Libertà d'espressione negata a chi difende la famiglia?
L'avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, definisce una "emergenza democratica" il clima di intolleranza ideologica delle lobby omosessuali
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Alcuni settori della società civile italiana lanciano un grido d’allarme. La libertà d’espressione - ammoniscono - è seriamente minacciata. Si è tenuta ieri a Roma, presso una sala del Senato, una conferenza stampa indetta da varie associazioni per denunciare pubblicamente il clima di “intolleranza ideologica che negli ultimi mesi grava nei confronti di chi vuole difendere pubblicamente la famiglia naturale”. Clima penetrato anche all’interno dei Palazzi istituzionali, come testimonia il “diktat del sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha impedito lo svolgimento di una conferenza in Campidoglio” volta a mettere in discussione la cultura delgender. Uno dei relatori, l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, non ha esitato a ritenere questo episodio oltre “il livello di guardia delle garanzie liberali nel nostro Paese”, tale da determinare “una vera e propria emergenza democratica”. Di queste preoccupazioni ZENIT ha parlato con lo stesso avvocato Amato, che si è inoltre espresso, nell’intervista che segue, anche in merito al recente risultato referendario croato e alla legislazione della Federazione Russa. Segnali, questi ultimi, in controtendenza rispetto a ciò che sta avvenendo in Occidente.
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Avvocato Amato, dal comunicato stampa della conferenza di lunedì emerge che si è recentemente manifestato un vero e proprio asse dell’intolleranza delle lobby omosessuali che si snoda tra Milano, Verona, Torino e Roma. Cos’è successo in queste città?
Amato: Si sono registrati gravissimi episodi di intolleranza, censura e persino aggressioni (come dimostra un caso a Casale Monferrato). Da mesi i Giuristi per la Vita continuano a mettere in guardia politici ed opinione pubblica sul fatto che l’attuale pericolosa deriva intollerante della lobby omosessualista stia gravemente minando una delle libertà fondamentali della nostra Costituzione, ovvero la libertà di opinione, pilastro del sistema democratico su cui si fonda la civiltà liberale dell’Occidente. Gli odiosi episodi di intolleranza che continuiamo a denunciare rappresentano, in senso culinario, l’amuse-bouche di quello che ci attende nella denegata e malaugurata ipotesi in cui dovesse essere definitivamente approvato al Senato il disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia già approvato alla Camera dei Deputati e ora in discussione al Senato. Non siamo neppure all’antipasto. Tutti i recenti episodi di intolleranza da parte di esponenti dell’ideologia omosessualista sono l’indicatore della grave emergenza democratica che sta vivendo il nostro Paese sul versante delle libertà di pensiero e di credo religioso, garantite e tutelate dagli articoli 21 e 19 della Costituzione. Non è più tollerabile l’ingiurioso coro di insulti e improperi indirizzati dalla furia ideologica e dal cieco fanatismo delle Erinni omosessualiste nei confronti di chi osa esprimere posizioni diverse. Non è più tollerabile che chi sostiene l’unicità della famiglia eterosessuale, il divieto di adozione di minori per coppie dello stesso sesso, e dà dell’omosessualità un giudizio morale di riprovazione, venga trattato alla stessa stregua dei negazionisti dell’Olocausto, dei sostenitori dell’Apartheid, o dei fiancheggiatori del Ku Klux Klan. È giunto il momento, quindi, di lanciare un preoccupato appello alle Istituzioni e alle Autorità del nostro Paese, affinché vengano immediatamente adottati tutti i più opportuni provvedimenti per fermare questa inquietante ondata di odio e violenza nei confronti di chi si oppone ad interventi legislativi volti al riconoscimento di una ingiusta ed ingiustificata tutela giuridica privilegiata in ragione dell’orientamento sessuale.
