Di seguito i Discorsi che il grande vescovo di Ippona ha dedicato alla Epifania.
DISCORSO 199
EPIFANIA DEL SIGNORE
Cristo pietra angolare.
1. 1. Non molto tempo fa abbiamo celebrato il giorno in cui il Signore è nato dai Giudei; oggi celebriamo il giorno in cui è stato adorato dai pagani. Poiché la salvezza viene dai Giudei; ma questa salvezza (sarà portata) fino agli estremi confini del mondo. In quel giorno lo adorarono i pastori, oggi i magi; a quelli lo annunciarono gli angeli, a questi una stella. Tutti e due l'appresero per intervento celeste, quando videro in terra il re del cielo, perché ci fosse gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha unito i due in un popolo solo. Già, fin da quando il bambino è nato e annunziato, si presenta come pietra angolare, tale si manifesta già nello stesso momento della nascita. Già cominciò a congiungere in sé le due pareti poste in diverse direzioni, chiamando i pastori dalla Giudea, i magi dall'Oriente: Per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo e ristabilire la pace; pace tanto a quelli che erano lontani tanto a quelli che erano vicini. I pastori accorrendo da vicino lo stesso giorno della nascita, i magi arrivando oggi da lontano hanno consegnato ai posteri due giorni diversi da celebrare, pur avendo ambedue contemplato la medesima luce del mondo.
La fede dei magi e l'incredulità dei Giudei.
1. 2. Oggi bisogna parlare dei magi che la fede ha condotto a Cristo da terre lontane. Vennero e lo cercarono dicendo: Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo. Annunziano e chiedono, credono e cercano, come per simboleggiare coloro che camminano nella fede e desiderano la visione. Non erano già nati tante volte in Giudea altri re dei Giudei? Come mai questo viene conosciuto da stranieri attraverso segni celesti e viene cercato in terra, risplende nell'alto del cielo e si nasconde umilmente? I magi vedono la stella in Oriente e capiscono che in Giudea è nato un re. Chi è questo re tanto piccolo e tanto grande, che in terra non parla ancora e in cielo già dà ordini? Proprio per noi - perché volle farsi conoscere da noi tramite le sue sante Scritture - volle che anche i magi credessero in lui attraverso i suoi profeti, pur avendo dato ad essi un segno così chiaro in cielo e pur avendo rivelato ai loro cuori di essere nato in Giudea. Nel cercare la città nella quale era nato colui che desideravano vedere e adorare, fu per essi necessario informarsi presso i capi dei Giudei. E questi, attingendo dalla sacra Scrittura che avevano sulle labbra ma non nel cuore, presentarono, da infedeli a persone divenute credenti, la grazia della fede, menzogneri nel loro cuore, veritieri a loro proprio danno. Quanto sarebbe stato meglio infatti se si fossero uniti a quelli che cercavano il Cristo, dopo aver sentito dire da essi che, veduta la sua stella, erano venuti desiderosi di adorarlo? se li avessero accompagnati essi stessi a Betlemme di Giuda, la città che avevano ad essi indicato seguendo le indicazioni dei Libri divini? se insieme ad essi avessero veduto, avessero compreso, avessero adorato? Invece, mentre hanno indicato ad altri la fonte della vita, essi ora sono morti di sete. È successo loro come alle pietre miliari: mentre hanno dato indicazioni ai viandanti in cammino, essi son rimasti inerti e immobili. I magi cercavano il Signore per trovarlo, Erode lo cercava per ucciderlo, i Giudei leggevano in quale città doveva nascere ma non comprendevano che era quello il tempo in cui sarebbe venuto. Tra il religioso amore dei magi e il crudele timore di Erode, essi vaneggiarono indicando giustamente la città di Betlemme. Il Cristo lì nato lo avrebbero negato non allora, che neppure lo cercarono, ma più tardi, quando lo avrebbero visto; e l'avrebbero ucciso non allora, muto bambino, ma più tardi, quando avrebbe parlato. Più felice piuttosto l'incoscienza dei bambini uccisi da Erode spaventato, che la scienza di costoro consultati da Erode turbato. Quelli poterono soffrire per Cristo, non potendolo ancora confessare; i Giudei invece non hanno accolto la verità da lui poi insegnata, mentre ne avevano potuto conoscere la città di nascita.
Contro l'oroscopia.
