Nella Festa del Battesimo del Signore, la liturgia ci propone il Vangelo in cui Gesù viene battezzato da Giovanni nel Giordano. Uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo:
«Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Gli inizi del Vangelo non potrebbero essere più semplici e, allo stesso tempo, più straordinari di quanto raccontato da Marco: “Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni”! Quale grande mistero si cela dietro queste parole: il Verbo che non ha esitato ad entrare nel seno di una donna per essere rivestito di carne d’uomo, e nascere, Lui Dio, come vero uomo, ora non teme di immergersi nelle acque del Giordano, simbolo della morte, per distruggere la morte stessa e ridare all’uomo la sua dignità di figlio di Dio, compiendo così la missione che il Padre gli ha affidato. E quando queste acque si aprono per farlo emergere, sono i Cieli stessi ad aprirsi e si ode la voce del Padre che proclama: "Tu sei il Figlio mio, il diletto: in te ho posto il mio compiacimento". Il battesimo di Gesù nel Giordano – che annuncia il dono immenso del nostro battesimo –, riapre i cieli chiusi dal peccato e possiamo accedere al mistero di Dio: l’amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Il battesimo ci costituisce famiglia di Dio, mediante il dono dello Spirito. È per questo che siamo stati creati ed è a questa relazione d’amore che l’uomo è chiamato. Oggi siamo invitati a contemplare questi cieli aperti per noi, a ricevere questo nuovo anno come un cammino verso di essi, ad accogliere ogni evento come una pietra miliare di questo cammino. Riscopriamo oggi la bellezza del dono battesimale che abbiamo ricevuto. E siamone grati a Dio ed alla Chiesa.
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Andiamo al Giordano, il grembo materno della Chiesa
Commento al Vangelo della domenica del Battesimo del Signore (Anno B)
Oggi celebriamo il Battesimo di Gesù, ed è provvidenziale tra tanto sdegno e paura. Il sangue scorre ancora, e sembra non fermarsi. Arriva proprio a un centimetro dai nostri passi, come duemila anni fa in quella Provincia Romana al limite della sopportazione.
La stessa aria spessa di angoscia, e una voglia dentro che finisca in fretta questo mondo che sbiadisce nel dolore le gioie e soffoca progetti e speranze in un presente di frustrazione.
Oggi come allora c’è un popolo in attesa del Messia, magari confuso tra speranze e desideri più carnali che spirituali, ma sta aspettando. E per tutti, anche oggi c’è un Uomo che si va a mettere all'ultimo posto. E’ Gesù in fila dietro di noi. Non dobbiamo guardare avanti per incontrarlo, in un futuro luminoso, come ci hanno insegnato a sperare le ideologie.
Ma dobbiamo voltarci perché Lui scende per ultimo nell'acqua del battesimo. E sai che cosa significa? Che si immerge nella nostra storia, non la salta come un ostacolo, non fa finta che non ci sia mai stata. Non fa uno stop and go, come vorrebbero tutti i rivoluzionari.
Al contrario, la prende sul serio e non tralascia nulla. Anche quello che abbiamo rimosso, anche quel fatto che ti illudi di aver dimenticato e che invece è lì infilato in quel millimetro di cuore e continua a dolerti; ti dici che sono solo dei colpi d’aria, fitte passeggere, e invece è proprio quell’evento che ti dilania e ti sporca i pensieri, le parole, i gesti.
Guardiamo bene e vedremo Gesù scendere nel fiume che aveva raccolto le carni e le vite dei poveri, dei piccoli, dei peccatori, immergendosi in quelle acque ormai sporche.
In Giappone una delle tradizioni più forti e sentite è quella del cosiddetto "o-furo", che consiste nell'immergersi ogni sera in acqua bollente per rilassarsi prima di dormire. Di norma, dopo i figli, l'ultima persona della famiglia che vi entra è la madre, mentre viene riservato agli ospiti l’onore di immergersi per primi.
Quel giorno sulle rive del Giordano è stato come accade nelle case dei giapponesi. Entrando per ultimo nelle acque del battesimo ci ha riservato il posto d'onore, quello dei figli e degli ospiti ragguardevoli.
Nel battesimo Gesù appare come una madre premurosa che, per puro amore, prende l'ultimo posto. Si tratta di un particolare importante. Al Giordano Gesù porta a compimento l'incarnazione, prefigurando la sua discesa sino alle profondità della terra nel momento della sepoltura.