Amato: Si sono registrati gravissimi episodi di intolleranza, censura e persino aggressioni (come dimostra un caso a Casale Monferrato). Da mesi i Giuristi per la Vita continuano a mettere in guardia politici ed opinione pubblica sul fatto che l’attuale pericolosa deriva intollerante della lobby omosessualista stia gravemente minando una delle libertà fondamentali della nostra Costituzione, ovvero la libertà di opinione, pilastro del sistema democratico su cui si fonda la civiltà liberale dell’Occidente. Gli odiosi episodi di intolleranza che continuiamo a denunciare rappresentano, in senso culinario, l’amuse-bouche di quello che ci attende nella denegata e malaugurata ipotesi in cui dovesse essere definitivamente approvato al Senato il disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia già approvato alla Camera dei Deputati e ora in discussione al Senato. Non siamo neppure all’antipasto. Tutti i recenti episodi di intolleranza da parte di esponenti dell’ideologia omosessualista sono l’indicatore della grave emergenza democratica che sta vivendo il nostro Paese sul versante delle libertà di pensiero e di credo religioso, garantite e tutelate dagli articoli 21 e 19 della Costituzione. Non è più tollerabile l’ingiurioso coro di insulti e improperi indirizzati dalla furia ideologica e dal cieco fanatismo delle Erinni omosessualiste nei confronti di chi osa esprimere posizioni diverse. Non è più tollerabile che chi sostiene l’unicità della famiglia eterosessuale, il divieto di adozione di minori per coppie dello stesso sesso, e dà dell’omosessualità un giudizio morale di riprovazione, venga trattato alla stessa stregua dei negazionisti dell’Olocausto, dei sostenitori dell’Apartheid, o dei fiancheggiatori del Ku Klux Klan. È giunto il momento, quindi, di lanciare un preoccupato appello alle Istituzioni e alle Autorità del nostro Paese, affinché vengano immediatamente adottati tutti i più opportuni provvedimenti per fermare questa inquietante ondata di odio e violenza nei confronti di chi si oppone ad interventi legislativi volti al riconoscimento di una ingiusta ed ingiustificata tutela giuridica privilegiata in ragione dell’orientamento sessuale.
Quali sono le ragioni che spingono gruppi politici e mezzi di comunicazione di massa a diventare persino antidemocratici pur di imporre il matrimonio omosessuale e le relative adozioni?
Amato: Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere un disegno culturale ben preciso e orchestrato: quello di distruggere la visione antropologica dell’uomo che la nostra società ha ereditato dalla civiltà greco-romana nella versione illuminata dal cristianesimo. Matrimonio, adozioni, famiglia erano istituti già noti nell’antichità e riconosciuti come dati oggettivi e naturali, quindi non modificabili attraverso interventi normativi dell’uomo. Quando l’ideologia iconoclasta si unisce al business spregiudicato e cinico, si ottiene il cocktail micidiale che sta dietro all’intolleranza omosessualista.
Non crede che la risposta alle provocazioni di certi gruppi omosessuali altro non faccia che fornirgli ulteriore pubblicità?Amato: Lo dicevano anche alcuni esponenti del mondo cattolico - particolarmente benevoli con il regime dell’epoca - di fronte agli episodi di intolleranza dello squadrismo fascista contro gli esponenti dell’Azione Cattolica, che indussero quel grande Papa che fu Pio XI a lanciare un accorato appello nella lettera enciclica Non Abbiamo Bisogno del 29 giugno 1931. Sappiamo tutti come è andata a finire. Di fronte all’aggressione, alla prepotenza e all’intolleranza non si può tacere. Sarebbe immorale.
Sono tanti gli omosessuali che non si riconoscono, né si sentono rappresentati da gruppi molto ideologizzati. Non bisognerebbe forse dar loro più spazio e visibilità? Amato: Chi vive quella particolare condizione in maniera seria non avverte l’esigenza di un particolare esibizionismo. Il cosiddetto coming out è diventato una moda stupida prima ancora che fastidiosa. La dimensione sessuale di una persona rappresenta un delicato aspetto privato che ciascuno gestisce liberamente tra sé e la propria coscienza. Non è giusto farne oggetto di un pubblico dibattito, né si può costringere la gente ad ostentare il proprio personale orientamento sessuale.
La storia insegna che anche le più esecrande ideologie, allorquando foraggiate da una propaganda capillare, riescono a creare opinione di massa e persino assumere riconoscimenti legali. È questo il destino verso cui sono lanciate le pretese delle lobby omosessuali?