2. 3. È vero che la stella condusse i magi proprio nel luogo ove il Dio Verbo era bambino. Ma arrossisca la sacrilega stupidità e quella, per così dire, pseudoscienza ignorante di chi da questo fatto arguisce che Cristo sia nato sotto l'influsso delle stelle. La motivazione? È scritto nel Vangelo che, quando è nato, i magi hanno visto la sua stella in Oriente. Ciò non sarebbe vero neanche se gli uomini nascessero veramente sotto l'influsso degli astri: perché essi nascono nella condizione di natura mortale e non per proprio volere come il Figlio di Dio. Che Cristo sia nato sotto il volere degli astri è tanto incompatibile con la verità, che nessun credente in Cristo - che sia ortodosso - può pensare che in questa maniera possa mai nascere alcun uomo. Sostengano pure quei menzogneri le loro stupide opinioni sugli oroscopi degli uomini, neghino la libera volontà con la quale peccano, s'inventino il destino per scusare i propri peccati, si sforzino pure di addebitare al cielo il loro malvagio comportamento, per il quale sulla terra sono detestati dagli altri uomini; asseriscano, mentendo, che è colpa degli astri. Ciascuno di essi rifletta però se non ritiene di dover dirigere con autorità - qualunque essa sia - non dico la sua vita, ma la sua famiglia; se per caso, in base a queste sue teorie, non permetta di battere in casa i suoi servi che sbagliano, se prima non si sente in dovere di bestemmiare i suoi dèi che splendono in cielo. Tuttavia costoro neanche in base alle loro menzognere fantasticherie e ai loro libri - che oltre a non essere profetici sono del tutto falsi - possono affermare che Cristo sia nato sotto l'influsso degli astri, per il motivo che dopo la sua nascita i magi videro in Oriente la sua stella. Da questo fatto si deduce non che Cristo nacque sotto l'influsso della stella, ma che anzi si manifestò come suo Signore. Infatti la stella non mantenne il suo normale corso astronomico, ma mostrò la via agli uomini che cercavano il Cristo, fino al luogo in cui era nato. Perciò non la stella fece nascere Cristo in modo mirabile, ma Cristo fece apparire la stella in modo mirabile. Non la stella stabilì gli eventi straordinari di Cristo, ma Cristo incluse la stella nei suoi eventi straordinari. Colui che, nato dal Padre, ha creato il cielo e la terra, nato da madre mostrò alla terra dal cielo una nuova stella. Alla sua nascita un bagliore nuovo è apparso con la stella, mentre alla sua morte la luce usuale del sole si è oscurata. Alla sua nascita il cielo risplendette di nuova luce, alla sua morte gli inferi tremarono di nuovo terrore, alla sua risurrezione i discepoli si accesero di nuovo amore, alla sua ascensione i cieli si aprirono a nuovo ossequio. Celebriamo dunque con devota solennità anche questo giorno, in cui i magi venuti di mezzo ai pagani hanno adorato il Cristo che avevano conosciuto , come abbiamo celebrato il giorno in cui i pastori giudei videro il Cristo nato. Lo stesso Signore Dio nostro infatti scelse di mezzo ai Giudei gli Apostoli come pastori, per riunire per mezzo di essi, anche di tra mezzo ai pagani, i peccatori da condurre alla salvezza.
DISCORSO 200
EPIFANIA DEL SIGNORE
Epifania: manifestazione di Cristo.
1. 1. I magi vennero dall'Oriente per adorare il bambino nato dalla Vergine. Oggi celebriamo questa ricorrenza, alla quale diamo la dovuta solennità e paghiamo il debito di un discorso. Questo giorno rifulse per primo ai magi, a noi ritorna con festosa ricorrenza annuale. I magi erano le primizie dei pagani, noi siamo il popolo dei pagani. A noi questo giorno è stato annunciato dalla parola degli Apostoli, ai magi dalla stella, come fosse parola dei cieli; e anche a noi gli Apostoli, come fossero cieli, hanno narrato la gloria di Dio. Come infatti non riconosceremo in essi quei cieli, essi che son diventati sede di Dio? Come sta scritto: L'anima del giusto è la sede della sapienza. Per opera di questi cieli il creatore e abitatore dei cieli fece sentire la sua voce; il mondo tremò al tuono della sua voce ed ora è divenuto credente. Grande sacramento! Giaceva in una mangiatoia e guidava i magi dall'Oriente. Era nascosto in una stalla e veniva riconosciuto in un segno celeste perché, riconosciuto nel segno celeste, venisse ritrovato nella stalla. E così questo giorno si chiamò "Epifania" che in latino si può tradurre con manifestazione. Ci si manifestano insieme la sua grandezza e la sua umiltà: mentre si manifestava nell'immensità del cielo con i segni degli astri, si faceva trovare, dopo essere stato cercato, in un angusto rifugio; debole nelle carni di un bambino, avvolto in panni da bambino veniva adorato dai magi e temuto dai malvagi.
La paura di Erode.
1. 2. Ebbe infatti paura di lui il re Erode, quando i magi glielo annunziarono, mentre stavano ancora cercando il bambino che tramite il segno celeste che avevano ricevuto, sapevano già nato. Che cosa sarà il tribunale di Dio giudice se la culla di Dio bambino ha incusso terrore a superbi re? Molto più assennatamente ora i re non cercano di ucciderlo, come ha tentato Erode, ma piuttosto volentieri lo adorano, come i magi; ora soprattutto che ha sostenuto dai nemici, anche per gli stessi nemici, quella morte che il nemico Erode desiderava dargli e che, ucciso, ha ucciso la morte nel suo corpo. Ora sì, abbiano i re più timore di colui che siede alla destra del Padre e del quale l'empio re Erode ebbe paura quando ancora succhiava dal seno della madre. Ascoltino quanto è scritto: E ora, o re, abbiate senno; rinsavite voi che siete gli arbitri della terra: servite il Signore con timore; con tremore esultate davanti a lui. Quel sommo re, che punisce i re empi e sostiene i pii, non è nato come nascono i re del mondo; anch'egli è nato, ma il suo regno non è di questo mondo. La nobiltà del figlio fu la verginità della madre, la nobiltà della madre fu la divinità del figlio. Mentre erano stati tanti i re dei Giudei già nati e defunti, i magi non cercarono nessuno di essi per adorarlo, perché di nessuno di essi il cielo aveva loro parlato.