Secondo studi archeologici e una serie di riferimenti biblici, testi bizantini e medievali, e la tradizione ininterrotta della Chiesa Greca Ortodossa custode dell'area, il luogo del battesimo di Gesù è infatti da ritenersi presso le sorgenti più basse del Giordano, ad est di Gerico, il punto più basso della terra emersa, centinaia di metri sotto il livello del mare.
Gesù si è spinto sino alle regioni più remote dello spirito umano, dove, come il figlio prodigo, ci siamo persi, incapaci di rialzarci. Scendendo in quelle profondità Gesù ha toccato l’estrema lontananza da Dio, sperimentando l’inferno che inghiotte chi ha tagliato con Lui.
Dove non c'è Dio non vi sono più freni, tutto diviene lecito, si smarrisce il valore della vita, e così se ne può fare qualsiasi cosa. Gesù è sceso in quest'abisso di morte, ha varcato il gradino più basso dell'assenza di Dio che svuota la vita e la fa rimbalzare da un peccato all'altro.
Il “Figlio prediletto” si è fatto l’ultimo, dietro il più grande peccatore della storia, perché anche lui, come sospinto da Gesù, possa risalire alla vita e gustare le dolcezze dell'amore di Dio.
Giù negli inferi è sceso a cercare le perle smarrite del Padre, tu ed io che abbiamo smarrito la primogenitura. Amiamo il mondo, i suoi onori e i suoi criteri, anche se siamo così abili a camuffarli in un’aria da sacrestia e parole infarcite di sapienza celeste…
Non possiamo obbedire, troppe ferite grondano risentimenti. Siamo deboli, non ce la facciamo a perdonare senza passare il conto. La nostra coperta è sempre troppo corta, se perdoniamo il marito sbraniamo la figlia…
Per questo la Chiesa oggi ci ripete con Isaia: “Voi tutti assetati” di libertà e amore, “venite all’acqua” del battesimo. E’ gratis! Basta spendere per succedanei, culturali, politici, o religiosi che siano. Non servono perché o cambia il cuore o saremo sempre infelici.
Andiamo al Giordano, che è il grembo materno della Chiesa, dove con la Parola e i sacramenti possiamo rinascere a vita nuova. “Cerchiamo il Signore” in un cammino di fede, perché Lui “si fa trovare” nell’iniziazione cristiana.
Senza di essa il battesimo resta una meravigliosa profezia incompiuta, un seme abortito. E’ un seme? Certo. Si è sviluppato sino a dare frutti di vita eterna? No.
Voltiamoci allora, e cominciamo a seguire il Signore che scende nella nostra vita per perdonare, sanare, riconciliare e deporvi la sua vita immortale. Anche Lui sta camminando per salvarci, e noi? Non ci metteremo in cammino come i pastori e i Magi, perché il seme di vita eterna cresca in noi e con esso la fede.
Essa diventa adulta sperimentando con Cristo nella Chiesa che nulla della nostra vita è perduto. Che proprio dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia. Chi lo crede perché lo ha visto realizzarsi in lui “è nato da Dio”. Perché “credere che Gesù è il Cristo” significa poter testimoniare che Lui ci ha salvato.
Per il nostro riscatto ha pagato un prezzo altissimo, infinito, la sua stessa vita. Tanto valiamo, tanto vale il più grande peccatore. Tanto valgono i terroristi, i pluriomicidi, gli stupratori, i pedofili, i truffatori: ognuno vale quanto la vita di Gesù.
Solo chi ha sperimentato il perdono rigenerante di Dio può guardare la storia e le persone con gli occhi di Cristo. Chi è entrato con Lui nel Giordano, infatti, ha i pensieri di Dio, “tanto lontani da quelli del mondo quanto il cielo sovrasta la terra”. Pensieri di bene sempre, anche in mezzo al male.
Per questo Giovanni Battista afferma che non è lui il Messia che il popolo attendeva. Lui è un uomo, non può rigenerare; ma è la “voce” che annuncia l’avvento di Qualcuno infinitamente più grande, l’unico Sposo che ha diritto di prendere in sposa l’umanità.