Amato: Goebbels docet! Anche la sciagurata legge contro l’omofobia che andrà tra poco in discussione al Senato risponde a questa logica. Si vuole, infatti, introdurre attraverso la forza pedagogica della legge, l’idea che eterosessualità ed omosessualità siano condizioni naturali paritarie, anzi che l’omosessualità meriti un plusvalore a livello giuridico, un quidaggiuntivo a livello di tutela legale rispetto all’eterosessualità. Questo sarebbe l’obiettivo delle lobby omosessualiste e contro tale obiettivo liberticida ed illiberale si impone a tutti gli uomini di buona volontà il dovere morale di opporsi.
In Croazia è stato approvato un referendum per far scrivere nella Costituzione che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Sono state 750mila (su una popolazione di 4milioni e mezzo) le persone che hanno firmato per promuoverlo. Nonostante il vasto appoggio popolare, il governo ha usato tecniche di intimidazione, minacce e disinformazione, pur di impedire che la gente votasse a favore del referendum. Un cappellano universitario è stato minacciato di morte e sulla rete i messaggi favorevoli al referendum venivano cancellati da un circuito di hacker. Qual è il segnale che ci giunge dalla Croazia?
Amato: In Croazia si è vinto un referendum storico, in cui a prevalere è stata la ragione umana. Quanto accaduto dimostra che non esistono battaglie perse in partenza, ma che occorre continuare a combattere. Ce lo ha mirabilmente ricordato Sua Santità Papa Francesco nella sua ultima esortazione Evangelii Gaudium al punto 85: “Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti. Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilità, bisogna andare avanti senza darsi per vinti”.
Spostiamoci ancor più a Est, per parlare della Russia. Come valuta la decisione del Cremlino di rifiutare l’adozione di bambini russi a tutti i Paesi che hanno approvato le adozioni omosessuali?
Amato: La Russia si sta rivelando l’ultimo baluardo in difesa di quella concezione antropologica che ho ricordato all’inizio. Lì fortunatamente la fede cristiana, garante di quella concezione, rappresenta un vero collante culturale del popolo russo. Le reazioni isteriche che si registrano in Occidente rispetto alle sacrosante iniziative del governo e del parlamento russo, sono una garanzia della loro bontà.
F. Cenci
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Libertà di espressione per chi difende la famiglia
Questo il tema della conferenza stampa che si è tenuta il 2 dicembre presso la Sala Capitolare del Chiostro di Santa Maria sopra Minerva, al Senato, e indetta dall’Associazione Famiglia Domani, dal Movimento Europeo per la Difesa della Vita (Mevd), dall’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche e dai Giuristi per la Vita. L’incontro, che ha visto come relatori l’avv. Claudio Vitelli (Famiglia Domani), il cons. Alberto Zelger (Mevd), il dott. Vittorio Lodolo D’Oria (Famiglie Numerose Cattoliche) e l’avv. Gianfranco Amato (Giuristi per la Vita), è stato fortemente voluto per denunciare l’intolleranza ideologica che negli ultimi mesi grava nei confronti di chi vuole mettere in discussione, seppur in maniera civile e scientifica, la cultura del gender.
Casi del genere si sono registrati in molte parti d’Italia, dove convegni critici dell’omosessualismo e a sostegno della famiglia sono stati interrotti bruscamente da alcuni membri di associazioni gay, fino ad arrivare al diktat del sindaco di Roma Ignazio Marino che ha impedito lo svolgimento di una conferenza in Campidoglio.
Nel suo intervento, Claudio Vitelli, dell’Associazione Famiglia Domani, ha contestato decisamente«l’introduzione di qualsiasi tutela specifica rafforzata per una categoria di soggetti in ragione della scelta morale da essi compiuta in relazione alla propria sessualità». «A fronte di una società in cui ormai l’omosessualità è normalmente accettata e riconosciuta, tanto che da più parti si è sostenuta persino l’esistenza di una vera e propria lobby omosessuale» – ha ricordato l’avvocato – se il legislatore ammettesse i “diritti” degli omosessuali «non solo riconoscerebbe come legittima tale scelta sessuale, ma, di fatto, la definirebbe come status e arriverebbe a promuoverla con una legislazione di favore alimentata da una ratioche non potrà che condurre alla piena equiparazione giuridica della famiglia composta da uomo e donna a quella omosessuale».
