giovedì 5 marzo 2015

Ragione, preghiera e........

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Da Francesco Agnoli
Quando il fondatore di questo giornale (La Croce, di Mario Adinolfi, ndr) e i suoi collaboratori si battono per il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, fanno una battaglia di buon senso, umana, razionale. Ciò che invocano, a monte delle loro argomentazioni, è, in fondo, la natura umana, così come è, accessibile a tutti. Ne deriva, si potrebbe pensare, che sia una battaglia di pura ragione. Come dimostra per esempio il sociologo Giuliano Guzzo nel suo utilissimo e documentatissimo La famiglia è una sola.
Ma la questione è più complicata. La ragione conta, ma non basta.
Gli insulti, le maledizioni, l’odio che sovente colpiscono chi difende i bambini -dai ferri del chirurgo, dall’indifferenza della politica e di una certa cultura anti-famiglia, o dal business dell’eterologa e dell’utero in affitto-, lo dimostrano.
Questo perché la ragione umana, in se considerata, è molto debole, fragile. E’ facilmente sopraffatta dall’istinto, dall’egoismo, dalla cattiva volontà. Siamo tutti figli di quel peccato originale che sovente intorbidisce i nostri ragionamenti, inquina le nostre azioni, anche quelle nate con le migliori intenzioni. Per questo a volte non riusciamo a vedere l’evidenza. Per questo Cristo ci ha detto: “Senza di me non potete far nulla”.
Ma come si fa a stare con Cristo? Ci sono la Chiesa, i sacramenti, e la preghiera. Abbiamo tutti bisogno di pregare, cioè di alzare gli occhi al cielo, di vincere i pesi che ci trascinano inevitabilmente verso il basso: l’egoismo, l’orgoglio, l’ira, l’invidia, la stanchezza… Abbiamo tutti necessità di ossigenare non solo il nostro corpo, cui dedichiamo sovente molte, anche troppe attenzioni, ma anche la nostra anima.
“Si potrebbe comparare il senso del sacro – scriveva il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel in una meditazione intitolata La preghiera – al bisogno di ossigeno. E la preghiera avrebbe qualche analogia con la funzione respiratoria. Essa dovrebbe essere, allora, considerata come l’agente delle relazioni naturali tra la coscienza e il suo mondo. Come un’attività biologica dipendente dalla nostra struttura. In altri termini, come una funzione normale del nostro corpo e del nostro spirito”.
Nella preghiera, infatti, l’uomo entra in relazione con la sua Origine e il suo Fine, con il substrato, il cuore, per così dire, di ogni cosa. E così facendo, vede, alla luce di Dio, se stesso: nella preghiera- è sempre Carrel che parla- “l’’uomo si vede tale quale è. Scopre il suo egoismo, la sua cupidigia, i suoi errori di giudizio, il suo orgoglio. Egli si abitua a compiere i suoi doveri morali. Tenta di guadagnare l’umiltà intellettuale. Così si apre davanti a lui il regno della grazia”.
Senza preghiera, senza meditazione, senza esame di coscienza, la nostra anima si secca, la nostra coscienza si assopisce piano piano, il nostro istinto animalesco si trova liberato e non esita a mostrare la sua faccia malvagia. Pregare è, in questo senso, la strada per raggiungere l’umiltà, per sconfiggere l’odio (che tenta, talora, di impadronirsi di noi), per diventare più simili agli angeli che alle belve.
Abbiamo dunque bisogno di preghiera: di quella individuale, ma anche di messe celebrate bene, di chiese belle, costruite da artisti di fede, di canti dignitosi, ricchi di senso del sacro, del soprannaturale (magari anche di un po’ di musica gregoriana, ché, per le canzonette, non serve andare in chiesa).
La preghiera guarisce lo spirito, lo ritempra come un bagno freddo, lo predispone a vivere le cose belle e le avversità della giornata con un gusto e una gioia particolari.
Il già citato Carrel, convertitosi a Lourdes, affermava che la preghiera talora guarisce l’anima; talora aiuta a sopportare con incredibile forza i mali del corpo; talora persino guarisce il corpo stesso.
Oggi svariati studi provano che la dimensione spirituale interagisce profondamente con quella fisica. Il mensile Le Scienze del gennaio 2015, riporta varie indagini secondo le quali grazie alla meditazione “avvengono cambiamenti fisiologici… e effetti psicologici benefici”, scientificamente rilevabili. Scrivono gli autori dell’articolo: “Quindici anni di ricerche non hanno solo mostrato che la meditazione produce cambiamenti significativi sia nel funzionamento sia nella struttura del cervello dei praticanti esperti. Gli studi iniziano ora a dimostrare che queste pratiche contemplative potrebbero avere un impatto sostanziale su alcuni processi biologici critici per la salute del corpo”.
Tra i numerosi studi scientifici pubblicati negli ultimi anni, ne segnalo soltanto tre. Il primo, sul Psychol Health2009 Jan;28(1):117-24, analizza “il rapporto esistente tra l’assiduità nel frequentare la chiesa e la salute del corpo in età matura” e conclude suggerendo che esista “un legame più diretto tra la presenza regolare in chiesa e il benessere”.
Un altro studio, a cura di Rita W.Law, dell’Università dell’Arizona, in Journal of Aging and Health.2009 Sep;21(6):803-23, conclude: “è emerso che la frequentazione di una chiesa ha un effetto protettivo contro il manifestarsi di problemi di natura depressiva tra gli anziani. Inoltre, essere sposati o sposarsi si accompagnava alla diminuzione di stati depressivi, mentre la cessazione del matrimonio produceva l’effetto contrario”.
Il terzo studio, del 2014, pubblicato sul Journal of Aging and Health 26(4): 540-558, a cura di due professori dell’Università del Michigan, indaga se “la vita sociale in associazioni religiose” sia connessa o meno con una migliore salute fisica. I risultati: le persone che vanno più spesso in chiesa riceveranno più supporto spirituale dai membri della chiesa; questo comporta una speranza maggiore; la maggior speranza è collegata ad una miglior salute percepita.
Davanti ad un figlio inatteso o malato, a un matrimonio in crisi o ad una malattia difficile da sopportare – tanto per citare tre “croci” piuttosto diffuse-, servono certamente speranza e fiducia: le possiamo trovare proprio nella preghiera, che ci permette di percepire che non siamo soli, ma figli amati di un Padre buono (pubblicato su La Croce)
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Eugenetica e sterilizzazione, diritti civili?

