giovedì 5 gennaio 2012

Discorsi nella Solennità dell'Epifania (S. Leone Magno)




S.LEONE MAGNO
DISCORSI NELLA SOLENNITÀ
DELL’EPIFANIA

SOMMARIO
PRIMO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ DELL' EPIFANIA
I - Cristo rivelato dalla stella
II - L'inganno di Erode e la fede dei Magi
III - Le virtù del cristiano
TERZO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ DELL'EPIFANIA
I - L'economia della redenzione
II - La vocazione dei popoli nei Magi
III - Israele spirituale
IV - La fuga in Egitto
V - Ringraziamento a Dio misericordioso
QUINTO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ DELL'EPIFANIA
I - Il significato della stella
II - L'attuale Epifania di Cristo nella Chiesa
III - Spirito missionario e cooperazione alla grazia
IV - Compunzione e desiderio delle cose celesti

PRIMO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ
DELL'EPIFANIA
I - Cristo rivelato dalla stella
E' poco tempo che abbiamo celebrato il giorno nel quale la Vergine intemerata
ha dato alla luce il Salvatore del genere umano. Ora, dilettissimi, la veneranda
festività dell'Epifania ci fa prolungare le gioie, affinché tra i misteri, così vicini
con solennità tra loro connesse, la nota di esultanza e il fervore della fede, non si
affievoliscano. Rientra nel disegno di salvezza, rivolto a tutti gli uomini, il fatto
che quel Pargoletto, Mediatore tra Dio e gli uomini, sia stato rivelato a tutto il
mondo, quando ancora era nella ristretta cerchia di un minuscolo paesello.
Infatti, nonostante che egli abbia eletta la gente d'Israele e tra tutti gli israeliti
una sola famiglia da cui assumere la natura comune a tutti gli uomini, non ha
voluto che la sua nascita rimanesse nascosta nell'ambito della materna
abitazione. Colui che si è degnato nascere per tutti, ha voluto essere subito
conosciuto da tutti.
Per questo ai tre Magi apparve in Oriente una stella di straordinaria luminosità,
la quale, perché più fulgida e più bella delle altre stelle, facilmente attrasse la
loro attenzione, mentre la rimiravano; così poterono rendersi conto che non
avveniva a caso ciò che a loro sembrava tanto insolito. Infatti, colui che aveva
dato il segno, diede a quelli che l'osservavano anche la grazia di comprenderlo.
E poi fece ricercare ciò che aveva fatto comprendere e, ricercato, si fece trovare .
II - L'inganno di Erode e la fede dei Magi
I tre uomini assecondarono l'impulso della celeste illuminazione e mentre
accompagnano con attenta contemplazione la scia di luce che li precede, sono
guidati alla conoscenza della verità dallo splendore della grazia. Ed essi con
buoni motivi pensano bene di ricercare nella città regale il luogo della nascita
del Re, loro indicato. Ma chi aveva preso forma di servo ed era venuto non a
giudicare ma a essere giudicato, scelse Betlemme per la nascita, Gerusalemme
per la passione.
Intanto Erode, ascoltando che era nato il Re dei Giudei, temette di averlo come
successore e macchinando la morte al portatore di salvezza, promise falsamente
che gli avrebbe portato venerazione. Quanto sarebbe stato felice se avesse
imitato la fede dei Magi e mutato in sincero culto ciò che architettava con
intenzione fraudolenta! Oh cieca empietà e folle invidia che credi di rovesciare
con il tuo furore il piano divino! Ma il Signore del mondo, che offre un regno
eterno, non cerca un trono temporale. Perché tenti di rovesciare la serie degli
avvenimenti, immutabilmente disposta, e cerchi di anticipare un delitto che
commetteranno altri? La morte di Cristo non appartiene al tuo tempo. Bisogna
che prima si dia principio al Vangelo; prima si deve predicare il regno di Dio,
ridonare miracolosamente la salute e compiere molti altri prodigi. Perché vuoi
far tuo il delitto che sarà opera di altri nel futuro? Tu non avrai altro risultato
del tuo misfatto se non quello di caricarti con la tua intenzione di un tanto
grande reato. Con tale macchinazione non fai un passo avanti; non combini
nulla, perché egli, che è nato per spontanea volontà, per sua libera potestà
morirà.