In pratica, si tratterebbe di un vulnus gravissimo «non solo per quei valori immutabili del diritto naturale e cristiano che hanno costituito e costituiscono le radici della nostra civiltà giuridica, ma per le basi stesse del nostro ordinamento. In conclusione, non esiste, né può esistere una legge “buona” sull’omosessualità, perché è intrinsecamente “cattivo” il concetto stesso di una legge che si limiti anche solo a definire tale categoria».
Dopo Vitelli, ha preso la parola Alberto Zelger, presidente del Mevd e consigliere comunale a Verona.Zelger ha ricordato i numerosi episodi di intimidazione e di aggressione fisica e verbale che le associazioni LGBT hanno messo in atto contro chiunque sostenga la priorità della famiglia naturale sulle unioni gay. Lo stesso consigliere comunale è stato oggetto di pesanti attacchi nello scorso mese di luglio. Peccato che chi definisce gli eterosessuali addirittura dei “seminatori d’odio” non tenga in considerazione il fatto che «l’Italia è tra i paesi più tolleranti nei confronti dell’omosessualità, come dimostrano i dati del rapporto del Pew Research Center. Al contrario, i veri discriminati sono sempre più spesso coloro che la pensano diversamente dalle associazioni LGBT. La proposta di legge contro l’omofobia vorrebbe addirittura metterli in galera, togliendo loro ogni spazio di espressione in ambito pubblico».
Zelger ha poi enumerato tutta una serie di episodi in cui l’intolleranza ideologica delle lobby omosessualiste si è manifestata in tutta la sua violenza: sit-in contro mons. Crepaldi, vescovo di Trieste, linciaggio mediatico nei confronti di insegnanti di religione, che ormai sono costretti anche ad autocensurarsi, contestazioni a varie conferenze sul gender, censura verso chi, tra gli psicologi cattolici, sostiene che si possa uscire dall’omosessualità e così via.
Vittorio Lodolo D’Oria, presidente dell’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, ha invece voluto commentare la Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, documento approvato lo scorso mese di aprile dal Dipartimento delle Pari Opportunità. Tale testo è di una gravità inaudita, perché «il principio secondo cui l’educazione sessuale dei figli compete ai genitori è stato del tutto disatteso: nessuna associazione familiare è infatti stata invitata a far parte del gruppo di lavoro per la stesura dello stesso». Inoltre «non sono state interpellate nemmeno le associazioni professionali dei docenti», perché hanno contribuito ad elaborare il documento solo ben 29 gruppi LGBT, «che rappresentano una sparuta minoranza della società: è il classico esempio di dittatura della minoranza che impone un indottrinamento acritico e generale a tutti, senza che nessuno possa esprimersi al riguardo». In tempi di crisi economica, quest’operazione di indottrinamento verso studenti e docenti è stata finanziata con ben 10 milioni di euro. Lodolo D’Oria ha chiesto pertanto il ritiro del documento e ha sollecitato il mondo politico a organizzare manifestazioni pubbliche a sostegno della vera famiglia.
Infine ha preso la parola l’avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, che ha attaccato la decisione del sindaco di Roma di annullare, improvvisamente, la conferenza sull’ideologia del gender prevista al Campidoglio e regolarmente chiesta con oltre un mese di anticipo. «L’arroganza intollerante del Sindaco della Capitale – ha dichiarato Amato – ha davvero travalicato il livello di guardia delle garanzie liberali nel nostro Paese, arrivando a determinare una vera e propria emergenza democratica. Se oggi si pretende di censurare le libere opinioni in materia di gender attraverso un odioso abuso di potere, domani il bavaglio giungerà con la privazione della stessa libertà personale, attraverso la reclusione minacciata con l’assurda legge anti-omofobia che si pretende di approvare in Parlamento». Amato ha anche ricordato che oggi chi si oppone all’ideologia omosessualista è considerato alla stregua dei negazionisti della Shoah o a chi, razzista, sosteneva l’apartheid. Tutto ciò è inammissibile e per questo occorre reagire con prontezza, senza cedere a compromessi.
