lunedì 5 ottobre 2015

A te che sei in lotta contro la compulsione sessuale...


Punto numero 1 
Caro amico, parlo a te che mi leggi: se non provi il benché minimo disagio nel tuo rapporto con la masturbazione e la sessualità compulsiva, se non hai alcun interesse ad acquisire maggiore autocontrollo, smetti pure di leggere. Questo scritto non fa per te.
Non ne ricaveresti alcun beneficio perché non hai nessuna motivazione a cambiare qualcosa di te.
Se sei felice e trovi beneficio a godere della tua genitalità come meglio credi, sono contento per te. Continua così.


Punto numero 2
Se invece sei logorato, estenuato dalla lotta contro la masturbazione e la sessualità compulsiva, rilassati. Stai lottando contro forze più grandi di te. La sessualità, quando diventa compulsione, come tutte le compulsioni, non è completamente sotto il nostro controllo.
Quindi comincia a respirare e a volerti un po' più bene.


Punto numero 3
Non sentirti troppo in colpa.
Il senso di colpa schiaccia la buona volontà ed è nemico del cambiamento. Sicuramente ti sei sentito dire tante volte, forse anche in confessionale, che stai facendo una cosa disgustosa, che sei in peccato mortale, che sono atti contro natura.
Non è il mio campo. Io non sono un teologo.
Qualche sacerdote o esperto di teologia potrà spiegarti meglio di me gli aspetti spirituali di questa difficile questione.
Io mi limito a dirti che non è "tutta colpa tua".
Una parte delle nostre attività e sensazioni è sotto il controllo di alcune potenti sostanze chiamate ormoni. Riprendere il controllo è possibile, ma non è la decisione di un momento. È piuttosto il frutto di un percorso.
Platone descriveva l'animo umano con la metafora del carro trainato da due cavalli: quello bianco, lo spirito, il sentimento che attira al trascendente, che ambisce a cose alte, che eleva verso il divino, e quello nero, l'irrazionalità, la passionalità travolgente, che se si imbizzarrisce porta fuori strada il carro.
Talvolta il cavallo nero prende il sopravvento e fa deviare il carro, ma poco alla volta il cavallo bianco può riprendere le redini e il comando.
È curioso come gli studi di neuroscienze oggi stiano confermando che anche il nostro cervello è diviso tra un emisfero più logico - razionale (il sinistro) e uno più creativo - irrazionale (il destro).
Pare che la nostra "centrale di comando", il cervello appunto, sia davvero un carro trainato da due cavalli!
Certo... scientificamente parlando la questione è ben più complessa, ma in questa metafora filosofica c'è davvero molta saggezza, credo.


Punto numero 4
Nella metafora di Platone c'è una terza figura, quella dell'auriga.
Le interpretazioni potrebbero essere tante.
A me piace identificarlo con la volontà.
Puoi tornare a dominare il carro, ma per farlo innanzitutto occorrono due atti di volontà.
Il primo per deciderti, per dire il tuo "Sì", per guardarti nello specchio e dire a te stesso chi vuoi diventare.
Il secondo per resistere a tutte le sbandate che ancora - inevitabilmente - ci saranno. 

Punto numero 5
E mettiti l'anima in pace, perché di sbandate ce ne saranno parecchie.
Potresti arrivare addirittura a fare cose peggiori di quelle che hai fatto prima. Potresti in qualche momento sentire
una fitta di dolore insopportabile.
Ma non ti scoraggiare. In virtù di quel primo atto di volontà, abbi fiducia.
Se senti dolore significa che stai combattendo, che non ti sei atrofizzato.

Punto numero 6
Non essere troppo severo con te stesso.
L'equilibrio arriverà piano piano, non in un momento di estasi mistica. Sull'onda di una particolare esperienza di fede, di un incontro con una persona in grado di donarti quell'abbraccio paterno o materno che hai sempre cercato, puoi sentirti galvanizzato.
Questo è un ottimo momento per ascoltarti profondamente, per metterti in contatto con la tua coscienza e deciderti per quel primo atto di volontà.
Ma non illuderti che sia quello definitivo.
Se sei stato nel vizio, magari per molto tempo come me, facilmente ci ricadrai. Non è perché "sei cattivo" ma perché il vizio è come le sabbie mobili, è come una pianta rampicante che piano piano ti afferra le caviglie e non ti vuole mollare.
Abbi pazienza.
E sii buono con te stesso.
Più ti darai addosso, più strepiterai per la tua manchevolezza e più si stringerà il nodo e sarà difficile sciogliere il laccio dalle tue caviglie.
La prima volta stringerai i denti, ma alla fine cadrai.
La seconda volta ancora. E anche la terza.
La quarta volta forse riuscirai a dilazionare un po' la caduta. E magari comincerai a tenere il conto di "quanti giorni sono passati dall'ultima volta".
Poi ricadrai. Probabilmente ti sentirai stupido e penserai di aver fallito. Te lo dico con il cuore in mano: proprio in quel momento, cerca di abbracciarti e di amarti. Rialzati, regalati una coccola (di quelle che ti piacciono tanto!) e guarda avanti.
E sarà così che un bel giorno ti volterai indietro e ti accorgerai che non ti ricordi nemmeno più quanto tempo è passato dall'ultima volta, che non senti più nemmeno l'esigenza di tenere il conto.

Punto numero 7
La battaglia è finita finalmente?
Probabilmente no. Ricadrai ancora forse. Ci saranno momenti particolarmente dolorosi e difficili in cui il cavallo nero si risveglierà e tornerà a fare le bizze, ma ormai avrai imparato l'arte del combattimento.
Che poi non è l'arte del combattimento, ma l'arte del volersi bene... anche (e sopratutto) nella propria debolezza.
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