Giovanni, infatti, diceva di “non essere degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali di Gesù”. Secondo le antiche abitudini tribali del medio oriente i matrimoni avvenivano tra famiglie già imparentate ed era proibito sposare una donna se qualcun altro ne aveva più diritto. Se questi vi rinunciava doveva fare un segno pubblico che lo attestasse, normalmente sulla piazza o davanti alla porta della città: si doveva sfilare un sandalo e consegnarlo a colui al quale cedeva il diritto sulla donna, una testimonianza che valeva come un contratto; per questo, il gesto di sciogliere il legaccio dei sandali significava cedere il diritto che si aveva in precedenza.
Giovanni Battista, mutuando l’immagine di questo gesto, afferma e profetizza l’avvento di “Colui che è più forte” di lui, tanto potente da scendere negli abissi della morte per riscattare ciascuno di noi e farci sua sposa per sempre nella fedeltà e nell’amore (cfr. Os 2).
Il Signore viene oggi per “battezzarci in Spirito Santo e fuoco”, il soffio vivificante che ci ricrea nel suo amore ardente. Gesù ha il potere, oggi, di bruciare ogni radice velenosa che ci getta nella paura della morte, e farci risorgere con Lui.
Ormai libero dalle acque della morte, uscendo dal Giordano Gesù vede aprirsi il Cielo come Noè dopo il diluvio. Ora può scendere “la colomba”, immagine dello Spirito Santo e prendere dimora in Lui. Come accade anche a noi nella Chiesa: entriamo sacramentalmente con Cristo nelle acque che seppelliscono il nostro uomo vecchio, e usciamo trasformati in Lui, creature nuove nelle quali prende dimora la vita celeste.
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Il Battesimo di Cristo quale epifania della Trinità
Lectio Divina sulle letture liturgiche della domenica del Battesimo del Signore (Anno B), 11 gennaio 2015
Il Battesimo di Cristo quale epifania della Trinità1.
Rito Romano
Battesimo del Signore - Anno B - 11 gennaio 2015
Is 55,1-11; Sal Is 12; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11.
Is 55,1-11; Sal Is 12; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11.
Rito Ambrosiano
Is 55, 4-7; Sal 28; Ef 2,13-22; Mc 1,7-11.
1) Il Battesimo di Gesù e il nostro battesimo.
1) Il Battesimo di Gesù e il nostro battesimo.
In questa domenica si celebra il fatto che Gesù fu battezzato2 da Giovanni il Battista nelle acque del fiume Giordano in Terra Santa. Questo Giovanni chiama i peccatori perché si lavassero nel fiume prima di fare penitenza. Gesù si presenta a Giovanni per esser battezzato: “Si confessa dunque Peccatore?”. Certamente, no.
Ma allora perché Cristo, l’Innocente, andò al Giordano per farsi battezzare?
A questa domanda possiamo rispondere con San Girolamo: “Per una triplice ragione il Salvatore riceve il battesimo da Giovanni. Primo, perché essendo nato uomo come gli altri deve rispettare la Legge con giustizia e umiltà. Secondo, per dimostrare col suo battesimo l’efficacia del battesimo di Giovanni. Terzo per mostrare, santificando le acque del Giordano per mezzo della discesa della colomba, l’avvento dello Spirito Santo nel lavacro dei credenti” (Girolamo, Commento a Mt 1,3,13).
Ma sorge spontanea un’altra domanda: perché festeggiare e vivere questo mistero del Battesimo di Gesù?
Per esprimere la nostra riconoscenza a Gesù. Nel suo Battesimo il Cristo, il senza peccato, assume tutti i nostri peccati e, mostrando la vicinanza di Dio al cammino di conversione dell’uomo, si fa solidale con noi e ci redime. Il valore redentivo viene dal fatto che Gesù innocente si è fatto, per puro amore, solidale con i colpevoli ed ha trasformato così, dall’interno, la loro situazione. Infatti, quando una situazione catastrofica come quella provocata dal peccato viene assunta a favore dei peccatori per puro amore, allora questa situazione non sta più sotto il segno dell’opposizione a Dio, ma, al contrario, sotto quello della docilità all’amore che viene da Dio (cfr. Gal 1,4), e diventa quindi sorgente di benedizione.Questo atto di straordinaria umiltà fu dettato dal voler stabilire una comunione piena con ciascuno di noi, dal desiderio di realizzare una vera solidarietà con noi, con la nostra condizione.
