che tu lo ami? Forse che, per il fatto che lo ami, Dio ci acquista qualcosa? Se non lo ami, chi ci perde sei tu. Quando [lo] ami, tu te ne avvantaggi; tu sarai là dove non si perisce. Mi risponderai dicendo: Ma quando non mi sono amato? Non ti amavi certamente quando non amavi Dio, tuo Creatore. Ma tu, pur odiandoti, credevi di amarti. Difattichi ama l'iniquità odia la sua anima.
Preghiera dopo il discorso.
9. Rivolti al Signore, Dio Padre onnipotente, a lui, con cuore puro, per quanto può la nostra pochezza, rendiamo amplissime grazie. Preghiamo con tutta l'anima la sua incomparabile mansuetudine perché si degni di esaudire, secondo il suo beneplacito, le nostre preghiere; con la sua potenza espella il nemico dalle nostre azioni e dai nostri pensieri, moltiplichi in noi la fede, governi la mente, conceda pensieri spirituali e ci conduca alla sua beatitudine. Per Gesù Cristo, suo Figlio e nostro Signore, che è Dio, e vive e regna con lui nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
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Vedi anche in questo blog, tra gli altri, il post seguente:


29 Giu 2011
Così alla sua triplice negazione corrisponde la triplice confessione d'amore, in modo che la sua lingua non abbia a servire all'amore meno di quanto ha servito al timore, e in modo che la testimonianza della sua voce non sia meno esplicita ... Che altro è dire: Mi ami tu? Pasci le mie pecore, se non dire: Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua; il mio dominio, non il tuo; il mio...