Dunque, i Magi realizzano il loro desiderio e sotto la guida della stella che li
precede, giungono nel luogo ove è Gesù Cristo, il Signore bambino. Adorano il
Verbo nella carne, la Sapienza nella infanzia, la Virtù nella debolezza e il
Signore della maestà nella realtà dell'uomo. E perché manifestino il mistero che
credono e comprendono, significano con i doni quello che credono con il cuore.
Offrono l'incenso a Dio, la mirra all'uomo, l'oro al re, venerando
consapevolmente l'unione della natura divina e di quella umana, perché Cristo,
pure essendo nelle proprietà delle due nature, non era diviso nella potenza.
Ecco, i Magi tornano al loro paese; e Gesù per un avviso divino è trasportato in
Egitto. E' adesso che la follia di Erode arde inutilmente fra i suoi disegni occulti;
egli comanda che in Betlemme siano uccisi tutti i bambini. Con una sentenza
generale va contro la tenera età, divenutagli sospetta, perché non conosce
precisamente il bimbo che egli teme. Ma quei che l'empio re toglie dal mondo,
Cristo trapianta nel cielo; e concede l'onore del martirio a coloro per i quali non
ha ancora versato il suo sangue redentore.
III - Le virtù del cristiano
Pertanto, dilettissimi, elevate gli animi fedeli alla fulgida grazia della luce
eterna e venerando i misteri, compiuti per la salvezza degli uomini, volgete la
vostra assidua attenzione alle opere per voi fatte. Amate la casta purità, perché
Cristo è il figlio della verginità. «Astenetevi dalle passioni della carne che
lottano contro l'anima», come l'Apostolo stesso presente in mezzo a noi, ci
esorta nella sua lettera. «Nella malizia fatevi bambini», perché il Signore della
gloria si è abbassato alla infanzia dei mortali. Praticate l'umiltà che il Figlio di
Dio si è degnato insegnare ai suoi discepoli. Rivestitevi della virtù della
pazienza, al fine di poter essere padroni delle vostre anime; Egli che è la
redenzione di tutti, è pure di tutti la fortezza. «Aspirate alle cose di lassù e non
a quelle che sono sulla terra». Camminate costantemente per la via della verità e
della vita. Non vi lasciate ostacolare da cose terrene, voi per cui sono preparate
le cose celesti. Per Gesù Cristo, nostro Signore, il quale vive e regna con il Padre
e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
TERZO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ
DELL'EPIFANIA
I - L'economia della redenzione
So bene, dilettissimi, che alla vostra santità non è nascosto il motivo della festa
di oggi e che già la pericope del Vangelo, letta secondo l'uso, ve lo ha
presentato. Tuttavia oserò parlarvi della presente solennità, come il Signore mi
ispirerà, affinché nulla manchi a voi del nostro ministero. Così la pietà di tutti
sarà con comune gaudio tanto più religiosa, quanto più tutti avranno compreso
questa solennità. La divina e misericordiosa provvidenza, avendo disposto di
portare aiuto in questi ultimi tempi al mondo, che altrimenti sarebbe andato
perduto, pose in Cristo la salvezza di tutte le genti. Siccome l'empio errore
aveva allontanato tutte le nazioni dal culto del vero Dio, e persino Israele,
popolo che Dio aveva eletto come suo, si era allontanato quasi totalmente dalle
prescrizioni della legge, Dio, avendo racchiusi tutti nel peccato, volle di tutti
aver misericordia. Dovunque era venuta meno la giustizia, tutto il mondo era
caduto in balia della vanità e della malizia. E se la divina maestà non avesse
dilazionato il suo giudizio, tutti gli uomini avrebbero ricevuto la sentenza di
dannazione. Ma l'ira è stata mutata nell'indulgenza; e perché evidente fosse il
tesoro di grazia, impiegato per noi, è piaciuto di donare il sacramento del
perdono per abolire il peccato, quando nessuno poteva accampare dei meriti.
