venerdì 9 agosto 2013

Accanto a chi ha bisogno



In un messaggio per l’annuale convention la stima di Papa Francesco per i Cavalieri di Colombo.



Un’associazione che sta crescendo come numero di membri e che «sta contribuendo a cambiare innumerevoli vite di persone e comunità in tutto il mondo»: è il bilancio dei Cavalieri di Colombo fatto dalla stessa organizzazione caritativa cattolica che chiude oggi a San Antonio, in Texas, la centotrentunesima convention, la tradizionale assemblea che ogni anno riunisce delegati provenienti dal mondo intero. In occasione dell’apertura dei lavori, il 6 agosto, ai Cavalieri di Colombo è giunto anche il messaggio di saluto di Papa Francesco. In una lettera indirizzata al cavaliere supremo Carl A. Anderson, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Pontefice esprime «stima per gli ideali di fede e di fraternità incarnati nel vostro Ordine» e «per il suo impegno nella missione della Chiesa, le tante opere di carità e la testimonianza evangelica intraprese dai Cavalieri nei loro consigli locali, nelle parrocchie e nelle comunità».
Nella lettera, fra l’altro, si fa riferimento al contributo dato dall’organizzazione in tema di libertà religiosa. A tale riguardo il Papa parla di «apprezzamento per la chiara testimonianza pubblica offerta dai Cavalieri di Colombo nel proteggere il diritto e il dovere dei credenti a partecipare in modo responsabile, sulla base delle loro convinzioni più profonde, alla vita della società». Nel maggio 2012 i Cavalieri di Colombo pubblicarono un sondaggio su questo tema dal quale è emerso che i cittadini negli Stati Uniti sostengono a grande maggioranza il diritto alla libertà religiosa di organizzazioni e istituzioni, cattoliche e non, anche quando esso entra in conflitto con altri diritti e leggi.
In un simposio internazionale, svoltosi nel 2009 in Messico con il sostegno dell’arcidiocesi di México e il patrocinio dei Cavalieri di Colombo, Carl A. Anderson aveva spiegato che «la libertà religiosa è un diritto fondamentale, il cuore dei diritti umani e la pietra angolare di una salutare democrazia».
Sono stati oltre duemila i delegati che hanno partecipato alla convention di San Antonio, occasione per fare il punto sui traguardi raggiunti e le nuove strategie. L’organizzazione cattolica, come ha osservato nel suo intervento il cavaliere supremo, ha visto finora un costante aumento delle adesioni a livello mondiale. Attualmente sono 1.843.587 gli appartenenti all’associazione e, parallelamente, è cresciuto anche il numero dei consigli locali, che hanno toccato quota 14.606. Soltanto negli ultimi anni si sono aggiunti alla lista 229 nuovi consigli locali. Tra i Paesi dove si è estesa la presenza dei Cavalieri di Colombo figurano la Lituania, l’Ucraina e la Polonia.
Positivo è il bilancio tracciato da Anderson per quanto concerne l’attività caritativa: oltre centosessantasette milioni di dollari in aiuti umanitari e più di settanta milioni di ore spese dai volontari, riferiti al 2012. Sono una dozzina i Paesi dove si concentrano i programmi caritativi più importanti, tra questi Haiti (colpita il 12 gennaio 2010 da un devastante terremoto).
L’organizzazione — ha sottolineato il cavaliere supremo — «sta contribuendo a cambiare innumerevoli vite di persone e comunità in tutto il mondo». Anderson ha puntualizzato che «il servizio di carità non solo aiuta le esigenze materiali dei nostri vicini, ma la nostra personale testimonianza di carità può anche evangelizzare su come si vive il comandamento dell’amore di Cristo». Il cavaliere supremo ha in particolare voluto richiamare l’insegnamento di Papa Francesco. Dalla sua elezione, ha affermato Anderson, «il Papa ha catturato l’immaginazione del mondo» attraverso la sua semplicità di vita e chiedendo ai fedeli di impegnarsi nel servizio a favore dei più bisognosi e degli emarginati. Il cavaliere supremo ha concluso invitando i singoli individui e l’intera organizzazione a impegnarsi per stare «spalla a spalla con il Papa».
Il cardinale arcivescovo di Boston, Sean Patrick O’Malley, nel suo intervento ha ricordato ai fedeli di assumere un atteggiamento di responsabilità nel promuovere la nuova evangelizzazione. La messa di apertura dell’assemblea era stata presieduta dall’arcivescovo di San Antonio, Gustavo Garcia-Siller, il quale ha ricordato il sostegno dei Cavalieri di Colombo alle comunità colpite dall’esplosione di una fabbrica di fertilizzanti a West, in Texas, che ha causato decine di morti, e dal tornado abbattutosi in Oklahoma.
L'Osservatore Romano