A sostegno del presidente dei Giuristi per la Vita è intervenuta anche Lavina Mennuni, consigliere comunale a Roma, che era presente alla conferenza stampa. Il cons. Mennuni ha invitato tutte le associazioni cattoliche che difendono la vita e la famiglia a far sentire la loro voce presso le istituzioni e a raccordarsi per creare una vera strategia contro chi vuole imporre per legge l’ideologia del gender. Ha partecipato all’incontro anche l’on. Eugenia Roccella, che ha voluto ricordare il business della maternità surrogata, vale a dire la pratica dell’utero in affitto, della quale si sta facendo un vero e proprio commercio che non può non imbarazzare. Numerosi sono stati gli interventi e le domande dei presenti in sala, che hanno partecipato con viva attenzione e grande convinzione, segno che la battaglia per la famiglia e per la ragione non è ancora persa.
In tutto questo il giorno successivo, martedì 3 dicembre, si è aperta ufficialmente la discussione al Senato sul disegno di legge Scalfarotto. Con l’approvazione della legge sull’omofobia, il nostro Paese potrebbe dunque ricevere dal governo un bel regalo di Natale: un bavaglio che non permetterebbe più a nessuno di esprimersi liberamente su questioni di diritto naturale. (Federico Catani)
*Il popolo di Croazia sveglia l'Europa
Al referendum per il riconoscimento del matrimonio tra uomo e donna, il 65,8% dei consensi
Il Governo, i ministeri, i mezzi di comunicazione di massa, l’internazionale socialista avevano esercitato enormi pressioni sul popolo croato.
Hanno accusato i promotori del referendum che riconosce il matrimonio tra un uomo e una donna, di essere omofobi, di essere animati da una volontà di discriminazione, di voler schiacciare una minoranza, ma il popolo non ha ceduto alle minacce e si è espresso democraticamente.
Con il 65,8% dei voti favorevoli alla definizione del matrimonio come unione tra un uomo ed una donna, il popolo croato ha mostrato a tutta l’Europa, che quando i cittadini hanno diritto di voto, manifestano chiaramente la difesa e promozione della famiglia naturale.
Gli oppositori si sono fermati al 33,5%, solo 0,6% i voti non validi.
Nessun governo in Europa ha avuto il coraggio di chiedere ai cittadini se erano favorevoli al matrimonio omosessuale e all’adozione di minori.
La Spagna come la Francia, hanno imposto la legge senza avere il coraggio di ascoltare la voce ed il parere della popolazione.
In Francia addirittura, la legge è stata mantenuta negando il diritto all’obiezione di coscienza dei sindaci e vessando ingiustamente chi manifestava pacificamente.
Da questo punto di vista i promotori del referendum in Croazia hanno dato una prova di democrazia e civiltà.
Hanno invitato la popolazione a firmare la richiesta del referendum. Nonostante le minacce e le violenze non solo verbali, hanno raccolto 750.000 firme in due settimane.
Dopodiché hanno aspettato la data per il voto.
Il dibattito pubblico prima del voto è stato fortemente sbilanciato. Le forze politiche al governo hanno usato tutti i mezzi per cancellare la voce dei favorevoli al referendum.
In rete tutte le voci favorevoli sono state cancellate. Nei mezzi di comunicazione di massa solo i contrari al matrimonio tra uomo e donna godevano di ampi spazi. I personaggi di rilievo che appoggiavano il referendum sono stati sbeffeggiati e criticati.
In questo contesto la schiacciante vittoria dei favorevoli al matrimonio tra uomo e donna è qualcosa di più che una semplice vittoria elettorale.
È il segno di una rivolta popolare contro una ideologia che intende stravolgere la famiglia naturale.
Una rivolta di molte nazioni dell’Est Europa.
Nell’Unione Europea la Croazia, la Polonia, l’Ungheria, la Bulgaria, la Lettonia e la Lituania hanno scritto nella Costituzione la difesa del matrimonio tra un uomo una donna.
Anche Montenegro, Serbia, Ucraina, Bielorussia e Moldavia, pur non essendo ancora nell’Unione Europea, difendono la famiglia naturale composto da uomini e donne.
Eppure fino al momento in cui stiamo scrivendo, la stampa internazionale ha tentato di minimizzare il risultato del referendum.
Il primo ministro Zoran Milanović ha commentato minaccioso: “Questa sarà l'ultima volta che la maggioranza toglie i diritti ad una minoranza".
