sabato 10 gennaio 2015

. Come uno di noi

Papa Francesco nelle Filippine. 


(Luis Antonio G. Tagle, Cardinale arcivescovo di Manila) Dal 15 al 19 gennaio Papa Francesco metterà piede sul suolo filippino. Con la sua visita pastorale il nostro Paese sarà onorato per la quarta volta della presenza di un successore di Pietro. Già nel 1970 Paolo VI incluse le Filippine nel suo pellegrinaggio apostolico in Asia e Oceania. Giovanni Paolo II vi è stato due volte: nel 1981 e nel 1995 per la giornata mondiale della gioventù. Vent’anni dopo diamo il benvenuto a Francesco. Ogni visita papale è unica, essendo caratterizzata dalle personalità uniche dei Pontefici e dal mutare delle circostanze nel Paese, nella Chiesa e nel mondo.
Durante una conversazione con Papa Francesco egli mi ha espresso un desiderio: «Non devo essere io al centro del viaggio apostolico nelle Filippine. Il centro deve essere Gesù». Ho fatto del mio meglio per comunicare questo auspicio del Pontefice alla nazione filippina e alle persone impegnate nei preparativi per la visita. Il suo sentimento dovrebbe essere anche il nostro. La sua comprensione di questo pellegrinaggio, incentrata su Cristo, dovrebbe indicarci il fulcro dei numerosi avvenimenti che si terranno. Il tema della visita apostolica — misericordia e compassione — dovrebbe essere qualificato come la misericordia e la compassione di Gesù manifestate nei Vangeli. Alla luce di questo desiderio del Papa, vorrei sottolineare alcune attese relative alla visita.
Anzitutto, Francesco arriva dopo la celebrazione dell’anno del laicato nelle Filippine (2014). Ci attendiamo lo slancio e l’incoraggiamento che il successore di Pietro potrà dare ai nostri fedeli laici, approfondendo il loro incontro personale con Gesù e portando il Vangelo di Gesù in tutti gli aspetti della vita: coscienza, famiglia, cultura, politica, finanza, scienze, arti, sport, migrazione, lavoro, ecumenismo, dialogo tra le religioni e comunicazioni sociali. Attendiamo dal Papa indicazioni agli uomini e alle donne ordinati e consacrati per promuovere la comunione con i fedeli laici. Ci aspettiamo che egli ci inVII di nuovo come missionari ovunque ci troviamo, specialmente in Asia. Attendiamo con ansia che Francesco ci confermi, proprio come un tempo Gesù disse a Pietro: «Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Luca, 22, 32).
Ma dobbiamo ascoltare Papa Francesco. Non basta vederlo, avvicinarsi a lui o addirittura toccarlo. Abbiamo chiesto al nostro popolo filippino di ascoltare il Vangelo di Gesù che giungerà a noi attraverso il Pontefice. La visita apostolica potrà fare la differenza nella Chiesa e nella società filippina solo se ascolteremo e se agiremo conformemente a quanto avremo udito.
In secondo luogo, Francesco arriva dopo la serie di catastrofi, naturali o causate dall’uomo, che il popolo filippino ha vissuto nel 2013 e nel 2014: terremoti, tifoni (il più forte dei quali è stato Haiyan) e conflitti armati. Non dobbiamo però dimenticare la catastrofe quotidiana della povertà e dell’ineguaglianza, che si vedono nei bambini e nelle famiglie che vivono per strada, dei senzatetto, della tratta di esseri umani, della disoccupazione e della sottoccupazione, della migrazione forzata, della prostituzione, degli stupefacenti, della corruzione, delle persone scomparse e del degrado ambientale.
Il Papa porterà la compassione di Gesù a quanti sono stanchi, sfiniti e considerano la vita gravosa. Si aspettano di essere rassicurati che Gesù continua a essere il pastore che ha compassione per le folle affamate. Ci attendiamo una sfida rinnovata agli ordinati e ai religiosi a incarnare l’amore, la pazienza e la guarigione di Gesù mentre portano la buona novella ai poveri. Ci aspettiamo l’invito del Papa a quanti modellano il governo, la cultura e l’economia, a ritornare all’amore come legge suprema che deve dare forma alle loro politiche e ai loro programmi. Ci aspettiamo che il Pontefice incoraggi ogni sforzo per forgiare la pace, specialmente in alcune zone di Mindanao, e promuova la buona volontà tra le persone di religioni differenti. Attendiamo con ansia in Papa Francesco l’amore che Pietro una volta confessò a Gesù quando egli gli chiese: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?» (Giovanni, 21, 15). Questo amore verso Gesù fece di Pietro un pastore con la missione di nutrire e curare le pecore di Gesù. Noi vedremo l’amore di Francesco per Gesù attraverso la sua carità pastorale verso di noi.
Infine, Papa Francesco verrà da noi come una persona uguale a noi o, con le sue stesse parole, «come essere umano comune», un peccatore che ha sperimentato la misericordia di Dio. Le sue parole e i suoi gesti semplici renderanno Gesù e la Chiesa più accessibili ai filippini. Attendiamo il successore di Pietro: fratello, padre e amico. Il popolo delle Filippine è pieno di gioia. 
L'Osservatore Romano