Vi invito a leggere questo interessante articolo di Paolo Mastrolilli dagli Stati Uniti (v. infra): racconta delle critiche verso Papa Francesco – alcune delle quali feroci, altre scomposte – provenienti da ambienti conservatori americani.
Jonathon Moseley, esponente del Tea Party, ha scritto sul «World Net Daily» che «Gesù sta piangendo in Paradiso per le parole del Papa» pubblicate nella recente esortazione apostolica. Cristo in persona, secondo Moseley, avrebbe rigettato la teoria della redistribuzione, quando gli avevano chiesto se era giusto che un fratello condividesse con gli altri famigliari un’eredità ricevuta: «Gesù parlava all’individuo, mai allo Stato o alla politica del governo. Era un capitalista, che predicava la responsabilità personale, non un socialista».
Non sorprendono queste critiche, né quelle più sguaiate che potete leggere nel reportage linkato. Quello che sorprende è come una certa parte della Chiesa cattolica possa aver proposto alleanze con questi ambienti e ne abbia fatto dei punti di riferimento, anzi degli interpreti della corretta dottrina sociale. E’ interessante vedere quanto fastidio provocano le parole di Francesco contro l’idolatria del denaro. No, il Papa non è marxista (forse una scorsa al magistero di duemila anni potrebbe aiutare a rendersene conto). Sono quelli che hanno piegato la fede cristiana facendone una stampella delle loro ideologie ad avere dei problemi. Ed è un bene che sia così, con buona pace di neocon e teocon.
Tornielli
*“Ipocrita e marxista”, l’America dei Tea Party contro Francesco
Il conservatore Limbaugh: la Chiesa fattura miliardi e parla di povertà
PAOLO MASTROLILLIPapa Francesco è un marxista, e la Chiesa cattolica è ipocrita a criticare il capitalismo che la finanzia. Con la sua consueta violenza verbale, il commentatore radiofonico americano Rush Limbaugh ha scatenato una nuova polemica, dietro cui però si legge il risentimento più o meno esplicito del mondo conservatore Usa verso Bergoglio.
Il motivo dell’attacco è la «Evangelii Gaudium», che Limbaugh ha criticato in una trasmissione intitolata «It’s Sad How Wrong Pope Francis Is (Unless It’s a Deliberate Mistranslation By Leftists)», ossia «è triste quanto sbagli Papa Francesco (a meno che non sia una traduzione deliberatamente manipolata dalla sinistra)». Il più popolare commentatore della destra estrema, come al solito, non ha usato toni miti: «È triste, incredibile. Il Papa ha scritto, in parte, sui mali intrinseci del capitalismo. È triste perché fa capire che non sa di cosa parla, quando si tratta di capitalismo e socialismo». Limbaugh ha descritto la «Evangelii Gaudium» come un assalto alla «nuova tirannia del capitalismo» e un attacco alla «idolatria del denaro», per poi criticarla così: «Io sono stato varie volte in Vaticano: non esisterebbe, senza tonnellate di soldi. Ma a parte ciò, qualcuno ha scritto questa roba per lui, o gliel’ha fatta arrivare. È puro marxismo, che esce dalla bocca del Papa. Capitalismo senza limiti? Non esiste da nessuna parte. Il capitalismo senza limiti è una frase socialista per descrivere gli Stati Uniti. Senza limiti, non regolati». Limbaugh ha denunciato i mali del socialismo e i benefici del capitalismo, inclusa la «trickle-down economic», e si è dichiarato «sbalordito» dalle parole di Francesco: «La Chiesa cattolica americana ha un bilancio annuale da 170 miliardi di dollari. Penso sia più di quello che la General Electric incassa ogni anno. La Chiesa è il principale proprietario edile a Manhattan. Voglio dire: hanno un sacco di soldi. Raccolgono un sacco di soldi. Non potrebbero operare come fanno, senza un sacco di soldi».
Limbaugh è tanto popolare, quanto controverso. Nonostante sia incline a dare lezioni di morale, in passato era stato arrestato in Florida per abuso di sostanze stupefacenti, assunte attraverso un traffico di antidolorifici. Durante l’ultima campagna elettorale invece era stato costretto alle scuse pubbliche, quando aveva definito Sandra Fluke, una studentessa di Georgetown che appoggiava la riforma sanitaria di Obama, come una prostituta.
Limbaugh però ha circa venti milioni di ascoltatori, ha un contratto da 400 milioni di dollari per condurre il suo show, e non è il solo a ragionare così. Tanto per fare un altro esempio Jonathon Moseley, esponente del Tea Party, ha scritto sul «World Net Daily» che «Gesù sta piangendo in Paradiso per le parole del Papa». Cristo in persona, secondo Moseley, aveva rigettato la teoria della redistribuzione, quando gli avevano chiesto se era giusto che un fratello condividesse con gli altri famigliari un’eredità ricevuta: «Gesù parlava all’individuo, mai allo Stato o alla politica del governo. Era un capitalista, che predicava la responsabilità personale, non un socialista».
