
di Antonello Japicca
Non c’entra nulla con i vegani e i vegetariani. Neanche con le religioni orientali. Il digiuno dei discepoli di Cristo è un sinonimo di “verità”. Per vivere nell’autenticità è necessario digiunare, perché la nostra vita non è compiuta né si compirà qui sulla terra. Digiunare è accettare e ricordare a se stessi che ci manca Lui, la pienezza della vita. Ci manca la visione faccia a faccia di Cristo, che è riservata al Cielo. Certo che Lui è con noi ogni giorno, ci accompagna, ci perdona, ci tiene per mano per proteggerci. Ma non è tutto. Noi siamo nati per il paradiso e finché non ci torniamo non saremo pienamente felici. Siamo nati per vivere in Lui eternamente, e qui sono tanti i momenti in cui è come se la sua presenza ci fosse tolta, vero? Quando non capiamo che ci succede; di fronte alle ingiustizie; nella malattia; inceppati nell’aridità. E’ così, qui sulla terra il cammino è accidentato, e l’inganno più grande, quello che ha devastato il mondo nel secolo scorso ad esempio, è credere di poterlo aggiustare sino a farlo diventare un paradiso. No, è una menzogna, che genera pretese e giudizi, sogni e chimere che strozzano gli altri. Tuo figlio è debole, punto. Come te e tuo marito. Fragili, incostanti, mendicanti ogni istante dell’amore che dà senso alla vita. Digiunare è lottare contro le tentazioni delle ideologie e delle utopie; è smettere di pretendere giustizia su questa terra; è arrendersi alle debolezze. E’ dire a se stessi e a Cristo che abbiamo bisogno di Lui, solo di Lui e che senza la Pasqua moriamo di fame.