lunedì 16 febbraio 2015

Lunedì della VI settimana del Tempo Ordinario



Il  tweet di Papa Francesco: "Gesù è venuto a portare la gioia a tutti e per sempre." (16 febbraio 2015)

*

Obbedienza ai segni del reale, questa è la prima regola morale. 

Charles Peguy


*
Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione». E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda. 
 (Dal Vangelo secondo Marco 8,11-13)
*

Di nuovo lunedì, di nuovo i luoghi di ogni giorno, gli stessi colleghi, i professori e i compagni di scuola. Di nuovo i problemi lasciati in sospeso venerdì, e gli altri che si affacceranno, beffardi, a rapirci il tempo e la pace. E in questa buco nero che si chiama lunedì, una delle poche, forse l'unica difesa che abbiamo è "discutere". Fateci caso, sembra essere l’occupazione principale. Basta accendere il televisore, passare due minuti a una riunione di condominio, entrare in un'aula parlamentare. Ma anche a casa, vero?, e in ufficio, sull'autobus, dal panettiere. Discutiamo su tutto, ma in fondo gli oggetti del contendere sono solo pretesti, perché la "discussione" non è che l'arma con la quale difendiamo noi stessi. Anche quando discuti con tua moglie per i figli, bastano trenta secondi e già non ricordi più il perché, mentre stai vibrando nell'aria accuse e recriminazioni che nulla c'entrano con il bene dei pargoli. Perché quello che ci muove è lo stesso orgoglio dei farisei, che dagli altri e da Dio esige un "segno" che confermi le proprie idee, i criteri, i progetti, i giudizi; tutta roba alla quale restiamo aggrappati perché sono gli ultimi frammenti del nostro io ormai dilaniato dalla menzogna. Quando il demonio riesce ad avvelenarci separandoci da Dio, infatti, ci disintegriamo come investiti da una granata. Smarriamo la nostra identità e nulla ha più senso. Quando "discutiamo", 99 volte su 100 è perché non ci ritroviamo più e vorremmo recuperare noi stessi, la dignità e il valore perduti, nei "segni" di affetto, rispetto, stima e considerazione che esigiamo dagli altri. Come i farisei, ciechi su se stessi ma illusi di non esserlo; credevano di essere pii e di sapere chi fosse Gesù, e per suffragare questa convinzione che li faceva sentire importanti, gli chiedono un "segno dal Cielo", certi che non avrebbe potuto offrirglielo. D'altronde ne avevano avuti tanti, ma per loro valevano zero perché li smascheravano, e questo era insopportabile. Come accade a noi quando gli altri non ci offrono i "segni" che esigiamo. "Questa generazione - la nostra - chiede un segno” perché non ammette d’essere perversa e adultera. Per questo noi, che ne facciamo parte, non desideriamo conoscere Gesù con un cuore contrito per accogliere la sua salvezza; continuiamo invece a difendere stoltamente il nulla che ci fa soffrire. Ma Lui ci ama davvero, rispettando la nostra libertà; così, quando lo avviciniamo per “discutere” con Lui esigendo che trasformi i fatti e le persone in “segni” che diano lustro al nostro ego malato, Gesù ci lascia laddove abbiamo deciso di rimanere, fuori dalla sua barca. Ovvero al di qua della Pasqua, in Egitto, schiavi di un faraone che non ha pietà. Ma attenzione, proprio il rifiuto di viziare il nostro uomo vecchio è “il segno dal Cielo” che Cristo ci offre, perché è l’amore autentico che la carne non conosce. Sulla terra, infatti, siamo abituati a muoverci spinti dalle passioni, tra compromessi e rifiuti sdegnati. Ma Dio non è così, Lui “sospira profondamente” traendo dalle viscere di suo Figlio la compassione che ha per tutti noi: essa si fa carne per giungere alla nostra carne e salvarla! Si fa cioè storia, quella che viviamo dopo ogni “discussione”, e nella quale Gesù entra per incontrarci. Lui stesso è il “segno” che, orgogliosi come siamo, possiamo riconoscere solo nel fallimento. Coraggio allora, perché anche in questa settimana Lui ci attende dove, sfiancati dalle discussioni, ci ritroveremo soli. E no, non ci lascia in Egitto; sale sulla barca senza di noi per aprirci un cammino in mezzo al mare che ci spaventa, alla realtà che cerchiamo di allontanare discutendo. La barca è però immagine della Chiesa attraverso la quale Gesù ci viene a riprendere ogni giorno per farci passare con Lui in mezzo alle difficoltà. Coraggio allora, per vivere autenticamente basta lasciarci amare così come siamo, e accogliere il Santo “sospiro” di Cristo che fa di noi un “segno nel Segno”, per tutti, offrendo loro il perdono "celeste" che dissolve ogni sterile "discussione".