mercoledì 4 dicembre 2013

Verso Natale con Francesco




Da venerdì prossimo le prediche d’Avvento in Vaticano. 
Per questa occasione propongo il  video di sopra con una recente catechesi (*) del 
padre cappuccino...

«Verso il Natale del Signore in compagnia di San Francesco d’Assisi». È il tema delle meditazioni che il predicatore della Casa Pontificia, il cappuccino Raniero Cantalamessa, terrà — alla presenza di Papa Francesco — nei venerdì della prima settimana di Avvento, 6 dicembre, della seconda, 13 dicembre, e della terza, 20 dicembre, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico. «Il recente pellegrinaggio di Papa Francesco ad Assisi e il tema della prossima Giornata mondiale della pace “Fraternità, fondamento e via per la pace” — spiega il religioso — ci offrono l’occasione per una riflessione su ciò che il poverello può ancora dire alla Chiesa di oggi».
I tre temi sui quali verteranno le meditazioni sono: Francesco d’Assisi e la riforma della Chiesa per via di santità; l’umiltà di Francesco d’Assisi, la via evangelica alla fratellanza e alla pace; con San Francesco davanti al mistero dell’incarnazione: la povertà di Cristo e quella di Francesco.
Alle prediche sono invitati i cardinali, gli arcivescovi e i vescovi, i segretari delle congregazioni, i prelati della Curia romana e del Vicariato di Roma, i superiori generali e i procuratori degli ordini religiosi facenti parte della Cappella Pontificia.
L'Osservatore Romano

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  (*) Basilica Concattedrale di San Siro gremita per l'incontro/Catechesi con Padre Raniero Cantalamessa. Un momento di riflessione intensa grazie alle parole del predicatore pontificio.

Un appuntamento, quello a Sanremo, inserito nell'ambito delle iniziative per l'Anno della Fede e organizzato dalla Diocesi di Ventimiglia - Sanremo, attraverso l'ufficio pastorale. La conferenza aveva come tema: "Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1,15), la decisione che cambia la vita".

"Il tema di questo incontro mi è quasi imposto da due circostanze di tempo: siamo nel pieno dell'Anno della fede ed entriamo proprio oggi nella novena di Pentecoste - ha esordito Padre Raniero-. C'è qualcosa che unisce le due cose. Gesù iniziò la sua predicazione del Regno con il solenne appello: "Convertitevi e credete al Vangelo" (Marco 1,15). 
Queste parole che la Chiesa fa risuonare all'inizio della Quaresima hanno finito per evocare soltanto la necessità di cambiare vita, uscire dal peccato o dall'indifferenza e tornare al Signore. Se però convertirsi significasse solo questo, esso sarebbe un annuncio importante e austero quanto si vuole, ma non ancora, come lo chiama Gesù, il Vangelo, cioè una "lieta notizia". Nell'Anno della fede è vitale scoprire il genuino senso di questo proclama di Gesù.
Esso non significa più, come nell'Antico Testamento, tornare indietro; significa fare piuttosto un passo, anzi un balzo, in avanti ed entrare nel regno di Dio che è venuto gratuitamente in mezzo agli uomini. 
"Convertitevi e credete" non sono due azioni diverse, ma la stessa cosa: convertitevi, cioè credete. Gesù non si stanca di inculcare questa novità assoluta del Vangelo con parabole come quella del banchetto, a cui tutti sono invitati gratuitamente, della pecorella smarrita, la cui conversione è consistita semplicemente nel lasciarsi prendere sulle spalle dal buon pastore (Non è lei che è tornata da sola al gregge!). 
All'inizio della predicazione apostolica, il giorno di Pentecoste, ascoltiamo sulle labbra di Pietro la stessa parola (identico verbo in greco e identica seconda persona plurale) metanoeite, convertitevi (Atti 2, 37).
Ma qui il senso è leggermente diverso, a causa di ciò che è avvenuto nel frattempo: gli uomini hanno rifiutato e crocifisso il Cristo.
Ora convertirsi significa anzitutto "pentirsi", riconciliarsi con Dio, farsi battezzare (o confessarsi se si è già battezzati!), diventare parte attiva nella comunità nata dalla Pentecoste. Pietro aggiunge: "dopo riceverete il dono dello Spirito Santo". Si delinea così davanti ai nostri occhi l'itinerario per celebrare un vero Anno della fede e per sperimentare qualcosa della "novella Pentecoste" auspicata da Giovanni XXIII nell'indire, 50 anni fa, il concilio vaticano II con queste parole: «Perché la Città terrena si organizzi a somiglianza della Città celeste "il cui re è la verità, la cui legge è la carità, la cui grandezza è l'eternità". Il Concilio che inizia sorge nella Chiesa come un giorno fulgente di luce splendidissima. È appena l'aurora: ma come già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole sorgente! Tutto qui spira santità, suscita esultanza. Contempliamo infatti stelle aumentare con il loro chiarore la maestà di questo tempio".

di Manuela Consonni