Questo atto di Gesù anticipò la Croce, l’accettazione della morte per i peccati nostri e di tutta l’umanità. Gesù prende sulle sue spalle il peso della colpa dell’intera umanità, inizia la sua missione mettendosi al posto dei peccatori, nella prospettiva della croce. Questo atto di abbassamento, con cui Gesù volle uniformarsi totalmente al disegno d’amore di Dio Padre.
Se, poi, volessimo riformulare le domande espresse poco sopra così: “Ma perché dunque il Padre ha voluto questo? Perché ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo come Agnello a prendere su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29)?”, la risposta sarebbe: per donare all’umanità la vita di Dio, il suo Spirito d’amore, perché ogni uomo possa attingere da questa sorgente inesauribile di salvezza. Ecco perché i genitori cristiani portano appena possibile i loro figli al fonte battesimale, sapendo che la vita, che essi hanno loro comunicato, invoca una pienezza, una salvezza che solo Dio può dare. E in questo modo i genitori diventano collaboratori di Dio nel trasmettere ai loro figli non solo la vita fisica ma anche quella spirituale.
2) Il nostro battesimo.
Certamente il battesimo di Gesù fu un battesimo diverso da quello che da bambini o da adulti abbiamo ricevuto, ma non è privo di un profondo rapporto con esso. In fondo, tutto il mistero di Cristo nel mondo si può riassumere con questa parola, “battesimo”, che in greco significa “immersione”. Il Figlio di Dio, che condivide dall’eternità con il Padre e con lo Spirito Santo la pienezza della vita, è stato “immerso” nella nostra realtà di peccatori, per renderci partecipi della sua stessa vita: si è incarnato, è nato come noi, è cresciuto come noi e, giunto all’età adulta, ha manifestato la sua missione iniziando proprio con il “battesimo di conversione” dato da Giovanni il Battista. Il suo primo atto pubblico, come i Vangeli ci dicono, è stato quello di scendere al Giordano, confuso tra i peccatori penitenti, per ricevere quel battesimo. Giovanni naturalmente non voleva, ma Gesù insistette, perché quella era la volontà del Padre (cfr Mt 3,13-15).
In estrema sintesi, alla domanda: “Cosa vuol dire allora per noi vivere questa festività del Battesimo di Gesù?”. La risposta è: “Vuol dire vivere nel Battesimo di Gesù fintanto che Egli abbia preso tutto da ciascuno di noi e ci abbia dato ogni cosa”. E come Egli prende tutto da noi? Attraverso il nostro Battesimo.
Dunque, da quando Gesù Cristo, il Figlio unigenito del Padre si è fatto battezzare, il cielo è realmente aperto e continua ad aprirsi, e possiamo affidare ogni nuova vita che sboccia o che, ormai adulta vuole immergersi nel Dio vero, alle mani di Colui che è più potente dei poteri oscuri del male. Questo, in effetti, comporta il Battesimo: restituiamo a Dio quello che da Lui è venuto.
Il Battesimo, infatti, è più di un lavaggio, di una purificazione. È più dell’assunzione in una comunità. È una nuova nascita. È un nuovo inizio della vita. Nel Battesimo ci doniamo a Cristo – Egli ci assume in sé, affinché poi non viviamo più per noi stessi, ma grazie a Lui, con Lui e in Lui; affinché viviamo con Lui e così per gli altri. Nel Battesimo abbandoniamo noi stessi, deponiamo la nostra vita nelle sue mani, così da poter dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20)Il Battesimo implica questa novità: la nostra vita appartiene a Cristo, non più a noi stessi. Ma proprio per questo non siamo soli neppure nella morte, ma siamo con Lui che vive sempre. Accolti da Cristo nel suo amore, siamo liberi dalla paura e viviamo nel e dell’amore di Lui, Che è la Vita.
3) Il Battesimo dell’Autore del Battesimo.
Il brano del Vangelo, proposto in questa domenica che ricorda il battesimo del Signore, si apre con due affermazioni di Giovanni Battista: “Dopo di me viene Colui che è più forte di me: io vi battezzo nell'acqua, ma Egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,7-8). La predicazione del Battista è tutta racchiusa nella funzione di attirare l’attenzione su Gesù. Nella sua estrema essenzialità (si veda la nota 1), il racconto del battesimo di Gesù è ricco di significati importanti.