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 Diversi organi di stampa italiani hanno dato notizia della lettera che, a nome di Papa Francesco, il cardinale Bertone ha inviato all'organizzazione cattolica statunitense dei Cavalieri di Colombo, riunita dal 6 all'8 agosto a San Antonio, in Texas, per il suo 131° convegno nazionale. La nostra stampa ha sottolineato le espressioni molto chiare della lettera in tema di vita e di famiglia, ma non le ha sempre collocate nel contesto specifico.

I Cavalieri di Colombo sono una grande organizzazione di laici cattolici, con un milione e ottocentomila membri, molti dei quali benestanti. Sono pertanto in grado di raccogliere fondi notevoli, destinati ad attività religiose, caritative e culturali. Tra parentesi, i loro robusti contributi alla Santa Sede li hanno portati  ad avere una certa influenza nelle vicende della finanza vaticana e dello IOR, esponendoli anche a qualche polemica. 

La lettera scritta a nome del Santo Padre non si occupa di queste vicende, in verità molto controverse, ma di un'altra. I Cavalieri di Colombo hanno destinato sei milioni e mezzo di dollari al sostegno di campagne contro le leggi che a vario titolo riconoscono in diversi Stati degli Stati Uniti le unioni omosessuali. In queste campagne hanno anche presentato la bellezza dell'amore fecondo tra un uomo e una donna. Per questa ragione, sono bersaglio di una campagna di stampa che dura da mesi e li attacca come «omofobi»,  e di una raccolta di firme da parte di un'associazione di cattolici progressisti vicina all'entourage del presidente Obama e favorevole al riconoscimento delle unioni gay, Catholics United. 

Questa associazione minaccia anche azioni legali intese a privare i Cavalieri di Colombo, in quanto coinvolti in iniziative politiche e sospetti di omofobia, delle agevolazioni fiscali di cui godono come organizzazione senza fini di lucro. Tra l'altro, secondo i loro oppositori, i Cavalieri di Colombo sarebbero recidivi, perché hanno già finanziato campagne contro l'aborto. In questo contesto polemico si è svolto negli ultimi giorni il congresso nazionale dell'associazione a San Antonio.

Affermando esplicitamente di parlare a nome del Pontefice, il cardinale Bertone ha scritto a tale congresso che Papa Francesco, «consapevole della responsabilità specifica che i fedeli laici hanno per la missione della Chiesa, invita ogni Cavaliere e ogni Consiglio locale [dei Cavalieri di Colombo] a dare testimonianza dell'autentica natura del matrimonio e della famiglia, della santità e della dignità inviolabile della vita umana, e della bellezza e verità della sessualità umana. In questi tempi di rapidi cambiamenti sociali e culturali, la protezione dei doni di Dio non può mancare d'includere l'affermazione e la difesa del grande patrimonio di verità morali insegnate dal Vangelo, e confermate dalla retta ragione, che serve come fondamento di una società giusta e bene ordinata». 

La lettera, citando la recente enciclica «Lumen fidei», difende pure come parte della libertà religiosa il diritto dei laici cattolici di pronunciarsi in ogni sede, anche politica, su questioni che coinvolgono la fede e la morale.

Evidentemente, queste indicazioni pontificie non valgono solo per gli Stati Uniti. Nella controversia sui Cavalieri di Colombo in tema di unioni omosessuali il Papa prende posizione e ci dice con chiarezza che una parte ha ragione e un'altra ha torto. Non solo non fanno male i Cavalieri americani a organizzare e finanziare campagne per difendere l'«autentica natura del matrimonio e della famiglia», ma Papa Francesco chiede a ogni singolo Cavaliere e a ogni associazione locale d'impegnarsi in queste campagne. E di continuare a presentare la verità sulla sessualità e sull'amore senza timore di essere attaccati come omofobi. Chi li attacca, viola la libertà religiosa.

È un incoraggiamento per chi conduce le stesse campagne - magari con meno fondi dei Cavalieri di Colombo - anche in Italia e in Europa. E una sveglia per quei cattolici che hanno paura di parlare chiaro sugli stessi temi.
Introvigne