L'incredulità dei Giudei.
2. 3. Non bisogna neanche tralasciare di dire che questa illuminazione dei magi costituì una prova irrefutabile della cecità dei Giudei. I magi cercavano nel paese dei Giudei colui che i Giudei non riuscirono a riconoscere pur essendo in mezzo a loro. In mezzo ai Giudei i magi trovarono il bambino che essi poi non accettarono quando insegnava in mezzo a loro. I magi, pellegrini in queste terre da paesi lontani, adorarono il Cristo bambino che ancora non parlava; i suoi concittadini lo crocifissero, in età ancora giovane, mentre operava prodigi. I magi riconobbero Dio in quel corpicino; questi, pur davanti ai prodigi, non lo risparmiarono neanche come uomo. Come se fosse stato più strepitoso vedere una nuova stella che ha brillato alla sua nascita, anziché il sole che ha pianto nella sua morte. La stella, che condusse i magi al luogo dove si trovava con la vergine madre il Dio bambino, certamente poteva condurli direttamente a quella città; tuttavia si nascose e non apparve loro di nuovo se non quando ebbero interrogato i Giudei sulla città in cui doveva nascere il Cristo - perché fossero essi ad indicarla seguendo la profezia della divina Scrittura - ed essi risposero: In Betlemme di Giuda. Così infatti è stato scritto dal profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo la minore fra le città di Giuda, perché da te uscirà un capo che guiderà Israele, mio popolo. Tutto questo che cosa ha significato nei disegni della divina Provvidenza se non che presso i Giudei sarebbero rimaste soltanto le divine Scritture, con le quali i pagani si sarebbero istruiti e i Giudei accecati? Che le avrebbero conservate non come aiuto alla propria salvezza, ma come testimonianza della nostra salvezza? Infatti oggi, quando riferiamo queste antiche profezie riguardanti il Cristo, rese chiare ed evidenti alla luce degli eventi già avvenuti, se per caso dei pagani, che noi vogliamo convertire, dicessero che sono state inventate da noi, che non sono state pronunciate prima ma posteriormente agli eventi accaduti, così da credere che siano state profetizzate cose già avvenute; noi, per fugare il dubbio di questi pagani, presentiamo i codici dei Giudei. I pagani erano rappresentati già da quei magi, ai quali i Giudei, tramite le parole divine, indicavano la città in cui è nato Cristo. I Giudei però né lo cercavano né lo riconoscevano.
L'unico nuovo popolo.
3. 4. Ora dunque, carissimi, figli ed eredi della grazia, considerate la vostra chiamata e aderite con tenacissimo amore al Cristo che si è manifestato ai Giudei e ai pagani come pietra angolare. Si è manifestato già fin dalla culla della sua infanzia a quelli che erano vicini e a quelli che erano lontani: ai Giudei nei vicini pastori ai pagani nei lontani magi. Si pensa che i pastori siano venuti a lui nello stesso giorno in cui è nato, i magi invece in questo giorno. Si è manifestato ai primi, benché non fossero dotti e agli altri benché non fossero giusti. La caratteristica infatti della rozzezza dei pastori è l'ignoranza, e delle pratiche sacrileghe dei magi è l'empietà. Quella pietra angolare congiunse ambedue a sé: infatti è venuto a scegliere ciò che è stolto per il mondo per confondere i sapienti e a chiamare non i giusti ma i peccatori, affinché nessuno, per quanto importante, s'insuperbisca e nessuno per quanto miserabile, si disperi. Per questo gli scribi e i farisei, stimandosi troppo dotti e troppo giusti, scartarono dalla loro costruzione questa pietra di cui avevano indicato la città natale leggendo le parole dei profeti. Ma egli è divenuto testata d'angolo e quanto indicò nella nascita lo completò nella passione. Congiungiamoci a lui insieme all'altra parete comprendente il resto d'Israele, che si è salvato per gratuita elezione. Quei pastori prefiguravano questo resto che si sarebbe congiunto a lui da vicino, affinché anche noi - la cui chiamata da lontano era significata dalla venuta dei magi - fossimo non più pellegrini e ospiti ma diventassimo concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, costruiti insieme sopra il fondamento degli Apostoli e dei profeti, avendo per pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. Egli ha fatto dei due un popolo solo, affinché in quest'uno amassimo l'unità e avessimo una infaticabile premura di raccogliere i rami che, pur innestati da un olivo selvatico, spezzati dalla superbia, sono diventati eretici. Dio infatti ha il potere di innestarli di nuovo.
DISCORSO 201
EPIFANIA DEL SIGNORE
La manifestazione di Cristo ai pagani.
1. Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore, in questo giorno celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani. In quel giorno i pastori giudei lo videro appena nato, oggi i magi venuti dall'Oriente lo hanno adorato. Era nato infatti colui che è la pietra angolare, la pace fra le due pareti, provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, provenienti da opposte direzioni; perché si unissero in lui che è diventato la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei magi. Di lì ha avuto origine quel che doveva portare frutti e crescere per tutto il mondo. Questi due giorni, del Natale e della manifestazione del nostro Signore, sono perciò a noi molto cari e pieni di letizia spirituale. I pastori Giudei sono stati condotti a lui dall'annunzio di un angelo, i magi pagani dall'apparizione di una stella. Questa stella ha scompigliato i computi privi di fondamento degli astrologi e i loro presagi, mentre ha fatto intendere agli adoratori degli astri che bisogna piuttosto adorare il creatore del cielo e della terra. Nella sua nascita fece apparire una stella nuova colui che nella sua morte oscurò l'antico sole. In quella luce ha avuto inizio la fede dei pagani; in quelle tenebre fu riprovata la perfidia dei Giudei. Che cosa era quella stella, che mai prima apparve tra le altre stelle né poi si fece più vedere? Che cosa era se non splendida lingua del cielo per narrare la gloria di Dio, per gridare a tutti con insolito bagliore l'insolito parto di una vergine? Della sua mancata apparizione successiva ha preso il posto il Vangelo nel mondo intero. Che cosa dissero i magi giungendo a Gerusalemme? Dove è nato il Re dei Giudei? Che cosa significa questa domanda? Non erano nati precedentemente tanti re dei Giudei? Perché desideravano così ardentemente conoscere e adorare il re di un popolo straniero? Abbiamo visto infatti - aggiunsero - la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo. L'avrebbero ricercato con tanta passione, l'avrebbero desiderato con tanto pio affetto se non avessero riconosciuto nel re dei Giudei anche il re dei secoli?.
Pilato e i magi prefigurazione della conversione dei pagani.
2. Anche Pilato fu ispirato da un certo soffio di verità quando nella crocifissione di Cristo fece scrivere sul titolo della sentenza: Re dei Giudei. I Giudei, proprio essi così pieni di errori, tentarono di farlo correggere. Ma Pilato rispose loro: Ciò che ho scritto, ho scritto. Era stato infatti già predetto nel Salmo: Non distruggere l'iscrizione del titolo. Poniamo attenzione a questo grande e mirabile sacramento. I magi venivano dai pagani e anche Pilato veniva dai pagani. Quelli videro la stella nel cielo, costui fece scrivere il titolo sulla croce; ambedue tuttavia o cercavano o riconoscevano il re non dei pagani ma dei Giudei. I Giudei invece da parte loro né seguirono la stella né approvarono il titolo. Infatti veniva già prefigurato quanto poi lo stesso Signore disse: Molti verranno dall'Oriente e dall'Occidente e si assideranno a mensa con Abramo ed Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori. Infatti i magi erano venuti dall'Oriente, Pilato dall'Occidente. Quelli riconoscevano il re dei Giudei in Cristo che sorgeva, cioè nasceva; costui lo riconosceva in Cristo che tramontava, cioè moriva. Così che potevano assidersi a mensa nel regno dei cieli con Abramo e Isacco e Giacobbe, dai quali i Giudei traevano origine, non discendenti da essi per generazione carnale, ma inseriti in essi con la fede. Veniva così prefigurato l'oleastro selvatico - di cui parla l'Apostolo - da innestare nell'olivo domestico. Cristo veniva cercato o riconosciuto dagli stessi pagani come re dei Giudei, non dei pagani, perché l'oleastro selvatico veniva innestato nell'olivo domestico, non l'olivo domestico nell'oleastro. I rami che si sarebbero spezzati, cioè i Giudei infedeli, ai magi che chiedevano dove Cristo sarebbe nato risposero: In Betlemme di Giuda; e a Pilato, che li biasimava perché volevano crocifiggere il loro re, resistettero con forte pertinacia. Pertanto i magi lo adorarono, mentre i Giudei si limitarono a indicare loro il luogo dove Cristo era nato: tramite la Scrittura, che i Giudei hanno ricevuto, noi conosciamo Cristo. Pilato, un pagano, si lavò le mani, mentre i Giudei reclamavano la condanna a morte di Cristo: con il sangue che i Giudei hanno sparso noi abbiamo lavato i nostri peccati. Della testimonianza che Pilato diede attraverso l'iscrizione del titolo, nel quale fece scrivere che Cristo era il re dei Giudei, si deve però parlare in altro luogo, nel tempo della passione.
I Giudei custodi delle Scritture.
3. Ora, rimanendo nell'argomento della manifestazione di Cristo che è nato, diremo le poche cose che ci son rimaste da dire sul giorno di questa manifestazione - che con termine greco si dice "Epifania" - con la quale Cristo cominciò a manifestarsi ai pagani quando i magi andarono ad adorarlo. Mi piace considerare ancora una volta il fatto che ai magi che chiedevano dove Cristo sarebbe nato i Giudei risposero: In Betlemme di Giuda e tuttavia essi non andarono da lui; ma, ritiratisi essi, la stella che avevano visto prima guidò i magi al luogo dove si trovava il bambino; e così mostrò che poteva indicare anche la città, ma si sottrasse per un po' di tempo alla loro vista perché i Giudei potessero essere interpellati. E i Giudei sono stati interpellati per provare che essi custodivano le parole divine non per la propria salvezza e conoscenza, ma per quella dei pagani. Quel popolo infatti è stato cacciato dalla propria terra e disperso per tutto il mondo per diventare ovunque, suo malgrado, testimone di quella fede di cui sono nemici. Perduti infatti il tempio, il sacrificio, il sacerdozio e la stessa terra, conservano il proprio nome e la propria fisionomia di popolo mantenendo pochi riti dell'antica legge. Questo perché, mescolati ai pagani, non si disperdano senza conservare alcuna distinzione e così perdano il testimone della verità; come Caino, che invidioso e superbo uccise il fratello giusto, ricevette un segno perché nessuno lo uccidesse. Tutto questo possiamo ben coglierlo anche nel Salmo cinquantotto, doveCristo parla in persona del suo corpo e dice: Il mio Dio mi fa sovrastare ai miei nemici; non ucciderli, perché non si dimentichino della tua legge. In quei nemici della fedecristiana c'è la prova per i pagani di come Cristo sia stato predetto: affinché, vedendo che con tanta chiarezza si sono avverate le profezie, non abbiano a pensare che quelle Scritture siano state inventate dai cristiani, quando vengono loro lette delle profezie riguardanti il Cristo e vedono che si sono compiute. Si presentano dunque loro i codici che sono presso i Giudei; in questo modo Dio ci dà testimonianza servendosi dei nostri nemici; non li uccide, cioè non li fa scomparire del tutto dalla terra, perché non si dimentichino della sua legge: leggendola e mettendo in pratica alcuni suoi precetti, benché in maniera carnale, si ricordano come essi vanno incontro al giudizio mentre rendono testimonianza a noi.