Primo: Gesù - in Marco 1, 7-11 - è presentato nella duplice dimensione del suo mistero: l’uomo dalle umili origini (“venne da Nazareth di Galilea”) e l’amato Figlio di Dio.Secondo: l’aprirsi dei cieli, la discesa dello Spirito, la voce celeste, tutto converge nell’indicare che, con la manifestazione di Gesù sulle rive del Giordano, irrompono i tempi messianici. L’invocazione accorata di Isaia 63,19 (“Se tu squarciassi i cieli e discendessi!”) è stata ascoltata: dopo essere rimasto a lungo chiuso e silenzioso, il cielo torna ad aprirsi, lo Spirito di Dio torna a essere in mezzo al popolo e la parola del Signore torna a risuonare.
Nel Battesimo è il movimento del Natale che si ripete: Dio scende ancora, entra in ciascuno di noi, nasce in noi perché noi nasciamo in Dio e Cristo diventa il centro di ogni vita cristiana. Fatto che le Vergini consacrate nel mondo sono chiamate a testimoniare in modo particolare.In effetti le Vergini consacrate portano a compimento la vocazione cristiana ricevuta nel battesimo con l’accoglienza della propria vocazione particolare e vivono il loro essere donna come donazione completa a Dio.
Nel percorso della loro maturazione umana e spirituale, la consacrazione nell’Ordo Virginum offre loro una modalità per vivere in pienezza la loro umanità, che il battesimo aveva innestato in Cristo.
In questa modalità di vita sviluppano l’originalità personale come dono per sé e per gli altri. La loro vita posta totalmente in Dio diventa esempio di relazione con se stesse, con gli altri, con Dio, nella Chiesa, in un determinato contesto sociale e culturale.Nel rito di consacrazione le vergine consacrate, chiamate da Dio Padre per un disegno di amore (Rito di Consacrazione delle Vergini, 34), ricevono una “nuova unzione spirituale” (RCV, 29) che le radica nella consacrazione battesimale. Con la celebrazione della consecratio queste donne sperimentano un nuovo modo di partecipare alla vita trinitaria, in cui già il battesimo le aveva inserite e Dio le sostiene di giorno in giorno nella fedeltà (RCV, 53).
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LETTURA PATRISTICA
Girolamo, Comment. in Marc., l
BATTESIMO DEL SIGNORE
"Viene dopo di me uno che è più forte di me, e io non sono degno di prostrarmi per sciogliergli la correggia dei calzari" (Mc 1,7). Siamo di fronte a una grande prova di umiltà: è come se avesse dichiarato di non essere degno di essere servo del Signore...
"Io vi battezzo con acqua" (Mc 1,8), cioè sono solamente un servo: egli è il creatore e il Signore: Io vi offro l’acqua, sono una creatura e vi offro una cosa creata: egli che non è stato creato, vi porge una cosa increata. Io vi battezzo con acqua, cioè vi offro una cosa visibile; egli invece vi offre l’invisibile. Io che sono visibile, vi do l’acqua visibile; egli che è invisibile, vi dà lo Spirito invisibile.
"E accadde che in quei giorni venne Gesù da Nazaret della Galilea" (Mc 1,9). Osservate il collegamento e il significato delle parole. L’evangelista non dice, venne Cristo, e neppure venne il Figlio di Dio, ma venne Gesù. Qualcuno potrebbe chiedere: perché non ha detto che venne Cristo? Parlo secondo la carne: evidentemente Dio è da sempre santo e non ha bisogno di santificazione, ma ora parliamo di Cristo secondo la carne. Allora non era stato ancora battezzato e non era stato ancora unto dallo Spirito Santo. Nessuno si scandalizzi: parlo secondo la carne, parlo secondo la forma del servo che egli aveva assunto, cioè parlo di Colui che venne al battesimo quasi fosse un peccatore. Così dicendo non intendo affatto dividere il Cristo, come se una persona fosse il Cristo, un’altra Gesù e un’altra il Figlio di Dio: ma intendo dire che, pur essendo uno solo e essendo sempre lo stesso, apparve però a noi diverso a seconda dei diversi momenti.