II - La vocazione dei popoli nei Magi
Ora, la manifestazione di questa ineffabile opera di misericordia si ebbe mentre
Erode era re dei Giudei, quando venuta a cessare la legittima successione dei re
e tolta la potestà ai pontefici, ottenne il dominio uno straniero. In tal modo la
nascita del vero Re era ben provata da quella profezia che dice: «Non sarà tolto
lo scettro da Giuda, né il bastone del comando dai suoi discendenti, finché
venga colui al quale appartiene e a cui i popoli dovranno obbedire». Un giorno
era stata promessa al beatissimo patriarca Abramo una innumerevole
discendenza che doveva essere generata non con il seme carnale, ma con la
fecondità della fede. Tale figliolanza fu paragonata alla moltitudine delle stelle,
affinché dal padre di tutte le genti si attendesse una stirpe non terrena, ma
celeste. Per suscitare la promessa posterità, sono chiamati con il sorgere di una
nuova stella gli eredi significati dalle stelle, affinché il cielo serva alla promessa
che fu fatta con un segno celeste. Una stella, più fulgente delle altre, attira
l'attenzione dei Magi, abitanti dell'estremo oriente. Essi erano uomini non
ignari nell'arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo
comprendono l'importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la
divina ispirazione, affinché non fosse nascosto ad essi il mistero significato da
questa grande visione e non restasse oscuro per l'animo ciò che era mostrato
agli occhi. In ultimo, compiono con molta pietà il proprio dovere prendendo on
sè dei doni, sicché, venendo ad adorare il neonato, mostrino di aver creduto tre
cose: e cioè di onorare con l'oro la persona regale, con la mirra l'umana, con
l'incenso la divina.
III - Israele spirituale
Entrano, dunque, nella capitale del regno giudaico e nella città regale,
domandano che si mostri a loro colui che avevano saputo essere il bambino
destinato a regnare. Erode si turba, teme per la sua sicurezza, teme per il suo
potere: chiede ai sacerdoti e ai dottori della legge quel che la Scrittura ha
predetto sulla nascita di Cristo. Viene così a conoscere la profezia: ma mentre la
verità illumina i Magi, l'infedeltà acceca i maestri. Israele carnale non
comprende quel che legge, non vede quel che mostra, usa libri alle cui parole
egli non crede. O Giudea, «dov'è dunque il motivo di vantarti?». Dove è la
nobiltà ricevuta da Abramo? «La tua circoncisione vale un bel nulla». Ecco che
tu, primogenito, servi al fratello minore e proclamando quel testamento che tu
tieni solo alla lettera, presti servizio agli stranieri che entrano a far parte della
tua eredità. Entrino, entrino pure le genti nella famiglia dei patriarchi, e i figli
della promessa ricevano nel seme di Abramo la benedizione a cui rinunciano i
figli secondo la carne. Nella persona dei tre Magi tutti i popoli adorino l'autore
dell'universo. Dio sia noto non solo in Giudea, ma in tutto il mondo, affinché
dovunque «in Israele sia grande il suo nome». Infatti, come l'infedeltà mostra
che nella posterità è venuta meno la dignità della stirpe eletta, così la fede rende
a tutti comune tale dignità.
IV - La fuga in Egitto
I Magi, dopo aver adorato e soddisfatto a ogni devozione, in conformità
all'avviso avuto in sogno, non fecero ritorno per quella via che avevano fatto
venendo. Era necessario che, avendo creduto in Cristo, non camminassero più
per i sentieri delle vecchie abitudini, ma, entrati nella via nuova, si tenessero
lontano dagli errori abbandonati. Questo avvenne anche perché si rendessero
inefficaci le insidie di Erode, che sotto lo specioso motivo della venerazione
celava macchinazioni dolose contro il fanciullo Gesù. E poiché Cristo uscì sano
e salvo da quel tranello, l'ira del re arse di maggior furore. Infatti, ricordando il
tempo che i Magi avevano indicato, sfoga la sua rabbia e la sua crudeltà contro
tutti i bambini di Betlemme e con generale eccidio trucida i pargoletti di quella
città  che così passano alla gloria eterna. Egli credeva che non lasciando vivo
nessun fanciullo sarebbe stato ucciso anche Cristo. Ma colui che rimandava ad
altra età l'effusione del suo sangue per la redenzione degli uomini, già aveva
raggiunto, sulle braccia dei genitori, l'Egitto. In tal modo ricopiò gli antichi
primordi della gente ebrea, realizzando con maggior provvidenza il principato
del vero Giuseppe, affinché, venendo dal cielo il pane di vita e il cibo spirituale,
togliesse quella fame, più intensa di  qualunque inedia, che le menti degli
Egiziani soffrivano per mancanza della verità. Infatti, non doveva compiersi il
mistero della vittima singolare senza l'intervento di quella nazione, in cui, per la
prima volta fu anticipato il segno salvifico della croce e la Pasqua del Signore
con l'uccisione dell'agnello.
