venerdì 9 agosto 2013

O Dio vieni a salvarmi…

O Dio vieni a salvarmi...-
di Mario Barbieri
Non ricordo se fosse un semplice storiella o addirittura una barzelletta, ma ricordo recitava circa così:
“Un tale, devoto, pio e timorato di Dio, si trova per sua sventura, a cadere nell’aperto mare, dalla nave che in viaggio lo trasportava… Non si perde d’animo e oltre a sostenersi a nuoto, fiducioso invoca Dio in cui tutta la sua fiducia ripone Prega e invoca, quando sopraggiunge una barca di poveri pescatori. “Allunga un braccio buon uomo che ti lancio una cima…” “Ti ringrazio, ma ho pregato Dio. Egli verrà a salvarmi!”
Passano così le ore, ma il nostro, devoto continua fiducioso nelle sue litanie, sebbene le forze inizino a venir meno… Sopraggiunge un’altra barca. “Coraggio fratello, veniamo in tuo soccorso. Afferra il remo…” “Grazie fratello, ma Dio non tarderà ad ascoltare le mie preghiere e verrà a salvarmi.” Fu così che le forze lo abbandonarono del tutto e i flutti lo sommersero, togliendogli la vita.
Al cospetto di San Pietro (c’è sempre chissà come in queste storielle, San Pietro ad accogliere le anime alle Porte del Paradiso…), l’anima del nostro solleva le sue rimostranze, cosicché il buon S. Pietro, va dal Padre Eterno: “Mio Signore, l’anima dell’uomo che è appena giunta si lamenta che le sue devote preghiere siano rimaste inascoltate…” “Chi è?!” tuona il Padre Eterno “Il cretino a cui ben due barche ho mandato?”
Ora per sciocca o inverosimile che ci appaia la storiella, ci invita invero a più di una riflessione. Quante volte pieni di zelo e di devota fede, abbiamo implorato da Dio l’aiuto, aspettando proprio quell’aiuto e non un altro… quello che avevamo già ipotizzato nei nostri pensieri, pianificato come l’unico e il solo possibile, fosse anche (come pare fosse anche per il nostro protagonista) la Potente mano di Dio che aperti i Cieli discendesse sino a noi?
Quante volte forse un misera barca, fosse anche un barchetta, di umili pescatori ci è passata accanto, ma noi aspettavamo “altro”… figuriamoci poi se fosse stato un misero “legno” (proprio quel “legno”, quello della Croce). Questo tale poi, devotamente pregava, ma… ma mai chiede aiuto. Che dico, “chiede aiuto”… intendo GRIDA AIUTO!! Come è giusto faccia chi sa di essere in grave pericolo.
Grida, certo, grida a Dio, ma siano grida che anche il prossimo tuo possa udire e accorrere in tuo soccorso. A volte però il nostro essere pii e devoti, “umilmente” fiduciosi, rende (apparentemente) sconveniente questo gridare così che, a volte, i flutti ci sommergono del tutto.
Così il padre non grida aiuto verso i figli (perché e normale sia il contrario), il superiore a chi gli è subalterno, il marito alla moglie, come la moglie al marito, il Parroco al Suo Gregge, Il Sacerdote ai suoi Fedeli, il maestro ai discepoli e via discorrendo. Eppure Cristo non così fece: “E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.  Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me» “ (Mt 26, 37-38).
Ci vuole Umiltà, anche nella prova, anche nel pericolo, fosse anche un pericolo “spirituale”: “Sono nella prova Fratelli; sono nella tentazione; la mia fede vacilla; AIUTO, pregate per me…” Perché ciò che ci impedisce di chiedere aiuto, ha un nome.
Ricordo un periodo di lunga e seria precarietà economica. Che fatica accettare di essere nell’elenco delle “famiglie bisognose” della parrocchia. Accettare che un “baldo giovane”, ogni tanto venisse a portarmi un cassetta con ogni genere di aiuto alimentare… ed un sorriso. Avrei preferito che Dio mi riempisse il frigo… nella notte. Già molto meglio, a rischio di morir di fame…