
(Luis Antonio G. Tagle) Sappiamo che i negoziati sul clima che si terranno a Parigi nel dicembre 2015 potrebbero essere l’ultima vera opportunità per negoziare un accordo volto a mantenere l’aumento della temperatura globale causato dall’uomo al di sotto di 1,5 gradi centigradi. Tuttavia, Papa Francesco va oltre, dicendo che si «rende indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi» (Laudato si’, 53). Ciò che davvero desideriamo e auspichiamo è un accordo globale equo e vincolante sul cambiamento climatico che abbia al centro i bisogni dei popoli più poveri e vulnerabili del mondo.
L’obiettivo a lungo termine di restare al di sotto degli 1,5 gradi è fondamentale se la nostra casa comune e i poveri davvero ci preoccupano. A tale obiettivo deve ora corrispondere l’azione, prima e dopo il 2020. Deve contenere meccanismi che ci permettano di monitorare e aumentare il livello dei risultati attraverso cicli di revisione piuttosto che accontentarci di risultati modesti. Significa anche abbandonare modelli economici basati esclusivamente sull’estrazione e il consumo di carburanti fossili per andare verso sistemi energetici ed economie sostenibili, convenienti e inclusivi, che assicurino partecipazione, uguaglianza ed equità a tutti i livelli. Abbiamo bisogno di nuovi modelli di sviluppo che non danneggino ulteriormente il clima e facciano uscire la gente dalla povertà. Occorre consultare le comunità povere riguardo allo sviluppo che desiderano e che potrebbe portare loro benefici. Per tutto ciò è essenziale porre fine all’era dei carburanti fossili, ridurre le emissioni di carburanti fossili e introdurre fonti al 100 per cento rinnovabili, con energia sostenibile accessibile a tutti.
Dalla prospettiva dell’ecologia integrale, dove la nostra preoccupazione per l’ambiente va di pari passo con l’amore preferenziale per i poveri e la ricerca del bene comune, affrontare il cambiamento climatico riguarda anche in modo diretto lo sradicamento della povertà, della fame e della malnutrizione. L’ecologia integrale esige, nel trattato di Parigi, un approccio basato sui diritti umani. In particolare, per garantire il diritto di ogni persona di avere sempre accesso a un’alimentazione adeguata, speriamo in un accordo che riconosca il primato della sicurezza alimentare per tutti.
Il nord del mondo ha un debito ecologico verso il sud, dovuto all’uso sproporzionato e prolungato delle risorse naturali da parte di alcuni Paesi, che ha portato agli squilibri economici e alle disuguaglianze che osserviamo oggi. Questo debito, che è anche intergenerazionale, deve essere riconosciuto e saldato da quanti hanno più potere di produrre un cambiamento riducendo le emissioni di gas e fornendo una finanza climatica. Almeno il 50 per cento delle finanze pubbliche dovrebbe essere destinato ad aiutare i Paesi in via di sviluppo a rispondere alle loro esigenze di adattamento. Senza queste compensazioni non è corretto chiedere ai Paesi poveri, che sono quelli maggiormente colpiti dal cambiamento climatico, di fare di più.
Anche se come cattolici dobbiamo avere speranza, non siamo degli ingenui. I processi politici, seppure necessari, sono inadatti a risolvere i problemi collegati alla creazione. Papa Francesco ci esorta tutti a una «conversione ecologica». Tutti, quindi, hanno un ruolo da svolgere. Con la grazia di Dio dobbiamo liberarci da ciò che è negativo, inefficace e violento ed entrare in dialogo con la nostra famiglia globale. Ciò esige un processo di comunicazione globale e di ascolto nella verità, un esame di coscienza globale, un’ammissione globale dei fallimenti e delle colpe, nonché la decisione globale di combattere il male già fatto. Dobbiamo riconoscere la nostra vocazione umana a vivere con e per la famiglia del creato come custodi, e non come padroni. Perciò dobbiamo essere energici, motivati e creativi, ma mai dominanti e ingiuriosi. Papa Francesco ci sfida a rivedere i nostri valori e stili di vita. Invita a una cultura della solidarietà globale, in cui coloro che storicamente hanno consumato di più si contengano, sicché, vivendo loro in modo semplice, altri possano avere i mezzi semplicemente per vivere. Dobbiamo ritrovare la gratitudine, la generosità, la cura, il sostegno e la condivisione come antidoti all’accumulo sfrenato e all’individualismo. Mentre assistiamo al terribile flusso verso l’Europa di gente in fuga dalla guerra e dall’oppressione, vediamo anche il potere salvifico della solidarietà nella calorosa accoglienza e nel generoso sostegno delle persone in tutto il mondo. Come ha scritto Papa Francesco nellaLaudato si’, «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (n. 139).
Abbiamo lanciato la sfida ai leader mondiali e a quanti prendono le decisioni. Invito tutti voi che partecipate a questa storica settantesima assemblea generale presso le Nazioni Unite, di esercitare tutta l’influenza o l’autorità che possedete per giungere a decisioni che pongano l’umanità su un cammino diverso. Tutti voi siete abili comunicatori che possono raggiungere quanti sono in grado di realizzare un cambiamento. Come ha dichiarato Papa Francesco: «La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti» (Laudato si’, 169). «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine» (Ibidem, 178). So e confido che in questa sala, in questo centro congressi, in questa città, ci sono persone dotate di coscienza e di coraggio per guidare l’umanità in una nuova direzione. Papa Francesco domanda: «Perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?» (Ibidem, 57). Se i leader delle nazioni lavoreranno insieme in modo deciso nell’affrontare la crisi climatica globale, le loro rispettive nazioni ne usciranno rafforzate e avvantaggiate. L’attenzione per la nostra casa comune potrebbe abbattere le barriere ideologiche che separano le nazioni, sostituendole con ponti di preoccupazione reciproca.
Cop21 deve essere l’inizio di una modifica a lungo termine del modo di affrontare il cambiamento climatico. La Chiesa cattolica sostiene quanti si impegnano. Ma dopo i negoziati di Parigi, avremo bisogno di un’azione urgente. In che modo lo slancio politico generato a Parigi porterà a una trasformazione profonda per tutti noi? Come membri della famiglia umana dobbiamo agire per la nostra conversione ecologica. Il messaggio dell’enciclica deve permeare la società, dalle persone più povere che soffrono ingiustamente, all’élite che ha l’immenso potere di realizzare un cambiamento globale e tuttavia spesso rifugge da questa responsabilità. Noi, come leader della Chiesa, abbiamo il compito di assicurare che i fedeli cristiani prendano a cuore il messaggio dell’enciclica di Papa Francesco, promovendo una spiritualità cristiana d’integrità ecologica. Se permettiamo all’amore di Dio d’ispirarci, il nostro lavoro mostrerà questo stesso amore che può trasformare il “riscaldamento globale” climatico in un riscaldarsi dei cuori per i poveri del mondo.
L'Osservatore Romano