V - Ringraziamento a Dio misericordioso
Dilettissimi, ammaestrati da questi misteri della divina grazia, celebriamo con
gioia spirituale il giorno delle nostre primizie e l'inizio della vocazione delle
genti. Rendiamo grazie al misericordioso Dio, che, come dice l'Apostolo, «ci ha
fatto capaci di partecipare all'eredità dei santi nella luce dei cieli. Perché egli ci
ha strappato al potere delle tenebre e ci ha trasportato nel regno del Figlio suo
diletto». E già Isaia aveva profetato: «Il popolo che camminava nelle tenebre
vide un gran chiarore: sopra coloro che abitavano in terra tenebrosa spuntò la
luce». E lo stesso dice al Signore: «Ecco, chiamerai popoli che non conoscevi e
nazioni che t'ignoravano accorreranno». «Abramo ha visto questo giorno e ne
ha goduto»; e quando ha conosciuto che i figli della sua fede sarebbero stati
benedetti nella sua discendenza, che è Cristo, e quando ha visto che nella fede
sarebbe stato padre di tutte le genti, «diede gloria a Dio, sapendo benissimo che
qualunque cosa Dio prometta, ha pure il potere di portarla a compimento».
Davide inneggiava nei salmi a questo giorno, dicendo: «Verranno tutte le genti
che creasti a prostrarsi innanzi a te, o Signore, e daranno gloria al tuo nome»; e
ancora: «Fece nota il Signore la sua salvezza, alle genti svelò la sua giustizia».
Or noi sappiamo che questo è avvenuto da quando la stella condusse i Magi,
sospingendoli da lontane regioni, a conoscere e adorare il Re del cielo e della
terra.
E certamente anche noi con questo caratteristico servizio della stella, siamo
esortati a prestare adorazione, affinché pure noi obbediamo a questa grazia che
tutti invita a Cristo. Chiunque nella Chiesa vive con pietà e castità, chiunque
gusta le cose celesti e non le terrene, è come una luce celeste: mentre egli
conserva il candore di santa vita, quasi stella, mostra a molti la via che porta al
Signore. In questo studio della virtù, dilettissimi, dovete tutti darvi reciproco
aiuto, affinché possiate risplendere, come figli della luce, nel regno di Dio, a cui
si giunge con la Fede retta e con le opere buone: per Gesù Cristo, nostro Pagina8
Signore, il quale con il Padre e lo Spirito santo vive e regna per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
QUINTO DISCORSO TENUTO NELLA SOLENNITÀ
DELL'EPIFANIA
I - Il significato della stella
Dilettissimi, voi ben sapete che la manifestazione del Signore e Salvatore nostro
rende particolarmente importante l'odierna festività. Questo è il giorno che
portò i Magi, preceduti dalla stella, a conoscere e adorare il Figlio di Dio.
Giustamente è gradito di celebrare con culto annuale la memoria di questo
fatto, affinché, mentre il racconto evangelico è ripresentato incessantemente, il
mistero della salvezza, mediato da un insigne miracolo, sia sempre meditato da
quelli che lo comprendono.
Si erano già avute molte testimonianze a provare con chiari argomenti la nascita
del Signore: come quando la beata vergine Maria ascoltò e credette che sarebbe
stata fecondata per opera dello Spirito santo e che avrebbe partorito il Figlio di
Dio; come quando al saluto di lei, Giovanni, non ancor nato, esultò nell'utero di
Elisabetta con profetico balzo quasi che, anche racchiuso nelle viscere della
madre, già esclamasse: «Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del
mondo»; oppure, come quando all'annuncio dell'angelo, che proclamava la
nascita del Signore, i pastori furono avvolti dal bagliore dell'esercito celeste,
affinché non dubitassero della maestà del fanciullo che avrebbero visto nel
presepio e non credessero che fosse nato nella sola natura di uomo colui al
quale lo stuolo della celeste milizia prestava il suo servizio.
Ma sembra che questi fatti e altri simili siano stati conosciuti da poche persone,
appartenenti alla parentela di Maria vergine e alla famiglia di Giuseppe. Invece
questo segno che muove efficacemente i Magi da lontani paesi e li attira
irresistibilmente a Gesù, Signore, senza dubbio è il segno sacro di quella grazia
e l'inizio di quella vocazione per cui non solo nella Giudea, ma in tutto il mondo
si sarebbe predicato il Vangelo. In tal modo per quella stella che risplendette
agli occhi dei Magi e invece non rifulse alla vista degli israeliti, fu significata
l'illuminazione delle genti e la cecità dei giudei.