Almeno un gruppo cattolico, la Catholics in Alliance for the Common Good, ha criticato Limbaugh e lanciato una petizione per denunciarlo, ma il mondo conservatore americano è in fermento dall’elezione di Francesco. Durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI pensava di avere solidi alleati in Vaticano, tanto per come Papa Wojtyla aveva aiutato a demolire l’Urss, quanto per come lui e Ratzinger si erano impegnati contro l’aborto e nella difesa della vita. Intellettuali tipo Richard John Neuhaus si erano convertiti dal protestantesimo, e filosofi come Michael Novak avevano esaltato la nuova dottrina economica della responsabilità, nonostante anche Giovanni Paolo e Benedetto non avessero mancato di denunciare gli eccessi del capitalismo. I conservatori cattolici ora sono rimasti sconcertati soprattutto dalle parole di Francesco sui temi della vita, e quelli protestanti sull’economia. Ad alzare la voce sono gli estremisti, ma la discussione è aperta.
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Papa:mondo musulmano apprezza sue aperture ma 'teme per lui'
Lo dice presidente Comunità mondo arabo a convegno Montecitorio
(ANSAmed) - ROMA - Il mondo musulmano apprezza le aperture e la volontà di dialogo di Francesco, ma teme che il 'papa venuto dalla fine del mondo' possa essere bloccato all'interno della sua stessa Chiesa. A parlare apertamente dei 'pericoli' che puo' correre Bergoglio è stato Foad Aodi, palestinese e presidente delle Comunita' del mondo arabo in Italia (Comai) e del movimento 'Uniti per Unire', intervenuto ad un convegno organizzato a Montecitorio sul tema delle prospettive di pace in Medio Oriente e il ruolo del nuovo pontificato. ''Non parlo di pericoli fisici, di avvelenamenti o cose del genere, ma di rischi politici'', ha precisato Aodi. ''Da più parti - ha aggiunto - arrivano segnali che la volontà di Francesco di inaugurare una nuova fase anche nei rapporti con le altre religioni e il mondo arabo e musulmano non è condivisa da settori potenti in Curia e tra le file di una parte del cattolicesimo''. Il pericolo è di un 'Obama bis', afferma Aodi, in riferimento al discorso programmatico nei confronti dell'Islam fatto al Cairo dal presidente statunitense ad inizio del suo primo mandato, poi finito nel 'dimenticatoio'. In ogni caso, come sottolineato nel convegno, le speranze suscitate da Bergoglio sono grandi. ''Speriamo che riesca a farsi ascoltare anche dagli israeliani'', ha commentato il vice-ambasciatore della Lega Araba a Roma, il tunisino Zouari Zouheir. Il vice-ambasciatore palestinese, Mohammed Abdellatif Rebhi, si è augurato che il 'coraggio, l'umanità e l'impegno di Francesco possano contribuire a trovare una soluzione negoziata che ponga fine all'occupazione da parte di Israele dei territori palestinesi e alla nascita di uno Stato di Palestina nei confini del 1967''. Il Papa, secondo indiscrezioni, dovrebbe recarsi in Terra Santa nel maggio 2014. Nel calendario della Road map, il negoziato tra Israele e palestinesi dovrebbe concludersi in aprile o, almeno, questa è la data ultima fissata dalla Anp di Abu Mazen. ''Le prospettive tuttavia - ha detto Abdellatif Rebhi - sono negative: a causa dell'intransigenza israeliana, un fallimento è molto probabile''. A confermare un quadro geopolitico compromesso è stato Andrea Margelletti, presidente del Cesi (Centro Studi Internazionali). ''Temo che nemmeno i nostri nipoti potranno vedere una soluzione alla questione palestinese. Non c'e' volontà delle parti''. ''Inoltre, in gioco sono entrati altri attori oltre ad Israele e ai palestinesi'', ha spiegato, riferendosi ai sommovimenti nei vicini paesi arabi, alla guerra in Siria, oltre che al conflitto ancora in corso in Iraq. ''Non sarà il Papa a portare la pace. I futuri della regione saranno determinati dai soldi e gli investimenti che le nazioni più ricche metteranno su l'uno o l'altro combattente, come stanno facendo i paesi del Golfo con i jihadisti in Siria'', ha osservato. ''L'Arabia Saudita - ha ricordato - è anche diventata il grande sponsor, con 12 miliardi di dollari in aiuti, del generale El Sissi in Egitto''. Secondo Margelletti, per gli arabi cristiani della regione le prospettive sono fosche. Al convegno, coordinato dal giornalista Salvatore Lordi, sono intervenuti vaticanisti ed esperti di Medio Oriente. (ANSAmed).