
«Le unioni civili non sono la priorità». Bagnasco: condivisibile la manifestazione del 30. Il sostegno dei vescovi umbri
Avvenire(Marco Iasevoli) Una manifestazione che ricorda al Paese quanto sia importante la famiglia è «condivisibile», l' obiettivo è «decisamente buono» alla luce di un dibattito, quello sulle unioni civili e la stepchild, che sta diventando «una distrazione grave e irresponsabile». Con la valutazione positiva del presidente Cei, cardinale Angelo Bagnasco, inizia il conto alla rovescia verso la marcia pubblica prevista a Roma il 30 gennaio, due giorni dopo l' inizio dell' esame al Senato del ddl-Cirinnà. Una piazza alla quale l' adesione è libera, sia da parte dei vescovi sia da parte dei laici. E ieri è stata la Conferenza episcopale umbra, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della pieve, a lanciare un invito alla partecipazione: «Sono invitate le realtà ecclesiali ed anche gli uomini e le donne di buona volontà che si sentono di condividere questo gesto: cristiani delle diverse confessioni, appartenenti ad altre religioni e anche non credenti », scrive la Ceu in una nota, specificando che i vescovi umbri «accolgono con favore e sostengono il programma espresso dal comitato Difendiamo i nostri figli: 'Andremo a dire che cosa crediamo: la visione della famiglia secondo la Costituzione italiana ed i principi dell' antropologia e dell' etica cristiana'». Il giudizio di Bagnasco sul 30 gennaio è in realtà arrivato domenica pomeriggio, a margine della messa celebrata nella cattedrale di San Lorenzo a Genova con le comunità dei migranti. Ed è inserito in una considerazione più estesa: il ddl-Cirinnà, spiega il presidente Cei, è «una distrazione grave e irresponsabile» rispetto «ai veri problemi dell' Italia». «Nelle nostre parrocchie - completa il concetto Bagnasco - vediamo una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia». Insomma, di fronte a questa situazione non si comprende «tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione ». Da qui il passaggio sul 30 gennaio, «una iniziativa di laici, assunta con la loro responsabilità nel solco del Concilio Vaticano II». Iniziativa a cui guardare con favore perché «la famiglia è il fondamento di tutta la società e non può es- sere eguagliata a nessun' altra istituzione o situazione». Insomma, vale la pena «invocare sostegni reali alla famiglia, su questo punto dovrebbe esserci una voce unitaria di tutto il Paese, anche in modo diversificato ». Anche perché, allo stato, «le politiche familiari sono piccolissime». Anche nell' omelia dedicata al tema delle migrazioni, Bagnasco aveva lanciato una provocazione che comunque si intreccia implicitamente all' attuale dibattito sui temi etici: «Aiutateci - ha detto rivolgendosi ai migranti - a superare la tentazione, diffusa in Europa, del secolarismo, ovvero di dire 'credo in Dio' e poi vivere senza Dio. Le vostre culture native ci insegnano l' unità della vita, unità che stiamo perdendo, frammenti spezzettati dentro e fuori di noi e quindi smarriti». In realtà anche il cenno favorevole dei vescovi umbri è stato anticipato domenica da Bassetti al termine della celebrazione eucaristica dedicata ai migranti. Il cardinale ha letto parte del comunicato di convocazione di 'Difendiamo i nostri figli' e del portavoce Massimo Gandolfini, soffermandosi in particolare sulla volontà di costruire una manifestazione «per la famiglia » e non «contro qualcuno». «Fate tesoro di queste parole perché la famiglia ci sta veramente a cuore», ha concluso, a braccio, il presidente della Conferenza episcopale umbra.
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Via libera al Family Day con il placet del Papa. Ora Bagnasco attacca
La Repubblica
Il numero uno dei vescovi passa all'offensiva con una sponda importante, quella del segretario di Stato Parolin. E scavalca la linea tiepida interpretata dal segretario Cei Galantino -- Il cardinale Angelo Bagnasco ha rimesso l'elmetto che aveva da ordinario militare. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana (...)
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Anche il Rinnovamento...
Dopo il ‘nulla osta’ della Cei, un nuovo appoggio alla manifestazione contro il ddl Cirinnà arriva dal Rinnovamento nello Spirito Santo. Pur non assumendosi responsabilità “sul piano organizzativo” e pur ritenendo opportuna l’assenza di “sigle e denominazioni” legate a movimenti ecclesiali, il Comitato Nazionale di Servizio del RnS ha auspicato il “miglior esito” per la marcia in programma a Roma il prossimo 30 gennaio.