II - L'attuale Epifania di Cristo nella Chiesa
E' chiaro, dilettissimi, che il significato di questi mistici fatti persiste ancora: ciò
che era iniziato nella immagine, si compie ora nella realtà. Infatti, irraggia dal
cielo,  come grazia, la stella, e i tre Magi, chiamati dal fulgore della luce
evangelica, ogni giorno in tutte le nazioni accorrono ad adorare la potenza del
sommo Re.
Erode freme nel diavolo e si lamenta, perché gli vien tolto il regno della iniquità
su quelli che passano a Cristo. Per questo, uccidendo i pargoli, gli sembra di
uccidere Gesù. Anzi vi si prova a farlo senza interruzione, giacché tenta di
privare dello Spirito santo quelli che sono di recente rigenerati e di estinguere
quella che può chiamarsi l'infanzia della tenera fede. Invece i giudei, che hanno
voluto essere fuori del regno di Cristo, sono tuttora in certo modo sotto il
principato di frode. Infatti, sono dominati dal nemico del Salvatore e servono a
un potere straniero, quasi non sappiano che per bocca di Giacobbe fu profetato:
«Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finché venga colui al quale appartiene e a cui i popoli dovranno obbedire». Ma
essi non ancora comprendono quel che possono negare e non ancora entra nella
loro mente quello che hanno conosciuto dalla narrazione delle sacre Scritture,
poiché per i maestri insensati la verità è uno scandalo e per i ciechi dottori
diventa caligine ciò che è luce. Ecco che interrogati, rispondono: «Cristo deve
nascere a Betlemme». Però non seguono la scienza con la quale ammaestrano gli
altri. In questo modo hanno perduto la dinastia dei re, la propiziazione dei
sacrifici, il luogo delle suppliche, l'ordine dei sacerdoti. Mentre avvertono che
tutto per essi è chiuso, che ogni cosa per essi è finita, non si accorgono che
quelle cose sono state trasferite in Cristo. Onde attraverso la fede che giustifica
gli empi, tutto il mondo ottiene nelle sue nozioni ciò che quei tre uomini,
facendo le veci di tutte le genti, nell'adorazione del Signore acquistarono. Così
gli adottivi ricevono l'eredità del Signore, preparata prima dei secoli, mentre la
perdono quelli che sembrano essere figli legittimi.
Una buona volta volgiti al pentimento, o Giudeo, ravvediti; e, deponendo
l'infedeltà, convertiti a colui che è anche tuo Redentore. Non ti abbattere per
l'enormità del tuo delitto: Cristo non chiama i giusti, ma i peccatori; certamente
non ti respinge per la tua empietà colui che, crocifisso, pregò per te. Annulla la
dura sentenza dei tuoi crudeli padri e non lasciarti stringere dalla maledizione
di quelli che gridano «il sangue suo cada su noi e sui nostri figli», essi riversano
su di te la malizia del loro delitto. Tornate al misericordioso; approfittate della
clemenza di chi è pronto a perdonare. Infatti la vostra iniqua crudeltà si è
cambiata in motivo di salvezza. Vive chi voleste che perisse. Confessate,
dunque, il rinnegato; adorate il venduto, perché vi giovi la bontà di colui al
quale non poté nuocere la vostra malvagità.
III - Spirito missionario e cooperazione alla grazia
Dilettissimi, è nostro dovere desiderare e propiziare quanto rientra nella vera
carità, della quale siamo debitori anche ai nostri nemici, come insegna la
preghiera del Signore, affinché anche questo popolo  che è decaduto dalla
spirituale nobiltà dei padri, sia reinnestato ai rami della vera sua pianta. Questa
carità molto ci rende accetti a Dio: egli trasformò il loro delitto in motivo di
misericordia per noi, appunto perché la nostra fede li provocasse a emulazione
nel ricevere la salvezza. Per altro, è un dovere che la vita delle persone pie sia
utile non solo a se stesse, ma anche agli altri. In tal modo quel che non si può
avere da loro con le parole, si ottenga con gli esempi.