di Federico Catani (Notizie ProVita)
Lunedì 2 marzo a “Piazza pulita”, noto talk show politico in onda in prima serata su La7, si è parlato di eugenetica e sterilizzazione.
A farlo è stata Dijana Pavlovic, attrice e attivista politica, fondatrice della Consulta Rom e Sinti di Milano.
L’esponente politica, già candidata con la lista “L’altra Europa per Tsipras” alle ultime elezioni europee, e in passato con la Federazione della Sinistra (che raggruppava Comunisti italiani e Rifondazione comunista), è un’ospite assidua della trasmissione e ogni volta si fa portavoce delle istanze della popolazione rom, con toni alquanto vittimistici. Lunedì ha esordito citando alcuni passaggi dell’opera teatrale “Vita mia, parlami”, scritta da Mariella Mehr, che racconta quanto accaduto nella civilissima e democratica Svizzera dal 1926 al 1974. Nella Confederazione Elvetica, infatti, in quegli anni è stata attuata una politica di sterilizzazione forzata dei rom, considerati geneticamente malati, con tanto di sottrazione dei figli ai loro genitori.
Nell’arco di questo tempo, circa 600 bambini sono stati sottratti alle loro famiglie e cresciuti in collegi, istituti psichiatrici o famiglie adottive. Una pagina buia della nostra storia occidentale, senza dubbio da riscoprire e studiare, se non altro per comprendere che certi orrori non hanno riguardato solo il nazismo.
Tralasciando la discussione che poi è scaturita con gli altri ospiti all’interno del programma, quello che qui ci preme dire è altro. Non ci risulta che ai nostri giorni in Italia o in Europa si proponga la sterilizzazione forzata degli zingari o di altri gruppi etnici. E se qualcuno lo facesse, siamo certi che verrebbe prontamente condannato e messo a tacere. Com’è giusto che sia.
Ci permettiamo però di rivolgere un appello alla signora Pavlovic, non in quanto rom, ma in quanto esponente politica della sinistra più estrema. Viste le sue battaglie per i diritti, sarebbe disposta a denunciare le campagne di sterilizzazione forzata che oggi, nel 2015, vengono ancora attuate dalle grandi organizzazioni internazionali quali Oms e Unicef?Sarebbe disposta a denunciare quanto avviene in molti Paesi del Terzo Mondo, dove per ottenere la riduzione della popolazione secondo teorie neomalthusiane e razziste si impone l’aborto?
Nel suo intervento, l’esponente rom ha usato la parola “eugenetica”, esprimendo una netta condanna. Ebbene, è consapevole che l’eugenetica c’è ancora? Quando nella fecondazione artificiale si scartano gli embrioni difettosi e malati, per impiantare solo quelli sani, non si sta forse ripetendo quanto aveva programmato Hitler nel Terzo Reich? E quando si permette l’aborto perché il feto è malformato non si sta forse perseguendo una scelta eugenetica? E con l’eutanasia dei malati, anche bambini, non accade lo stesso?
Oggi in molti Paesi liberaldemocratici e tolleranti si consente l’eliminazione di vite che ritenute indegne di essere vissute. E sperimentiamo l’ipocrisia di chi condanna gli atti di bullismo verso down e portatori di handicap, ma poi ritiene giusto uccidere nel ventre della mamma chi presenta tali problemi: il tutto in nome dell’amore!
La Pavlovic ha denunciato pure le ingiustizie subite dai bambini zingari in Svizzera, perché venivano sottratti ai loro genitori. Si sentirebbe allora di condannare chi permette l’adozione da parte delle coppie gay? Non è una violenza privare il bambino di un padre e di una madre? Non è violenza praticare la compravendita di ovuli e sperma e quella dell’utero? Non è violenza rendere la donna una semplice incubatrice per poi strapparle subito via il bambino partorito e consegnarlo a una coppia omosessuale? Non è perversione tutto ciò? Non è una vergogna colossale?
Ecco, ci aspettiamo che la signora Pavlovic, così come i suoi compagni politici, in nome deidiritti umani, del rispetto, della tolleranza e di quei valori democratici di cui tutti si riempiono la bocca, denunciassero e lottassero con noi queste battaglie. Dalla parte dei deboli, dei discriminati, degli indifesi, degli innocenti. Accoglierà il nostro appello?