DISCORSO 202
EPIFANIA DEL SIGNORE
Epifania: manifestazione del Signore.
1. 1. La presente circostanza ci sollecita a fare un discorso commemorativo della gioia che ci reca la festa che oggi si celebra nel mondo intero e dell'avvenimento che ricorda con ricorrenza annuale. "Epifania" è un termine greco che in latino si può rendere con "manifestazione". In questo giorno infatti ricordiamo i magi che sono andati ad adorare il Signore, sollecitati dall'apparizione della stella e condotti dalla sua guida. Nel giorno in cui è nato essi videro la stella in Oriente e riconobbero colui che essa aveva loro indicato come nato. Da quel giorno fino ad oggi essi furono in viaggio, spaventarono con il loro annuncio il re Erode, dietro indicazione dei Giudei - che l'avevano desunta dalle Scritture profetiche - trovarono la città di Betlemme, ove il Signore era nato. Sotto la guida della medesima stella arrivarono finalmente al Signore e vedutolo lo adorarono. Offrirono oro, incenso e mirra; poi ritornarono indietro per un'altra strada. Il Signore si è manifestato anche, il giorno stesso della sua nascita, ai pastori avvertiti da un angelo. Nel medesimo giorno fu annunziato anche ai magi tramite una stella, nel lontano Oriente, ma solo in questo giorno fu da essi adorato. Tutta la Chiesa proveniente dai pagani perciò decise di celebrare questo giorno con la massima venerazione: chi furono infatti quei magi se non le primizie dei pagani? I pastori erano israeliti, i magi pagani; quelli venivano da vicino, questi da lontano; ambedue tuttavia corsero verso la pietra angolare. Egli è venuto - dice l'Apostolo - a proclamare la pace, tanto a noi che eravamo lontani, guanto a coloro che erano vicini. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha unito i due in un solo popolo, per creare in se stesso dei due un sol uomo nuovo, ristabilire la pace e riconciliare ambedue con Dio, in un solo corpo, distruggendo in se stesso l'inimicizia.
I magi primizie dei Gentili.
2. 2. A ragione gli eretici donatisti mai hanno voluto celebrare questo giorno con noi: poiché né amano l'unità né hanno comunione con la Chiesa orientale, ove apparve la stella. Noi invece celebriamo, in comunione con tutte le Chiese provenienti dai pagani, la manifestazione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, con la quale egli colse le primizie dei pagani. Allora infatti il bambino, prima ancora che sapesse dire babbo o mamma, ricevette la ricchezza di Damasco e il bottino della Samaria, come era stato profetizzato; cioè prima che con labbra umane potesse pronunciare parole umane, ricevette la ricchezza di Damasco, ossia ciò di cui Damasco andava orgogliosa. Infatti delle ricchezze andava un tempo orgogliosa quella città quando era fiorente secondo l'estimazione del mondo. E tra le ricchezze si dà il primo posto all'oro, che i magi offrirono umilmente a Cristo. Bottino della Samaria sono gli stessi suoi abitanti. Samaria infatti sta al posto di idolatria. Lì infatti il popolo d'Israele, allontanatosi da Dio, si è convertito all'idolatria. In ultima analisi Cristo, che avrebbe debellato in tutto il mondo con le armi spirituali il regno del diavolo, già da bambino sottrasse questo primo bottino al dominio dell'idolatria, allontanando dalla peste di quella superstizione i magi che aveva convertiti a sé per essere da loro adorato. Non ancora su questa terra emetteva parole e già dal cielo parlava tramite la stella, mostrando chi era, perché veniva, per chi veniva, non con voce umana ma con la potenza del Verbo, che si è fatto carne. Questo Verbo, che in principio era Dio presso Dio, si è fatto anche carne per abitare in mezzo a noi: era venuto a noi e rimaneva presso il Padre. Nel cielo non abbandonava gli angeli e sulla terra chiamava a sé gli uomini per mezzo degli angeli; come Verbo risplendeva di incommutabile verità davanti agli spiriti celesti, e per aver trovato solo un angusto rifugio era adagiato in una mangiatoia. In cielo faceva apparire la stella e sulla terra si faceva conoscere per essere adorato. E tuttavia, pur essendo un bambino così potente, così grande, piccolo ancora fugge in Egitto, portatovi dai genitori, a causa della persecuzione di Erode. In tal modo già parlava alle sue membra, non ancora con discorsi ma con la propria vita; pur tacendo insegnava: Se vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra. Portava infatti un corpo mortale nel quale eravamo prefigurati noi e nel quale, a suo tempo, sarebbe morto per noi. Pertanto aveva accettato dai magi non solo l'oro come segno di onore, non solo l'incenso come segno di adorazione, ma anche la mirra come segno di sepoltura. Inoltre nei bambini uccisi da Erode mostrò l'innocenza e la bontà di coloro che sarebbero morti per il suo nome. La loro età di due anni infatti simboleggia il numero dei precetti da cui dipendono tutta la legge e i profeti.