«Gesù da Nazareth della Galilea», dice Marco. Considerate il mistero. Dapprima accorsero da Giovanni Battista la Giudea e gli abitanti di Gerusalemme: nostro Signore che dette inizio al battesimo del Vangelo e mutò in sacramenti del Vangelo i sacramenti della legge, non venne dalla Giudea né da Gerusalemme, ma dalla Galilea delle genti. Gesù viene infatti da Nazareth, villaggio della Galilea. Nazara significa fiore: cioè il fiore, che è Gesù, viene dal fiore.
"E fu battezzato da Giovanni nel Giordano" (Mc 1,9). È un grande atto di misericordia: si fa battezzare come un peccatore colui che non aveva commesso alcun peccato. Nel battesimo del Signore tutti i peccati vengono rimessi: ma, in un certo senso, il battesimo del Signore precede la vera remissione dei peccati che ha luogo nel sangue di Cristo, nel mistero della Trinità.
"E subito, risalendo dall’acqua, vide i cieli aperti" (Mc 1,10). Tutto quanto è stato scritto, è stato scritto per noi: prima di ricevere il battesimo abbiamo gli occhi chiusi e non vediamo il cielo. "E vide lo Spirito come colomba, discendere e fermarsi su di lui. E una voce venne dal cielo: «Tu sei il mio dilettissimo Figlio, in cui io mi compiaccio»" (Mc 1,10-11). Gesù Cristo è battezzato da Giovanni, lo Spirito Santo discende sotto forma di colomba e il Padre dai cieli rende la sua testimonianza. Guarda o Ariano, guarda o eretico: anche nel battesimo di Gesù c’è il mistero della Trinità. Gesù è battezzato, lo Spirito discende come colomba, e il Padre parla dal cielo.
«Vide i cieli aperti», scrive Marco. Così, dicendo «vide» mostra che gli altri non videro: non tutti infatti vedono i cieli aperti. Che dice infatti Ezechiele all’inizio del suo libro (Ez 1,2)? «E accadde - dice - che mentre stavo seduto lungo il fiume Cabar in mezzo ai deportati, vidi i cieli aprirsi «. Io vidi, dice: quindi gli altri non vedevano. E non si creda che i cieli si aprano così, materialmente e semplicemente: noi stessi che qui sediamo, vediamo i cieli aperti o chiusi a seconda dei nostri meriti. La fede piena vede i cieli aperti, la fede esitante li vede chiusi.
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NOTE
1 In effetti, il Padre dà testimonianza al Figlio, lo Spirito Santo in icona di colomba discende dal cielo, il Figlio china il proprio capo immacolato per essere battezzato per manifestarsi all’uomo come redentore dalla schiavitù del peccato. “Che grande mistero in questo Battesimo celeste! Il Padre si fa sentire dal cielo, il Figlio appare sulla terra, lo Spirito Santo si manifesta sotto forma di colomba: non si può parlare infatti di vero Battesimo, né di vera remissione dei peccati dove non sia la verità della Trinità, né si può concedere la remissione dei peccati ove non si creda alla Trinità perfetta.” (Cromazio di Aquileia, Discorso 34, 1-3).
2 Tutti gli evangelisti ci hanno tramandato l'evento (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc3,21-22; Gv 1,29-34). Leggiamo il testo di Marco (1,9-10): “In quei giorni (Gesù) venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi il cielo e lo Spirito Santo discendere su di lui come una colomba”. Gesù era venuto al Giordano da Nazareth, dove aveva trascorso gli anni della sua vita “nascosta”. Prima della sua venuta, egli era stato annunziato da Giovanni, che al Giordano esortava al “battesimo di penitenza”. “E predicava: “Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”” (Mc 1,7-8). Si era ormai sulla soglia dell’era messianica. Con la predicazione di Giovanni si conchiudeva la lunga preparazione, che si era svolta sul filo di tutta l'antica alleanza, e si può dire di tutta la storia umana, narrata dalle sacre Scritture. Giovanni sentiva la grandezza di quel momento decisivo, che interpretava come l'inizio di una nuova creazione, nella quale scopriva la presenza dello Spirito che aleggiava sulla prima creazione (Gn1,2). Egli sapeva e confessava di essere un semplice annunciatore, precursore e ministro di colui che sarebbe venuto a “battezzare con lo Spirito Santo”.