Dunque, dilettissimi, consideriamo l'ineffabile abbondanza dei doni divini a noi
elargiti e siamo cooperatori della grazia di Dio che in noi agisce. Il regno dei
cieli non è dato ai dormienti, né la beata eternità è messa a disposizione di chi
intorpidisce nell'ozio e nella pigrizia. Ma poiché, come dice l'Apostolo, «se
patiamo con lui, insieme a lui saremo glorificati», dobbiamo percorrere quella
via che egli stesso, il Signore, ha detto di essere. Egli, infatti, ha provveduto a
noi con il sacramento e con l'esempio, mentre noi non avevamo alcun merito di
opere per nostro sostegno, affinché con il sacramento innalzasse a salvezza i
chiamati alla figliolanza adottiva e con l'esempio li spronasse alla laboriosità. In
realtà, dilettissimi, questo lavoro non è aspro, né gravoso per i figli e per i buoni
servi ma è soave e leggero, come dice il Signore: «Venite a me voi tutti che siete
affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate
da me, perché sono mite e umile di cuore; e troverete pace per le anime vostre:
perché il mio giogo è soave e il mio carico leggero».
Dunque, dilettissimi, nulla è arduo per gli umili, nulla è duro per i miti;
facilmente tutti i precetti passano alla pratica quando la grazia porge aiuto e
l'obbedienza rende dolce il comando. Ogni giorno le parole di Dio risuonano
alle nostre orecchie e ogni uomo è reso consapevole e convinto di ciò che piace
alla divina giustizia.
Ma perché il giudizio, in cui ognuno riceverà la ricompensa di quel che avrà
fatto, sia in bene che in male, per  la bontà e la pazienza del giudice, è
rimandato, le anime infedeli si ripromettono l'impunità e credono che la qualità
degli atti umani non abbia alcuna relazione con il giudizio sui meriti dati dalla
divina provvidenza. Ma forse le azioni cattive non sono per lo più punite con
evidentissime pene anche ora e il terrore delle celesti minacce non rende spesso
prudente la fede e non rimprovera l'infedeltà?
IV - Compunzione e desiderio delle cose celesti
Però, tra queste pene e sopra di esse eccelle la benignità di Dio che a nessuno
nega la sua misericordia, perché senza distinzione a tutti distribuisce molti beni;
anzi preferisce richiamare con i benefici quelli che giustamente potrebbe punire
e, così, con la dilazione della vendetta concedere il tempo di far penitenza.
Tuttavia, non si può dire che non vi sia nessun castigo per quelli che non si
convertono, perché il cuore indurito e ingrato è un supplizio per se stesso e già
si soffre nella coscienza quello che per bontà di Dio viene differito. Pertanto i
peccatori non si dilettino dei peccati tanto che la fine della vita abbia a coglierli
con colpe sulla coscienza, poiché nell'inferno non vi è correzione; né è concesso
il rimedio dell'espiazione quando non è più possibile il ravvedimento della
volontà , come dice David: «Tra i morti non v'è chi ti ricordi, chi dirà
nell'inferno le tue lodi?». Si fuggano, perciò, i piaceri nocivi, i gaudi insidiosi e i
desideri che sono già per perire. Quale è il frutto, quale l'utilità dell'incessante
desiderio di quelle cose che, se non ci abbandonano, certamente dobbiamo
abbandonare? L'amore delle cose caduche si trasferisca a ciò che è incorruttibile
e l'animo chiamato alle realtà sublimi, si diletti delle cose celesti. Stringete
amicizia con i santi angeli; entrate nella città di Dio in cui ci è promessa
l'abitazione e unitevi ai patriarchi, ai profeti, agli apostoli e ai martiri. Godete di
quello onde essi godono. Bramate le loro ricchezze, e con buona emulazione
ambite la loro intercessione. Infatti, se siamo uniti a loro per devozione sincera,
saremo uniti anche alla loro gloria: certamente prenderemo parte alla dignità di
quelli alla cui devozione avremo partecipato.
Ora che vi è concesso di praticare i comandamenti di Dio «glorificate Dio nel
vostro corpo»; e, dilettissimi, «risplendete come fari di luce nel mondo». Le
lucerne delle vostre menti siano sempre ardenti: niente di tenebroso risieda nei
vostri cuori, poiché, come dice l'Apostolo: «Eravate un tempo tenebre, ma ora
siete luce nel Signore: vivete dunque da figli della luce». Si compia in voi quel
che precedette in immagine nei tre Magi, e «così risplenda la vostra luce davanti
agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre
vostro che è nei cieli». Infatti, come sarebbe grande peccato qualora il nome del
Signore fosse bestemmiato tra le genti per colpa dei cattivi cristiani, così è
grande merito di devozione quando si benedice Dio per la vita santa dei suoi
servi: a lui onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.