I Giudei testimoni involontari di Cristo.
3. 3. E chi non rimarrà incuriosito su che cosa può significare il fatto che alla domanda dei magi dove sarebbe nato il Cristo, i Giudei diedero risposta traendola dalla Scrittura, però non andarono ad adorarlo insieme a loro? Non vediamo la stessa cosa anche ora, quando dai medesimi sacramenti che conservano, pur nella loro durezza di cuore, niente altro viene testimoniato che Cristo, nel quale non vogliono credere? E quando uccidono l'agnello e mangiano la Pasqua, non indicano chiaramente ai pagani Cristo, che però non vogliono adorare insieme a loro? Che cosa significa il fatto che, per quanto riguarda le testimonianze profetiche che hanno preannunziato Cristo, spesso presentiamo i codici dei Giudei a quegli uomini che sospettano che siano state scritte dai cristiani non prima che si avverassero ma dopo che sono accaduti i fatti? E lo facciamo per fugare dai loro animi questi sospetti. I Giudei non indicano chiaramente anche in questo modo ai pagani il Cristo, che non vogliono adorare insieme a quelli che provengono dai pagani?.
Cambiare vita.
3. 4. Noi dunque, carissimi, di cui quei magi costituivano le primizie; noi, eredità di Cristo sparsa fino agli estremi confini della terra; noi, per i quali è avvenuta l'ostinazione di una parte di Israele perché l'insieme dei pagani potesse entrare: ora che abbiamo conosciuto il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, il quale per incoraggiarci quando nacque trovò rifugio in un angusto tugurio e ora per esaltarci siede nei cieli; ora lo dobbiamo testimoniare qui in terra, in questa dimora del nostro corpo, in modo da non ripassare per la via per la quale siamo venuti e da non ricalcare le orme del nostro anteriore modo di vivere. Questo significa il fatto che i magi non ritornarono indietro per la stessa strada che avevano percorso nel venire. Cambiando la via è cambiata anche la vita. Anche per noi i cieli hanno annunziato la gloria di Dio; anche noi siamo stati condotti ad adorare Cristo dalla verità che risplende nel Vangelo, come da stella nel cielo; anche noi abbiamo ascoltato fedelmente la profezia che è risuonata di tra mezzo al popolo giudaico - come testimonianza contro gli stessi Giudei che non sono venuti con noi -; anche noi, riconoscendo e lodando Cristo nostro re e sacerdote, morto per noi, lo abbiamo onorato come se avessimo offerto oro e incenso e mirra; ci manca soltanto di testimoniarlo prendendo una nuova via, ritornano da una via diversa da quella per la quale siamo venuti.
DISCORSO 203
EPIFANIA DEL SIGNORE
L'istituzione della festa dell'Epifania.
1. "Epifania" è una parola della lingua greca che in latino si può tradurre con "manifestazione". Il Redentore di tutti i popoli, manifestandosi in questo giorno, lo ha reso giorno di grande festa per tutti i popoli. Alcuni giorni fa abbiamo celebrato la sua nascita; oggi celebriamo la sua manifestazione. Secondo la tradizione il Signore nostro Gesù Cristo, nato dodici giorni fa, quest'oggi è stato adorato dai magi. Che il fatto sia veramente accaduto ce lo garantisce la veracità del Vangelo, che sia accaduto oggi ce lo suggerisce a gran voce l'importanza che dappertutto ha preso questa famosa festa. Quei magi per primi tra i pagani hanno conosciuto il Cristo Signore e benché non ancora trascinati dalla sua parola, hanno seguito la stella che era loro apparsa e che rendendosi visibile aveva loro parlato al posto del Verbo che era bambino, come fosse la lingua del cielo. Per questo è parso opportuno - e lo è senz'altro - che i popoli con gratitudine ricordassero il giorno della salvezza delle proprie primizie e lo dedicassero con devota solennità al Cristo Signore per ringraziarlo. Le primizie dei Giudei alla fede e alla conoscenza di Cristo sono stati quei pastori che nello stesso giorno della sua nascita lo videro, accorrendo a lui dai dintorni. Ai pastori lo annunziarono gli angeli, ai magi la stella. Ai pastori fu detto: Gloria a Dio nell'alto dei cieli, nei magi si adempì la Scrittura: I cieli narrano la gloria di Dio. Ambedue, come gli inizi di due pareti provenienti da direzioni diverse, dalla circoncisione e dalla incirconcisione, corsero verso la pietra angolare: perché fosse pace fra di loro, facendo delle due una cosa sola.
