lunedì 2 marzo 2015

La strada dell’ascolto



Dialogo sulle sfide dell’evangelizzazione. 

(Richard Rouse) Ascoltare, discernere, accogliere e servire: sono questi i quattro verbi che formano il tessuto delle sessioni dei lavori della Conferenza internazionale «Rinnovare la Chiesa in un’epoca secolare: dialogo olistico e visione kenotica» che si svolge il 4 e il 5 marzo alla Pontificia Università Gregoriana sotto l’alto patronato del Pontificio Consiglio della cultura, come parte del progetto di The Council for Research in Values and Philosophy a cinquant’anni dalla chiusura del concilio Vaticano II.
Il cardinale Gianfranco Ravasi tratterà il tema «Il Verbo si fece carne», che ispira anche il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2015, mentre Charles Taylor parlerà dell’autenticità. Gli organizzatori prevedono inoltre una serie di conversazioni sui temi che caratterizzano il dibattito odierno della Chiesa.
Taylor (Templeton Prize 2007) è noto soprattutto per il suo libro A Secular Age dove, distinguendo tra secolarità (affermazione positiva della sfera secolare), secolarismo (ideologia che desidera eliminare la religione dalla vita pubblica) e secolarizzazione (processo storico che un tempo prevedeva il declino della religione) permette di leggere meglio i segni dei tempi e stabilire legami più forti con i nostri contemporanei.
Spesso la Chiesa post-conciliare viene accusata di seguire le mode della società secolare o, al contrario, di stringere i ranghi in una reazione conservatrice in seguito a processi d’identità difensivi. Esiste invece una terza via, un approccio equilibrato sulla base del riconoscimento delle complessità dell’attuale situazione storica, che consente processi multipli e strategie differenti e varie, attingendo a ricche fonti teologiche, in un dialogo efficace coinvolgente. Tra questi, quello che si svolgerà il 6 marzo per il Cortile dei gentili sul tema «La piazza e il tempio» (American Study Center), che analizzerà la coesistenza di bisogni spirituali e secolari, con Giuliano Amato, Charles Taylor, José Casanova, Alessandro Ferrara, Giacomo Marramao e François Bousquet.
La modernizzazione non porta al declino religioso, bensì alla moltiplicazione plurale del modo in cui crediamo. Un’analisi della modernità non ci mostra tanto la separazione della religione dalla pubblica piazza o cambiamenti nella pratica ecclesiale, quanto l’emergere di una preferenza per la scelta soggettiva e le opzioni spirituali personali.
È alla luce di quest’ultima categoria, perlomeno in Occidente, che i membri del Council for Research in Values and Philosophy, organizzazione fondata e presieduta da George McLean, che in passato ha ricevuto il sostegno e il contributo di uomini di cultura come Paul Ricoeur e Hans-Georg Gadamer, hanno identificato quattro contrapposizioni delle quali, a loro giudizio, il Popolo di Dio ha sofferto. La prima è tra cercatori e dimoranti, la seconda tra responsabilità personale, non solo individuale, e chiamata gerarchica all’obbedienza. La terza contrapposizione è tra pratica ed etica e, infine, la quarta tra la sfera delle pluralità spirituali e le rigide cristologie.
Per uscire dalle costrizioni del punto di vista occidentale, gli studiosi stanno ora lanciando una serie di progetti di ricerca che guardano alle diverse secolarizzazioni che avvengono in Africa, Asia e America latina. Se i processi di secolarizzazioni differenti sono il punto di partenza necessario per la nostra ricerca di autocomprensione, crescita e santità, allora è necessario cercare il sostegno delle scienze sociali che ci consentono questo approccio: siamo quelli che siamo, nella stessa misura in cui siamo quelli che vorremmo essere e che siamo stati.
Le sessioni dei lavori alla Pontificia Università Gregoriana, organizzate dai membri dell’Istituto di Filosofia, sono poste in un quadro dialogico e contano, tra gli altri, sul contributo di pensatori quali José Casanova, Hans Joas, Tomáš Halík, William Desmond, Adela Cortina, Juan Carlos Scannone e Louis Caruana. L’attenzione sarà posta su come ascoltiamo e su chi ascoltiamo, e su come comprendiamo la persona umana in mezzo alle costanti rivoluzioni scientifiche, digitali e comunicative. L’analisi sarà fatta su base biblica, specialmente le Beatitudini, e ci sarà un atteggiamento di accoglienza, modellato sulla necessità di abbracciare sia le realtà confortevoli, sia quelle dure delle periferie esistenziali, utilizzando la narrativa, l’immaginazione e la letteratura in un atto di servizio kenotico. Concludendo la conferenza, Taylor, inoltre, svilupperà il tema «Autenticità: la vita della Chiesa in un’epoca secolare», indicando ramificazioni pastorali per il Popolo di Dio. In passato criticate come contrapposizioni, questi argomenti stanno rapidamente diventando punti di incontro, marchi di fabbrica della Chiesa nell’era di Papa Francesco. Ma superare, rinnovare ulteriormente la Chiesa, richiederà un atteggiamento di autenticità, come suggerisce l’intervento di George McLean, di cui è possibile leggere uno stralcio in questa pagina.
L'Osservatore Romano