Alcuni hanno accusato la Chiesa Cattolica di aver condizionato il risultato, senza tener conto che tutte le religioni presenti in Croazia si sono schierate a favore del Referendum.
Come spesso accade, i gruppi più ideologizzati, riconoscono la democrazia e la libertà solo se funzionale alle proprie posizioni.
In questo caso seppure il volere del popolo si sia manifestato in maniera chiara, manifesta e largamente maggioritaria, sembra non avere valore.
Ma la realtà vince sempre sull’ideologia, e sulla Costituzione Croata il matrimonio riconosciuto sarà quello tra un uomo e una donna.
A. Gaspari
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Natale è alle porte. O forse è stato messo alla porta? Ce lo domandiamo ormai da anni, ogni volta che iniziano ad accendersi le luminarie nelle strade e case e negozi si vestono di addobbi più o meno scenografici, più o meno di buon gusto, più o meno sensati. Sensati, sì, cioè con una ragion d'essere, perché tutta la questione sta qui.
Che senso ha una famiglia di orsi polari tra le scale mobili di un centro commerciale, in un paese tutto sommato mediterraneo come il nostro? Sembra che se lo domandino anche loro, alla deriva su una banchisa di polistirolo. E perché proprio a Natale mettere in vetrina dei grossi cani ricoperti di glitter bianchi? Se la ricorrenza da celebrare è l'inverno, se tutto ciò che si attende è la neve, allora perché proprio a dicembre? Sarebbe meglio gennaio o febbraio, quando il tempo è ideale per una settimana bianca!
E che dire dei putti grassocci, in gesso o vetroresina, che invadono i negozi del centro (ogni centro va bene, da Milano a Roma, da Torino a Catania)? E delle foche albine e dei pinguini meccanici che dondolando si aggirano forse in cerca di se stessi? Sono belli i carillon con i pattinatori impellicciati, sono belle le renne di Santa Claus, anche se importate dagli States, ma perché spariscono le comete e persino gli angeli sono sempre più rari? Perché sui biglietti di auguri scompare addirittura la parola Natale?
In quest'Italia globalizzata, sempre più politically correct o semplicemente ignorante, quella del 25 dicembre rischia di diventare una non meglio identificata festa della notte più lunga dell'anno. Ma è davvero così o ci stiamo lasciando contagiare dal pessimismo dei tempi duri in cui viviamo? Non sono pochi quelli per cui Natale è ancora Natale, cioè una festa cristiana, quelli per cui riaccade l'evento che ha cambiato la storia del mondo. E lo dimostrano tanti segni grandi e piccoli, magari non prepotenti, «senza pretese», come direbbe Papa Francesco.
Nelle nostre città piene di luci, «la luce di Gesù è un’altra cosa», ha detto in un'omelia del mattino a Santa Marta, lo scorso 3 settembre, «è un’altra cosa che la luce del mondo. La luce che ci offre il mondo è una luce artificiale, forte come un fuoco d’artificio, come un flash della fotografia. Invece, la luce di Gesù è una luce mite, è una luce tranquilla, è una luce di pace, è come la luce nella notte di Natale: senza pretese».
Quando anche nelle vie dello shopping s'incontra questo genere di luce, l'effetto – bisogna dirlo ai commercianti! – è che si resta incantanti, viene voglia di fermarsi, di restare lì a guardare. Come davanti a certe vetrine che per Natale si trasformano in un grande Presepe, come quando una cometa si staglia nel buio e suggerisce di guardare più il là. Questi segni ci sono, un po' ovunque, basta farci caso.
Di qui la nostra richiesta ai lettori de La Nuova Bussola Quotidiana. Se vi capita di vedere qualche bella vetrina, qualche insegna che parla del Natale (quello vero), ma anche un Presepe all'aperto o la Sacra Rappresentazione che coinvolge le vie del vostro quartiere, scattate una foto e mandatecela (redazione@lanuovabq.it): la metteremo nella nostra gallery natalizia. Per non dimenticarci che tutte le luci sfavillanti e belle, come disse una volta Benedetto XVI, «ci richiamano ad un'altra luce, invisibile agli occhi, ma non al cuore», la luce di Gesù che viene per noi.
C. Ronza