L'umiltà dei Gentili.
2. Nondimeno i pastori lodarono Dio perché avevano visto il Cristo, i magi invece adorarono Cristo che avevano veduto. Nei primi la grazia è intervenuta prima; nei secondi l'umiltà è stata maggiore. Forse quei pastori esultavano più gioiosamente per la salvezza che per la cosa in se stessa; i magi invece, onerati da molti peccati, cercavano più umilmente il perdono. È la stessa umiltà che la divina Scrittura riconosce più in quelli che provengono dai pagani che nei Giudei. Dai pagani veniva infatti quel centurione che, pur avendo accolto il Signore di tutto cuore, proclamò di essere indegno che lui entrasse nella sua casa e non pretese che vedesse il suo familiare malato; ma gli bastò che comandasse che fosse guarito. Così aveva accolto interiormente nel cuore colui di cui declinava, pieno di rispetto, la presenza nella sua casa. Tanto che il Signore disse: Non ho trovato tanta fede in Israele. Veniva dai pagani anche quella cananea che, dopo aver udito dal Signore che era paragonata ad un cane e che non era degna di ricevere il pane riservato ai figli, supplicò di ricevere le briciole come un cane. E perciò meritò di non essere più trattata come un cane, perché non negò ciò che era stata. E così anch'essa udì dal Signore queste parole: O donna, grande è la tua fede. L'umiltà fece diventare grande in lei la fede, perché aveva fatto se stessa piccola.
I magi figura della salvezza dei popoli.
3. I pastori vengono dunque dai dintorni per vederlo, i magi vengono da lontano per adorarlo. Questa è l'umiltà per cui l'oleastro meritò che venisse innestato nell'olivo domestico, e che producesse oliva contro la sua natura, perché con la grazia meritò di cambiare natura. Infatti essendo tutto il mondo diventato selvatico e amarognolo per questo oleastro selvatico, in grazia dell'innesto è divenuto abbondantemente fruttifero. Vengono infatti dalle estremità della terra dicendo, come scrive Geremia:Veramente i nostri padri adorarono menzogne. E vengono non da una parte soltanto del mondo ma, come dice il Vangelo di Luca, dall'Oriente, dall'Occidente, dal Settentrione e dal Meridione, per assidersi a mensa con Abramo e Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. Così tutto il mondo, dalle quattro parti, è chiamato alla fede per grazia della Trinità. In base a questo numero - quattro per tre - è fissato il numero dodici degli Apostoli, che prefigura la salvezza del mondo intero, dalle quattro parti della terra, per grazia della Trinità. Anche quella tovaglia che fu mostrata a Pietro piena di ogni specie di animali - come fosse piena di tutti i popoli - indica quel numero dodici. Infatti, sospesa ai quattro capi, per tre volte fu calata dal cielo e poi fu riportata in alto; di modo che i quattro capi per tre volte fanno dodici. Per questo forse dodici giorni dopo la nascita del Signore i magi, primizie dei pagani, vennero per vedere e adorare Cristo e meritarono non solo di ricevere la propria salvezza ma di simboleggiare anche la salvezza di tutti i pagani. Celebriamo dunque con molta devozione anche questo giorno e adoriamo, ora dimorante nel cielo, il Signore Gesù che quelle nostre primizie adorarono mentre era adagiato nella capanna. Essi venerarono in lui ciò che sarebbe avvenuto, noi veneriamo ciò che già si è compiuto. Le primizie dei popoli adorarono un bambino che succhiava dal seno della madre; ora i popoli adorano colui che siede alla destra di Dio Padre.
DISCORSO 204
EPIFANIA DEL SIGNORE
Natale ed Epifania: manifestazione del Signore.
1. Pochi giorni fa abbiamo celebrato il Natale del Signore, oggi celebriamo l'Epifania. Questa parola greca significa manifestazione e si riferisce a quanto disse l'Apostolo:Davvero grande è il mistero della sua misericordia: egli si manifestò nella carne. Tutti e due i giorni pertanto riguardano una manifestazione di Cristo. Nel giorno di Natale è nato come uomo da una madre, creatura umana, colui che da sempre era Dio presso il Padre. Ma si è manifestato nella carne alla carne, perché la carne non poteva vederlo così com'era prima, cioè spirito. E in quel giorno, che si chiama Natale del Signore, andarono a vederlo i pastori del popolo dei Giudei; oggi invece, che è chiamato propriamente Epifania, cioè manifestazione, vennero ad adorarlo i magi, provenienti dai pagani. Ai primi lo annunziarono gli angeli, a questi una stella. Gli angeli abitano i cieli e gli astri li ornano: ad ambedue, i cieli hanno dunque narrato la gloria di Dio.
Cristo pietra angolare dei due popoli.