“Con viva preoccupazione esprimiamo ferma contrarietà al testo del decreto di legge Cirinnà, che di fatto svilisce l’istituto della famiglia naturale nella sua unicità spirituale e sociale e altera la visione antropologica secondo natura già nella negazione dei diritti del bambino”, si legge in una nota del Rinnovamento nello Spirito Santo.
I membri del Comitato Nazionale di Servizio, ribadiscono dunque che “i diritti dell’uomo sono strettamente connessi e alimentati dal ‘diritto della famiglia’, che tutela la persona, sin dal suo nascere, da ogni fenomeno di disumanizzazione, favorendone il più autentico e integrale sviluppo”.
Nella dichiarazione vengono poi stigmatizzati “l’offuscamento di questa verità, in nome della tutela delle libertà individuali” e “l’individualismo etico”, giustificativi di prassi come la “procreazione medicalmente assistita” o la “maternità surrogata”.
Nonostante i “profondi mutamenti della famiglia” degli ultimi anni, i dirigenti del RnS ritengono che “nessuna ambiguità o alternativa” sia ammissibile nei confronti della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e “seppure sia dovuta la tutela dei diritti civili dei singoli, rimane inammissibile l’equiparazione all’istituto del matrimonio di ogni altro tipo di convivenza”. È da rifiutare, quindi, ogni iniziativa volta a “privatizzare” la famiglia, “svuotandola di consistenza pubblica e sociale”.
Dichiarandosi “espressione di un cattolicesimo di popolo, capillarmente vicino alle famiglie”, il Rinnovamento nello Spirito Santo rileva il “disagio crescente della gente dinanzi a un dibattito pubblico che ostenta posizioni ideologiche contrastanti con gli ideali della maggioranza degli italiani e a provvedimenti legislativi che fanno della famiglia la ‘cenerentola’ delle politiche sociali”.
Ciò che manca tra le nuove generazioni, si osserva nella nota, è una “cultura della vita”, mentre la “strumentalizzazione politica” di tutti i temi legati alla famiglia “rimangono un vulnus doloroso per il nostro Paese, sempre più irretito da un coscienza erronea che non determina vero progresso civile e umano”; avanza dunque una “improvvida cultura dell’in vitro veritas”, in nome di una “presunta modernità”.
Fatte tali premesse, il Rinnovamento nello Spirito Santo, “pur non assumendo l’iniziativa sul piano organizzativo tra i soggetti che compongono il Comitato promotore, valuta necessario che ci siano uomini e donne che in virtù della propria cittadinanza attiva manifestino a Roma il 30 gennaio contro un decreto di legge ritenuto ingiusto, fuorviante rispetto alle reali richieste del Paese e dunque non condivisibile”.
I singoli aderenti al movimento parteciperanno “secondo le proprie possibilità e si coinvolgeranno come meglio ritengono nella preparazione in atto a livello locale”.
Pur auspicando “il miglior esito della manifestazione a tutela della famiglia, nello spirito della proposta e non della protesta”, i dirigenti del RnS ritengono “che sia un bene non ricondurre la manifestazione stessa a sigle e denominazioni, siano esse legate a Movimenti ecclesiali, Associazioni di scopo o Formazioni politiche”.
“Il sentire della maggioranza del popolo italiano sul tema oggetto di questa mobilitazione non può, né deve essere ricondotto a classificazioni o strumentalizzazioni di qualsivoglia natura”, prosegue la nota, auspicando che il raduno del 30 gennaio possa “accomunare donne e uomini di buona volontà, al di là di tutte le appartenenze religiose e le distinzioni culturali”.
Tale “sentire comune” interpella i numerosi “parlamentari cattolici che sono chiamati in queste ore ad assumere decisioni di grande rilevanza storica”. A essi, i dirigenti del RnS si rivolgono, “invitandoli a unirsi a noi nella preghiera, per discernere il bene dal male, la verità dall’errore”.
Ricordando che “non c’è potere più grande di quello espresso dalla preghiera, specie nei momenti di maggiore bisogno di unità di un popolo”, i dirigenti del RnS ricorreranno “in special modo alla Madonna, in Veglie dedicate a Colei che è Madre, capace di custodire la famiglia umana e in essa il dono della vita”, conclude poi la nota.
Luca Marcolivio