2. Per ambedue infatti è nato colui che è pietra d'angolo. Per creare in se stesso - come dice l'Apostolo - dei due un sol uomo nuovo, ristabilire la pace e riconciliare ambedue con Dio, in un solo corpo, per mezzo della croce. Che cos'è infatti l'angolo se non il punto di congiunzione di due pareti che vengono da diverse direzioni e che lì si scambiano in un certo senso il bacio della pace? Furono tra loro nemiche la circoncisione e la incirconcisione, cioè i Giudei e i pagani, perché c'erano tra loro cose diverse e contrarie: da una parte il culto dell'unico vero Dio, dall'altra il culto di molti e falsi dèi. I Giudei erano vicini, i pagani lontani, ed entrambi trasse a sé colui che riconciliò ambedue con Dio in un solo corpo - come soggiunge conseguentemente l'Apostolo - per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto a proclamare la pace, tanto a voi che eravate lontani quanto a coloro che erano vicini; poiché gli uni e gli altri per mezzo di lui abbiano accesso al Padre in un medesimo spirito. Considerate se questo passo non confermi l'immagine delle due pareti che convergono da direzioni diverse e opposte e l'immagine del Signore Gesù come pietra d'angolo, alla quale ambedue si accostarono provenienti da diverse direzioni e nella quale ambedue si congiunsero, cioè coloro che credettero in lui, sia provenienti dai Giudei, sia provenienti dai pagani. Come se si dicesse loro: Voi che venite da vicino e voi che venite da lontano accostatevi a lui e sarete illuminati e il vostro volto non arrossirà. Poiché è detto nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa; colui che crede in essa non rimarrà confuso. Coloro che hanno ascoltato e obbedito vennero da ambedue le parti, si riconciliarono, terminarono le inimicizie: le primizie di ambedue furono i pastori e i magi. In essi il bue cominciò a riconoscere il suo padrone e l'asino la greppia del suo Signore. Il bue, che ha le corna, è simbolo dei Giudei perché in mezzo ad essi a Cristo furono preparati i due vertici della croce. L'asino, animale tipico per le orecchie, è simbolo dei pagani; di essi era stato predetto: Un popolo a me sconosciuto mi servì, al primo udirmi con gli orecchi si sottomise a me. Colui che era insieme padrone del bue e signore dell'asino giaceva in una mangiatoia e ad ambedue dava un medesimo cibo. Poiché egli era venuto come pace per coloro che erano lontani e come pace per coloro che erano vicini, i pastori israeliti, essendo i vicini, vennero a lui nello stesso giorno in cui nacque Cristo, lo videro ed esultarono. Invece i magi pagani, essendo i lontani, arrivarono lo trovarono, lo adorarono dopo alcuni giorni da che era nato, cioè oggi. Era dunque opportuno che noi, cioè la Chiesa che viene radunata di mezzo ai pagani, aggiungessimo la celebrazione di questo giorno, in cui Cristo si è manifestato alle primizie dei pagani, alla celebrazione del giorno in cui Cristo è nato dai Giudei; e che conservassimo la memoria di tanto sacramento con una duplice festa.
Tra i Giudei alcuni hanno creduto, altri no.
3. Quando si considerano queste due pareti, l'una proveniente dai Giudei e l'altra dai pagani, che sono unite insieme dalla pietra angolare e che conservano l'unità dello Spirito nel vincolo della pace, non se l'abbia a male la moltitudine degli ostinati Giudei, tra i quali c'erano i costruttori, coloro che volevano essere i dottori della legge; i quali però, come dice l'Apostolo, non sanno né quel che dicono né quello che con tanta sicurezza proclamano. Per questa cecità di mente scartarono proprio la pietra che è divenuta testata d'angolo. Ma non sarebbe divenuta testata d'angolo se non avesse realizzato una giuntura pacifica, cementata dalla grazia, tra i due popoli provenienti da diverse direzioni. Nella parete costituita dal popolo israelitico non vanno dunque compresi i persecutori e gli uccisori di Cristo, i quali presumendo di edificare la legge hanno distrutto la fede e scartando la pietra angolare hanno costruito la rovina della misera città. Né vi va compreso il gran numero dei Giudei, dispersi per il mondo intero per costituire la testimonianza vivente delle divine Lettere che portano ovunque con sé, pur non conoscendole. In questi Giudei infatti zoppica Giacobbe, il cui femore colpito dall'angelo e slogato è il simbolo della moltitudine della sua discendenza che zoppica deviando dalla via che le era stata tracciata. Ma in quella santa parete, cioè in coloro che provenienti dai Giudei si sono accostati alla pace della pietra angolare, siano compresi coloro nei quali Giacobbe è stato benedetto. Giacobbe infatti viene benedetto e allo stesso tempo zoppica: viene benedetto in quelli che sono stati santificati, zoppica in quelli che sono stati rigettati. In questa parete siano compresi coloro che in gran numero precedevano e seguivano l'asinello cavalcato dal Salvatore gridando: Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Siano compresi coloro che, scelti come discepoli, sono stati poi costituiti apostoli. Si comprenda Stefano - nome che in greco significa corona - il quale per primo dopo la risurrezione del Signore è stato coronato del martirio. Siano comprese, provenienti perfino dal numero dei persecutori, le tante migliaia di coloro che hanno creduto quando discese lo Spirito Santo. Siano comprese le Chiese delle quali afferma l'Apostolo: Personalmente ero sconosciuto alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano solo sentito dire: Colui che una volta ci perseguitava, ora predica la fede che allora cercava di distruggere. E glorificavano Dio per me. Siano comprese tutte queste persone nella parete proveniente dagli Israeliti e si aggiungano alla parete che proviene dai pagani, che ora è diventata ragguardevole. E così constateremo che non invano Cristo Signore, prima adagiato nella mangiatoia ed ora elevato fino alla sommità del cielo, è stato predetto come pietra angolare.